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Pagamento stipendio: data limite

8 Gennaio 2020
Pagamento stipendio: data limite

Quanto tempo ha il datore di lavoro per accreditare la busta paga e quanto tempo deve attendere il lavoratore prima di dimettersi o agire in tribunale?

Di recente, il tuo datore di lavoro ti sta pagando lo stipendio con alcuni giorni di ritardo. Questa situazione ti sta creando diversi disagi. Non hai, difatti, altri redditi e il conto in banca è quasi sempre “a zero”, ragion per cui, finché non ricevi l’accredito della busta paga, sei costretto a chiedere i soldi in prestito. Ti chiedi allora se esiste un termine entro cui lo stipendio deve essere pagato. Quanto tempo il lavoratore è tenuto ad aspettare e quando, invece, può contestare il ritardo? In caso di stipendio pagato in ritardo ci si può “licenziare” per giusta causa?

Sull’argomento si registrano numerose incertezze, in parte attribuibili alle diverse prassi aziendali, in parte alla varietà dei contratti collettivi che disciplinano i vari settori lavorativi. È, pertanto, difficile trovare una risposta certa e definita a tale quesito.

Cerchiamo allora di fare chiarezza sul punto e di stabilire, nel modo più semplice possibile, se esiste una data limite per il pagamento stipendio.

Qual è il periodo di paga?

Generalmente, il pagamento della retribuzione deve avvenire ogni mese, ma può essere stabilito diversamente. In ogni caso, i contratti collettivi prevedono una scadenza entro la quale deve essere versato lo stipendio (o il salario) o parte di esso.

Dunque, non esiste una legge che stabilisca qual è la data limite per il pagamento dello stipendio, ma tutto è rimesso ai Ccnl di categoria. Per sapere quanto tempo ha il tuo datore di lavoro per accreditarti la busta paga, devi prendere in mano il contratto di categoria in base al quale sei stato inquadrato e leggere attentamente la norma che disciplina tale aspetto.

In gran parte dei casi, tuttavia, viene stabilito che il pagamento dello stipendio debba avvenire entro il decimo giorno del mese successivo a quello in cui è maturato il diritto alla retribuzione. Ad esempio, per il mese di gennaio, l’accredito dovrebbe avvenire entro il giorno 10 febbraio.

C’è, però, la convinzione che la data limite per il pagamento dello stipendio, per come indicata nel Ccnl, sia solo indicativa, non obbligatoria, e che non vi sia alcuna conseguenza in caso di piccole violazioni. In pratica, non ci sarebbe alcuna tutela per il dipendente che riceva il salario con due o tre giorni di ritardo. È davvero così?

Come sempre succede quando si parla di legge, più che la stessa previsione normativa bisogna definire le conseguenze previste per il caso di infrazione. La legge, infatti, ha poco valore se non vi è alcuna sanzione collegata all’eventuale violazione. Dunque, è giusto porsi un’altra domanda: cosa rischia il datore di lavoro se versa lo stipendio oltre la data limite e cosa può fare il dipendente in tali ipotesi? Cerchiamo di comprenderlo qui di seguito.

Mancato pagamento dello stipendio: cosa può fare il dipendente?

In caso di omesso versamento dello stipendio, il dipendente può diffidare il datore di lavoro con una lettera di messa in mora e poi agire, in sede amministrativa o giudiziaria, per ottenere il dovuto. In altri termini, il lavoratore può scegliere di affidarsi a un avvocato affinché avvii la pratica di recupero crediti con un ricorso per decreto ingiuntivo (da depositare in tribunale) oppure può rivolgersi all’Ispettorato del lavoro affinché convochi il datore di lavoro ed esegua i dovuti accertamenti.

Il dipendente, nello stesso tempo, può dimettersi dal lavoro per giusta causa e così chiedere l’assegno di disoccupazione all’Inps (la cosiddetta Naspi).

Queste sono le tutele che può azionare il dipendente quando il datore di lavoro non intende versare lo stipendio. Ma a partire da quando si può agire? Già dal giorno successivo alla data limite prevista dal contratto collettivo? Se il Ccnl dovesse dare al datore di lavoro solo 10 giorni per pagare lo stipendio, all’undicesimo il dipendente potrebbe dimettersi e prendere la disoccupazione? Cerchiamo di chiarire questo aspetto.

Quanto tempo il dipendente deve attendere per avere lo stipendio?

Anche se il contratto collettivo stabilisce una data limite per il versamento dello stipendio, secondo la giurisprudenza il recesso per giusta causa dal contratto di lavoro non sarebbe immediatamente giustificabile. Difatti, ci deve essere un grave inadempimento per potersi dimettere dal rapporto di lavoro. E il «grave inadempimento» non è costituito da qualche giorno di ritardo. Secondo alcune sentenze, dunque, il dipendente deve attendere che il ritardo sia almeno pari a due mesi prima di dimettersi e presentare la domanda di Naspi.

La presentazione delle dimissioni può avvenire anche senza l’obbligo di dare il preavviso, in quanto avviene per giusta causa.

Per quanto, invece, riguarda l’esercizio delle azioni di recupero del credito, il lavoratore può agire contro il datore di lavoro ben prima del termine previsto per le dimissioni volontarie, senza quindi dover attendere la scadenza del secondo mese successivo a quello della retribuzione. Quindi, già a partire dal giorno successivo alla data di scadenza stabilita dal contratto di lavoro per il versamento dello stipendio, il lavoratore può inviare una lettera di diffida o richiedere l’intervento dell’Ispettorato del lavoro.


note

Autore immagine: 123rf com.


1 Commento

  1. A me il mio datore di lavoro,avevamo dall’inizio stabilito il 5 di ogni mese,paga sempre in ritardo,mi e’ stato pagato anche il 15/16 anziche’ il 5.
    per questo ho avuto problemi con pagamenti e diventato cattivo pagatore per una finanziaria.
    un anno mi e stato pagato stipendio e 13° il 23 dicembre.
    sono stato costretto chiedere il pagamento invece che con accredito sul mio conto bancario,al pagamento con assegno,che poi io vado a cambiare all’ufficio postale dove ha il contocorrentte.
    come faccio per tutelarmi?

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