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M5S: perché i parlamentari non rimborsano

5 Gennaio 2020
M5S: perché i parlamentari non rimborsano

I motivi delle mancate restituzioni spiegati dagli stessi deputati del Movimento 5 Stelle; ora per i morosi sono in arrivo sanzioni disciplinari.

“Non pago finché non chiariscono dove vanno i soldi”: può essere riassunta così la versione dei parlamentari del Movimento 5 Stelle che spiegano i motivi dei mancati versamenti nelle casse dei pentastellati, confermata oggi dalla deputata Nadia Aprile (che insieme a molti altri figura nell’elenco dei morosi) al Corriere della Sera.

L’agenzia stampa Adnkronos ha raccolto la sua e quelle di altri parlamentari che si trovano nella stessa situazione, ed emerge un quadro abbastanza univoco sulle ragioni dello stop ai pagamenti, che per molti si protrae da circa un anno; ed anche su questo c’è una spiegazione.

“Ho sospeso il versamento dopo l’autoritaria modifica del soggetto destinatario di queste somme, che non è più il microcredito ma un comitato costituito da tre parlamentari del Movimento“, dice Nadia Aprile al Corriere della sera.

“Dallo scorso aprile ho inviato numerose mail -prosegue la deputata- per chiedere chiarimenti in ordine alle ragioni di tali modifiche e alla destinazione dei fondi finora versati dai parlamentari, che a novembre ammontavano a 4 milioni. Non ho ricevuto alcuna risposta se non il pressante invito a regolarizzare la mia posizione”. Andrà con Fioramonti? “Non ho mai pensato di lasciare il Movimento. Semmai dovessi essere costretta, valuterò”.

Proprio Fioramonti, il ministro dimissionario dell’Istruzione, ora uscito dal M5S per confluire insieme ad altri nel Gruppo Misto, era stato accusato di morosità dai compagni di partito, al punto che una delle ragioni dell’abbandono era stata individuata proprio in questa circostanza. Mentre Gianluigi Paragone è stato espulso, a quanto pare, non solo per aver votato contro la legge di Bilancio ma anche per aver diffuso pubblicamente e in modo polemico i nomi degli ex colleghi ritardatari nelle restituzioni.

Anche la deputata M5S Flora Frate è sulla stessa linea della collega Aprile: interpellata dall’Adnkronos, dice che “Aveva senso parlare di ‘restituzione’ fintanto che i soldi andavano al Bilancio dello Stato, a beneficio della collettività, e non ad un conto corrente privato al quale non abbiamo facoltà di accesso diretto e di cui ignoriamo la movimentazione bancaria”.

Anche lei, stando al sito tirendiconto.it, risulta essere tra i parlamentari non in regola con le rendicontazioni e quindi a rischio sanzioni disciplinari. “Sarò ben lieta di fare la mia parte quando avremo un sistema non più discrezionale”, sottolinea.

Alla domanda sul perché non abbia effettuato nessun versamento nell’anno 2019 (nella lista di chi non ha rendicontato nulla, spulciando il sito, tra i nomi figurano anche: Nicola Acunzo, Nadia Aprile, Santi Cappellani, Paolo Niccolò Romano, Andrea Vallascas, CristianoAnastasi, Vittoria Bogo Deledda, Alfonso Ciampolillo, Luigi Di Marzio, Fabio Di Micco, Mario Michele Giarrusso), Frate replica: “Quella delle restituzioni è una pratica che, sebbene teoricamente nobile, nei fatti assume connotazioni travisate. Non ho mai nascosto perplessità e ho sempre formulato proposte alternative, i vertici lo sanno benissimo. Ma non c’è mai stata una discussione collegiale, un momento di confronto e di dialogo. Solo chiusura e pregiudizi, chi ha un’idea diversa è spesso marchiato come eretico, un controrivoluzionario”.

“L’impegno che ciascun parlamentare ha assunto all’inizio della Legislatura” sul tema delle restituzioni, prosegue Frate “è cambiato arbitrariamente, senza che qualcuno si preoccupasse di conoscere il nostro parere o procedere ad una regolare votazione democratica”, “È un reato – domanda Frate – chiedere trasparenza assoluta e libertà incondizionata di verifica? Con i soldi pubblici, soprattutto quando ci sono in ballo anche interessi di soggetti privati, non si scherza. La Prima Repubblica dovrebbe avercelo insegnato”.

E ancora: “Le restituzioni coincidono con la forma giuridica della donazione. Ebbene, sarò ben lieta di fare la mia parte quando avremo un sistema non più discrezionale e che privilegi la reale volontà del donante, libero di scegliere senza condizionamenti dall’alto a chi destinare le proprie risorse, se ad un territorio o ad un Ente di ricerca, ad una scuola piuttosto che ad un ospedale. La donazione obbligatoria è un ossimoro che porta all’implosione”.

C’è poi una linea più morbida, espressa dal deputato M5s, Andrea Vallascas, che esprime all’Adnkronos la sua “perplessità” sul meccanismo di rendicontazione e restituzione ma  assicura che al più presto si rimetterà in linea con quanto dovuto, come stabiliscono le regole del movimento. “Ritengo siano mere questioni interne e all’interno devono essere risolte, anche perché giustamente gli italiani si aspettano, da noi parlamentari, soluzioni ai loro problemi”.

“Mi vedo però costretto a intervenire sul tema delle mancate ‘rendicontazioni e restituzioni’ – dice Vallascas su Facebook .- che, come avrete capito, è una personale forma di sciopero bianco“, non ho nessuna intenzione di tenermi i soldi e transitare altrove, col quale cerco di mettere in evidenza delle perplessità che già altri colleghi hanno segnalato durante le varie assemblee interne”.

“Come testimonia la precedente legislatura -prosegue il deputato M5s – ho sempre tenuto fede ai miei impegni, restituendo sino a oggi circa 200.000 euro. In merito alle restituzioni che sono tali se prendendo dallo Stato a esso restituiscono direttamente (come nella precedente legislatura), ricordo che dal 1 gennaio 2019, si versa in un conto corrente privato (Comitato per le rendicontazioni/rimborsi con le varie perplessità del caso).

Come reagisce il Movimento a questa situazione? Sono in vista sanzioni disciplinari  per i ‘morosi’ “saranno proporzionali ai mesi di ritardo” nel versamento delle restituzioni. E’ quanto apprende l’Adnkronos da fonti del collegio dei probiviri M5S, che presto si riunirà per affrontare la questione dei parlamentari grillini non ancora in regola con le rendicontazioni.

Secondo le fonti d’agenzia i vertici pentastellati hanno optato per il pugno duro nei confronti dei malpancisti: ora – come preannunciato dal Blog delle Stelle – potrebbe toccare ai deputati e ai senatori che nel 2019 non hanno mai messo mano al portafogli per ‘saldare’ il conto.

Il tema delle restituzioni sarà affrontato mercoledì in un’assemblea di gruppo alla Camera: i deputati avranno la possibilità di formulare le loro proposte sulla gestione delle rendicontazioni future (il regime ‘forfettario’ è una delle richieste avanzate dagli eletti nelle chat interne). Intanto si attendono le sanzioni per gli eletti inadempienti: “Entro il mese avremo chiuso tutto”, trapela dai probiviri.


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