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Depressione licenziamento: ultime sentenze

10 Agosto 2021
Depressione licenziamento: ultime sentenze

Periodo di astensione dal lavoro per dichiarata depressione psichica e licenziamento.

Assenze per depressione: il lavoratore può essere licenziato?

In fattispecie di licenziamento di lavoratori affetti da depressione sorpresi a svolgere atti di lavoro a favore proprio o di terzi, è da considerare che il tipo di malattia da cui è affetto il lavoratore è di natura tale da non comportare la permanenza assoluta del lavoratore presso la propria abitazione né da precludergli lo svolgimento di attività e movimenti fisici di bassa intensità e durata o il dispiego di energie psichiche di rilievo. Di conseguenza non sussiste la giusta causa di licenziamento, né è riscontrabile nella condotta, lecita, del lavoratore un’ipotesi riconducibile a giustificato motivo soggettivo di licenziamento.

Corte appello Roma sez. lav., 21/05/2020, n.1072

Quando è legittimo il licenziamento per giustificato motivo del dipendente?

È legittimo il licenziamento per giustificato motivo per il dipendente che utilizzi il cellulare aziendale in maniera spropositata, facendo telefonate a pagamento per 8mila euro, non inerenti il lavoro, a numeri a tariffazione non geografica, giustificandosi col fatto di essere depresso. Ad affermarlo è la Cassazione che conferma così la decisione dei giudici di merito sulla vicenda, ritenendo non giustificabile tale condotta, seppur legata a una situazione di esaurimento nervoso. Per i giudici, infatti, il dipendente avrebbe potuto sottoporsi a cure appropriate, anziché utilizzare uno strumento aziendale con relativo addebito economico sul datore.

Cassazione civile sez. lav., 12/02/2018, n.3315

Limitazione delle capacità mentali del lavoratore 

In presenza di una grave forma di depressione che limiti le capacità mentali del lavoratore e incida, in maniera significativa, sul suo comportamento, la mancata giustificazione per la prolungata assenza dal lavoro deve essere valutata in maniera meno gravosa da parte del datore, dovendosi escludere l’imputabilità dell’inadempimento (nella specie, la Corte ha dichiarato illegittimo il licenziamento irrogato ad un lavoratore che si era assentato dal lavoro senza giustificazione, atteso che la sindrome depressiva da cui era affetto ne aveva fortemente limitato le capacità naturali).

Cassazione civile sez. lav., 02/03/2015, n.4171

Licenziamento intimato al lavoratore

E’ legittimo il licenziamento intimato al lavoratore che, nei giorni di malattia, svolge attività lavorativa gratuita in favore dei familiari, essendo tale attività del tutto incompatibile con lo stato di salute (nella specie, l’attività lavorativa in questione, oltre che ad essere in contrasto con la denunciata patologia osteoarticolare, risultava in contrasto anche con la dedotta depressione, in quanto l’attività di sorveglianza ‘anti-taccheggio’ prestata dal lavoratore comportava la necessità di una costante focalizzazione dell’attenzione e di contatti anche antagonistici con persone non conosciute).

Cassazione civile sez. lav., 07/10/2014, n.21093

Lavoratore privo di autocontrollo per condizione patologica

Ai fini del licenziamento per giusta causa, rileva soltanto la mancanza del lavoratore tanto grave da giustificare l’irrogazione della sanzione espulsiva, dovendosi valutare il comportamento del prestatore nel suo contenuto oggettivo — ossia con riguardo alla natura e alla qualità del rapporto, al vincolo che esso comporta e al grado di affidamento che sia richiesto dalle mansioni espletate — ma anche nella sua portata soggettiva, e, quindi, con riferimento alle particolari circostanze e condizioni in cui è stato posto in essere, ai modi, agli effetti e all’intensità dell’elemento volitivo dell’agente.

(Nella specie, relativa a licenziamento per grave danneggiamento dei beni aziendali, la S.C., in applicazione del principio, ha respinto il ricorso del datore di lavoro avverso la decisione di merito che aveva dichiarato illegittima la sanzione espulsiva, in quanto il prestatore, immune da anteriori rilievi disciplinari, si era trovato, al momento della condotta, in difetto di autocontrollo per stato depressivo, accertato da consulenza medico-legale).

Cassazione civile sez. lav., 23/02/2012, n.2720

Sindrome depressiva e assenza dal controllo fiscale

Nessun licenziamento disciplinare per il lavoratore, a casa in malattia, trovato assente al controllo fiscale perché per la sua sindrome depressiva stava dal medico di fiducia: la natura della patologia può giustificare l’allontanamento dal domicilio nelle fasce di reperibilità, soprattutto, quando è accompagnato dalla necessità di rivolgersi al sanitario di fiducia per l’insorgere di un evento morboso diverso da quello diagnosticato in precedenza.

Cassazione civile sez. lav., 21/10/2010, n.21621

Periodo di astensione dal lavoro

Può essere computato nel termine di comporto un periodo di astensione dal lavoro per dichiarata depressione psichica, nonostante che il lavoratore alleghi che lo stato depressivo costituisca la reazione a un trasferimento illegittimo, oggetto di controversia sulla quale pende un diverso giudizio.

