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Infarto: ultime sentenze

16 Gennaio 2020
Infarto: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: infarto; erroneità della diagnosi; decesso del paziente al pronto soccorso; reato di omicidio colposo; risarcimento del danno; condizioni di lavoro usurante; tutela delle condizioni di lavoro.

Decesso del paziente e responsabilità omissiva del medico

La responsabilità del medico per il decesso del paziente può essere affermata, in occasione del giudizio controfattuale da effettuare in caso di addebito a titolo di responsabilità omissiva, solo allorquando sia possibile sostenere che, se la condotta omessa fosse stata tenuta, l’evento non si sarebbe verificato con, probabilità confinante con la certezza, alla luce del sapere scientifico e delle specificità del caso concreto (condizioni del paziente).

(Da queste premesse, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna per il reato di omicidio colposo pronunciata dalla corte di appello a carico di un sanitario del 118 cui era stato addebitata la morte di un paziente, per avere l’imputato, intervenuto in via d’urgenza, omesso di compiere tutte le manovre di rianimazione cardiopolmonari necessarie, così da aver provocato la morte a seguito di infarto; secondo la Corte, infatti, l’omissione addebitata all’imputato, secondo la stessa ricostruzione operata in sede di merito, aveva privato il paziente solo di marginali chances di sopravvivenza, stimate in un arco tra il 2% e l’11%, fino al 23% soltanto in caso di emersione di ritmo defribrillabile, onde la causalità non poteva dirsi sussistente sulla base del giudizio controfattuale imposto, alla stregua del canone della “certezza processuale“, ai fini della condanna).

Cassazione penale sez. IV, 17/09/2019, n.41893

Malore sul posto di lavoro

La puntuale allegazione delle modalità usuranti di prestazione del servizio formulata dal lavoratore, il quale è costretto a lavorare in condizioni logoranti per la mancanza di altro personale, risulta idonea a circoscrivere la materia controversa, evidenziando con chiarezza gli elementi in contestazione.

(Fattispecie in cui il lavoratore aveva chiamato in giudizio l’ente datore per aver subìto un infarto al miocardio mentre si trovava al lavoro, attribuendo tale attacco cardiaco alle condizioni logoranti in cui era costretto per mancanza di altro personale).

Cassazione civile sez. VI, 27/06/2018, n.16970

Mancata adozione di misure idonee a ridurre l’usura lavorativa

Va tenuto in conto che oggetto della presenta controversia era costituito dalle domande di equo indennizzo e di risarcimento del danno biologico e che solo il primo è stato dal giudice accordato sebbene le due domande avessero ad oggetto le medesime patologie cardiache e, in fatto, fossero accomunate dalle medesime condizioni di lavoro usurante cui il ricorrente era stato sottoposto. Deve ritenersi provato il nesso di causalità tra l’attività lavorativa svolta dall’appellante e l’infarto del miocardio.

Le mansioni svolte in condizioni di usura psico -fisica, con particolare riferimento alla imprevedibilità ed eterogeneità dei compiti da svolgere anche in orari notturni e in ambiente di lavoro inadeguato sotto il profilo funzionale, l’eccessivo carico di lavoro volto a compensare la inadeguata gestione del servizio di emergenza 118 per la persistente carenza di organico cui il datore di lavoro non poneva rimedio, l’assenza di condizioni individuali e familiari idonee ad interferire nel determinismo causale, integrano concrete e specifiche situazioni di fatto tali da poter affermare il legame tra mansioni e patologie in termini di elevata probabilità.

Corte appello Catanzaro sez. lav., 13/03/2018, n.34

Infarto del dipendente: responsabilità del datore di lavoro

Chiunque concorra a determinare il danno ingiusto è tenuto, in solido con eventuali coautori al risarcimento integrale del danno (fattispecie relativa ai danni occorsi ad un lavoratore colto da infarto dovuti al ritardo nei soccorsi causati dalla mancata immediata chiamata dell’ambulanza da parte del responsabile dell’ufficio in cui lavorava).

Cassazione civile sez. lav., 13/11/2017, n.26751

Concausa dell’infarto miocardico acuto

Le cause dello sprigionarsi delle esalazioni si è prodotta per una ostruzione nel tubo di scarico dell’appartamento, evidentemente non ripulito a dovere nel corso degli interventi manutentivi e ciò ha determinato il mancato scarico dei fumi tossici, che, quindi, si sono addensati nei vani dell’appartamento.

Sotto il profilo probatorio dell’accertamento del nesso causale, si può affermare, con criterio di elevata probabilità, che l’intossicazione da ossido di carbonio ha rappresentato quanto meno una concausa nel determinismo dell’infarto miocardico acuto, che appare corroborata, ancora una volta, dal dato cronologico, ossia pochissimi giorni dopo.

Corte appello Salerno, 21/07/2017, n.723

Responsabilità dell’imprenditore per l’eccessivo carico lavorativo

In tema di responsabilità dell’imprenditore, ex art. 2087 c.c., per l’eccessivo carico di lavoro imposto al lavoratore, è irrilevante l’assenza di doglianze o di sollecitazioni mosse da quest’ultimo, né, ai fini della prova liberatoria, è sufficiente l’allegazione generica della carenza di organico, costituendo l’organizzazione dei reparti, la consistenza degli organici e la predisposizione dei turni espressione ed attuazione concreta dell’assetto organizzativo adottato dall’imprenditore.

