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Perché la pensione è più bassa

29 Gennaio 2020 | Autore:
Perché la pensione è più bassa

Trattamento di pensione che diminuisce d’importo da un mese all’altro: le possibili cause, come ripristinare l’assegno.

La pensione, normalmente, aumenta nel tempo, grazie alla perequazione, cioè all’adeguamento degli assegni all’inflazione: nel 2020, ad esempio, le pensioni d’importo più basso vengono incrementate dello 0,4%. Può accadere, però, che la pensione diminuisca d’importo: come mai? Perché la pensione è più bassa?

I motivi per i quali il trattamento pensionistico può diminuire sono diversi e molto numerosi, e possono variare a seconda della tipologia di pensione in pagamento.

Innanzitutto, è bene distinguere tra la diminuzione dell’importo lordo della pensione e quella dell’importo netto: la diminuzione dell’importo lordo è dovuta, nella maggior parte dei casi, a un ricalcolo del trattamento, mentre il decremento dell’importo netto può essere dovuto all’applicazione di maggiori trattenute fiscali, al pignoramento della pensione, alle trattenute per incumulabilità della prestazione con il reddito. Ma procediamo con ordine.

Ricalcolo della pensione

Se a diminuire è l’importo lordo del trattamento, in gran parte delle ipotesi il decremento è dovuto al ricalcolo della pensione.

In sostanza, l’ammontare del trattamento è ricalcolato nell’ambito di una ricostituzione della pensione: si tratta di un’operazione che può essere attivata su domanda dell’interessato, o su iniziativa dell’Inps (o del diverso ente previdenziale), quando i contributi sono accreditati d’ufficio sul conto dell’assicurato. La domanda di ricostituzione non ha un termine di decadenza, ma i ratei a debito o a credito derivanti dall’operazione si prescrivono in 10 anni.

La ricostituzione può dar luogo anche a una riliquidazione in negativo: è il caso dell’annullamento di contribuzione, o del riconoscimento di indebiti. Da queste situazioni può essere determinata sia una diminuzione dell’importo dovuto dall’Inps, sia lo spostamento della decorrenza del trattamento in avanti nel tempo.

Se dalla riliquidazione deriva un debito, la prestazione ricalcolata è messa in pagamento per il suo esatto ammontare, e le somme indebitamente pagate sono recuperate a rate, o in un’unica soluzione, a seconda dell’importo dovuto. Sulle somme da recuperare non spettano gli interessi, a meno che l’indebito sia stato determinato dal dolo del pensionato.

Errore Inps sulla liquidazione della pensione

Nell’ambito delle operazioni di ricostituzione/ ricalcolo della pensione, può accadere che l’Inps si accorga in ritardo di aver sbagliato i calcoli relativi alla precedente liquidazione del trattamento e di aver così erogato al pensionato un assegno più alto di quello spettante. In questi casi, l’interessato, oltre a vedersi diminuire la pensione, deve restituire i ratei arretrati?

Se l’errore dell’Inps è relativo al provvedimento di liquidazione della pensione (o di una differente prestazione), o al successivo provvedimento di ricostituzione, i pagamenti indebiti non vanno restituiti, ma rientrano nella cosiddetta sanatoria, se:

  • sono stati effettuati sulla base di un provvedimento formale e definitivo;
  • il provvedimento è già stato comunicato al pensionato;
  • il provvedimento risulta viziato da un errore imputabile all’Inps: lo sbaglio può anche consistere in una valutazione sbagliata o non effettuata, ai fini del diritto o della misura della prestazione, di fatti intervenuti dopo la liquidazione o la riliquidazione e conosciuti dall’Istituto [1]; il problema può verificarsi, ad esempio, quando la prestazione viene liquidata in modo corretto, ma intervengono, dopo, delle norme o dei fatti in base ai quali il provvedimento di liquidazione della pensione deve essere riformato.

Nell’ipotesi in cui l’interessato non comunichi all’Istituto, o comunichi solo in parte, eventuali fatti, sconosciuti all’ente, che possono avere delle conseguenze sul diritto o sulla misura della prestazione, l’Inps non è responsabile dell’errore: di conseguenza, può recuperare legittimamente e per intero le somme erogate per sbaglio.