Tribunale Torino, 07/02/2005

Lavoratore sofferente di una grave forma di depressione

Poiché, al fine di verificare la proporzionalità tra addebiti e sanzione adottata è necessario considerare l’intenzionalità dell’atto, deve escludersi la proporzionalità del licenziamento allorché le manifestazioni di insubordinazione contestate siano poste in essere da un lavoratore sofferente di una grave forma di depressione comportante l’incapacità di rendersi conto della gravità delle azioni poste in essere e della loro conseguenza sul piano disciplinare.

Tribunale Milano, 13/05/2004

Illegittimità del licenziamento

Deve ritenersi illegittima per violazione del principio di proporzionalità la sanzione del licenziamento adottata per assenza a visita domiciliare di controllo nei confronti di lavoratrice affetta da sindrome ansioso depressiva che soffra di amnesie, attesa da un lato la differenza, sul piano della gravità, dell’assenza in giustificata dal servizio rispetto all’assenza a visita di controllo; dall’altro l’esigenza di valorizzare lo stato soggettivo della lavoratrice (in particolare il giudice di merito aveva rilevato che la patologia di cui sopra e l’esistenza di controlli ambulatoriali positivi deponevano per la mancanza di qualsiasi intenzione di sottrarsi ai controlli).

Cassazione civile sez. lav., 17/08/2001, n.11153

Assenza per malattia

Il lavoratore al quale sia contestato in sede disciplinare di avere svolto un altro lavoro durante un’assenza per malattia ha l’onere di dimostrare la compatibilità dell’attività con la malattia impeditiva della prestazione lavorativa contrattuale e la sua inidoneità a pregiudicare il recupero delle normali energie psico – fisiche, restando peraltro le relative valutazioni riservate al giudice del merito all’esito di un accertamento da svolgersi non in astratto ma in concreto.

(Nella specie il giudice di merito, con la sentenza confermata dalla S.C., aveva accertato che la lavoratrice ricorrente, affetta da depressione a seguito di una dermatite, non aveva prestato regolare servizio presso il bar in cui era stata sorpresa, di cui era titolare la figlia, limitandosi a un libero e sporadico aiuto, non incompatibile con le sue condizioni di salute e semmai idoneo a coadiuvare la guarigione; aveva annullato quindi l’impugnato licenziamento).

Cassazione civile sez. lav., 19/12/2000, n.15916

Giudizio di impugnativa di un licenziamento per giusta causa

In un giudizio di impugnativa di un licenziamento per giusta causa intimato a lavoratore rimasto assente dal lavoro per alcuni giorni senza comunicare alcuna giustificazione, è affetta da vizio di motivazione rilevante a norma dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c., la sentenza di merito che apoditticamente abbia ritenuto, senza supporto di valutazioni medico – legali o di un’adeguata motivazione, che la grave forma di depressione psichica da cui era affetto il lavoratore nel periodo in questione, secondo la certificazione medica da lui prodotta in giudizio, non era tale da determinare una rilevante alterazione del normale livello di consapevolezza e di capacità di scelta del soggetto colpito, idonea ad incidere sulla scusabilità della condotta inadempiente tenuta.

Cassazione civile sez. lav., 17/02/2000, n.1753

Alterazione della capacità di percezione del lavoratore

Ripetute manifestazioni di insubordinazione e di inosservanza delle regole di correttezza nei rapporti all’interno dell’azienda e con i superiori, allorché poste in essere da lavoratore sofferente per una grave forma di depressione comportante in certi momenti non tanto la perdita della capacità di intendere e di volere quanto un’alterazione della capacità di percezione di quanto accade intorno, e in quanto tale non in condizione di rendersi conto delle conseguenze sul piano disciplinare dei suoi comportamenti, non possono essere ritenute idonee a integrare gli estremi del licenziamento per giustificato motivo soggettivo.

Tribunale Milano, 23/07/1997

Depressione e danno biologico

Per collegare con attendibile nesso di causalità umana (art. 2043 c.c.) il danno biologico al licenziamento occorre la prospettazione di fatti specificamente significativi (particolarità specifiche del recesso in termini di modalità e non la mera illegittimità dello stesso). A tal fine non è sufficiente esibire certificati medici che attestano stati di generica depressione, essendo il danno biologico – come danno al bene salute – un danno relativamente stabile, collegabile con relativa certezza ad un fatto illecito e non una qualsivoglia reazione emotiva (ancorché rilevabile nella sfera psicosomatica) ad un evento negativo della vita.

Tribunale Milano, 23/05/1995

Lavoratore affetto da una grave forma di ansia e depressione: licenziamento

È legittimo il licenziamento del lavoratore affetto da una grave forma di ansia e depressione psichica che lo renda permanentemente inidoneo allo svolgimento delle mansioni inerenti alla qualifica rivestita, non sussistendo un diritto dello stesso ad essere assegnato a mansioni diverse, compatibili con il menomato stato di salute.

Tribunale Roma, 20/04/1994



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