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Abuso permessi 104: ultime sentenze

29 Agosto 2022
Abuso permessi 104: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: assistenza al familiare disabile; abuso dei permessi assistenziali; licenziamento per giusta causa; violazione dei principi di correttezza e buona fede nei confronti del datore di lavoro.

Abuso di permessi Legge 104/92

Il lavoratore che si assenti dal lavoro usufruendo del permesso di cui all’art. 33 della l. n. 104 del 1992 per svolgere attività estranee all’assistenza del parente disabile viola i principi di correttezza e buona fede, sia nei confronti del datore di lavoro, che dell’Ente assicurativo, con rilevanza anche ai fini disciplinari integrando, la sua condotta, un’ipotesi di abuso del diritto.

Corte appello Bari sez. lav., 08/10/2021, n.1738

Permesso del lavoratore subordinato per l’assistenza familiare

Il comportamento del prestatore di lavoro subordinato che, in relazione al permesso ex art. 33 L. n. 104/1992, si avvalga dello stesso non per l’assistenza al familiare, bensì per attendere ad altra attività , integra l’ipotesi dell’abuso di diritto, giacché tale condotta si palesa, nei confronti del datore di lavoro come lesiva della buona fede, privandolo ingiustamente della prestazione lavorativa in violazione dell’affidamento riposto nel dipendente ed integra nei confronti dell’Ente di previdenza erogatore del trattamento economico, un’indebita percezione dell’indennità ed uno sviamento dell’intervento assistenziale.

Nel caso in esame è stato accertato che l’assistenza non è stata fornita per due terzi del tempo dovuto o in base agli stessi riferimenti del ricorrente per metà del tempo dovuto con grave violazione dei doveri di correttezza e buona fede sia nei confronti del datore di lavoro (che sopporta modifiche organizzative per esigenze di ordine generale) che dell’Ente assicurativo, norme codicistiche che non risultano rispettate dal ricorrente, anche a non voler seguire necessariamente la figura dell’ “abuso di diritto” che comunque è stata integrata tra i principi della Carta dei diritti dell’unione europea (art. 54), dimostrandosi così il suo crescente rilievo nella giurisprudenza europea.

Corte appello Roma sez. lav., 27/09/2021, n.3281

Attività diversa dall’assistenza al familiare

Il comportamento del prestatore di lavoro subordinato che, in relazione al permesso ex articolo 33 della Legge 104/1992, si avvalga dello stesso non per l’assistenza al familiare, bensì per attendere ad altra attività, integra l’ipotesi dell’abuso di diritto, giacché tale condotta si palesa, nei confronti del datore di lavoro come lesiva della buona fede, privandolo ingiustamente della prestazione lavorativa in violazione dell’affidamento riposto nel dipendente ed integra, nei confronti dell’Ente di previdenza erogatore del trattamento economico, un’indebita percezione dell’indennità e uno sviamento dell’intervento assistenziale. Ciò posto, nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto, contrariamente a quanto sostenuto dal datore di lavoro, che il dipendente avesse usufruito del permesso per soddisfare non esigenze personali, bensì per attendere agli interessi economici del padre disabile, posto che nell’assistenza alla persona di cui alla suddetta legge rientra anche la cura degli interessi economici.

Tribunale Venezia sez. lav., 22/09/2021, n.529

Permessi Legge 104: l’assistenza va intesa in senso ampio

In tema di permessi per assistenza a famigliari portatori di handicap grave, il concetto di ‘assistenza’ non può essere inteso riduttivamente come mera assistenza personale al soggetto disabile presso la sua abitazione, ma deve comprendere lo svolgimento di tutte le attività che il soggetto non sia in condizioni di compiere autonomamente, proprio in virtù della sua disabilità. L’abuso dei permessi de quibus, dunque, si configura solo quando il lavoratore utilizzi i permessi per fini diversi dall’assistenza, da intendere in senso ampio, in favore del familiare.

