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Pugno e lesioni personali dolose: ultime sentenze

18 Gennaio 2020
Pugno e lesioni personali dolose: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: pugno; lesioni dolose; circostanze aggravanti; scriminante dell’esercizio di attività sportiva; condotta non funzionale all’attività agonistica.

Lesioni personali dolose causate dal portiere dell’immobile condominiale

Il condominio non è responsabile, ex art. 2049 c.c., per le lesioni personali dolose causate da un pugno sferrato dal portiere dell’edificio condominiale ad un condomino (o ad un inquilino) in occasione dell’accesso del primo nell’appartamento del soggetto leso per ispezionare tubature ed escludere guasti ai beni comuni o limitare i danni da essi producibili, difettando il nesso di occasionalità necessaria tra la condotta causativa del danno e le mansioni esercitate, posto che in queste non rientra alcuna ipotesi di coazione fisica sulle persone presenti nell’edificio condominiale, né tali condotte corrispondono, neanche sotto forma di degenerazione ed eccesso, al normale sviluppo di sequenze di eventi connesse al loro ordinario espletamento.

Cassazione civile sez. III, 09/06/2016, n.11816

Lesione personale volontaria

Vi è responsabilità a titolo di dolo, e va esclusa la scriminante dell’esercizio di attività sportiva, per la condotta volontariamente lesiva dell’incolumità dell’avversario in relazione alla quale l’occasione del gioco può dirsi solamente pretestuosa (confermata la responsabilità a titolo di dolo di un giocatore che aveva colpito, in maniera del tutto volontaria, un avversario con un pugno allo zigomo).

Cassazione penale sez. V, 13/02/2013, n.11260

Lesioni personali e competizione sportiva

In tema di lesioni personali cagionate durante una competizione sportiva, non sussistono i presupposti di applicabilità della causa di giustificazione del consenso dell’avente diritto con riferimento al cd. rischio consentito (art. 50 c.p.), qualora nel corso di un incontro di calcio l’imputato colpisca l’avversario con un pugno al di fuori di un’azione ordinaria di gioco, trattandosi di dolosa aggressione fisica per ragioni avulse dalla peculiare dinamica sportiva, considerato che nella disciplina calcistica l’azione di gioco è quella focalizzata dalla presenza del pallone ovvero da movimenti, anche senza palla, funzionali alle più efficaci strategie tattiche (blocco degli avversari, marcamenti tagli in area ecc.) e non può ricomprendere indiscriminatamente tutto ciò che avvenga in campo, sia pure nei tempi di durata regolamentare dell’incontro.

Tribunale Firenze sez. II, 08/11/2012, n.4109

Lesioni personali volontarie: circostanze aggravanti

In tema di lesioni personali aggravate, il concetto di indebolimento permanente, connesso ad una apprezzabile menomazione della funzionalità dell’organo, va necessariamente collegato ad una alterazione della originaria funzionalità dell’organo stesso, che prescinde dalla emendabilità attraverso l’applicazione di protesi ma che determina comunque una debilitazione della primigenia efficienza, ancorché minima, soprattutto se soggetta a graduale peggioramento (nella specie la parte offesa aveva subito, a causa di un pugno ricevuto, la perdita della corona e conseguentemente la devitalizzazione del dente).

Ufficio Indagini preliminari Torino, 16/10/2012

Pugno a gancio sferrato alle spalle

Risponde del reato di lesioni volontarie, ex art. 582 c.p. l’atleta che, con una condotta violenta che esula da qualsivoglia naturale e giustificata azione agonistica, leda l’integrità fisica altrui (nel caso di specie, è stato ritenuto colpevole il giocatore di calcio che, in una circostanza indipendente dalla dinamica di gioco, aveva colpito il proprio avversario con un pugno a gancio sferrato alle spalle).

Tribunale Pavia, 20/10/2009

Quando ricorrono gli estremi del reato di lesioni volontarie?