Se, al contrario, l’interessato comunica all’Inps i fatti che incidono sul diritto o sulla misura della prestazione, e l’Inps continua a erogare per intero le somme, quanto percepito in eccesso dal pensionato non può più essere recuperato.

Per approfondire: Come difendersi se l’Inps taglia la pensione

Taglio pensioni d’oro

Per le pensioni più elevate, il taglio del trattamento è inevitabile: le pensioni d’importo superiore a 100mila euro annui (circa 5mila euro netti al mese), difatti, dal 2019 subiscono un taglio fisso in misura percentuale (che dovrebbe operare sino al 2023 compreso), attraverso l’applicazione di un contributo di solidarietà.

Per il 2020, il taglio delle pensioni d’oro funziona in questo modo, in base alla rivalutazione degli assegni:

    • pensione tra 100.160,01 e 130.208 euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100.160,01 euro;
    • pensione tra 130.208,01 e 200.320 euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100.160,01 euro, taglio dell’assegno pari al 25% per la parte eccedente i 130.208 euro;
    • pensione tra 200.320,01 e 350.560 euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100.160,01 euro, taglio dell’assegno pari al 25% per la parte eccedente i 130.208 euro, taglio dell’assegno pari al 30% per la parte eccedente i 200.320 euro;
    • pensione tra 350.560,01 e 500.800 euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100.160,01 euro, taglio dell’assegno pari al 25% per la parte eccedente i 130.208 euro, taglio dell’assegno pari al 30% per la parte eccedente i 200.320 euro, taglio dell’assegno pari al 35% per la parte eccedente i 350.560 euro;
    • pensione oltre i 500.800 euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100.160,01 euro, taglio dell’assegno pari al 25% per la parte eccedente i 130.208 euro, taglio dell’assegno pari al 30% per la parte eccedente i 200.320 euro, taglio dell’assegno pari al 35% per la parte eccedente i 350.560 euro, taglio del 40% dell’assegno per la parte eccedente i 500.800 euro.

Possono essere decurtate solo le pensioni calcolate almeno in parte attraverso il sistema retributivo: le prestazioni calcolate col sistema integralmente contributivo non sono ridotte. Nessun taglio anche per le pensioni liquidate in regime di cumulo [2], sia retributive che contributive, per le pensioni corrisposte in funzione dell’invalidità (assegno ordinario di invalidità, pensione di inabilità e di privilegio), le pensioni indirette e di reversibilità e quelle riconosciute alle vittime del dovere o di azioni terroristiche.

Trattenute fiscali

La pensione è un reddito che rientra nell’imponibile Irpef del pensionato, sottoposto a tassazione ordinaria.

Se il pensionato dispone di ulteriori redditi, oppure se ha chiesto all’Inps di fruire di detrazioni in misura maggiore rispetto a quelle spettanti, a seguito della dichiarazione dei redditi – modello 730– può vedersi trattenere dall’assegno le imposte a debito emerse dalla dichiarazione. La pensione netta può dunque diminuire a causa delle ritenute fiscali.

Se il pensionato risiede all’estero, ed è prevista la non imponibilità della pensione in Italia, normalmente il trattamento è erogato dall’Inps senza l’applicazione di trattenute fiscali: se, però, l’Inps verifica il mancato rispetto delle condizioni per la detassazione (non essere stato iscritto nell’anagrafe delle persone residenti in Italia per più della metà dell’anno, con contestuale iscrizione all’Aire, non essere stato domiciliato in Italia per più di metà dell’anno, non aver avuto dimora abituale in Italia per più della metà dell’anno), applica le imposte, anche retroattivamente, diminuendo così l’importo della pensione.

Trattenute per incumulabilità col reddito

Alcune pensioni sono limitatamente cumulabili con i redditi del pensionato.

L’assegno ordinario d’invalidità, ad esempio, è cumulabile con i redditi da lavoro, ma limitatamente. Per i titolari, difatti, la legge prevede una riduzione dell’assegno se il titolare continua a lavorare e supera un determinato limite di reddito:

  • se il reddito supera 4 volte il trattamento minimo annuo l’assegno d’invalidità si riduce del 25%;
  • se il reddito supera 5 volte il trattamento minimo annuo l’assegno d’invalidità si riduce del 50%.

