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Rapina: ultime sentenze

14 Gennaio 2020
Rapina: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: reato di rapina propria e reato di rapina impropria; momento consumativo del reato; rapina aggravata; reato di rapina tentata riqualificata violenza privata; sottrazione della cosa mobile altrui.

Il reato di rapina impropria si verifica quando per rubare un auto si trascina via anche il proprietario.

Reato di rapina: l’ingiusto profitto

Nel delitto di rapina, l’ingiusto profitto non deve necessariamente concretarsi in un’utilità materiale, potendo consistere anche in un vantaggio di natura morale o sentimentale che l’agente si riproponga di conseguire, sia pure in via mediata, dalla condotta di sottrazione ed impossessamento, con violenza o minaccia, della cosa mobile altrui.

(Nella specie, la Corte ha ritenuto che integrasse il dolo specifico del reato il fine perseguito dall’imputato di indurre la ex fidanzata, mediante la sottrazione violenta della borsa, a riprendere la cessata relazione di convivenza).

Cassazione penale sez. II, 16/04/2019, n.23177

Reato di rapina e reato di furto con strappo

E’ integrato il reato di rapina e non di furto con strappo quando la violenza sia diretta nei confronti della persona e sulla cosa simultaneamente per vincere la resistenza opposta dalla vittima e protesa a difendere e trattenere la cosa restando invece è integrato il secondo reato quando la violenza sia perpetrata nei confronti solo dell’oggetto.

(Nel caso di specie, lo strappo tentato della borsa nei confronti della vittima caduta in terra a seguito della minaccia con le forbici e la spinta, integra il reato di rapina aggravata poiché l’imputato aveva tentato di vincere la resistenza passiva della vittima, a cui aveva già cagionato lesioni, esercitando un’ulteriore violenza sulla stessa nel pervicace tentativo di impossessarsi della borsa, insistendo nell’azione di strappo benché la borsa si fosse attorcigliata intorno al corpo della persona offesa e senza  preoccuparsi di arrecare ulteriori lesioni alla stessa).

Tribunale Pescara, 07/05/2019, n.1639

Concorso fra reato di rapina impropria e reati di lesioni e di tentato omicidio

In tema di rapina impropria, qualora la violenza, esercitata immediatamente dopo la sottrazione dei beni, cagioni lesioni personali o sia volta a determinare la morte della persona offesa, i corrispondenti reati di lesioni e di tentato omicidio concorrono con quello di rapina e si configura la circostanza aggravante del nesso teleologico ex art. 61, primo comma, n. 2, c.p., che non è assorbita nella rapina laddove la violenza esercitata dall’agente sia esorbitante rispetto a quella idonea ad integrare detto reato.

Cassazione penale sez. II, 05/03/2019, n.21458

Reato di rapina e condotta violenta

Ricorre il delitto di rapina quando la condotta violenta sia stata esercitata per vincere la resistenza della persona offesa, anche ove la “res” sia particolarmente aderente al corpo del possessore e la violenza si estenda necessariamente alla persona, dovendo il soggetto attivo superarne la resistenza e non solo la forza di coesione inerente alla normale relazione fisica tra possessore e cosa sottratta, giacché in tal caso è la violenza stessa – e non lo strappo – a costituire il mezzo attraverso il quale si realizza la sottrazione; si configura, invece, il delitto di furto con strappo quando la violenza sia immediatamente rivolta verso la cosa, seppur possa avere ricadute sulla persona che la detiene.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione come rapina dei fatti commessi dall’imputato che, avvicinate da tergo le persone offese, di età avanzata, afferrava loro la testa e la bloccava con una manovra di compressione, garantendosi l’immobilità necessaria a sfilare gli orecchini dai lobi delle vittime).

Cassazione penale sez. II, 21/02/2019, n.16899

La condanna per rapina

Ai fini del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno, la condanna subita per il reato di rapina deve considerarsi quale condizione ostativa, non assumendo rilievo l’eventuale estinzione del reato.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. I, 14/02/2019, n.320

Reato di rapina, omicidio e aggravante

In tema di rapina impropria, qualora la violenza, esercitata immediatamente dopo la sottrazione dei beni oggetto dell’impossessamento, abbia cagionato la morte della persona offesa, l’aggravante del nesso teleologico prevista dall’art. 61, comma 1, n. 2, c.p. contestata in relazione al reato di omicidio, non è assorbita nel reato di rapina, in quanto non sussiste incompatibilità giuridica tra il reato di rapina impropria e l’aggravante del nesso teleologico laddove la violenza esercitata dall’agente risulti esorbitante rispetto a quella idonea a configurare la rapina.

Cassazione penale sez. I, 05/02/2019, n.21730

Rapina: l’aggravante delle persone riunite

Nel reato di rapina, la circostanza aggravante speciale delle più persone riunite richiede la simultanea presenza, nota alla vittima, di non meno di due persone nel luogo e al momento di realizzazione della violenza o della minaccia, in modo da potersi affermare che questa sia stata posta in essere da parte di ciascuno degli agenti, ovvero che la mera presenza da parte di uno dei complici all’esercizio della violenza o della minaccia possa essere interpretata alla stregua di un rafforzamento della medesima.

