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Trasferimento sede di lavoro senza motivazione: posso oppormi?

4 Gennaio 2020
Trasferimento sede di lavoro senza motivazione: posso oppormi?

Sono un’infermiera professionale, sono stata sempre impiegata in lavoro di reparto come da contratto. Qualche giorno fa, il mio diretto superiore mi ha convocato per informarmi della possibilità di farmi transitare dal lavoro strutturato a quello domiciliare e tale scelta è dovuta senza motivazione specifica. 

Avendo un bambino piccolo e un marito militare che non garantisce la sua presenza quotidiana, mi trovo a dover affrontare un disagio dal punto di vista economico, familiare e personale.

A fronte di quanto illustrato, ci sono i presupposti per oppormi a quanto prospettato   rimanendo al posto che ad oggi sto occupando con devozione e senza risparmio di forze?

L’articolo da prendere a riferimento è il 2103 del Codice civile che, per quel che ci interessa, stabilisce che il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto, o a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito, ovvero a mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte. In caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali che incide sulla posizione del lavoratore, lo stesso può essere assegnato a mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore purché rientranti nella medesima categoria legale.

All’ottavo comma si precisa come il lavoratore non possa essere trasferito da un’unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

La legittimità del trasferimento/mutamento delle mansioni è, quindi, legata all’esistenza di ragioni tecniche, organizzative e produttive; conseguentemente, ogni decisione deve essere giustificata e, in caso di contestazione, deve essere accertata dal controllo giurisdizionale.

Pertanto, in assenza della prova delle ragioni fondanti il passaggio dal lavoro in sede al lavoro presso il domicilio del paziente, deve ritenersi esclusa la legittimità della decisione del coordinatore.

Ne deriva che il trasferimento di un lavoratore disposto in carenza di sufficienti ragioni tecniche, organizzative e produttive costituisce inadempimento datoriale, cui il lavoratore può reagire ai sensi dell’art. 1460, comma 1, del Codice civile, rifiutando di prendere servizio nella sede di destinazione (in questo caso, sarebbe il domicilio del paziente) e mettendo, però a disposizione le proprie energie lavorative presso l’originaria sede di lavoro (Cassazione civile, sez. lav., 05/12/2017, n. 29054).

S’aggiunga, inoltre, che la presenza di Suo figlio minore Le riconosce una tutela maggiore, sempre che non risultino provate da parte del datore di lavoro specifiche esigenze tecniche, organizzative e produttive che, in un equilibrato bilanciamento tra interessi, risultino effettive e comunque insuscettibili di essere diversamente soddisfatte.

Ma non sembra questo il caso, data la presenza di altro personale assunto a tal fine dall’azienda sanitaria.

Nel caso in esame, Lei risulta assunta come infermiera e inquadrata nel Ccnl come personale non medico delle strutture sanitarie private applicato presso la struttura.

All’art.61 del CCNL è previsto al punto d)-6) che, al fine di migliorare l’assistenza territoriale agli anziani, ai disabili psicofisici ed ai malati terminali, a decorrere dal 31/12/2003, al personale del ruolo sanitario, nonché agli ausiliari specializzati addetti ai servizi socio-assistenziali, agli operatori tecnici addetti all’assistenza e/o agli operatori socio-sanitari, dipendenti delle strutture sanitarie che espletano in via diretta le prestazioni di assistenza domiciliare presso l’utente compete un’indennità giornaliera.

Come si può notare, l’articolo in questione, riferendosi alla misura dell’indennità dovuta al lavoratore, indica come addetti alle prestazioni di assistenza domiciliare gli operatori che espletano direttamente quel tipo di attività, da intendersi come quei dipendenti assunti appositamente per quella mansione.

Ad avviso di chi scrive, Lei non può rientrare, quindi, nella fattispecie delineata dal CCNL in questione.

Pertanto, in caso di ricezione di ordine di mutamento mansione (trasferimento di attività) privo di giustificazione, Le consiglio di difendere i suoi diritti, anche tramite legale, secondo quanto sopra riportato, opponendosi nelle dovute sedi.

Se la decisione dovesse essere motivata, allora valuterei le giustificazioni addotte dal superiore e, magari, cercherei di far forza sulla delicata situazione familiare.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla



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