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Onere della prova lavoro straordinario: ultime sentenze

3 Febbraio 2022
Onere della prova lavoro straordinario: ultime sentenze

Lavoro straordinario: onere probatorio del lavoratore e compenso.

Prova del lavoro straordinario

Il lavoratore che chieda il riconoscimento del compenso per lavoro straordinario deve provare l’esecuzione della prestazione lavorativa ‘in eccedenza’ rispetto all’orario normale; la prova deve essere ‘piena e rigorosa’ nel senso che il lavoratore, attore in giudizio, deve provare non solo lo svolgimento di lavoro straordinario, ma anche la sua effettiva consistenza, senza che al riguardo possano soccorrere valutazioni di tipo equitativo.

Tribunale Taranto sez. lav., 29/09/2021, n.2136

Compenso per lavoro straordinario

Sul lavoratore che agisca per la corresponsione di emolumenti relativi allo svolgimento di prestazioni di lavoro straordinario incombe il rigoroso onere di provare il numero di ore in cui ha effettivamente lavorato.

Tribunale Roma sez. lav., 29/07/2021, n.6326

Onere probatorio gravante sul lavoratore

In merito all’orario di lavoro e al compenso relativo al preteso svolgimento di lavoro straordinario, occorre ricordare che grava in capo al lavoratore un onere probatorio rigoroso, che esige in via preliminare l’adempimento dell’onere di una specifica allegazione del fatto costitutivo. Difatti, al giudice deve essere fornita non già genericamente la prova dell’an e cioè dell’effettivo svolgimento della prestazione lavorativa oltre i limiti, legalmente o contrattualmente, previsti, bensì anche la prova, sia pure in termini minimali, della sua esatta collocazione cronologica ovvero l’indicazione del quantum di ore per le quali si è protratta la prestazione lavorativa oltre il normale orario di lavoro pattuito e cioè del quando i limiti di orario, di fatto, siano stati superati.

Tribunale Prato sez. lav., 04/09/2020, n.73

Ore di lavoro prestate in eccesso rispetto all’orario concordato

Incombe sul lavoratore che rivendichi il diritto ad una maggiore retribuzione per le ore di lavoro prestate in eccesso rispetto all’orario concordato, l’onere di fornire una prova rigorosa di tale tempo supplementare, secondo il principio generale di cui all’art 2697 c.c.

Tribunale Sassari sez. lav., 27/08/2020, n.215

Lavoro straordinario ed onere probatorio

La prova dello svolgimento dello straordinario e della sua effettiva entità, grava sul lavoratore che agisca per ottenere il relativo compenso e deve essere data in maniera rigorosa, senza possibilità che tale onere della prova venga sostituito da una valutazione equitativa del giudice, utilizzabile solo in riferimento alla liquidazione del quantum debeatur, sul presupposto che risulti già provato l’an. L’allegazione della prestazione di lavoro straordinario necessita della specifica indicazione del quantum di lavoro reso oltre il monte ore di lavoro ordinario.

Tribunale Modena sez. lav., 10/12/2019, n.359

Prova specifica delle ore lavorate in più

La prestazione di lavoro supplementare o straordinario va provata dal lavoratore in maniera specifica e rigorosa quanto alle ore lavorate in più, senza possibilità di valutazione equitativa.

Tribunale Pavia sez. lav., 12/01/2019, n.385

Lavoro straordinario: quantificazione del compenso

Il lavoratore che chieda in via giudiziale il compenso per il lavoro straordinario ha l’onere di dimostrare di aver lavorato oltre l’orario normale di lavoro, senza che l’assenza di tale prova possa esser supplita dalla valutazione equitativa del giudice, utilizzabile solo in riferimento alla quantificazione del compenso.

Tribunale Caltanissetta sez. lav., 02/10/2019, n.452

Riconoscimento del lavoro straordinario

In tema di riconoscimento del lavoro straordinario, l’onere della prova  in merito allo svolgimento di lavoro straordinario grava in capo al lavoratore il quale dopo aver dimostrato la sussistenza del rapporto di lavoro con l’azienda e l’orario normale di lavoro pattuito, deve indicare il numero di ore per le quali si è protratta la sua prestazione lavorativa oltre il tempo prestabilito.

Il lavoratore ha cioè l’onere di provare l’esecuzione della prestazione lavorativa oltre i limiti, legalmente o contrattualmente previsti. L’esposto principio costituisce proiezione del criterio guida di cui all’articolo 2967 c.c., configurandosi lo svolgimento di lavoro in eccedenza rispetto all’orario normale quale fatto costitutivo della pretesa azionata.

Tribunale Brescia sez. lav., 05/08/2019, n.401

Attività lavorativa oltre l’orario di lavoro ordinario

Il lavoratore che agisca per ottenere il compenso per il lavoro straordinario ha l’onere di dimostrare di aver lavorato oltre l’orario normale di lavoro e, ove egli riconosca di aver ricevuto una retribuzione ma ne deduca l’insufficienza, è altresì tenuto a provare il numero di ore effettivamente svolto, senza che eventuali – ma non decisive – ammissioni del datore di lavoro siano idonee a determinare una inversione dell’onere della prova.

