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Rapina: ultime sentenze

30 Settembre 2021
Rapina: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: reato di rapina propria e reato di rapina impropria; momento consumativo del reato; rapina aggravata; sottrazione della cosa mobile altrui.

Il reato di rapina impropria si verifica quando per rubare un auto si trascina via anche il proprietario.

Consumazione del delitto di rapina impropria

Ai fini della configurazione della rapina impropria consumata è sufficiente che l’agente, dopo aver compiuto la sottrazione della cosa mobile altrui, adoperi violenza o minaccia per assicurare a sé o ad altri il possesso della res, mentre non è necessario che ne consegua l’impossessamento, non costituendo quest’ultimo l’evento del reato ma un elemento che appartiene al dolo specifico (nella specie, l’imputato, approfittando del fatto che la vittima aveva appoggiato a terra il proprio zaino, se ne impossessava, quindi sferrava un pugno al volto della vittima e fuggiva a piedi, inseguito sia dalla vittima che dai Carabinieri intervenuti).

Cassazione penale sez. II, 15/07/2021, n.29404

Custodia cautelare in carcere e mandato di cattura

In tema di misure cautelari personali, il divieto di applicazione della custodia in carcere valevole per soggetti condannati a pena inferiore ai tre anni di pena detentiva, opera anche nei procedimenti per rapina aggravata, benché rientrante nel catalogo dei reati ostativi, qualora non vi siano collegamenti del condannato con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva. Il relativo onere della prova grava sull’istante, trattandosi di un fatto positivo a vantaggio del condannato, ma l’insussistenza di detti collegamenti può essere implicitamente dedotta dalle modalità della condotta o dalla personalità degli autori. Ad affermarlo è la Cassazione accogliendo il ricorso di un’indagata minorenne, raggiunta da cautela carceraria in quanto gravemente indiziata del reato di concorso in rapina aggravata, la quale si era vista respingere dal Tribunale della libertà dei minori la richiesta di sostituzione della massima misura di rigore con una meno gravosa, in ragione della natura ostativa, ex articolo 4- bis dell’ordinamento penale, del reato per il quale era stata condannata, anche se a pena inferiore a tre anni.

Cassazione penale sez. II, 08/07/2021, n.32593

Divieto di mantenimento della custodia in carcere

Il giudice del procedimento cautelare ai fini di valutare l’esistenza del divieto di mantenimento della custodia in carcere per soggetti condannati per il reato di rapina aggravata a pena inferiore a 3 anni, dovrà esaminare quegli elementi che, ove chiaramente dimostrativi dell’assenza di qualsiasi collegamento con il crimine organizzato, determinano la sussistenza del divieto di cui all’art. 275, comma 2-bis, c.p.p., non giustificandosi la protrazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di soggetti autori di fatti per i quali sia stata irrogata una pena assai mite ed ai quali potranno anche essere concessi i benefici penitenziari.

Cassazione penale sez. II, 08/07/2021, n.32593

Rapina: il ruolo di palo

Non è riconoscibile la circostanza della partecipazione di minima importanza a colui che, nel corso di una rapina, abbia ricoperto il ruolo di “palo”. L’opera del cosiddetto “palo” non ha importanza minima nella esecuzione del reato poiché tale funzione facilita la realizzazione dell’attività criminosa e rafforza l’efficienza dell’opera dei correi, garantendo l’impunità di costoro

Cassazione penale sez. II, 26/05/2021, n.25900

Rapina: la configurabilità dell’attenuante

Ai fini della configurabilità dell’attenuante del danno di speciale tenuità con riferimento al delitto di rapina, non è sufficiente che il bene mobile sottratto sia di modestissimo valore economico, ma occorre valutare anche gli effetti dannosi connessi alla lesione della persona contro la quale è stata esercitata la violenza o la minaccia, attesa la natura plurioffensiva del delitto de quo, il quale lede non solo il patrimonio, ma anche la libertà e l’integrità fisica e morale della persona aggredita per la realizzazione del profitto. Ne consegue che, solo ove la valutazione complessiva del pregiudizio sia di speciale tenuità può farsi luogo all’applicazione dell’attenuante, sulla base di un apprezzamento riservato al giudice di merito e non censurabile in sede di legittimità, se immune da vizi logico -giuridici (nella specie, nel denegare l’attenuante de quo si erano congruamente richiamati tanto l’assenza di un danno patrimoniale di carattere lievissimo, oltre i 70,00 Euro vi erano anche i documenti della persona offesa, quanto le lesioni subite dalla persona offesa, consistenti in un trauma della regione zigomatica sinistra e gamba sinistra).

