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Pornografia virtuale: ultime sentenze

9 Marzo 2022
Pornografia virtuale: ultime sentenze

Immagini che ritraggono un minore e un adulto in atti sessuali; inserimento mediante fotomontaggio dell’immagine di minori su corpi di adulti intenti a pratiche sessuali.

Pornografia minorile: il contatto virtuale

L’induzione di minori al compimento di atti sessuali a pagamento, ancorché per contatto solo “virtuale” con il cliente, è sussumibile nella fattispecie di cui all’art. 600-ter c.p., comma 1, n. 2, non essendo richiesto, a tal proposito, il contatto fisico tra il minore e il fruitore della prestazione pur a distanza, purché costui possa interagire, mediante webcam, con il minore medesimo, chiedendo il compimento di determinati atti sessuali.

Cassazione penale sez. III, 13/01/2022, n.3769

Sequestro probatorio di materiale informatico

In sede di riesame del sequestro probatorio il tribunale è chiamato a verificare l’astratta sussistenza del reato ipotizzato, considerando il fumus commissi delicti in relazione alla congruità degli elementi rappresentati e, quindi, della sussistenza dei presupposti che giustificano il sequestro deve essere effettuata nella prospettiva di un giudizio di merito sulla fondatezza dell’accusa, quanto, piuttosto, con riferimento all’idoneità degli elementi su cui si fonda la notizia di reato a rendere utile l’espletamento di ulteriori indagini, per acquisire prove certe o prove ulteriori del fatto, non esperibili senza la sottrazione all’indagato della disponibilità della res o l’acquisizione della stessa nella disponibilità dell’autorità giudiziaria.

(Nella specie, relativa al sequestro di materiale informatico di un soggetto indagato per pedopornografia, la Corte ha ritenuto illegittimo il sequestro in quanto il decreto non era sufficientemente motivato; in particolare la Corte ha ritenuto che il giudice del merito avesse espresso una motivazione meramente apparente a sostegno del decreto, in considerazione del fatto che era dubbio se il soggetto femminile ritratto nel filmato fosse maggiorenne o minorenne).

Cassazione penale sez. III, 05/02/2021, n.13486

Prova della diffusione delle immagini

L’utilizzo dell’applicazione WhatsApp per la trasmissione di materiale pedopornografico da parte della p.o. all’imputato , non necessita di alcun ulteriore e specifico accertamento in ordine alla potenzialità di diffusione del materiale, stante la natura stessa del mezzo di comunicazione , di agevole struttura e diffusione sulla piazza telematica delle immagini.

Corte appello Trento, 27/08/2020, n.114

Pornografia minorile: configurabilità del reato

La diffusione via WhatsApp a un solo destinatario delle fotografie pornografiche minorili, anche se originate da selfie, rientra nell’ipotesi di reato prevista dall’articolo 600-ter, comma 4, del Cp, che punisce con la reclusione fino a tre anni la cessione, anche a titolo gratuito, di materiale pedopornografico, a prescindere da chi abbia scattato le fotografie. Ad affermarlo è la Cassazione chiarendo che ai fini della configurabilità del reato non rileva che le fotografie siano autoscattate oppure no.

La Suprema corte nella sentenza ripercorre l’intera disciplina della pedopornografia minorile cercando di colmarne le lacune e conferma la condanna ex articolo 600-ter del Cp di uno studente che dopo essere venuto in possesso del cellulare di una amica per scattare una foto collettiva, aveva a sua insaputa fotografato dei selfie pornografici della stessa, presenti nel telefono, inviandoli a un amico via WhatsApp che poi a sua volta li aveva divulgati.