Corte appello Roma sez. IV, 14/07/2021, n.2941

Violazione dei principi di correttezza e buona fede

L’assenza dal lavoro per usufruire di permesso ai sensi della l. n. 104 del 1992 deve porsi in relazione causale diretta con lo scopo di assistenza al disabile, con la conseguenza che il comportamento del dipendente che si avvalga di tale beneficio per attendere ad esigenze diverse integra l’abuso del diritto e viola i principi di correttezza e buona fede, sia nei confronti del datore di lavoro che dell’Ente assicurativo, con rilevanza anche ai fini disciplinari (confermato il licenziamento del lavoratore che durante i permessi ex legge 104 aveva svolto attività incompatibili con l’assistenza alla madre, essendosi recato prima presso il mercato, poi al supermercato e infine al mare con la famiglia, piuttosto che presso l’abitazione della madre)

Cassazione civile sez. VI, 16/06/2021, n.17102

Uso illecito del permesso ex legge 104

Legittimo il licenziamento del lavoratore che ha sfruttato i giorni di permesso concessigli dall’azienda, alla luce della legge 104, per fare la spesa e per andare al mare con la propria famiglia.

L’assenza dal lavoro per usufruire del permesso ai sensi della legge 104/1992 deve infatti porsi in relazione causale diretta con lo scopo di assistenza al disabile, con la conseguenza che il comportamento del dipendente che si avvalga di tale beneficio per attendere ad esigenze diverse integra l’abuso del diritto e viola i principi di correttezza e buona fede, sia nei confronti del datore di lavoro che dell’Ente assicurativo, con rilevanza anche ai fini disciplinari.

Cassazione civile sez. VI, 16/06/2021, n.17102

L’abuso dei permessi per assistenza al familiare disabile

In tema di esercizio del diritto di cui all’art.33, comma 3, L. n. 104 del 1992, la fruizione del permesso da parte del dipendente deve porsi in nesso causale diretto con lo svolgimento di un’attività identificabile come prestazione di assistenza in favore del disabile per il quale il beneficio è riconosciuto, in quanto la tutela offerta dalla norma non ha funzione meramente compensativa o di ristoro delle energie impiegate dal dipendente per un’assistenza comunque prestata. Di conseguenza è legittimo il licenziamento per giusta causa intimato dall’azienda al lavoratore per abuso dei permessi de quibus.

Corte appello L’Aquila sez. lav., 10/09/2020, n.434

L’uso improprio del permesso per assistenza al disabile

Il permesso di cui alla legge. n. 104 del 1992, art. 33, è riconosciuto al lavoratore in ragione dell’assistenza al disabile e in relazione causale diretta con essa, senza che il dato testuale e la “ratio” della norma ne consentano l’utilizzo in funzione meramente compensativa delle energie impiegate dal dipendente per detta assistenza. Ne consegue che il comportamento del dipendente che si avvalga di tale beneficio per attendere ad esigenze diverse integra l’abuso del diritto e viola i principi di correttezza e buona fede, sia nei confronti del datore di lavoro che dell’Ente assicurativo, con rilevanza anche ai fini disciplinari.

È quindi necessario che l’assenza dal lavoro si ponga in relazione diretta con l’esigenza per il cui soddisfacimento il diritto stesso è riconosciuto, ossia l’assistenza al disabile; questa può essere prestata con modalità e forme diverse, anche attraverso lo svolgimento di incombenze amministrative, pratiche o di qualsiasi genere, purchè nell’interesse del familiare assistito.

Di conseguenza il prestatore di lavoro subordinato che non si avvalga del permesso previsto dal citato art. 33, in coerenza con la funzione dello stesso, integra un abuso del diritto in quanto priva il datore di lavoro della prestazione lavorativa in violazione dell’affidamento riposto nel dipendente ed integra, nei confronti dell’Ente di previdenza erogatore del trattamento economico, un’indebita percezione dell’indennità ed uno sviamento dell’intervento assistenziale.

Cassazione civile sez. lav., 22/01/2020, n.1394

Uso illegittimo dei permessi per assistere il disabile: può giustificare il licenziamento?