In tema di lesioni personali cagionate a un avversario durante una competizione sportiva, ricorrono gli estremi del reato di lesioni volontarie allorquando si accerti che l’azione violenta sia stata realizzata in modo del tutto gratuito e non funzionalmente all’azione di gioco, sì da trasmodare dall’area del rischio consentito che circoscrive l’applicabilità nella “subiecta materia” della scriminante del consenso dell’avente diritto: ciò che si verifica, ad esempio, quando la violenza venga esercitata dal giocatore a gioco fermo.

(Nella fattispecie, la Corte ha rigettato il ricorso avverso la sentenza di condanna che aveva ravvisato il reato di lesioni volontarie a carico di un giocatore che, durante una partita di calcio, aveva colpito con un pugno alla schiena un avversario, procurandogli la rottura di una costola, sul rilievo che tale condotta, anche in assenza di dimostrazione in ordine alla circostanza dell’essere stata commessa a gioco fermo, era stata comunque realizzata in modo del tutto gratuito, essendo impossibile collocarIa in un disegno strategico volto alla realizzazione di un obiettivo sportivo).

Cassazione penale sez. V, 09/07/2007, n.36079

Partita di pallacanestro, pugno e frattura della mandibola

In tema d’illecito sportivo, che si verifica in presenza di violazioni delle norme regolamentari del gioco, non è giustificato ed è, quindi, perseguibile penalmente il comportamento del giocatore che violi volontariamente le regole di gara e disattenda i doveri di lealtà verso l’avversario. Se il fatto si verifica nel corso di un’azione di gioco, al fine di impossessarsi della palla o di impedire che l’avversario ne assuma il controllo ed il mancato rispetto delle regole del gioco è, in realtà, dovuto all’ansia di risultato, il fatto ha natura colposa.

Una responsabilità per dolo è, invece, ravvisabile qualora la gara sia soltanto l’occasione dell’azione volta a cagionare l’evento oppure qualora il comportamento, posto in essere dal giocatore autore del fatto lesivo, non sia immediatamente rivolto all’azione di gioco, ma piuttosto ad intimorire l’antagonista e a dissuaderlo dall’opporre un qualsiasi contrasto o a “punirlo” per un fallo involontariamente subito.

(Fattispecie nella quale le lesioni sono state prodotte nel corso di una partita di pallacanestro in una fase di gioco c.d. “fermo” da parte di un giocatore che, sferrando un pugno all’avversario, gli procurava la frattura della mandibola).

Cassazione penale sez. V, 02/12/1999, n.1951

Lesioni personali conseguenti a un pugno

Nel delitto di lesioni personali volontarie l’elemento psicologico consiste nella volontà consapevole di attentare alla incolumità fisica altrui. E poiché l’atto di violenza fisica può avere, secondo le circostanze, effetti più o meno gravi, quando si accerti tale volontà l’agente risponde a titolo di dolo e non di colpa delle conseguenze lesive che ne derivano, le quali ricollegandosi all’iniziale atto di violenza, ne rappresentano un normale e prevedibile sviluppo.

(Fattispecie in tema di lesioni personali conseguenti a un pugno. La Cassazione ha ritenuto esatta la tesi del giudice di merito secondo cui è irrilevante che l’agente non volesse in realtà cagionare alla persona offesa le lesioni da questa subite, essendo estranea al nostro ordinamento giuridico la figura delle lesioni preterintenzionali).

Cassazione penale sez. V, 30/09/1982

Frasi ingiuriose e atti di lesione personale

L’art. 52 c.p., disciplinando la causa oggettiva di esclusione del reato individua due elementi: da un lato l’esistenza di un’aggressione ingiusta e dall’altro quella di una reazione proporzionata e assolutamente necessaria per salvare il diritto minacciato.

(Nella specie non è stato ritenuto sussistente il requisito della proporzionalità della reazione richiesto dall’art. 52 c.p. essendo l’aggressione stata condotta in assenza di armi e limitata a frasi ingiuriose ed atti di lesione personale – un pugno – e la reazione sostanziatasi nello sferrare una coltellata nella regione vitale del cuore).

