Cronaca | News

Cosa succede ai nostri militari all’estero dopo il raid in Iraq?

3 Gennaio 2020
Cosa succede ai nostri militari all’estero dopo il raid in Iraq?

Innalzate le misure di sicurezza, ma i militari italiani proseguiranno le missioni internazionali in Iraq e Kuwait secondo i piani stabiliti.

Dopo il raid Usa a Baghdad, in Iraq, realizzato stanotte e concluso con l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani, che ha creato notevoli tensioni internazionali, cosa succede ai nostri militari impegnati nelle missioni di pace all’estero, in Kuwait e nello stesso Iraq?

A quanto apprende l’agenzia stampa Adnkronos da fonti dello Stato Maggiore della Difesa, la missione internazionale per il contrasto a Daesh in Iraq della quale fanno parte anche forze italiane  prosegue regolarmente, per come definito dal mandato.

Intanto, però, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha da subito ricevuto informazioni dal Comando Operativo di Vertice Interforze sui contingenti nazionali presenti nei vari Teatri. Sono state innalzate le misure di sicurezza dei contingenti dove operano i soldati italiani e, inoltre, sono stati limitati al minimo gli spostamenti al di fuori delle basi. Lo rende noto il ministero della Difesa.

Stato di allerta anche all’ambasciata italiana a Baghdad, dopo il raid della notte scorsa all’aeroporto della capitale nel quale è rimasto ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani. A quanto apprende l’Adnkronos, sono state elevate tutte le misure di sicurezza intorno alla rappresentanza italiana – come intorno a quelle di altri Paesi occidentali – all’interno della zona verde, che è statachiusa. Al momento non ci sono notizie di ulteriori misure, come l’evacuazione dell’ambasciata.

Sono 926 i militari italiani impegnati nell’operazione ‘Prima Parthica’, nell’ambito della missione internazionale ‘Inherent Resolve’, presenti quindi tra Iraq e Kuwait. I compiti del contingente italiano nell’operazione ‘Prima Parthica’, iniziata il 14 ottobre 2014, sono: contribuire con personale qualificato agli staff dei comandi della coalizione; attività air-to air refueling a favore degli assetti aerei della coalizione; ricognizione e sorveglianza con velivoli e aerei a pilotaggio remoto; addestramento delle forze di sicurezza curde ed irachene.

Per quanto riguarda, invece, i civili italiani, anch’essi all’estero e in questi territori per attività aziendali, un portavoce dell’Eni dichiara all’Adnkronos, dopo che un raid Usa sull’aeroporto di Bagdad ha ucciso il generale Qassem Soleimani, che “Al momento, le attività a Zubair procedono regolarmente. Continuiamo tuttavia a monitorare molto attentamente l’evolversi della situazione nel Paese”.

A Bassora, invece, fanno sapere all’Adnkronos dalla Sicim spa – società di costruzioni di strutture e tubazioni per l’industria petrolifera che lavora per le multinazionali dell’olein-gas ed è presente in Iraq da circa 8 anni – che “Siamo presenti su tre aree, abbastanza vicine tra loro, intorno a Bassora, quindi al sud, una zona prevalentemente sciita e relativamente tranquilla. E’ una zona petrolifera ed è molto protetta. Pur nella situazione di incertezza non abbiamo dato nessun ordine di evacuazione, né al  momento pensiamo di darlo. Abbiamo dato la direttiva di stare molto attenti e di tenersi in contatto con le autorità”.

Dall’azienda fanno sapere che ”a parte alcune manifestazioni, che ci sono state nell’ultimo periodo e che hanno bloccato le strade di accesso per arrivare ai nostri posti di lavoro, non abbiamo riscontrato problematiche. Abbiamo anche un servizio di Security nostro e certamente teniamo alta l’attenzione. In ogni caso la nostra gente evita di andare in giro in questo periodo. Sicuramente abbiamo un piano di evacuazione”.

note

Autore immagine: 123rf.com (Soldati Gruppo Green Berets US Army Special Forces)


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