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Schiaffo: ultime sentenze

10 Gennaio 2020
Schiaffo: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: reato di lesioni dolose; schiaffo dato alla donna per costringerla alla prostituzione; perforazione timpanica; prevedibilità dell’evento dannoso; insegnante che schiaffeggia un alunno; diverbio con aggressione fisica costituita da uno schiaffo e una spinta.

Schiaffeggiare il partner

Integra il reato di lesioni dolose costringere la ex fidanzata scendere dall’auto e colpirla con uno schiaffo all’altezza dell’orecchio o provocandole lesioni personali.

(Nel caso di specie si trattava di un otorragia traumatica con perforazione timpanica).

Tribunale Nola, 11/09/2018, n.1603

Gelosia: può portare ad escludere l’aggravante dei motivi futili?

In tema di circostanze del reato, la circostanza aggravante dei motivi futili è ravvisabile quando la determinazione criminosa sia stata causata da uno stimolo esterno così lieve, banale e sproporzionato rispetto alla gravità del reato, da potersi considerare, più che una causa determinante dell’evento, un mero pretesto per lo sfogo di un impulso eliminale.

In quest’ottica, la gelosia può portare a escludere tale aggravante laddove si dimostri, conformemente all’esperienza comune, che si tratti di una spinta forte dell’animo umano, che può indurre anche a gesti del tutto inaspettati e illogici, soprattutto in persone con problemi caratteriali o relazionali.

Nel caso di specie, il Tribunale ha escluso l’aggravante in questione in quanto l’imputato aveva colpito con uno schiaffo la moglie provocandole delle lesioni lievissime, all’esito di un litigio definito dalla stessa persona offesa come banale e scoppiato per motivi di gelosia interni alla coppia.

Tribunale Firenze sez. II, 02/08/2018, n.2641

Aggravante dell’uso della violenza: differisce dal reato di lesioni?

La lesione della perforazione del timpano come conseguenza di uno schiaffo dato alla donna per costringerla alla prostituzione integra il reato di lesioni che è ulteriore a quello della prostituzione esercitata con violenza.

(Nel caso di specie,la Corte d’Appello sull’eccezione difensiva che rilevava che la perforazione del timpano era causa di frequenti otiti che la donna aveva avuto da bambina rilevava che la violenza del reato di sfruttamento era stata esercitata con uno schiaffo e che indipendente era il reato di lesioni).

Corte appello Perugia, 17/05/2018, n.368

Gravità delle lesioni subìte

In relazione alla circostanza aggravante ex art. 583 c.p., nel reato di lesioni volontarie la previsione o la prevedibilità dell’evento integrante una delle circostanze aggravanti di cui all’art. 583 cod. pen. e, conseguentemente, la valutabilità della stessa a carico dell’agente, ai sensi del disposto dell’art. 59 comma secondo cod. pen., deve ritenersi sussistente quando la condotta dell’agente per la qualità del mezzo adoperato, la direzione, la violenza, la reiterazione dei colpi, di per sé riveli l’intenzione di arrecare notevole danno alla vittima.

Nell’ipotesi in cui la condotta non assuma i caratteri enunciati, la valutazione della prevedibilità deve essere fatta da caso a caso, e, quando all’esito grave o gravissimo concorrano particolari condizioni fisiche o di salute della persona offesa, occorre tener conto, oltre che della situazione “apparente” della vittima, che riveli le sue particolari condizioni di salute, anche di quella prevedibile in relazione all’età, al sesso e a quant’altro nel caso specifico possa ragionevolmente essere preso in considerazione ai fini di cui sopra.

(Nella specie, relativa all’infarto che aveva colto la vittima di schiaffo vigoroso, la Corte ha escluso l’aggravante de quo, atteso che l’infarto, fonte di pericolo per la vita della persona offesa, trovava la sua origine nella preesistente condizione di cardiopatico della persona offesa e non nel ceffone da essa subito).

Cassazione penale sez. V, 23/04/2018, n.39436

Schiaffo e intensità della violenza

Per la configurabilità del delitto di rapina impropria, anche nella forma del delitto tentato, è sufficiente l’esercizio di una energia fisica qualunque sia il grado di intensità, consistente anche in una spinta, in uno schiaffo o in uno spintone, purché idonea a frapporre una coazione personale.

Ebbene, è evidente che nella fattispecie in esame l’imputato, ingaggiando una colluttazione con il pubblico ufficiale che lo stava fermando, esercitò tale violenza fisica e tale coazione e che fu opposta immediatamente dopo la sottrazione in una situazione di flagranza, in un lasso di tempo così breve che non esclude la contestualità dell’azione nel suo insieme.