Cassazione penale sez. II, 04/05/2021, n.31924

Presupposto della rapina impropria

Presupposto del reato di rapina impropria non è necessariamente un reato di furto seguito da violenza e minaccia, potendo essere costituito da qualsiasi reato che abbia comportato una sottrazione della cosa da parte dell’autore del reato, intesa tale sottrazione come qualsiasi atto in base al quale la cosa sia passata dalla vittima all’autore del reato. (Fattispecie in cui la violenza o minaccia erano state adoperate dall’agente per assicurarsi il profitto di una truffa o di una frode informatica).

Cassazione penale sez. II, 28/04/2021, n.23779

Consumazione del reato ed elemento soggettivo

È consumato il reato di rapina nel caso in cui lo spossessamento del bene sia stato perpetrato, a nulla rilevando la circostanza dell’avvenuta riconsegna del bene a seguito dell’intervento delle autorità. Inoltre è da intendersi integrato l’elemento soggettivo del reato di rapina anche nel caso il cui l’agente avesse come fine ultimo quello di evitare l’emissione molto probabile di una sanzione.

Tribunale Lecce sez. II, 21/04/2021, n.942

Rapina: la nozione di violenza

In tema di rapina si configura l’ipotesi di cui al comma 2 dell’art. 628 c.p. nella condotta di colui che, al fine di impossessarsi di quanto sottratto o per conseguire l’impunità, impedisca alle persone offese di intervenire costringendole a fuggire o comunque coartando la loro volontà e libertà di movimento con comportamenti violenti, minacciosi o aggressivi. A riguardo va precisato che per violenza alla persona s’intende non solo la violenza propria (cioè l’impiego di forza fisica nei confronti della persona offesa al fine di togliergli la libertà di movimento), ma anche la c.d. violenza impropria (che consiste in una privazione coatta della volontà di autodeterminazione della persona offesa che, quindi, è costretta a fare, tollerare od omettere di fare qualcosa contro la propria volontà).

Tribunale Torino sez. lav., 16/04/2021, n.1928

Reato di rapina: l’ingiusto profitto

Nel delitto di rapina, l’ingiusto profitto non deve necessariamente concretarsi in un’utilità materiale, potendo consistere anche in un vantaggio di natura morale o sentimentale che l’agente si riproponga di conseguire, sia pure in via mediata, dalla condotta di sottrazione ed impossessamento, con violenza o minaccia, della cosa mobile altrui.

(Nella specie, la Corte ha ritenuto che integrasse il dolo specifico del reato il fine perseguito dall’imputato di indurre la ex fidanzata, mediante la sottrazione violenta della borsa, a riprendere la cessata relazione di convivenza).

Cassazione penale sez. II, 16/04/2019, n.23177

Reato di rapina e reato di furto con strappo

E’ integrato il reato di rapina e non di furto con strappo quando la violenza sia diretta nei confronti della persona e sulla cosa simultaneamente per vincere la resistenza opposta dalla vittima e protesa a difendere e trattenere la cosa restando invece è integrato il secondo reato quando la violenza sia perpetrata nei confronti solo dell’oggetto.

(Nel caso di specie, lo strappo tentato della borsa nei confronti della vittima caduta in terra a seguito della minaccia con le forbici e la spinta, integra il reato di rapina aggravata poiché l’imputato aveva tentato di vincere la resistenza passiva della vittima, a cui aveva già cagionato lesioni, esercitando un’ulteriore violenza sulla stessa nel pervicace tentativo di impossessarsi della borsa, insistendo nell’azione di strappo benché la borsa si fosse attorcigliata intorno al corpo della persona offesa e senza  preoccuparsi di arrecare ulteriori lesioni alla stessa).

