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Capacità di discernimento del minore: ultime sentenze

11 Gennaio 2020
Capacità di discernimento del minore: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: capacità di discernimento del minore; sottrazione internazionale di minori; audizione del minore; insindacabile giudizio del tribunale per i minorenni; scelta della scuola da frequentare; affidamento; adozione.

L’ascolto del minore

In tema di azioni di status l’ascolto del minore è certamente necessario, anche se espressivo di una volontà non vincolante per il giudicante, nell’ambito del percorso decisionale che il giudice del merito è tenuto a sviluppare per attuare il doveroso bilanciamento tra favor veritatis e favor minoris, onde la sua omissione per i rilevanti effetti che possono derivarne non solo sul piano procedimentale, ma anche sul piano sostanziale, non può trovare giustificazione né nel dubbio circa la capacità di discernimento del minore, né su ragioni di mera opportunità.

Cassazione civile sez. I, 06/11/2019, n.28521

Minore infradodicenne capace di discernimento

L’audizione del minore infradodicenne capace di discernimento — direttamente da parte del giudice ovvero, su mandato di questi, di un consulente o del personale dei servizi sociali — costituisce adempimento previsto a pena di nullità ove si assumano provvedimenti che lo riguardino, salvo che il giudice non ritenga, con specifica e circostanziata motivazione, l’esame manifestamente superfluo o in contrasto con l’interesse del minore .

Cassazione civile sez. I, 16/02/2018, n.3913

Esclusione dell’audizione del minore di 12 anni

L’articolo 15, comma 2, della legge n. 184 del 1983 esclude la necessità della audizione del minore solo “in considerazione della capacità di discernimento” del minore che non abbia compiuto dodici anni.

Deve essere cassata – pertanto – per violazione dell’articolo 15, comma 2, citato la pronuncia del giudice del merito che non ha compiuto alcuna valutazione al riguardo, limitandosi a evidenziare, in modo tautologico la tenera età della bambina (di quasi undici anni all’epoca della sentenza) e il fatto che non aveva ricordi del padre, senza però esprimere sulla sua capacità di discernimento e contraddicendo l’affermazione secondo la quale la minore era una bambina adultizzata.

Cassazione civile sez. I, 21/11/2016, n.23635

Sottrazione internazionale di minori e capacità di discernimento

In tema di sottrazione internazionale di minori il giudice deve accertare, nell’ordine: a) la capacità di discernimento del minore, sussistendo la quale deve procedersi al suo ascolto; b) l’opposizione del minore, che può costituire autonoma fattispecie ostativa all’accoglimento della domanda di rientro, attesa la centralità della sua opinione al riguardo; c) l’esistenza di ragioni diverse, quali le caratteristiche del genitore responsabile della sottrazione, che possono comunque giustificare il rientro (nella specie, La Suprema corte ha cassato la decisione di merito che aveva disposto il rientro negli Stati uniti di una minore, all’epoca dell’ascolto, di dieci anni e mezzo di età, e che si era opposta al rientro, in quanto, in violazione dei criteri surrichiamati, ha messo in dubbio l’autenticità e la serietà delle motivazioni poste alla base del rifiuto, sovrapponendo alla volontà della minore una propria visione della relazione padre-figlia, senza però operare al riguardo un preciso ed autonomo giudizio prognostico, ma alla stregua di una acritica accettazione delle valutazioni positive sul padre espresse dalle autorità del paese straniero, da cui pure emergeva che l’uomo era tuttora affetto da gravi patologie e problematiche comportamentali non risolte).

Cassazione civile sez. I, 26/09/2016, n.18846

Attendibilità del contributo dei minori infradodicenni

Ritenuto, in linea di principio, che, di regola, i minori infradodicenni non hanno adeguata, proficua capacità di discernimento e non possono fornire un valido, attendibile contributo per la soluzione dei problemi che li riguardano in seno ai giudizi sui loro rapporti con i genitori e con i soggetti che li hanno in cura, i giudici possono, con adeguata, esauriente motivazione necessaria, escludere dall’ascolto i minori anche di età superiore, qualora la partecipazione di essi al procedimento possa arrecare loro un danno non irrilevante, ovvero qualora essi non vogliano essere ascoltati, ovvero, ancora, qualora sia dubbio, comunque, il vantaggio che, in termini di elementi conoscitivi e di percezione del loro coinvolgimento nel procedimento, possa derivare dal loro ascolto, tanto più quando il procedimento ha da essere, nel loro interesse, celere; al riguardo, vanno tenute presenti le necessità di crescita che i minori dimostrino e la tempistica dell’età evolutiva.

Tribunale minorenni Milano, 09/12/2010

Sottrazione consensuale di minorenni

L’art. 13, comma 2, della Convenzione de L’Aja del 1980 sulla sottrazione internazionale di minori riguarda una ipotesi di esclusione dell’ordine di rimpatrio che ricorre allorché il minore vi si oppone, sempre che costui abbia raggiunto un’età e un grado di maturità tali da giustificare il rispetto della sua opinione.

