Quali controlli sulle partite Iva?

4 Gennaio 2020 | Autore:
Quali controlli sulle partite Iva?

La pressione fiscale si esercita anche attraverso i controlli subìti da Pmi e lavoratori autonomi: uno ogni 3 giorni. Così molte partite Iva chiudono l’attività.

Che le partite Iva italiane siano tartassate non è una novità, ma sono anche ipercontrollate. E i riflettori sono concentrati su quelle di minori dimensioni , le piccole e medie imprese e i lavoratori autonomi, come gli artigiani ed i professionisti.

Secondo le stime di Federcontribuenti, i detentori di partita Iva subiscono ben 100 controlli all’anno, che oltretutto provengono da 15 Enti diversi. Significa avere, in media, un controllo ogni 3 giorni. In un caso su quattro, il 25% del totale, questi controlli si tramutano in un verbale.

«Prima paghi e poi contesti e se non paghi arriverà una bella cartella esattoriale. Il 90% delle partite Iva viene oppresso da fidi bancari con tassi altissimi e per garanzia devi dare tutto quel che possiedi perché una partita Iva si deve sempre maltrattare tanto non esiste sindacato di categoria, nessuno che li tuteli”, denuncia la Federcontribuenti, che parla di un vero e proprio “terrorismo psicologico».

Non finisce qui, perché secondo il rapporto (confermato anche dai dati Confcommercio) il 25% delle Partite Iva vive al di sotto della soglia di povertà calcolata dall’Istat. Sembra strano ma ecco come ci si arriva: ad esempio, a chi ha un fatturato di 45 mila euro, dopo aver pagato tutte le imposte, tasse e contributi, resta un guadagno netto di 17 mila euro annui. Quasi due terzi dei ricavi o dei compensi se ne vanno in questo modo ed infatti il reddito medio dei lavoratori autonomi negli ultimi dieci anni è calato di 7 mila euro.

Molti non ce l’hanno fatta e hanno chiuso l’attività. Oggi, i lavoratori autonomi sono 5,3 milioni (il 23,2% degli occupati in Italia) e il loro numero è in forte calo rispetto al 2016: appena tre anni fa erano un esercito di 8,6 milioni di partite Iva, che ora si va assottigliando. Le perdite nel triennio ammontano a 3,3 milioni di lavoratori e si prevede che nel 2020 ci saranno molti altri abbandoni.

Inoltre, il 71% delle partite Iva cessate sono persone fisiche, non società; si tratta di più di due milioni di italiani, e negli ultimi 10 anni hanno anche chiuso più di 257 mila imprese attive. Così, tenendo conto anche del fatto che gli autonomi non hanno le stesse garanzie dei lavoratori dipendenti in termini di ferie o quando si ammalano, stando ai calcoli di Federesercenti solo il 25% riesce a tenere aperta la Partita Iva fino all’età pensionabile.

Dunque solo uno su quattro ce la fa, e a denti stretti con una vita professionale o imprenditoriale davvero dura. Visti i dati, sembra che nemmeno il regime forfettario, con la flat tax, abbia risolto i problemi o almeno ridotto l’emorragia: nel 2019 sono nate circa 400 mila nuove partite Iva, più della metà delle quali rientrano in questo regime, ma non è bastato a evitare la diminuzione complessiva.

Reddito insufficiente e in calo ma controlli frequenti e pesanti, che spesso si traducono in verbali; così aumenta anche l’esposizione debitoria verso il Fisco. Secondo quanto riporta stamattina il quotidiano Italia Oggi, il 98% degli autonomi ha in corso rateizzazioni per debiti o mancati pagamenti, che si aggiungono alle nuove scadenze fiscali sempre in vista.

Del resto non è facile neanche pagare le tasse: la Cgia di Mestre calcola che occorrono 30 giorni all’anno (pari a 238 ore) per raccogliere tutte le informazioni necessarie a calcolare le imposte dovute, fare le dichiarazioni dei redditi, inviarle ed effettuare i versamenti periodici.

Infine, lo studio di Federcontribuenti propone una riflessione: nel conto complessivo vanno a finire a carico delle partite Iva anche le tasse sui «soldi non ancora guadagnati», a partire dall’Iva, che non può essere considerata una semplice partita di giro perché in realtà «un autonomo deve anticipare i soldi allo stato su un ipotetico guadagno».

La soluzione, secondo l’associazione, è drastica quanto i mali che affliggono il popolo delle partite Iva: «Occorre tagliare del 60% tutti gli adempimenti fiscali e burocratici, snellire le procedure e prevedere una maggiore elasticità nelle scadenze per evitare continui ricalcoli e cartelle esattoriali che mettono a rischio attività lavorative sane».



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