Tribunale Pescara, 07/05/2019, n.1639

Concorso fra reato di rapina impropria e reati di lesioni e di tentato omicidio

In tema di rapina impropria, qualora la violenza, esercitata immediatamente dopo la sottrazione dei beni, cagioni lesioni personali o sia volta a determinare la morte della persona offesa, i corrispondenti reati di lesioni e di tentato omicidio concorrono con quello di rapina e si configura la circostanza aggravante del nesso teleologico ex art. 61, primo comma, n. 2, c.p., che non è assorbita nella rapina laddove la violenza esercitata dall’agente sia esorbitante rispetto a quella idonea ad integrare detto reato.

Cassazione penale sez. II, 05/03/2019, n.21458

Reato di rapina e condotta violenta

Ricorre il delitto di rapina quando la condotta violenta sia stata esercitata per vincere la resistenza della persona offesa, anche ove la “res” sia particolarmente aderente al corpo del possessore e la violenza si estenda necessariamente alla persona, dovendo il soggetto attivo superarne la resistenza e non solo la forza di coesione inerente alla normale relazione fisica tra possessore e cosa sottratta, giacché in tal caso è la violenza stessa – e non lo strappo – a costituire il mezzo attraverso il quale si realizza la sottrazione; si configura, invece, il delitto di furto con strappo quando la violenza sia immediatamente rivolta verso la cosa, seppur possa avere ricadute sulla persona che la detiene.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione come rapina dei fatti commessi dall’imputato che, avvicinate da tergo le persone offese, di età avanzata, afferrava loro la testa e la bloccava con una manovra di compressione, garantendosi l’immobilità necessaria a sfilare gli orecchini dai lobi delle vittime).

Cassazione penale sez. II, 21/02/2019, n.16899

La condanna per rapina

Ai fini del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno, la condanna subita per il reato di rapina deve considerarsi quale condizione ostativa, non assumendo rilievo l’eventuale estinzione del reato.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. I, 14/02/2019, n.320

Reato di rapina, omicidio e aggravante

In tema di rapina impropria, qualora la violenza, esercitata immediatamente dopo la sottrazione dei beni oggetto dell’impossessamento, abbia cagionato la morte della persona offesa, l’aggravante del nesso teleologico prevista dall’art. 61, comma 1, n. 2, c.p. contestata in relazione al reato di omicidio, non è assorbita nel reato di rapina, in quanto non sussiste incompatibilità giuridica tra il reato di rapina impropria e l’aggravante del nesso teleologico laddove la violenza esercitata dall’agente risulti esorbitante rispetto a quella idonea a configurare la rapina.

Cassazione penale sez. I, 05/02/2019, n.21730

Rapina: l’aggravante delle persone riunite

Nel reato di rapina, la circostanza aggravante speciale delle più persone riunite richiede la simultanea presenza, nota alla vittima, di non meno di due persone nel luogo e al momento di realizzazione della violenza o della minaccia, in modo da potersi affermare che questa sia stata posta in essere da parte di ciascuno degli agenti, ovvero che la mera presenza da parte di uno dei complici all’esercizio della violenza o della minaccia possa essere interpretata alla stregua di un rafforzamento della medesima.

(Fattispecie in cui la Corte ha annullato la sentenza che aveva riconosciuto l’aggravante in esame in un caso di rapina tentata in cui uno dei due complici, durante l’azione, si era nascosto alla vista della persona offesa ed aveva poi aiutato l’autore della condotta esecutiva a darsi alla fuga).

Cassazione penale sez. II, 30/01/2019, n.21988

Rapina impropria: quando si verifica?

Commette il reato di rapina impropria, di cui all’art. 628 c.p., comma 2, colui che, impossessatosi di un’autovettura, trascini il proprietario aggrappatosi al veicolo per impedire che gli venga portato via.