Tribunale Foggia sez. lav., 10/01/2019, n.117

Azione per ottenere il compenso per lavoro straordinario

In tema di onere probatorio, il lavoratore che chieda in via giudiziale il compenso per lavoro straordinario ha l’onere di dimostrare di aver lavorato oltre l’orario normale di lavoro.

Tale dimostrazione presuppone la prova di aver espletato l’orario normale di lavoro e quindi di aver proseguito l’attività lavorativa oltre il suddetto orario; parimenti, il lavoratore che assume di non aver goduto delle ferie ha l’onere di provare l’avvenuta prestazione di attività lavorativa nei giorni ad esse destinati, non potendosi presumersi la violazione, da parte del datore di lavoro, del diritto del dipendente alla fruizione delle ferie stesse.

Tribunale Bari sez. lav., 19/11/2018, n.3972

Dimostrazione dello svolgimento della prestazione lavorativa

Il lavoratore che chieda, in via giudiziale, il compenso per il lavoro straordinario ha l’onere di dimostrare di aver lavorato oltre l’orario normale di lavoro e di fornire prova puntuale delle ore lavorative svolte. Tale onere probatorio concerne sia la dimostrazione dello svolgimento della prestazione lavorativa nell’orario normale, sia oltre tale orario, come anche l’articolazione della stessa.

Il lavoratore deve fornire, in maniera non generica, la prova dell’an, ovvero di aver svolto attività lavorativa straordinaria, e del quantum, relativamente alla misura quantitativa delle prestazioni di cui sopra, non potendo il giudice ovviare a carenze probatorie mediante valutazioni equitative (le quali possono venire in rilievo solo rispetto alla liquidazione del quantum debeatur, ove, però, sia stato rigorosamente provato l’an della pretesa).

Tribunale Bari sez. lav., 15/11/2018, n.3353

Lavoro straordinario: quali prove deve fornire il lavoratore?

Secondo i principi generali dettati in tema di ripartizione degli oneri probatori (art. 2697 c.c.) il lavoratore che chiede in via giudiziale il compenso per il lavoro straordinario ha l’onere di dimostrare di aver lavorato oltre l’orario normale e, quindi, di fornire la prova puntuale delle ore di lavoro svolte.

Tale onere probatorio investe, dunque, sia la prova dello svolgimento della prestazione lavorativa nell’orario normale, sia quella dell’espletamento della prestazione lavorativa oltre tale orario, sia, infine, quella dell’articolazione di detta prestazione, con riferimento ad eventuali pause godute al fine di poter puntualmente ricostruire la prestazione resa. infatti, il lavoratore-attore deve fornire non già genericamente la prova dell’an, di aver cioè svolto lavoro straordinario, ma anche la prova, sia pure in termini minimali, della collocazione cronologica delle prestazioni lavorative eccedenti il normale orario di lavoro, ovvero non solo del quanto, ma anche del quando i limiti di orario di fatto siano stati superati, senza che il giudice possa ovviare a carenze probatorie facendo ricorso a valutazioni equitative

Tribunale Terni sez. lav., 10/10/2018, n.315

Richiesta di liquidazione equitativa

Sul lavoratore che chieda in via giudiziale il compenso per lavoro straordinario grava un onere probatorio rigoroso, che esige il preliminare adempimento dell’onere di una specifica allegazione del fatto costitutivo, senza che al mancato assolvimento di entrambi possa supplire la valutazione equitativa del giudice.

(Nella specie, è stata ritenuta generica la deduzione di aver “lavorato oltre l’orario di lavoro” senza percepire “quanto dovuto a titolo di lavoro straordinario” nonché la richiesta di liquidazione equitativa ai sensi dell’art. 36 Cost.).

Cassazione civile sez. lav., 19/06/2018, n.16150

Esatta collocazione cronologica delle prestazioni lavorative eccedenti

Spetta al lavoratore, il quale chieda il riconoscimento del compenso per lavoro straordinario, fornire la prova positiva dell’esecuzione della prestazione lavorativa oltre i limiti, legalmente o contrattualmente, previsti; tale statuizione costituisce proiezione del principio guida di cui all’art. 2697 c.c., configurandosi lo svolgimento di lavoro “in eccedenza” rispetto all’orario normale quale fatto costitutivo della pretesa azionata. E che la relativa prova debba essere “piena e rigorosa” è affermazione reiteratamente, e correttamente, ripetuta nelle massime giurisprudenziali.

Grava quindi sul lavoratore, attore in giudizio, l’onere di provare non solo lo svolgimento di lavoro straordinario ma anche la sua effettiva consistenza, senza che al riguardo possano soccorrere valutazioni di tipo equitativo.

Tribunale Bari sez. lav., 13/02/2018



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