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Mensa scolastica: ultime sentenze

10 Gennaio 2020
Mensa scolastica: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: servizio di mensa scolastica; limitazione dello sciopero nella mensa scolastica per gli asili nido e le scuole dell’infanzia e primarie; gara per l’affidamento del servizio di mensa.

Alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado

Gli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado non possono invocare un diritto soggettivo perfetto e incondizionato all’autorefezione individuale, da esercitarsi nell’orario della mensa e nei locali scolastici, atteso che l’esercizio di tale diritto deve svolgersi nel contesto delle istituzioni scolastiche, cui spetta, nell’ambito della propria autonomia organizzativa, di istituire il servizio mensa quale servizio pubblico, a domanda individuale, prestato in favore degli alunni che hanno optato per il “tempo pieno” e “prolungato” quale offerta formativa comprendente la mensa, esercitando così una libertà di scelta educativa dalla quale scaturisce, in attuazione del principio di buon andamento dell’amministrazione pubblica, il loro diritto di partecipare al procedimento amministrativo al fine di influire sulle modalità di gestione del servizio pubblico di mensa, ma non il diritto sostanziale di performare quel servizio secondo le proprie esigenze individuali.

Cassazione civile sez. un., 30/07/2019, n.20504

Servizio di mensa scolastica asili nido e scuole dell’infanzia e primarie

Il servizio di mensa scolastica per gli asili nido e le scuole dell’infanzia e primarie costituisce un servizio pubblico essenziale per cui sussiste il potere dell’autorità amministrativa di intervenire con le misure indicate dall’art. 8, l. 12 giugno 1990, n. 146 per garantire la continuità del servizio ove lo sciopero possa causare un pregiudizio grave e imminente ai diritti della persona costituzionalmente tutelati.

Consiglio di Stato sez. III, 11/02/2019, n.996

Agevolazione tariffaria per il servizio di mensa scolastica

Ove l’interpretazione letterale sia sufficiente ad individuare, in modo chiaro ed univoco, il significato e la portata precettiva di una norma di legge o regolamentare, l’interprete non deve ricorrere al criterio ermeneutico sussidiario della “mens legis”, il quale solo nel caso in cui, nonostante l’impiego del criterio letterale e del criterio teleologico singolarmente considerati, la lettera della norma rimanga ambigua, acquista un ruolo paritetico e comprimario rispetto al criterio letterale, mentre può assumere rilievo prevalente nell’ipotesi, eccezionale, in cui l’effetto giuridico risultante dalla formulazione della disposizione sia incompatibile con il sistema normativo, non essendo, invece, consentito all’interprete correggere la norma nel significato tecnico proprio delle espressioni che la compongono nell’ipotesi in cui ritenga che tale effetto sia solo inadatto rispetto alla finalità pratica della norma stessa.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, ritenendo inidoneo ad escludere i requisiti reddituali necessari per ottenere un’agevolazione tariffaria per il servizio di mensa scolastica il fatto, previsto da una disposizione di un regolamento comunale, del “possesso, a titolo di proprietà o di utilizzo”, da parte di uno o più componenti il nucleo familiare, di un’autovettura di cilindrata superiore a 2.500 c.c., ha circoscritto il significato della norma assegnando alle parole “proprietà” e “possesso” il senso di appartenenza o godimento individuale esclusivo).

Cassazione civile sez. III, 04/10/2018, n.24165

Servizio mensa scolastica: legittimità del bando 

Viene ribadita la sussistenza, in capo all’amministrazione, di un’ampia discrezionalità nell’individuare i requisiti di capacità tecnica ed organizzativa richiesti ai fini della partecipazione alla gara, salvo il limite della ragionevolezza.

La vicinanza del centro cottura riflette l’esigenza di assicurare la migliore qualità del servizio di refezione scolastica in concessione, trattandosi di un criterio oggettivo tramite il quale assicurare la qualità dei pasti erogati che devono rimanere caldi, conservando così le relative qualità non solo microbiologiche, ma anche organolettiche e nutrizionali, qualità queste ultime decisive per l’accettazione del servizio da parte dell’utenza.

Consiglio di Stato sez. V, 03/05/2018, n.2633

Appalto del servizio di mensa scolastica

Il disordine amministrativo e una gestione poco lineare e trasparente delle procedure a evidenza pubblica costituiscono terreno fertile per l’infiltrazione della criminalità organizzata. Tutto ciò, assieme ai legami tra alcuni amministratori comunali e ambienti legati alla ‘Ndrangheta, è sufficiente per lo scioglimento del Comune. Ad affermarlo è il Consiglio di Stato che, riformando la pronuncia del Tar Lazio, ha così confermato la legittimità dello scioglimento del Comune di Lamezia Terme.