Cassazione penale sez. II, 08/11/2018, n.7836

Uso o porto di pistola giocattolo priva del tappo rosso

L’uso o il porto di un’arma giocattolo priva dei relativi dispositivi di identificazione assume rilevanza penale laddove venga impiegata nella realizzazione di un reato di cui l’uso o il porto di un’arma rappresenti elemento costitutivo o circostanza aggravante. Sussiste dunque il reato di rapina aggravata dall’uso di un’arma laddove l’agente si proponga di conseguire il suo scopo mediante l’uso di una pistola giocattolo priva del dispositivo di identificazione del tappo rosso.

Cassazione penale sez. II, 09/10/2018, n.6955

Valutazione delle dichiarazioni rese dalla vittima di reato

In tema di valutazione delle dichiarazioni rese dalla vittima di reato, se quest’ultima si renda irreperibile in dibattimento, nonostante  le dichiarazioni siano state acquisite con il consenso delle parti, e se la denuncia sporta dalla vittima non sia stata spontanea non è possibile ritenere la testimonianza credibile mancando di spontaneità e costanza nel tempo.

(Nel caso di specie, si trattava del reato di rapina tentata poi riqualificata violenza privata poiché gli imputati avevano esercitato una vis per costringere la vittima a mostrare il contenuto della sua borsa).

Tribunale S.Maria Capua V. sez. II, 06/09/2018, n.3351

Rapina aggravata: chi si finge poliziotto e chiede di eseguire una perquisizione

La condotta del soggetto che, presentandosi come operatore della polizia, sostiene di dover eseguire una perquisizione fittizia nell’abitazione della persona offesa, comprimendone la libertà psichica e l’autodeterminazione, per impossessarsi dei beni della stessa, integra la minaccia costitutiva del reato di rapina aggravata.

Cassazione penale sez. II, 12/07/2018, n.35643

Rapina propria e rapina impropria

A differenza della rapina propria (articolo 628, comma 1, del Cp), per la cui consumazione – come per il furto – è necessaria la verificazione dell’evento dell'”impossessamento” della cosa mobile altrui, per la consumazione della rapina impropria (articolo 628, comma 2, del C.p.) è invece sufficiente il solo perfezionamento della “sottrazione”, Difatti, nella rapina impropria, l’impossessamento non costituisce l’elemento materiale della condotta incriminata – ossia l’evento del reato la cui verificazione è determinante ai fini della sua consumazione – bensì l’oggetto del dolo specifico, richiesto dalla norma incriminatrice in alternativa allo scopo di assicurare a sé o ad altri l’impunità.

Ne deriva che la “sottrazione”, quale componente dell’elemento materiale del reato di rapina, assume un ruolo centrale sotto un duplice profilo. In primo luogo, il momento temporale in cui essa si perfeziona rispetto alla violenza (o alla minaccia) segna il discrimine tra la rapina propria e impropria: infatti, nella fattispecie di cui all’articolo 28, comma 1, del C.p., la violenza o minaccia costituiscono le modalità attuative attraverso cui la sottrazione viene posta in essere, che dunque segue (e non precede) le condotte violente o minacciose.

Invece, nella rapina impropria, la sottrazione deve avvenire – come nel furto – senza violenza o minaccia e, perciò, deve precedere (e non seguire) le condotte violente o minacciose, le quali sono poste in essere dall’agente non al fine di sottrarre la cosa mobile altrui – come per la rapina propria -, ma al fine di assicurare a sé o ad altri il possesso della cosa sottratta ovvero l’impunità. In secondo luogo, la sottrazione costituisce l’elemento determinante ai fini della distinzione tra rapina impropria consumata e rapina impropria tentata: infatti, essendo l’impossessamento un elemento facente parte del dolo specifico della rapina impropria e non l’evento del reato, se vi è stata la sottrazione della cosa mobile altrui – ossia lo spossessamento – l’impiego della violenza (o della minaccia) da parte dell’agente, al fine di conseguire il possesso della res (ovvero l’impunità), costituisce rapina impropria consumata – e non già rapina impropria tentata indipendentemente dalla verificazione in concreto anche dell’impossessamento.

Cassazione penale sez. II, 29/05/2019, n.26596



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