Cronaca | News

Chi ha assassinato il fratello di Mattarella?

4 Gennaio 2020
Chi ha assassinato il fratello di Mattarella?

Nuove rivelazioni sull’omicidio di Piersanti Mattarella: il caso, finora irrisolto e sul quale aveva indagato anche Giovanni Falcone, potrebbe riaprirsi.

A quarant’anni di distanza dall’omicidio di Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nessuno conosce ancora i nomi degli assassini. Era il 6 gennaio 1979 quando l’allora presidente della Regione Sicilia venne ucciso da un killer in un agguato.

La moglie, che in quel momento era in compagnia di Piersanti, aveva descritto i connotati del killer: un uomo sulla ventina d’anni, alto circa 1,70, con le guance molto rosse ed i capelli scuri. Nonostante ciò, le indagini e i processi non hanno mai accertato chi fosse, così come non sono stati individuati i mandanti.

Il giudice Giovanni Falcone aveva indagato sulla “pista nera” individuando un intreccio fra il terrorismo di destra e la mafia siciliana. La ragione più probabile dell’omicidio infatti era collegata all’azione di riforma avviata in Sicilia da Mattarella, divenuto presidente della Regione da meno di un anno. Qualcuno voleva impedire che proseguisse. Ma nel processo che si svolse, gli imputati “neri” Fioravanti e Casalini furono assolti.

Oggi spuntano importanti rivelazioni proprio da Valerio Fioravanti, che all’epoca era il capo dei nuclei armati rivoluzionari: in un’intervista a “Il Dubbio”, diffusa dall’agenzia stampa Adnkronos, spiega che “Giovanni Falcone non credeva alla mia colpevolezza, egli stesso mi disse che ha dovuto procedere ugualmente nei miei confronti per via delle pressioni che ricevette”.

Fioravanti parla anche della ragione di questo: “Per Giovanni Falcone quegli anni sono molto difficili – si legge su Il Dubbio – Una data cruciale è il maggio del 1990. Milioni di italiani sono incollati alla tv a guardare la puntata di Samarcanda. Si parla di mafia e prende la parola il sindaco di Palermo Leoluca Orlando: ‘Io sono convinto, e me ne assumo tutte le responsabilità, che dentro i cassetti del Palazzo di Giustizia ce n’è abbastanza per fare chiarezza su questi delitti’.

Il delitto è quello di Mattarella e i ‘cassetti’ sono quelli dell’ufficio di Falcone. Qualche giorno dopo la trasmissione – racconta Fioravanti a Il Dubbio – Falcone viene da me al carcere di Rebibbia dove ero recluso, fa uscire la sua scorta e i collaboratori dalla stanza, e dopo avermi chiesto se avevo bisogno di un avvocato mi dice ‘Lei ha visto la televisione? Capisce che se io non procedo divento anche io un sodale della P2?’ Questa è la spiegazione data per cui Falcone ha dovuto fare il mandato di cattura nei miei confronti”.

“Eppure – prosegue l’articolo – in questi giorni la commissione Antimafia ha reso pubblico il verbale integrale dell’audizione di Falcone davanti alla commissione dell’epoca, datato 3 novembre 1988, dove parla proprio della pista nera per l’uccisione di Mattarella. Di lì a poco, lui e altri suoi colleghi spiccheranno un mandato di cattura nei confronti di Fioravanti e Cavallini. Ma chi avevano accusato come esecutore materiale del delitto Mattarella? Proprio l’ex Nar Fioravanti. Nell’89 Falcone – si legge su Il Dubbio – ha già capito tutto. “Ed ha indicato ancora Fioravanti come killer di Mattarella”.

“Il dato oggettivo – scrive ancora Il Dubbio – è che il processo sui delitti eccellenti poi c’è stato e gli stessi pubblici ministeri hanno chiesto l’assoluzione degli ex Nar Fioravanti e Cavallini. Saranno infatti assolti definitivamente anche in Cassazione, mentre verranno condannati Totò Riina assieme ai sei mafiosi, compreso Izzo e Pellegritti per calunnia. D’altronde tutti i pentiti mafiosi ascoltati durante il processo hanno confermato che gli esecutori appartenevano alla cupola. Interessante ciò che disse Buscetta alla commissione Antimafia e ribadito poi durante il processo sui delitti eccellenti: ‘Le garantisco che i fascisti in questo omicidio non c’entrano. Quei due sono innocenti. Glielo garantisco. E chi vivrà, vedrà. Credo che Mattarella in special modo volesse fare della pulizia in questi appalti. Se andate a vedere a chi sono andati gli appalti in tutti questi anni, con facilità voi andrete a scoprire cose inaudite. Non avevano bisogno di due fascisti. Cosa nostra non fa agire due fascisti per ammazzare un presidente della Regione. È un controsenso'”.

E ancora: “In un passaggio sui delitti eccellenti, così risponde Falcone: ‘né è poi pensabile, conoscendo le ferree regole della mafia, che un omicidio eccellente, deciso al più alto livello della Commissione, venga affidato ad altri che a uomini dell’organizzazione di provata fede, i quali ne avrebbero dovuto preventivamente informare solo i capi del territorio in cui l’azione si sarebbe svolta’.

Dal 2018 la procura di Palermo ha riaperto le indagini rispolverando la pista ‘nera’ per il delitto Mattarella. L’ultima notizia riguarda l’ipotesi che la pistola usata da Cavallini per uccidere il giudice Mario Amato, sia la stessa che avrebbe ucciso Mattarella. In realtà non sono riusciti a dimostrarlo”.

“Piersanti Mattarella era il presidente della Regione Sicilia, le sue prime azioni erano volte al rinnovamento, puntando soprattutto sulla trasparenza dell’aggiudicazione degli appalti. Avrebbe dato un duro colpo al giro d’affari miliardario di Cosa nostra. Per questo, e non solo – si legge nell’articolo de Il Dubbio – Totò Riina ha deliberato la sua morte”.


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