(Fattispecie in cui la Corte ha annullato la sentenza che aveva riconosciuto l’aggravante in esame in un caso di rapina tentata in cui uno dei due complici, durante l’azione, si era nascosto alla vista della persona offesa ed aveva poi aiutato l’autore della condotta esecutiva a darsi alla fuga).

Cassazione penale sez. II, 30/01/2019, n.21988

Rapina impropria: quando si verifica?

Commette il reato di rapina impropria, di cui all’art. 628 c.p., comma 2, colui che, impossessatosi di un’autovettura, trascini il proprietario aggrappatosi al veicolo per impedire che gli venga portato via.

Cassazione penale sez. II, 08/11/2018, n.7836

Uso o porto di pistola giocattolo priva del tappo rosso

L’uso o il porto di un’arma giocattolo priva dei relativi dispositivi di identificazione assume rilevanza penale laddove venga impiegata nella realizzazione di un reato di cui l’uso o il porto di un’arma rappresenti elemento costitutivo o circostanza aggravante. Sussiste dunque il reato di rapina aggravata dall’uso di un’arma laddove l’agente si proponga di conseguire il suo scopo mediante l’uso di una pistola giocattolo priva del dispositivo di identificazione del tappo rosso.

Cassazione penale sez. II, 09/10/2018, n.6955

Valutazione delle dichiarazioni rese dalla vittima di reato

In tema di valutazione delle dichiarazioni rese dalla vittima di reato, se quest’ultima si renda irreperibile in dibattimento, nonostante  le dichiarazioni siano state acquisite con il consenso delle parti, e se la denuncia sporta dalla vittima non sia stata spontanea non è possibile ritenere la testimonianza credibile mancando di spontaneità e costanza nel tempo.

(Nel caso di specie, si trattava del reato di rapina tentata poi riqualificata violenza privata poiché gli imputati avevano esercitato una vis per costringere la vittima a mostrare il contenuto della sua borsa).

Tribunale S.Maria Capua V. sez. II, 06/09/2018, n.3351

Rapina aggravata: chi si finge poliziotto e chiede di eseguire una perquisizione

La condotta del soggetto che, presentandosi come operatore della polizia, sostiene di dover eseguire una perquisizione fittizia nell’abitazione della persona offesa, comprimendone la libertà psichica e l’autodeterminazione, per impossessarsi dei beni della stessa, integra la minaccia costitutiva del reato di rapina aggravata.

Cassazione penale sez. II, 12/07/2018, n.35643

Rapina propria e rapina impropria

A differenza della rapina propria (articolo 628, comma 1, del Cp), per la cui consumazione – come per il furto – è necessaria la verificazione dell’evento dell'”impossessamento” della cosa mobile altrui, per la consumazione della rapina impropria (articolo 628, comma 2, del C.p.) è invece sufficiente il solo perfezionamento della “sottrazione”, Difatti, nella rapina impropria, l’impossessamento non costituisce l’elemento materiale della condotta incriminata – ossia l’evento del reato la cui verificazione è determinante ai fini della sua consumazione – bensì l’oggetto del dolo specifico, richiesto dalla norma incriminatrice in alternativa allo scopo di assicurare a sé o ad altri l’impunità.

Ne deriva che la “sottrazione”, quale componente dell’elemento materiale del reato di rapina, assume un ruolo centrale sotto un duplice profilo. In primo luogo, il momento temporale in cui essa si perfeziona rispetto alla violenza (o alla minaccia) segna il discrimine tra la rapina propria e impropria: infatti, nella fattispecie di cui all’articolo 28, comma 1, del C.p., la violenza o minaccia costituiscono le modalità attuative attraverso cui la sottrazione viene posta in essere, che dunque segue (e non precede) le condotte violente o minacciose.

Invece, nella rapina impropria, la sottrazione deve avvenire – come nel furto – senza violenza o minaccia e, perciò, deve precedere (e non seguire) le condotte violente o minacciose, le quali sono poste in essere dall’agente non al fine di sottrarre la cosa mobile altrui – come per la rapina propria -, ma al fine di assicurare a sé o ad altri il possesso della cosa sottratta ovvero l’impunità. In secondo luogo, la sottrazione costituisce l’elemento determinante ai fini della distinzione tra rapina impropria consumata e rapina impropria tentata: infatti, essendo l’impossessamento un elemento facente parte del dolo specifico della rapina impropria e non l’evento del reato, se vi è stata la sottrazione della cosa mobile altrui – ossia lo spossessamento – l’impiego della violenza (o della minaccia) da parte dell’agente, al fine di conseguire il possesso della res (ovvero l’impunità), costituisce rapina impropria consumata – e non già rapina impropria tentata indipendentemente dalla verificazione in concreto anche dell’impossessamento.

Cassazione penale sez. II, 29/05/2019, n.26596


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