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Cartella esattoriale di pochi euro: è valida?

8 Gennaio 2020
Cartella esattoriale di pochi euro: è valida?

Qual è l’importo minimo al di sotto del quale non possono essere emesse cartelle di pagamento da parte dell’agente della riscossione?

Hai preso una multa ma, nel fare il bonifico, ti sei accorto di aver pagato una misura leggermente inferiore a quanto dovuto. Hai telefonato al Comune per sapere quali sarebbero state le conseguenze. Un dipendente ti ha detto che, essendo ormai scaduti i termini per eseguire il versamento in modalità ridotta, l’importo residuo è stato iscritto a ruolo per essere trasmesso all’agente della riscossione. Dovrai, quindi, rivolgerti a quest’ultimo, ma prima devi attendere la notifica della cartella esattoriale. 

Ti sembra assurdo che, per pochi euro, ti venga notificata una cartella, soprattutto per via del fatto che hai dimostrato la tua buona volontà di estinguere bonariamente il debito. Non vorresti, quindi, che la somma lievitasse inutilmente per spese, interessi, sanzioni e aggi per la riscossione. Dall’altro canto, fare ricorso al giudice sarebbe antieconomico. Ti chiedi allora se una cartella esattoriale di pochi euro è valida. Cosa prevede a riguardo la legge?

La normativa prevede un importo minimo al di sotto del quale non può mai essere emessa una cartella di pagamento. Ciò vale sia quando l’atto viene formato per l’omesso versamento di tributi erariali, da parte quindi di Agenzia Entrate Riscossione, sia quando invece attiene ad entrate degli enti locali (Comune, Provincia, Regione) ed è, perciò, emesso da una società privata di riscossione. 

Importo minimo cartella esattoriale

Secondo quanto previsto dall’articolo 3, commi 10 e 11, del Dl 16/2012, convertito in legge 44/2012, a decorrere dal 1° luglio 2012 le Agenzie fiscali e gli altri enti impositori non possono più chiedere l’iscrizione a ruolo se la somma dovuta, comprensiva di sanzioni e interessi, non è maggiore, per ciascun credito e con riferimento a un singolo periodo d’imposta, a 30 euro. Al di sotto di tale importo, la cartella esattoriale di pochi euro non è valida e va annullata.

Che fare se una cartella è di pochi euro? 

Una volta detto che non possono essere emesse cartelle esattoriali per importi irrisori e, comunque, inferiori a 30 euro, è necessario operare due importanti precisazioni. 

La prima: l’importo limite della cartella è quello complessivamente richiesto, dopo il calcolo anche degli interessi e delle sanzioni. Quindi, se un debito di 5 euro, con sanzioni e interessi, dovesse lievitare a 31 euro, la cartella sarebbe legittima.

In ogni caso, il periodo di riferimento è il singolo «periodo di imposta». Per cui, se si tratta di importi riferiti a due annualità che, singolarmente presi, sono inferiori a 30 euro, ma che sommati superano la soglia, la cartella è ugualmente illegittima.

La seconda considerazione è di ordine pratico. Se anche dovesse essere emessa una cartella inferiore a 30 euro, pertanto nulla, sarebbe del tutto antieconomico ricorrere dinanzi al giudice per farla annullare. E, dall’altro lato, non impugnarla significherebbe renderla definitiva e, quindi, non più contestabile. Con la conseguenza che la cartella continuerebbe a produrre interessi e potrebbe salire d’importo. In questi casi, dunque, l’unica arma effettiva in mano al contribuente è il ricorso in autotutela. Con la consapevolezza, però, che l’agente della riscossione non è tenuto a rispondere e, in caso di silenzio, non è possibile contestare tale inerzia.

Quando la cartella di pochi euro è valida?

Restano, però, fuori da tale previsione i contributi dovuti agli enti previdenziali, i quali, per via della mancata previsione della norma, potranno essere comunicati ai contribuenti, anche per importi inferiori. 

Cartella per contributi consortili di basso importo

Inoltre, al fine di evitare comportamenti elusivi e abusivi, il limite citato non è applicabile se il credito deriva dalla ripetuta violazione degli obblighi di versamento relativi a un medesimo tributo. In ogni caso, questo si applica soltanto alle imposte e non anche ai contributi consortili. Pertanto, si deve considerare legittima l’iscrizione a ruolo di quote consortili inferiori a 30 euro. 



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