Cassazione penale sez. III, 21/11/2019, n.5522

Materiale pornografico: differenze tra detenzione e utilizzo per ulteriori finalità illecite

In tema di pedopornografia, mentre il delitto di cui all’art. 600 – quater c.p., presuppone una detenzione “fine a se stessa” del materiale pedopornografico, essendo richiesta la consapevolezza (dolo generico) con riferimento alla condotta di “procurarsi” o “detenere” il predetto materiale realizzato utilizzato minorenni, la fattispecie dell’art. 600 – ter c.p., comma1, n. 1, oggetto di contestazione, punisce la “produzione” di tale materiale a prescindere dalla finalità commerciale (v. art. 600 – ter c.p., comma 2) e presuppone ovviamente una detenzione “qualificata” del materiale prodotto, in quanto non destinata ex se al mero soddisfacimento delle pulsioni sessuali dell’agente, ma preordinata al perseguimento di una finalità ulteriore che può essere anche quella di un utilizzo del materiale per finalità illecite, quale può essere ad esempio quella di detenerlo per ricattare il minore che ne è involontario protagonista, prospettandogli l’alternativa tra soggiacere ai desideri sessuali del reo o vedersi pubblicate su internet le immagini pornografiche che lo ritraggono.

Tribunale Bari sez. uff. indagini prel., 22/10/2018

Invio di foto mediante posta elettronica o profilo Facebook

Sussiste il delitto di cui all’art. 600-ter, comma 3, c.p. nel caso in cui il soggetto inserisca foto pornografiche raffiguranti minori in un sito liberamente accessibile ovvero quando le propaghi per mezzo della rete internet, inviandole ad un gruppo o ad una lista di discussione da cui chiunque le possa scaricare, mentre è configurabile l’ipotesi più lieve di cui all’art. 600-ter, comma 4, c.p. quando l’agente invia le foto a una persona determinata, allegandole ad un messaggio di posta elettronica oppure tramite il profilo Facebook del destinatario, in modo tale che solo quest’ultimo abbia la possibilità di prelevarle.

Cassazione penale sez. III, 27/09/2018, n.1647

Fotomontaggio con l’immagine di minori su corpi di adulti intenti a pratiche sessuali

Integra il reato di pornografia virtuale, di cui all’art. 600-quater 1 cod. pen., la produzione, mediante la tecnica del fotomontaggio, con l’utilizzo del programma “fotoshop”, di un’immagine nella quale i volti reali di minori sono sovrapposti a corpi di adulti intenti a pratiche sessuali.

Cassazione penale sez. III, 24/11/2017, n.15757

Reato di violazione di domicilio e reato di pornografia virtuale

La detenzione di immagini di riprese della vicina di casa e della figlia minorenne che mostrano il seno nudo, acquisite senza il loro consenso dall’appartamento vicino, integra il reato di violazione di domicilio e non il reato di pornografia virtuale rappresentando un indebita intrusione nella vita privata altrui.

Tribunale Milano sez. IX, 18/09/2017, n.6858

Detenzione di materiale pornografico e rappresentazioni fumettistiche

L’art. 600-quater.1 c.p., che punisce la pornografia virtuale, è applicabile anche alle rappresentazioni fumettistiche, dal momento che vi possono essere anche nei fumetti – soprattutto quando tali comics siano ottenuti con tecnologia digitale di alta qualità – immagini la cui qualità di rappresentazione faccia apparire come vere situazioni e attività sessuali implicanti minori, che pure non hanno avuto alcuna corrispondenza con fatti della realtà.

Cassazione penale sez. III, 13/01/2017, n.22265

Fotomontaggio con l’uso del volto del minore reale

Rientra nel reato di pornografia virtuale la realizzazione di una immagine pornografica virtuale mediante fotomontaggio con creazione di un’immagini comprendente l’uso del volto del minore reale, parte riconoscibile dello stesso, con giustapposizione su un corpo di adulto intento a pratiche sessuali.

Cassazione penale sez. III, 24/11/2017, n.15757

Detenzione di materiale pedopornografico virtuale

La pena accessoria dell’interdizione perpetua da qualsiasi incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate abitualmente da minori, di cui all’art. 600 septies.2 cod. pen., va disposta anche in caso di detenzione di materiale pedopornografico “virtuale”.

(Fattispecie relativa a fotomontaggio di frammenti di fotografie e video di volti e corpi di minori, nella quale la Corte ha affermato che il riferimento, nella disposizione citata, alle condotte “in danno di minori”, non implica necessariamente l’esistenza e l’individuazione di uno specifico soggetto minorenne danneggiato dal reato, essendo sufficiente che la condotta abbia avuto ad oggetto minorenni e sia stata idonea, potenzialmente, a pregiudicarli).