Nella fattispecie, l’indice di una contiguità mafiosa dell’ente locale era data dal fatto che l’appalto del servizio di mensa scolastica, così come quello di manutenzione delle strade e altri servizi pubblici, erano sempre affidati alle stesse ditte, vicine ad ambienti criminali, attraverso procedure di favoritismo con affidamenti diretti o proroghe al di là delle ipotesi consentite dal codice degli appalti.

Consiglio di Stato sez. III, 26/09/2019, n.6435

Centro di cottura per le emergenze

Il possesso di un centro di cottura per le emergenze costituisce non tanto un requisito di partecipazione quanto un elemento materialmente necessario per l’esecuzione del contratto di appalto del servizio di mensa scolastica.

Dunque è legittimamente esigibile verso il concorrente aggiudicatario definitivo come condizione per la stipulazione del contratto, perché è in quel momento che si attualizza per l’amministrazione l’interesse a che il contraente abbia a disposizione una struttura per assicurare la continuità del servizio in ipotesi di malfunzionamento di quella ordinariamente prevista per la preparazione dei pasti.

L’opposta tesi appare ingiustificatamente restrittiva della concorrenza e irragionevole, nella misura in cui impone a tutti i concorrenti di procurarsi anticipatamente, e comunque prima dell’aggiudicazione definitiva un centro di cottura d’emergenza autorizzato: dunque di reperire, con evidente onere economico e organizzativo che poi potrebbe risultare ultroneo per chi non risulta aggiudicatario, immobili idonei alla preparazione di pasti per servizi di ristorazione collettiva, sostenendo i connessi investimenti in vista di una solo possibile ma non certa acquisizione della commessa.

Prima dell’aggiudicazione, considerata l’alea della gara, è in realtà sufficiente, anche ai fini del rispetto della par condicio, che vi sia una formale dichiarazione di impegno del concorrente a procurarsi tempestivamente un centro di cottura per le emergenze, sulla cui base la stazione appaltante possa poi pretendere a pieno diritto che sia acquisita la disponibilità effettiva della struttura, ai fini della stipula e della successiva esecuzione del contratto d’appalto.

Consiglio di Stato sez. V, 18/12/2017, n.5929

Astensione dal lavoro degli addetti alla mensa scolastica

In materia di sciopero nei servizi pubblici essenziali, è illegittima l’ordinanza di precettazione adottata dal prefetto in caso di astensione dal lavoro degli addetti alla mensa scolastica, non rientrando quest’ultima fra le prestazioni qualificanti il servizio di “pubblica istruzione” ai sensi dell’art. 1 l. n. 146 del 1990.

T.A.R. Trieste, (Friuli-Venezia Giulia) sez. I, 28/11/2017, n.366

Insufficienza attribuita agli allievi per non aver partecipato alla mensa scolastica

La graduazione dei voti di condotta risponde alla esigenza di rendere ciascun allievo consapevole delle conseguenze delle proprie azioni e delle eventuali sanzioni, nell’ottica della funzione di formazione globale che è riconosciuta alla istituzione scolastica. La funzione educativa del voto di condotta viene, di contro, travisata quando viene attribuito un giudizio di disvalore ad una condotta, ritenuta violativa delle regole, che, tuttavia, non è attribuibile volitivamente al suo autore, nella specie ai bambini che non hanno capacità di autodeterminarsi rispetto a decisioni prese dai soggetti (siano gli stessi genitori o terzi), che sui medesimi minori esercitano una qualsiasi forma di autorità.

Nella specie, gli allievi sanzionati con il sette in condotta, di età compresa tra i dieci ed i dodici anni, non hanno partecipato alla mensa scolastica per ragioni da essi non determinate né volute, perché riferibili alla volontà dei propri genitori, che a loro volta hanno ritenuto di prendere posizione rispetto alle determinazioni degli organi scolastici sulla organizzazione del servizio di mensa.

Con un evidente sviamento, alla sanzione è stata in concreto attribuita una funzione del tutto diversa da quella sua tipica, mirando a sanzionare la reazione dei genitori a scelte organizzative da loro non condivise e a prospettare quali sarebbero state le conseguenze nel caso di ulteriore mancata condivisione in futuro di analoghe scelte organizzative.

T.A.R. Reggio Calabria, (Calabria) sez. I, 24/11/2017, n.954

Affidamento del servizio di mensa: l’uso di stoviglie in porcellana e vetro

L’utilizzo nella mensa scolastica di stoviglie in porcellana e vetro anziché in plastica è fattore premiante nella gara per l’affidamento del servizio di refezione.

