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Cirrosi epatica: ultime sentenze

11 Gennaio 2020
Cirrosi epatica: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: cirrosi epatica; danni da emotrasfusioni; termine di prescrizione del diritto al risarcimento; aggravamento della malattia professionale; causa di servizio.

Danni da contagio per fatto di un terzo

Il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno da parte di chi assume di aver contratto per contagio una malattia (nella specie, epatite HCV cronica poi evolutasi in cirrosi epatica) per fatto doloso o colposo di un terzo decorre non dal giorno in cui il terzo determina la modificazione causativa del danno o dal momento in cui la malattia si manifesta all’esterno, bensì da quello in cui tale malattia viene percepita o può essere percepita, quale danno ingiusto conseguente al comportamento del terzo, usando l’ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche.

(Nella specie, la S.C. ha annullato la sentenza impugnata, che aveva individuato il termine iniziale del decorso della prescrizione nella data degli esami di laboratorio dai quali era emersa la positività, al virus HIV, della vittima dell’illecito, omettendo di considerare che la stessa, a quell’epoca, neppure aveva formulato domanda di corresponsione dell’indennizzo previsto dalla legge n. 210 del 1992, nonché, soprattutto, che la cirrosi epatica e l’epatocarcinoma, in relazione ai quali era stata esercitata l’azione risarcitoria, costituivano lesioni nuove rispetto all’epatite da contagio, manifestatesi a distanza di tempo da tale originaria patologia).

Cassazione civile sez. VI, 27/02/2017, n.4996

Colpa medica

In tema di colpa medica il giudizio di prevedibilità ed evitabilità dell’evento lesivo deve compiersi “ex ante” in base al parametro oggettivo dell'”homo eiusdem professionis et condicionis”.

(Nel caso di specie, si trattava di un paziente ospedalizzato per cirrosi epatica dovuta ad alcolismo che era caduto per terra ed aveva riportato una leggera escoriazione, che decedeva per un emorragia subdurale post traumatica e per lacerazioni infracefaliche, laddove il medico di turno che aveva omesso la tac per diagnosticare l’emorragia è stato ritenuto non responsabile perché non vi erano elementi che potessero far dedurre un emorragia in considerazione del tipo di vomito a caffè, tendenzialmente biliare e non a getto, che indicasse la presenza di problemi neurologici).

Tribunale Torre Annunziata, 30/04/2016, n.1611

Richiesta di revoca della donazione

Nel giudizio avente a oggetto la richiesta di revoca della donazione disposta in vita dal donante per asserita incapacità di intendere e/o di volere dello stesso, il predetto stato di incapacità, in difetto di elementi ulteriori idonei a provare che al momento della stesura dell’atto il soggetto versasse in uno stato di incapacità, non può ritenersi provato con la sola produzione di documentazione medica attestante una diagnosi, in capo al donante, di etilismo cronico, cirrosi epatica e pancreatite cronica, anche a seguito di ricovero ospedaliero, ma non una situazione di compromessa capacità di intendere e/o di volere. L’incapacità di intendere o di volere rilevante ai fini dell’annullamento dell’atto ex art. 428 c.c. va, invero, accertata in riferimento al momento in cui gli atti sono stati compiuti.

(Nel caso concreto non solo le allegazioni dell’attrice appaiono inadeguate a dimostrare che ella si trovasse, nel momento in cui sottoscriveva gli atti di donazione, in una situazione di compromessa incapacità di intendere e/o di volere, non essendo a tal fine sufficiente una situazione di alcolismo cronico, ma al contrario la deposizione del notaio rogante, avente il compito di indagare la volontà delle parti, dimostra chiaramente la piena consapevolezza dell’attrice nel compimento degli atti di donazione dei quali ha chiesto la revoca).

Tribunale Padova sez. II, 15/09/2014, n.2782

Cirrosi epatica e infermità

Va ammessa al trattamento di privilegio l’infermità “cirrosi epatica” contratta da un soggetto che, già da psiconevrosi d’ansia dipendente da causa bellica, sia stato sottoposto a una lunga terapia farmacologica antidepressiva, notoriamente epatolesiva e tale pertanto da comportare una più rapida evoluzione della sofferta epatite cronica di tipo B.

Corte Conti, (Campania) sez. reg. giurisd., 08/05/2006, n.723

Diritto alla rendita da inabilità permanente

Il diritto alla rendita da inabilità permanente conseguente all’aggravamento della malattia professionale sussiste qualora la nuova patologia si possa considerare connessa anche solo indirettamente al rischio lavorativa d’origine e tale rischio abbia costituito dato necessario e sufficiente nel suo determinarsi.

(Nella fattispecie è stata riconosciuta l’origine professionale di un tumore al seno sovrappostosi a una precedente epatite “C” di origine professionale degenerata in cirrosi epatica).