Cassazione penale sez. III, 09/12/2016, n.22262

Reato di pornografia virtuale: configurabilità

La configurabilità del reato di pornografia virtuale di cui all’art. 600 quater c.p. è limitata a quelle tipologie di immagini idonee a rappresentare realisticamente atti sessuali intercorrenti tra un minore e un adulto, con esclusione del materiale pedopornografico non suscettibile di essere confuso con una rappresentazioni verisimile in quanto inidoneo a porre in pericolo il bene giuridico tutelato dalla fattispecie.

Tribunale Milano sez. IX, 10/11/2010

Materiale pornografico e pornografia virtuale

Non sono punibili a norma dell’art. 600 quater, c.p. (pornografia virtuale), i fatti commessi in data antecedente all’entrata in vigore della l. 6 febbraio 2006 n. 38, in quanto detta fattispecie, introdotta dall’art. 4 della citata legge, nell’attribuire rilievo anche all’ipotesi in cui il materiale pornografico, oggetto dei delitti di cui agli art. 600 ter e 600 quater c.p., rappresenti immagini “virtuali”, ha portata innovativa e non meramente ricognitiva e chiarificatrice di significati già ricompresi in alcuna delle predette fattispecie incriminatrici.

Cassazione penale sez. III, 06/05/2010, n.21631

Divulgazione di materiale pedo-pornografico

Commette il delitto di divulgazione via internet di materiale pedo-pornografico previsto dal comma 3 dell’art. 600-ter c.p. e non quello di mera cessione, previsto al comma quarto del medesimo articolo, non solo chi utilizzi programmi di file-sharing peer to peer, ma anche chi impieghi una chat line, spazio virtuale strutturato in canali, nella quale un solo nickname, necessario ad accedere alla cartella-immagini o video, venga utilizzato da più persone alle quali siano state rese note l’username e la password, che possono in tal modo ricevere e trasmettere materiale pedo-pornografico; tale sistema rende possibile trasferire il materiale pedo-pornografico a molteplici destinatari e non si differenzia perciò dalla divulgazione vera e propria, sempre che risulti provata in capo all’agente la volontà alla divulgazione, come nel caso in cui la trasmissione sia stata reiteratamente rivolta a più persone.

Cassazione penale sez. III, 07/12/2006, n.593

Comunità virtuale diretta allo scambio e alla divulgazione di materiale pedopornografico

In tema di associazione per delinquere finalizzata allo scambio di materiale pedopornografico, sussiste l’elemento oggettivo della fattispecie nel caso in cui sussista una «comunità virtuale in internet», stabile ed organizzata, regolata dalle disposizioni dettate dal promotore e gestore, volta allo scambio ed alla divulgazione, tra gli attuali membri ed i futuri aderenti, di foto pedopornografiche di bambini di età minore (nella specie: inferiore a dodici anni) e sussiste l’elemento soggettivo, nel fatto che tutti gli aderenti al consortium sceleris siano stati resi edotti dello scopo e delle finalità del gruppo, consistenti nello scambio virtuale di immagini pedoponografiche, condizione per l’ammissione alla comunità virtuale, unitamente all’impegno di inviare periodicamente altre foto pedopornografiche.

Cassazione penale sez. III, 02/12/2004, n.8296



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2 Commenti

  1. E’ reato se’ in una video chat una donna ti chiede di farti vedere nudo poi mandarti le foto che non sapendo ti ha fatto e ti minaccia di metterle online su conoscenti se non le paghi 2000€?
    come ci si puo comportare se succede?

  2. L’invio, tramite posta elettronica, ad un gruppo di discussione o newsgroup, di files contenenti immagini pedopornografiche, resi disponibili ai partecipanti alla discussione solo dopo la loro visione da parte del “moderatore” del gruppo, integra il delitto di divulgazione di materiale pedopornografico punito dall’art. 600 ter, comma 3, c.p., e non quello, meno grave, di offerta o cessione, anche gratuita, del predetto materiale, previsto dal comma 4 del medesimo articolo.

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