Consiglio di Stato sez. V, 22/09/2017, n.4450

Regime alimentare del minore da seguire alla mensa scolastica

Posto che la decisione sul regime alimentare del figlio minore, con riferimento alla dieta da seguire alla mensa scolastica, in quanto inerente alla salute, rientra tra quelle di maggiore interesse, e pertanto, in caso di dissenso tra i genitori, è rimessa al giudice, deve optarsi, una volta accertato che non vi sono specifiche esigenze sanitarie (es. allergie, intolleranze), secondo un criterio di normalità statistica, per la dieta ordinariamente adottata per gli altri alunni, senza alcuna restrizione alimentare, trattandosi di regime sottoposto a controlli pubblici, e che maggiormente garantisce il benessere e la corretta crescita dei minori (nella specie, la madre, vegana, voleva che la figlia seguisse anche presso la mensa scolastica una dieta con esclusione di carne, pesce, latte e derivati, uova, ecc.; il tribunale, a fronte del dissenso del padre, ha accertato che la minore, pur se in buono stato di salute, si pone nella fascia di minore accrescimento).

Tribunale Roma sez. I, 19/10/2016

Servizio di refezione organizzato dagli istituti

Il diritto di partecipare all’istruzione scolastica impartita durante il tempo mensa e dopo mensa non può essere negato, né condizionato all’adesione a servizi a pagamento quale il servizio di refezione organizzato dagli istituti.

L’alternativa di imporre il digiuno agli studenti – che non vogliano fruire della mensa scolastica – è manifestamente irragionevole e impraticabile, l’unica alternativa è quella di riconoscere che gli studenti hanno diritto di consumare a scuola un pasto preparato a casa. L’esistenza di questo diritto – che rappresenta modalità di esercizio del diritto allo studio – si fonda anche sul principio costituzionale di uguaglianza e pari dignità dei cittadini (art. 3 cost.).

Non è infatti ragionevole che alcuni soggetti – quelli che fruiscono del servizio mensa scolastica – beneficino del diritto all’istruzione nella sua pienezza mentre altri (coloro che non vogliono avvalersi della mensa) siano sostanzialmente costretti ad allontanarsi dalla scuola in un momento in cui viene svolta attività educativa di grande importanza formativa.

Tribunale Torino sez. fer., 13/08/2016

Numero dei pasti, delle sale mensa da servire, delle sedi dei centri cucina

In tema di gara per l’affidamento del servizio di mensa scolastica, non è illegittima, sotto il profilo dell’impossibilità di formulazione di un’offerta seria e adeguata, la clausola del capitolato speciale che riserva alla scuola la facoltà di apportare, a suo insindacabile giudizio, variazioni sia al numero dei pasti, sia alle sedi delle sale mensa da servire, sia alle sedi dei centri cucina, senza che tali variazioni incidano sul corrispettivo unitario pattuito, perché il servizio di mensa scolastica è fondato su una stima soltanto presuntiva del numero di pasti da erogare, non preventivabili numericamente “ex ante”, se non in via puramente statistica, in ragione delle oscillazioni del numero degli iscritti e delle presenze giornaliere degli alunni fruitori.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. III, 19/03/2013, n.644


3 Commenti

  1. La mensa serve a far sì che gli alunni impegnati con il rientro nelle ore pomeridiane non debbano allontanarsi dall’istituto per poi ritornare per il prosieguo delle lezioni. Non tutti, però, si avvalgono del predetto servizio: a volte per motivi economici alcune famiglie preferiscono far rientrare i figli oppure preparare per loro un pasto a parte (il classico panino); altre volte, invece, la mensa non offre pasti adeguati alle singole esigenze e, per tale ragione, alcuni alunni ne chiedono l’esonero.

  2. La mensa scolastica è un servizio che le scuole mettono a disposizione degli alunni quando l’orario di studio si estende anche alle ore pomeridiane. Per la precisione, la ristorazione scolastica deve essere offerta dal Comune di appartenenza, il quale deve garantire locali conformi alle norme tecniche per l’edilizia scolastica, e fornire un servizio di mensa che garantisca un pasto di qualità nel rispetto delle norme igienico sanitarie, può gestire il servizio direttamente oppure appaltarlo a imprese private. All’istituto scolastico spetta, invece, garantire, durante il tempo dedicato alla refezione, l’assistenza educativa mediante il personale docente e l’assistenza materiale attraverso il personale ausiliario (personale ata).

  3. Molti si sono chiesti che posto che la mensa scolastica è un servizio che il Comune può garantire a determinate condizioni, e che gli alunni non sono obbligati ad avvalersene, affrontiamo ora il problema principale di questo articolo: si può portare il cibo da casa alla mensa scolastica? In altre parole, l’alunno che vuole andare nei locali della mensa scolastica con i propri compagni, ma non vuole mangiare ciò che viene preparato dal servizio, bensì un pasto portato da casa o uno preconfezionato, è legittimato a tale comportamento? Sul punto, è intervenuta una recente sentenza della Corte di Cassazione la quale ha suscitato non poco scalpore. Secondo i supremi giudici, non è possibile introdurre all’interno della ristorazione scolastica cibo differente da quello ivi servito; non esisterebbe, dunque, un diritto all’autorefezione individuale, cioè un diritto a consumare un pasto domestico all’interno dei locali adibiti alla mensa scolastica.

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