Il comportamento del prestatore di lavoro subordinato che non si avvale del permesso in coerenza con l’assistenza al familiare disabile rappresenta un abuso del diritto, in quanto priva il datore di lavoro della prestazione, in violazione dell’affidamento riposto nel dipendente, ed integra nei confronti dell’ente di previdenza un’indebita percezione dell’indennità ed uno sviamento dell’intervento assistenziale.

(Nella specie, il dipendente di una municipalizzata aveva chiesto e ottenuto alcuni permessi per assistere il padre, che, invece, risultava essere regolarmente operativo nella stessa azienda del figlio).

Cassazione civile sez. lav., 25/03/2019, n.8310

L’utilizzo dei permessi retribuiti per finalità diverse

Il comportamento del lavoratore che utilizzi i permessi retribuiti in qualità di R.L.S. per finalità diverse da quelle per le quali essi sono previsti integra senza dubbio un abuso del diritto e viola i principi di correttezza e buona fede sia nei confronti del datore di lavoro che dei lavoratori che hanno scelto il lavoratore quale rappresentante per la sicurezza sul posto di lavoro. Trattasi, dunque, di una condotta di gravità tale da giustificare il licenziamento.

Tribunale Chieti sez. lav., 07/02/2019

L’assistenza va intesa come vicinanza continua e ininterrotta al disabile?

Il comportamento del prestatore di lavoro subordinato che, in relazione al permesso ex art. 33 L. n. 104/1992, si avvalga dello stesso non per l’assistenza al familiare, bensì per attendere ad altra attività, integra l’ipotesi dell’abuso di diritto, giacché tale condotta si palesa, nei confronti del datore di lavoro come lesiva della buona fede, privandolo ingiustamente della prestazione lavorativa in violazione dell’affidamento riposto nel dipendente ed integra, nei confronti dell’Ente di previdenza erogatore del trattamento economico, un’indebita percezione dell’indennità ed uno sviamento dell’intervento assistenziale.

Ciò detto, tuttavia, deve precisarsi che il concetto di assistenza non va inteso come vicinanza continuativa e ininterrotta alla persona disabile, essendo evidente che la cura di un congiunto affetto da menomazioni psico-fisiche, non in grado di provvedere alle esigenze fondamentali di vita, spesso richiede interventi diversificati, non implicanti la vicinanza allo stesso.

Corte appello Campobasso sez. lav., 26/10/2019, n.257

Finalità assistenziali

Deve ritenersi illegittimo il licenziamento intimato al lavoratore per abuso dei permessi assistenziali ex art. 33 l. n. 104 del 1992 allorchè sia emerso in corso di causa che il lavoratore aveva utilizzato tali permessi per attendere a finalità assistenziali in favore della ex moglie presso la propria abitazione (respinta la tesi dell’azienda secondo cui vi era, quantomeno, un inadempimento parziale da parte del lavoratore, atteso che una parte della giornata in cui aveva fruito del permesso non era stata dedicata all’assistenza al disabile).

Cassazione civile sez. lav., 20/08/2019, n.21529

Uso improprio dei permessi Legge 104

In tema di fruizione dei permessi previsti dall’art. 33, comma 3, legge 104/1992, la concessione dei permessi comporta un disagio per il datore di lavoro, giustificabile solo a fronte di un’effettiva attività di assistenza.

Pertanto, l’uso improprio del permesso, anche soltanto per poche ore, costituisce un abuso del diritto, in forza del disvalore sociale alla stessa attribuibile, tale da determinare nel datore di lavoro la perdita della fiducia nei confronti del lavoratore e legittimare la sanzione del licenziamento per giusta causa.

Tribunale Bologna sez. lav., 20/07/2017, n.765

Permessi Legge 104 e partecipazione a gare sportive

Il permesso exart. 33 della l. n. 104 del 1992 è riconosciuto al lavoratore in ragione dell’assistenza al disabile, rispetto al quale l’assenza dal lavoro deve porsi in relazione causale diretta, senza che il dato testuale e la “ratio” della norma ne consentano l’utilizzo in funzione meramente compensativa delle energie impiegate dal dipendente per la detta assistenza.