(Nella specie, il dipendente, deceduto per infarto del miocardio, era stato inserito nel servizio di pronta disponibilità, in violazione reiterata e sistematica dei limiti posti dall’art. 18 del d.P.R. n. 270 del 1987 e dalla contrattazione collettiva del comparto sanità).

Cassazione civile sez. lav., 08/06/2017, n.14313

Diagnosi di infarto

Nell’effettuazione della diagnosi, il medico deve procedere a una valutazione autonoma dei sintomi, nel cui apprezzamento rientra anche la conoscenza della storia clinica del paziente e, quindi, le precedenti terapie e ricoveri a cui è stato sottoposto (si trattava di una vicenda processuale in cui un medico di continuità assistenziale – ex guardia medica – era stato chiamato a rispondere della morte di un paziente per una sindrome coronarica acuta; il giudice di primo grado lo aveva mandato assolto, per carenza dell’elemento soggettivo, valorizzando la circostanza che il medico aveva tenuto conto, rispetto a una sintomatologia identica, di quanto diagnosticato pochi giorni prima dai medici del pronto soccorso, i quali avevano concluso per una sospetta colica addominale; per l’effetto, il giudicante non aveva ritenuto gravemente colposo il fatto che il medico non avesse disposto immediati accertamenti e il ricovero del paziente; al contrario, la Corte di appello lo aveva condannato censurando l’erroneità della diagnosi che non era stata caratterizzata da una autonoma valutazione dei sintomi, che avrebbero dovuto condurre a diagnosticare un infarto in atto, a prescindere da quanto in ipotesi era emerso durante il precedente ricovero; la Cassazione, dopo avere precisato il proprium dell’attività diagnostica, nei termini di cui sopra, ha annullato con rinvio la decisione di condanna, per una più pertinente rivalutazione dei profili della colpa alla luce del novum normativo di cui all’art. 3 l. 8 novembre 2012 n. 189, che limita la rilevanza penale alle condotte improntate a colpa grave).

Cassazione penale sez. IV, 01/07/2015, n.45527

Stato di turbamento emotivo e infarto

La gravità della minaccia va accertata avendo riguardo, in particolare, al tenore delle eventuali espressioni verbali ed al contesto nel quale esse si collocano, onde verificare se, ed in quale grado, la condotta minatoria abbia ingenerato timore o turbamento nella persona offesa.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che non integrassero l’ipotesi di minaccia grave frasi quali “ti ammazzo, ti sgozzo, ti spacco la faccia, ti sparo in testa” e simili, pronunciate dall’imputato all’interno di un ospedale mentre versava in un forte stato di turbamento emotivo dovuto alla presenza di sintomi che in passato avevano preceduto un infarto).

Cassazione penale sez. VI, 16/06/2015, n.35593

Pronto soccorso: responsabilità del personale sanitario

In tema di responsabilità professionale del personale sanitario di pronto soccorso, l’affermazione dell’esonero di responsabilità per omessa attuazione di una condotta doverosa ai fini della salvaguardia della vita umana richiede una compiuta analisi riguardo alla presenza di medici e infermieri in rapporto all’affluenza dei pazienti, considerando non solo il personale ivi addetto, ma anche le disponibilità delle forze presenti nell’intero ospedale, che in caso di emergenza gli infermieri di turno hanno l’obbligo di allertare al fine di consentirne l’intervento in supporto.

(Fattispecie relativa al decesso per infarto di un paziente in pronto soccorso cui il personale di turno aveva assegnato il codice verde, adducendo l’impossibilità di rivalutazione della situazione clinica, pur prevista dal protocollo ospedaliero, per l’afflusso eccezionale di pazienti nelle ore precedenti il decesso).

Cassazione penale sez. IV, 01/10/2014, n.11601

Manager morto per infarto a causa dello stress psico-fisico

Non integrano mai una colpa del lavoratore gli effetti della conformazione della condotta lavorativa ai canoni di cui all’art. 2104 c.c., coerentemente con il livello di responsabilità proprio delle funzioni e in ragione del soddisfacimento dell’interesse dell’azienda, la quale deve conoscere le modalità con cui i propri dipendenti lavorano (fattispecie relativa alla domanda di risarcimento danni avanzata dagli eredi di un manager morto per infarto a causa dello stress psico-fisico a cui era sottoposto durante l’attività lavorativa).

Cassazione civile sez. lav., 08/05/2014, n.9945

Risarcimento del danno biologico

Deve essere escluso il risarcimento del danno biologico ai familiari della vittima, deceduta per infarto determinato dalla stressante attività lavorativa cui era stata sottoposta, allorchè emerga che l’eventuale attività stressante sia stata circoscritta ad un periodo di pochi mesi verificatosi circa due anni e mezzo prima rispetto al momento del decesso.

Cassazione civile sez. lav., 23/04/2014, n.9200


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