Corte assise Monza, 12/04/2002

Lite in stato etilico e pugno sul volto

Integra il reato di lesione personale, e non quello di omicidio preterintenzionale, il colpire con un pugno al volto il contendente di una lite in stato etilico, il quale, dopo essersi accasciato sull’asfalto, muore successivamente in ospedale a causa della rottura di una sacca aneurismatica, ove non sia possibile ricostruire con certezza il nesso causale tra l’aggressione e la rottura dell’aneurisma.

Corte assise Macerata, 05/12/2001

Omicidio preterintenzionale

Il termine percuotere nell’art. 581 c.p. non è assunto soltanto nel significato di battere, picchiare, colpire, ma altresì in quello più lato, comprensivo di ogni violenta manomissione dell’altrui persona fisica, onde, oltre il pugno, lo schiaffo o la bastonata, integra il percuotere o quanto meno l’atto diretto a percuotere anche l’urto o la spinta violenti, l’afferramento e simili. Si configura pertanto il delitto di omicidio preterintenzionale – e non la semplice ipotesi colposa ex art. 589 c.p. – nel fatto di chi determini con una violenta spinta la caduta con effetto letale di taluno.

Cassazione penale sez. I, 01/04/1980



13 Commenti

  1. Vi racconto una vicenda che ha coinvolto due miei vicini di condominio… Antonio – veniva raggiunto da un vicino di casa Mario all’interno del proprio giardino privato. Mario aggrediva Antonio prima a parole e poi a spintoni; infine arriva a mordergli l’ascella. Antonio, per reazione, colpiva Mario con un forte pugno al volto. E per i giudici della Corte tale reazione non può considerarsi eccessiva: si può pertanto parlare di legittima difesa. Nonostante Antonio potesse costringere il rivale a mollare la presa tappandogli il naso – costringendolo così ad aprire la bocca per respirare – oppure appoggiandogli la mano aperta in faccia, bisogna tenere conto del momento concitato e del dolore provato al momento del morso.

  2. Salve. colpire con un pugno un’altra persona quali conseguenze comporta per l’aggressore? Si tratta sempre di un reato?

    1. La legge proibisce ogni forma di violenza e di aggressione fisica o psicologica. Chi si macchia di una di queste condotte rischia di incorrere in conseguenze sia civili che penali. In pratica, quindi, possiamo dire tranquillamente che colpire una persona con un pugno costituisce illecito, sia penale che civile. Ma non sempre.

  3. Ci sono dei casi eccezionali in cui sferrare un pugno o, comunque, esercitare una forma di violenza fisica non costituisce illecito punibile dalla legge?

    1. Si, si tratta dell’ipotesi in cui l’uso della forza sia giustificato dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta. In pratica, puoi colpire una persona con un pugno senza pagarne le conseguenze solamente nel caso di legittima difesa. Quindi, se una persona ti aggredisce per farti del male e non hai possibilità né di chiamare le autorità né di fuggire, puoi legittimamente difenderti sferrando un pugno all’aggressore. In una circostanza del genere, pertanto, la persona colpita dal pugno non potrà chiedere il risarcimento perché si è trattata di una difesa giustificata dalla propria condotta illecita.

  4. Io so che chi colpisce un altro individuo può incorrere nel reato di percosse o in quello di lesioni personali. Ma quali sono le differenze?