Nella indagine sul raggiungimento da parte del minore di una adeguata capacità di discernimento, al fine di esprimere una volontà idonea a opporsi al rimpatrio, il giudice non è tenuto a procedere all’audizione del minore secondo modalità particolari, in particolare procedendo all’esperimento di una consulenza tecnica d’ufficio, purché le ragioni del rifiuto siano adeguatamente motivate .

Cassazione civile sez. I, 15/02/2008, n.3798

Potestà dei genitori e ascolto del minore

Nel procedimento previsto dalla legge 15 gennaio 1994 n. 64 (di esecuzione e di autorizzazione alla ratifica della convenzione de L’Aja 25 ottobre 1980) in tema di sottrazione internazionale di minori, il tribunale per i minorenni può provvedere all’audizione del minore, purché capace di discernimento, e trarre dal di lui ascolto elementi – da ponderare alla luce dell’intera istruttoria del caso – ai fini della valutazione in ordine alla sussistenza del fondato rischio, per il minore medesimo, di essere esposto, per il fatto del suo ritorno, a pericoli psichici, o comunque di trovarsi in una situazione intollerabile (secondo quanto prevede l’art. 13, comma 1, lett. b, della citata convenzione), fermo restando che alla opinione espressa dal minore, contraria al rimpatrio, può attribuirsi efficacia, non di causa esclusiva del rigetto dell’istanza, bensì di elemento corroborante il convincimento del giudice sulla sussistenza del pregiudizio psichico, quale causa autonoma e sufficiente di deroga al principio generale del rientro immediato.

A tal fine, l’accertamento della capacità di discernimento del minore rientra nell’insindacabile giudizio del tribunale per i minorenni, senza che sussista l’obbligo per il giudice specializzato – istituzionalmente competente per natura, composizione e funzioni a rendersi direttamente conto del grado di sviluppo intellettivo del minore – di disporre specifici mezzi di accertamento di tale capacità, come la consulenza tecnica d’ufficio, considerati anche i ritmi serrati in cui il procedimento è scandito, essendo la materia caratterizzata dall’urgenza di provvedere.

Cassazione civile sez. I, 18/03/2006, n.6081

Affidamento del figlio minore di 12 anni: potere discrezionale del giudice

In tema di affidamento del figlio minore (nella specie era stato disposto che gli incontri tra il padre e la figlia minore avvenissero con l’ausilio e l’assistenza del consultorio familiare del luogo di dimora della figlia) il minore di età inferiore ai dodici anni, se capace di discernimento, deve essere sentito.

La disposizioni conferisce al giudice un potere discrezionale di disporne l’ascolto, anche al fine di verificarne la capacità di discernimento, senza tuttavia imporgli di motivare stille ragioni della omessa audizione, salvo che la parte abbia presentato specifica istanza con cui abbia indicato gli argomenti e i temi di approfondimento ex articolo 336-bis, comma 2, del codice civile su cui ritenga necessario l’ascolto del minore.

Cassazione civile sez. I, 09/08/2019, n.21230

Mancata audizione del minore infradodicenne capace di discernimento

L’ascolto del minore di almeno 12 anni – e anche di età inferiore, purchè dotato di capacità di discernimento – costituisce una modalità, tra le più rilevanti, di riconoscimento del suo diritto fondamentale ad essere informato e ad esprimere le proprie opinioni nei procedimenti che lo riguardano, nonché elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse, salvo che il giudice, con specifica e circostanziata motivazione, non ritenga l’esame manifestamente superfluo o in contrasto con l’interesse del minore.

Cassazione civile sez. I, 17/04/2019, n.10776

Facoltà del giudice di ascoltare il minore di anni 12 ai fini dell’adozione

In tema di adozione, l’art. 15 della legge n. 184 del 1983, come modificato dalla legge n. 149 del 2001, per il quale il minore di età inferiore ai dodici anni, se capace di discernimento, deve essere sentito in vista della dichiarazione di adottabilità, conferisce al giudice un potere discrezionale di disporne l’ascolto, anche al fine di verificarne la capacità di discernimento, senza tuttavia imporgli di motivare sulle ragioni dell’omessa audizione, salvo che la parte abbia presentato una specifica istanza con cui abbia indicato gli argomenti ed i temi di approfondimento, ex art. 336 -bis, comma 2, c.c., su cui ritenga necessario l’ascolto del minore.

Cassazione civile sez. I, 14/12/2018, n.32520


1 Commento

  1. Mi sono sposata con un uomo che aveva già un figlio nato da una precedente unione e mi sono affezionata così tanto al figlio da considerarlo al pari di un mio discendente. Tuttavia, almeno per la legge, questi resta un estraneo, quindi viene escluso da ogni rapporto di successione. La legge non dice nulla in modo espresso, ma offre comunque degli strumenti giuridici validi anche per questi fini. Il modo più sicuro, e tradizionale, per tutelare il figlio è di adottarlo. L’amore prevale sul dna e voglio garantirgli un futuro.

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