Flat tax 2020: ecco chi rimane fuori dal forfettario

3 Gennaio 2020
Flat tax 2020: ecco chi rimane fuori dal forfettario

Uno studio dei consulenti del lavoro rivela quanti saranno gli esclusi dal regime forfettario dopo le modifiche all’accesso per il 2020.

L’anno nuovo è da poco incominciato e già iniziano a registrarsi i primi “caduti” della nuova flat tax 2020 che ha ristretto i requisiti di accesso. Quest’anno, per effetto delle modifiche alla flat tax degli autonomi contenute nella manovra di Bilancio, 10mila lavoratori neo iscritti al regime forfetario detto anche dei nuovi minimi dovranno rinunciare all’attività autonoma.

Si tratta di tutti coloro che hanno aperto la partita Iva nel 2019, ma che avevano contemporaneamente un reddito da lavoro dipendente o assimilato. Per loro, quindi, sono scattati i paletti che impediscono l’accesso, o la prosecuzione del regime agevolato, per l’anno in corso. Ora, infatti, per rientrare nel regime agevolato è necessario non aver conseguito nell’anno precedente redditi di lavoro dipendente, o ad essi assimilati, per importi complessivi superiori a 30mila euro.

A fornire questi dati, diffusi ora dall’agenzia stampa Adnkronos, è lo studio ‘Regime forfettario: i dati 2019 e la proiezione sul 2020’, redatto dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, realizzato in collaborazione con il Dipartimento Economia e Fiscalità del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, che ha analizzato i dati delle aperture delle partite Iva avvenute durante i primi 9 mesi del 2019, con particolare riferimento ai soggetti che hanno aderito al forfettario a seguito delle modifiche introdotte dalla manovra 2019, ed effettuato una stima dei soggetti che quest’anno saranno costretti ad abbandonare il forfettario per via delle nuove restrizioni contenute nella Legge di Bilancio.

Vediamo più da vicino cosa sta accadendo: la Legge di Bilancio per il 2020 prevede l’introduzione di nuovi requisiti di accesso al regime forfettario, da possedere l’anno precedente all’applicazione del regime.

Tra questi “paletti”, il più ostativo è quello di non aver percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati ad essi, eccedenti l’importo di 30mila euro. Tale condizione sembra, in particolare, secondo i dati evidenziati nello studio dei consulenti del lavoro, svantaggiare i titolati di partita Iva con un’età compresa tra i 51 e i 65 anni (4.084 abbandoni) e i pensionati over 65 (3.527).

L’analisi dell’Osservatorio stima che a dicembre 2019 si conterebbero 269.569 nuove iscrizioni in regime forfettario, oltre i due terzi (67,5%) del totale delle nuove iscrizioni 2019 (399.584). Facendo riferimento al nuovo regime forfettario, a fine 2019, ci sarebbero 554.902 aderenti, dati dalla somma dei 285.333 autonomi che nelle dichiarazioni Iva di aprile 2019 hanno optato per il nuovo regime forfettario e le 269.569 nuove iscrizioni che hanno aderito al regime.

Il dato 2019 mostra un incremento di circa 40mila soggetti (+11%) rispetto al 2018. Analizzando nel dettaglio le variazioni per classi di età, sono i soggetti con oltre 65 anni (+25,8% rispetto al 2018) e i lavoratori adulti (+19,7%) a trainare l’aumento annuale.

Inoltre, osservando l’andamento per settore economico, si registrano aumenti consistenti nel settore dei servizi medico-sanitari (+274%) e fra le attività professionali, scientifiche e tecniche (+48%).

Guardando la convenienza del nuovo regime forfettario (+40.000), l’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro ha provato a valutare quanto di questo incremento dipenda dalla condizione di favore dovuta all’assenza della soglia, recentemente introdotta dalla finanziaria 2020, che vincola l’applicabilità del nuovo regime ad un reddito da lavoro dipendente e assimilato di 30mila euro.

Dall’analisi risulta che 10mila lavoratori con redditi da lavoro o da pensione non avranno più convenienza quest’anno a svolgere un’attività autonoma. In particolare, desisteranno dall’arrotondare la pensione circa 3,5mila neo iscritti over 65 e dall’incrementare i propri guadagni circa 4mila autonomi fra i 51 e 65 anni con redditi superiori a 30.000 euro l’anno.



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3 Commenti

  1. Io ho chiuso la mia partita IVA, aperta nel Gennaio 2019, proprio oggi. Sono un lavoratore dipendente, famiglia monoreddito maggiore di 30.000 euro (capirai!). Anche il commercialista, contro il suo interesse, mi ha consigliato di fare così: aderire al regime ordinario per un reddito da secondo lavoro da 5-6.000€ annui è pura follia. Tolte tutte le tasse e le spese non mi sarebbe restato più nulla in tasca. Questo governicchio di incompetenti voleva incassare il triplo?! Beh, da me non vedranno più neanche quei pochi…chi troppo vuole nulla stringe con buona pace di AGE, Gestione separata INPS, INARCASSA, Assicurazione professionale e commercialista. AMEN

  2. Idem per la mia attività che ha chiuso il 1 gennaio. Ad ogni modo ritengo che il numero da voi indicato di 10.000 unità che lasceranno il regime sia eccessivamente ottimisitco e a mio avviso completamente sbagliato. Vedrete a febbraio, quando si avranno i numeri della camera di commercio, che le chusure in seguito alle modifiche apportate da questo governo di incompetenti saranno più di 300.000 con un buco nel gettito fiscale di circa 1 miliardo di euro. E chissà in quali tasche li andranno a recuperare…

  3. Salve anch’io sono una Partita Iva forfettario, non riesco a capire il perché in fattura se vendo un prodotto oltre che a pagare l’iva mi vengano calcolate le tasse come se fosse manodopera; non è giusto pagare 2 volte le tasse, io non scarico nulla, inoltre non sono competitivo rispetto una p. Iva semplificata.
    Qualcuno si prenderà l’incarico di modificare questa cosa che ci porta fuori mercato? Grazie. Buon lavoro.

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