Corte appello Potenza, 07/02/2002

Valutazione medico legale

In sede di accertamento, sulla base di una valutazione medico legale, circa l’esistenza o meno di un nesso di derivazione causale di un evento, potenzialmente rilevante ai fini del diritto ad una prestazione previdenziale, da una determinata situazione di rischio – valutazione in cui il riscontro di un rilevante, qualificato grado di probabilità è sufficiente per ritenere sussistente il nesso causale – una volta accertata la possibilità sul piano scientifico della derivazione causale rilevante ai fini del diritto alla prestazione, deve essere effettuato il confronto probabilistico tra i diversi ipotizzabili fattori causali, mentre non è direttamente valorizzabile la probabilità di verificazione dell’evento nella situazione di rischio in questione, poiché rappresentano nozioni ben distinte detta probabilità e la probabilità della fondatezza di una determinata ipotesi eziologica rispetto ad un evento effettivamente verificatosi.

(Nella specie era deceduto per cirrosi epatica un lavoratore che pochi anni prima aveva subito numerose trasfusioni di sangue a seguito e a causa di un infortunio sul lavoro; era oggetto di contestazione in giudizio – ai fini della sussistenza o meno del diritto della vedova alla rendita – l’ipotesi della derivazione della cirrosi e quindi della morte da un’epatite contratta a causa di dette trasfusioni).

Cassazione civile sez. lav., 23/07/2001, n.10004

Indebolimento delle normali difese dell’organismo

Va riconosciuta la dipendenza da causa di servizio dell’infermità “cirrosi epatica”, in seguito alla quale il soggetto è deceduto, qualora risulti dai rapporti informativi dei comandi di appartenenza che lo stesso era stato sottoposto a disagi ambientali, climatici e alimentari e a gravosi compiti di istituto comportanti stress psico – fisici, essendo verosimile che una epatopatia, contratta sicuramente durante il servizio militare, abbia potuto degenerare nella più grave cirrosi, a causa dello stress che ha indebolito le normali difese dell’organismo, e delle condizioni talvolta poco igieniche dal punto di vista alimentare alle quali l’interessato è stato soggetto.

Corte Conti, (Liguria) sez. reg. giurisd., 13/11/1996, n.532

Cirrosi epatica contratta dal dipendente

Va ammessa a trattamento privilegiato la cirrosi epatica contratta dal dipendente che sia stato esposto per molti anni, attese le modalità del lavoro svolto, a rischio specifico per le infezioni virali (nella fattispecie trattavasi di netturbino).

Corte Conti, (Lazio) sez. reg. giurisd., 01/06/1996, n.2238

Cirrosi epatica ascitogena

La cirrosi epatica ascitogena non può ritenersi, sotto alcun profilo, interdipendente con una lieve epatomegalia post – malarica di epoca bellica, in quanto una pregressa malaria non dà mai luogo ad epatopatie evolutive nè, tantomeno, a forme di cirrosi o di necrosi epato – parenchimali, da ritenersi invece imputabili a fattori (infettivi, tossici, etc.) operativi durante la vita civile.

Corte Conti, (Basilicata) sez. reg. giurisd., 28/11/1995, n.114

Infermità epatica: dipendenza da causa di servizio

Va ammessa la dipendenza da causa di servizio di un’infermità epatica conclamatasi in costanza di servizio ed aggravatasi in cirrosi epatica ed exitus finale in un appuntato di P.S. che, seppure abusando di sostanze alcooliche, sia stato lungamente e continuativamente esposto a fattori morbigeni a causa delle sue mansioni.

Corte Conti, (Lazio) sez. reg. giurisd., 05/07/1995, n.422

Cirrosi epatica e causa di servizio

L’infermità “cirrosi epatica” non può ritenersi dipendente da causa di servizio, neppure sotto il profilo concausale e di “aggravamento, trattandosi di forma morbosa con carattere degenerativo, dovuta ad alterazioni dei sistemi istiocitario o emopoietico o immunitario, sulla insorgenza, e decorso delle quali non possono aver influito i fatti del servizio.

Corte Conti, (Veneto) sez. reg. giurisd., 23/01/1995, n.21

Cirrosi epatica e prestazione militare

È da escludere qualsiasi collegamento tra cirrosi epatica e prestazione militare qualora, non siano ravvisabili fattori tossici od infettivi di particolare rilievo tali da aver potuto determinare un processo degenerativo delle strutture connettivali e cellulari del parenchima epatico con successiva sclerosi.

Corte Conti sez. IV, 25/09/1992, n.78289


2 Commenti

  1. La cirrosi epatica è una degenerazione irreversibile del tessuto epatico provocata da una malattia cronica del fegato. Quest’organo, col passare del tempo, perde le sue funzioni. La diagnosi viene effettuata tramite analisi del sangue, ecografia o Tac. Chi soffre di cirrosi epatica diventa anoressico perché inappetente. Quando riesce a mangiare qualcosa, la digestione è lenta e complicata. Il colore della sua pelle diventa giallastro, talvolta ci sono alterazioni delle unghie, ematomi e ingrossamento della milza. Le complicanze sono: tumore al fegato, emorragie, insufficienza epatica che degenera in coma epatico. Tra i 200 ed i 300 soggetti affetti da cirrosi epatica ogni 100.000 non ce la fa.

  2. Sono ancora rare le realtà nelle quali questi pazienti vengono inseriti in programmi predefiniti, per offrire un’assistenza in grado di migliorare la qualità di vita dell’intero nucleo familiare, oltre che prevenire le complicanze, diminuire le ospedalizzazioni, prevenire l’epatocarcinoma, evitare il trapianto di fegato e aumentare l’aspettativa di vita.

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