Corte appello Roma sez. III, 15/06/2017, n.4515

Dare uno schiaffo facendo uscire sangue dalla bocca

Nella rapina propria la sottrazione deve avvenire mediante violenza o minaccia e quindi la sottrazione segue e non precede la violenza o minaccia, configurandosi come il risultato di esse. Correttamente il giudice di 1 grado ha ritenuto integrata l’ipotesi del tentativo di rapina propria, in quanto concordato l’acquisto del computer, e per il quale la parte offesa aveva consegnato l’acconto di 40,00, e rifissato l’appuntamento tra i tre per la consegna del computer stesso, in detta data il primo imputato gli intimava di consegnare il cellulare, dopo avergli messo un braccio intorno al collo ed avergli dato uno schiaffo facendogli uscire sangue dalla bocca, mentre il secondo lo minacciava di allontanarsi in fretta per non incorrere in ulteriori conseguenze; non si sa come, la p. o. riusciva comunque a sottrarsi alla violenza e ad allontanarsi.

Corte appello Roma sez. III, 20/04/2017, n.1511

La minaccia accompagnata da condotte violente

Il reato di minaccia può ritenersi grave se si inserisce in un contesto di condotte violente. (Nel caso di specie, si trattava di una vicina di casa che aveva colto un frutto su di un albero di proprietà dell’imputato che la minacciava di morte dopo averle dato un violento schiaffo che la faceva cadere in terra provocandole lesioni).

Tribunale Perugia, 12/01/2017, n.48

Lesioni personali e abuso di mezzi di correzione

Integra i reati di lesioni personali e abuso dei mezzi di correzione la condotta dell’insegnante che colpisce con uno schiaffo e strattona per i capelli una propria alunna.

Cassazione penale sez. V, 01/06/2016, n.31642

L’alterco con il collega di lavoro

In tema di licenziamento, il diverbio con aggressione fisica costituita da uno schiaffo e una spinta configura un comportamento di tale gravità da non consentire, secondo i principi dell’art. 2119 c.c., la prosecuzione del rapporto di lavoro, essendo tale da ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario: ne consegue che l’alterco con un collega di lavoro seguito dalle vie di fatto, seppur per reazione alle sue provocazioni verbali (nella specie, mediante offese riferite alla moglie), giustifica il licenziamento.

Tribunale Como sez. II, 14/03/2016

Schiaffo e palpeggiamento sulla natica

In tema di violenza sessuale, il gesto compiuto ioci causa o con finalità di irrisione è qualificabile come atto sessuale punibile ai sensi dell’art. 609-bis c.p., allorquando, per le caratteristiche intrinseche dell’azione, rappresenta un’intrusione violenta nella sfera sessuale della vittima.

(Fattispecie di schiaffo e palpeggiamento sulla natica, accompagnati da esclamazione in apparenza galante e da successivo atteggiamento irridente).

Cassazione penale sez. III, 01/07/2014, n.1709

Schiaffo e sofferenza fisica

La percossa (nella specie schiaffo), per poter presentare il carattere dell’ingiuria, deve essere espressione di una violenza simbolica, costituita da leggero contatto fisico e diretta, in modo palese, a manifestare disprezzo evitando una sia pur minima sofferenza fisica.

Cassazione penale sez. V, 22/12/2010, n.12674

Reato di abuso dei mezzi di correzione

Essendo escluso che il reato di abuso dei mezzi di correzione debba configurarsi ed abbia forma di reato necessariamente abituale, poiché esso può commettersi trasmodando nell’impiego di un mezzo lecito, sotto gli aspetti sia della forza fisica esercitata in un singolo gesto punitivo, che della reiterazione del gesto stesso, deve ritenersi che anche un solo schiaffo, quando sia vibrato con violenza tale da cagionare pericolo di malattia, sia sufficiente ad integrare l’ipotesi criminosa prevista dall’art. 571, comma 1, c.p.

Cassazione penale sez. V, 15/12/2009, n.2100

Schiaffo isolato

Anche lo schiaffo isolato, quando sia vibrato con tale violenza da cagionare pericolo di malattia, è sufficiente a costituire reato di abuso dei mezzi di correzione. La reiterazione dei mezzi di correzione è condizione sufficiente ma non indispensabile per l’integrazione del reato, il quale può sussistere anche in assenza della stessa, ma in presenza di un unico atto espressivo dell’abuso.

Cassazione penale sez. V, 15/12/2009, n.2100


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