Ora i medici si autodifendono dalle aggressioni

3 Gennaio 2020
Ora i medici si autodifendono dalle aggressioni

Corsi di autodifesa per 110mila medici e infermieri nel 2019: per loro aggressioni in calo.

Medici e infermieri a scuola di autodifesa contro le aggressioni. Secondo quanto rivela l’agenzia Adnkronos Salute, nel 2019 sono stati in totale 110mila i sanitari, medici e infermieri, che hanno seguito e superato il corso Care (Consapevolezza, ascolto, riconoscimento, empatia) promosso dalla Federazione nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (Fnopi) e la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo).

“A oggi – spiega la Fnopi all’Adnkronos Salute – hanno superato il corso 79.430 infermieri su 94.403 partecipanti a cui si aggiungono 18mila medici, per un totale di oltre 110mila sanitari”.

“Chi ha avuto modo di applicare ciò che ha imparato ha registrato un riscontro positivo con una riduzione dell’aggressività nel 25-30% dei casi”, prosegue la Fnopi. “L’aumento delle aggressioni verbali ci spaventa – racconta Claudia, infermiera di sala operatoria che lavora ad Arezzo e ha frequentato il corso – io non sono stata vittima di violenze fisiche ma ho avuto colleghi che sono stati aggrediti. Il corso è stato molto interessante perché ti spiega come, attraverso specifiche tecniche verbali e di comportamento, è possibile evitare che situazioni incandescenti esplodano del tutto. Mi è capitato tempo fa – aggiunge – di metterle in atto nei confronti di un paziente che ha alzato la voce e ho subito notato che seguendo i consigli appresi al corso sono riuscita a farlo calmare senza che la situazione degenerasse. Mi auguro però – conclude – di non dovermi trovare da sola a fronteggiare una possibile violenza fisica”.

Il corso è composto di 12 sezioni: per ognuna sono previste alcune attività obbligatorie; uno o più video relativi ad argomenti specifici; la consultazione dei testi dei video; un questionario di valutazione Ecm (la formazione obbligatoria per i medici e gli infermieri) con domande a risposta multipla che sondano le conoscenze acquisite. La filosofia del corso si basa sulla ‘de-escalation’, una serie di interventi basati sulla comunicazione verbale e non verbale, appunto, che hanno l’obiettivo di diminuire l’intensità della tensione e dell’aggressività nella relazione interpersonale.

“La persona che assume un atteggiamento aggressivo è un soggetto che non si sente compreso e attraverso il suo comportamento violento vuole esprimere questo disagio: il compito di ogni operatore è riconoscere queste particolari esigenze per evitare episodi di rabbia incontrollata e comprendere il suo stato d’animo e le sue emozioni. Parliamo – prosegue la Fnopi – in questo caso dell’utilizzo del ‘talk down‘, un meccanismo da prendere in considerazione anche in presenza di elementi che possano ferire i soggetti presenti (martelli, coltelli, oggetti contundenti), ma in tal caso si dovrà pensare ad attuare un intervento mediato dalle Forze dell’ordine e allontanarsi”.

“Contro le aggressioni occorre anche abbassare i toni della comunicazione in ambito sanitario e ricostruire un rapporto fiduciario tra professionista e paziente. Occorre far capire che quando si entra in un ospedale o si sale su un’ambulanza ci sono degli operatori qualificati e formati per prendersi cura delle persone. Se si accede al Pronto soccorso e viene assegnata una priorità lo si fa seguendo protocolli che hanno evidenze scientifiche”, spiega Giovanni Grasso, presidente dell’Ordine degli infermieri di Arezzo che ha realizzato la campagna #RispettaChiTiAiuta con uno spot che è diventato virale.


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Autore immagine: 123rf.com


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