    1. Secondo la legge, chiunque percuote una persona, se dal fatto non deriva una malattia, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a 309 euro. È questa la descrizione che il codice penale fa del delitto di percosse. Possiamo dunque affermare che un’aggressione diventa un reato penalmente perseguibile (e, di conseguenza, anche risarcibile) quando integra almeno il delitto di percosse.Dal punto di vista strettamente giuridico le percosse, pur cagionando una sensazione dolorosa, si caratterizzano per l’assenza di postumi apprezzabili. Quanto detto significa che, affinché l’aggressione sia penalmente rilevante, occorre infliggere dolore ad un’altra persona: per farlo si possono usare le mani nude (pensa ad un pugno allo stomaco) oppure degli oggetti (un bastone o qualsiasi altra cosa idonea a procurare del male).
      L’aggressione può integrare anche un altro reato: quello di lesioni personali. Sostanzialmente la condotta è del tutto simile a quella delle percosse; la differenza sostanziale sta nelle conseguenze: se infatti dalla condotta aggressiva deriva una lesione personale, dalla quale scaturisce una malattia nel corpo o nella mente, la pena è più elevata.Il reato di lesioni personali ruota intorno alla nozione di malattia: se cagioni una malattia ad un’altra persona, rispondi di lesione personale. Ma cosa significa precisamente?Ebbene, per malattia non si deve intendere solamente la classica ferita lacero-contusa derivante dall’utilizzo di un oggetto appuntito, di un coltello oppure di altra arma, bensì ogni patologia (anche mentale) che può essere provocata dall’altrui comportamento. Ad esempio, una frattura è una malattia, così come lo è un pugno in pieno viso che provochi una conseguenza apprezzabile (occhio livido, deviazione del setto nasale, scheggiatura di un dente; ecc.).

  5. Sono stata colpita da un pugno a causa della condotta violenta di un’altra persona, posso rivolgermi al giudice per chiedere il risarcimento dei danni?

    1. ogni reato obbliga alle restituzioni, a norma delle leggi civili. Ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui. La legge, quindi, dice che colui che commette un reato è tenuto a:restituire ciò che ha sottratto (pensa al ladro), sempre che ciò sia ancora possibile;risarcire il danno, patrimoniale e/o non patrimoniale, cagionato.

    2. Per danno patrimoniale deve intendersi qualsiasi diminuzione del patrimonio. Il danno patrimoniale si suddivide in danno emergente e lucro cessante:il danno emergente consiste nella perdita economica che il patrimonio della vittima ha subito in maniera diretta dalla condotta illecita altrui. Pensa a chi, pur di farti scendere dall’auto per picchiarti, rompa il vetro del finestrino;il lucro cessante, invece, corrisponde al mancato guadagno derivante dal delitto. Ad esempio, a causa di un pugno subito e del periodo di riposo che devi osservare a casa, non puoi recarti a lavoro, con conseguente danno economico.Il danno non patrimoniale, invece, è la diminuzione subita dalla parte lesa, in riferimento a beni giuridici costituzionalmente rilevanti, come ad esempio la salute. Esso normalmente si suddivide in: danno biologico, che consiste nella lesione della propria integrità psicofisica; danno morale, che fa riferimento alla sofferenza interiore che una persona patisce a seguito della condotta illecita altrui. Pensa, ad esempio, al dolore provato dal familiare di una persona deceduta tragicamente a seguito del reato altrui; danno esistenziale, inteso come modificazione in peggio delle proprie abitudini di vita e delle relazioni interpersonali derivante dalla lesioni di interessi costituzionali inerenti alla persona.

    1. Può costituirsi parte civile nel processo penale che verrà intrapreso contro l’autore del crimine. Provveda innanzitutto a sporgere denuncia: quando il reo verrà rinviato a giudizio potrà costituirsi nel processo penale per chiedere il risarcimento dei danni. Avrà bisogno di un avvocato.
      Cordialità.
      Avv. Mariano Acquaviva

    2. Il modo più semplice perché la vittima possa chiedere il risarcimento per un pugno è quello di costituirsi parte civile nel processo penale intrapreso contro l’autore del crimine: in questo modo, all’interno del procedimento penale si potranno far valere le proprie ragioni e ottenere il ristoro del danno patito.A prescindere dal riconoscimento della responsabilità penale dell’autore del fatto, chi si costituisce parte civile è sempre onerato di fornire la prova del pregiudizio subito: in altre parole, se sei stato colpito da un pugno e l’autore del delitto viene condannato, non riceverai automaticamente il risarcimento, ma dovrai comunque provare l’entità dei danni subiti, magari allegando una perizia medica di parte oppure altra certificazione medica.

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