Si applica poi una seconda trattenuta (la stessa applicabile alle pensioni d’inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro, o alle pensioni d’invalidità specifica), pari al 50% o al 30% della quota eccedente il trattamento minimo, se sono percepiti, rispettivamente, redditi di lavoro dipendente o autonomo, nel caso in cui l’assegno ridotto risulti superiore al trattamento minimo. Per approfondire: Assegno ordinario d’invalidità.

È ridotta anche la pensione di reversibilità, o indiretta, se il reddito del titolare della prestazione supera di 3 volte il trattamento minimo Inps.

Se tale soglia è superata, la reversibilità è ridotta del:

  • 25%, nel caso in cui il reddito non superi 4 volte il minimo Inps;
  • 40%, se il reddito dell’interessato non supera 5 volte il minimo Inps;
  • 50%, se il reddito del pensionato supera 5 volte il minimo Inps.

Sono limitatamente cumulabili col reddito ulteriori prestazioni erogate dall’Inps:

  • integrazione al minimo della pensione e dell’assegno d’invalidità;
  • pensione di invalidità;
  • maggiorazione sociale, maggiorazione sociale per gli assegni sociali e incremento delle maggiorazioni;
  • pensione sociale, aumento della pensione sociale ed assegno sociale;
  • trattamenti di famiglia (assegni al nucleo familiare);
  • aumenti per le prestazioni di invalidità civile erogate con le regole della pensione o dell’assegno sociale;
  • maggiorazione della pensione o dell’assegno di invalidità per invalidi civili, ciechi civili e sordomuti con età inferiore ai 67 anni;
  • importo aggiuntivo sulla pensione o quattordicesima;
  • prestazioni erogate a minorati civili prima del compimento dell’età pensionabile.

In sostanza, queste prestazioni, al di sopra di determinati limiti di reddito, sono ridotte o non spettano più: se, ad esempio, il pensionato smette di aver diritto all’integrazione al trattamento minimo, l’importo della pensione diminuisce.

Per evitare il recupero retroattivo delle somme erogate dall’Inps non spettanti deve essere presentato il modello Red: si tratta di una dichiarazione reddituale (qui la Guida al Red: come fare).

Il reddito di cittadinanza e la pensione di cittadinanza sono due nuovi sussidi che si riducono all’aumentare del reddito del nucleo familiare, sino ad azzerarsi: per verificare la spettanza dell’importo deve essere presentata annualmente la dichiarazione Isee, in quanto è necessario verificare numerosi requisiti, in capo ai componenti della famiglia, oltre al reddito.

Trattenuta del quinto della pensione

Il trattamento può anche diminuire per effetto della cessione del quinto della pensione. La cessione del quinto è una forma di prestito personale che il pensionato può ottenere da un istituto di credito e rimborsare attraverso un addebito automatico, che l’Inps effettua sulla sua pensione.

Il prelievo non può superare un quinto dell’importo mensile della pensione, e non può ridurre l’assegno al di sotto del trattamento minimo. Qui la Guida alla cessione del quinto pensione.

Pignoramento della pensione

La pensione può diminuire per effetto di un pignoramento.

I creditori privati possono pignorare la pensione sino a un quinto, ossia al 20%: dalla pensione deve però essere sottratto il cosiddetto “minimo vitale”, che è pari alla misura massima mensile dell’assegno sociale aumentato della metà.

Per i debiti con l’Agente della Riscossione la parte della pensione pignorabile è la seguente:

  • 1/10 se la pensione non supera 2.500 euro;
  • 1/7 se la pensione supera 2.500 euro, ma non supera 5.000 euro;
  • 1/5 se la pensione supera 5.000 euro.

Pensione bassa: come rimediare?

Se il decremento dell’importo della pensione risulta illegittimo, il rimedio è differente a seconda del motivo della diminuzione della pensione.

A seconda dei casi, sarà necessario inoltrare un ricorso all’Inps, o una domanda di riliquidazione della pensione o, ancora, ricorrere contro l’ente o il soggetto che ha comportato il taglio della pensione (ad esempio contro il creditore pignorante).

Per approfondire, leggi: pensione bassa, che cosa fare.


note

[1] Inps Circ. n. 31/2006.

[2] Art.1 co. 239 e ss. L. 228/2012.

Autore immagine: 123rf.com


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