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Scoperto un nuovo modo per prevedere i terremoti

3 Gennaio 2020
Scoperto un nuovo modo per prevedere i terremoti

Lo studio della ionosfera consente di individuare anomalie delle onde elettromagnetiche in modo da predire le forti scosse. 

Prevedere i terremoti non è facile, anzi è uno dei settori dove la scienza non ha ancora offerto una soluzione decisiva. Ora però è stato scoperto un nuovo metodo in grado di aiutare le previsioni dei sismi in arrivo, che aiuta soprattutto per quelli di maggiore intensità.

L’agenzia stampa Adnkronos riporta oggi i dati di un innovativo studio “Precursory worldwide signatures of earthquake occurrences on Swarm satellite data” compiuto da un gruppo interdisciplinare di ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), della Planetek Italia srl e dell’Agenzia spaziale europea (Esa), appena pubblicato sulla rivista Scientific Reports del gruppo editoriale Nature.

I risultati sono incoraggianti:è stata rilevata una determinazione statisticamente significativa di concentrazioni di anomalie elettromagnetiche nella ionosfera prima dell’accadimento di terremoti di magnitudo uguale a 5.5 o superiore, e con profondità ipocentrale fino a 50 km. Ciò vuol dire che individuando queste concentrazioni – che sono misurabili – si può arrivare a prevedere i terremoti in arrivo, specialmente quelli più forti.

Grazie al supporto finanziario dato dall’Esa al progetto Safe (SwArm For Earthquake study), il team guidato dall’Ingv ha analizzato i dati magnetici e di plasma nella ionosfera – lo strato ionizzato dell’altaatmosfera – misurati ad una quota di circa 500 km dai tre satellitidel progetto ‘Swarm’, la missione Esa nata per migliorare la conoscenza del campo magnetico terrestre.

Spingendosi oltre gli scopi della stessa missione Swarm, il gruppo di ricerca ha cercato tracce ‘elettromagnetiche’ di accoppiamento con la litosfera terrestre in occasione di grandi terremoti. Il risultato principale della ricerca è stata una individuazione statisticamente significativa di concentrazioni di anomalie elettromagnetiche nella ionosfera prima dell’accadimento di terremoti di magnitudo uguale a 5.5 o superiore, e con profondità ipocentrale fino a 50km.

Secondo Angelo De Santis, dirigente di ricerca dell’Ingv e primo autore dell’articolo, “l’importanza di questo lavoro è duplice. Da un lato, abbiamo potuto confermare statisticamente che, durante la fase preparatoria di un forte terremoto, esiste un accoppiamento tra la litosfera, dove accadono i terremoti, e la sovrastante ionosfera. Per un altro aspetto, poi, la legge empirica di Rikitake è stata confermata con i dati da satellite”.

Si tratta “di una legge proposta negli anni ’80 per i precursori al suolo, per cui il tempo di anticipo dei precursori dipende dalla magnitudo del terremoto: quanto più è lungo il tempo di anticipo del precursore, tanto più sarà forte il terremoto”.

“Il risultato del nostro lavoro è molto importante ma nonostante le anomalie individuate siano statisticamente legate all’occorrenza dei terremoti, esse non permettono ancora di poter effettuare previsioni degli eventi sismici, per le quali occorre passare da un approccio statistico ad uno deterministico, cosa che richiederà ulteriori studi nel futuro” conclude De Santis.

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Autore immagine: 123rf.com


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