Ne consegue che il comportamento del dipendente che si avvalga di tale beneficio per attendere esigenze diverse integra l’abuso del diritto e viola i principi di correttezza e buona fede, sia nei confronti del datore di lavoro che dell’Ente assicurativo, con rilevanza anche ai fini disciplinari.

Tribunale Roma sez. I, 10/04/2017

Permessi retribuiti e recesso del datore di lavoro

La condotta del lavoratore nella fruizione dei permessi retribuiti previsti dalla l. 5 febbraio 1992, n. 104, consistente nell’aver svolto l’attività assistenziale soltanto per una parte marginale del tempo totale concesso, concreta un abuso in grave violazione dei principi di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto di cui agli artt. 1175 c.c. e 1375 c.c. e costituisce pertanto giusta causa di recesso del datore di lavoro.  .

Cassazione civile sez. lav., 22/03/2016, n.5574

Quando il permesso è abuso del diritto?

Il comportamento del prestatore di lavoro subordinato che, in relazione al permesso ex art. 33 l. 5 febbraio 1992 n. 104, si avvalga dello stesso non per l’assistenza al familiare, bensì per attendere ad altra attività, integra l’ipotesi di abuso del diritto, giacché tale condotta si palesa, nei confronti del datore di lavoro, come lesiva della buona fede, privandolo ingiustamente della prestazione lavorativa in violazione dell’affidamento riposto nel dipendente, ed integra, nei confronti dell’ente di previdenza erogatore del trattamento economico, un’indebita percezione.

(Nella specie, l’utilizzo improprio dei permessi 104 veniva reiterato e accertato con controlli investigativi).

Tribunale Genova, 21/10/2015



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5 Commenti

  1. Per poter chiedere i permessi 104 occorre avere un rapporto di lavoro. Infatti, la struttura stessa del permesso lo rende fruibile solo dai lavoratori. Ma non basta. Alcune categorie di lavoratori sono esclusi dal campo di applicazione dei permessi 104. A chi spettano dunque questi permessi?

    1. I permessi retribuiti 104 spettano ai lavoratori dipendenti:
      che siano, egli stessi, disabili in situazione di gravità;
      che siano genitori, anche se adottivi o affidatari, di figli disabili in situazione di gravità;
      che siano coniuge, partner dell’unione civile, convivente, parente o affine entro il 2° grado di soggetti disabili in situazione di gravità;
      che siano parente o affine di terzo grado, ma soltanto se i genitori o il coniuge o la parte dell’unione civile o il convivente abbiano un’età superiore a sessantacinque anni, oppure siano anch’essi invalidi, o ancora siano morti o mancanti.
      Al contrario, i permessi 104 non spettano:
      ai lavoratori che lavorano a domicilio;
      ai lavoratori addetti a lavori domestici e familiari;
      ai lavoratori agricoli a tempo determinato;
      ai lavoratori autonomi;
      ai lavoratori parasubordinati (collaboratori coordinati e continuativi).

  2. I permessi 104 spettano se il richiedente è un lavoratore dipendente (anche part time) assicurato per le prestazioni economiche di maternità presso l’Inps;il richiedente, o il soggetto per il quale si chiedono i permessi, si trovi in situazione di disabilità grave ai sensi di legge. Lo status di disabilità grave deve essere riconosciuto dalla specifica Commissione Medica Integrata Asl/Inps;la persona in situazione di disabilità grave non si trova in una condizione di ricovero a tempo pieno.

  3. Usufruendo dei permessi 104 il lavoratore ha diritto ad assentarsi dal lavoro mantenendo, comunque, la retribuzione nel periodo di assenza. A pagare lo stipendio nel periodo di permesso 104 è l’Inps; il datore di lavoro si limita ad anticipare la prestazione salvo recuperarla dall’Inps.

  4. Il monte ore di permessi 104 è, generalmente, pari a tre giorni di permesso mensili, fruibili anche ad ore. Specifiche discipline sono, tuttavia, presenti a seconda di chi sia il soggetto che richiede il permesso 104. Ad esempio, i genitori di figli disabili di meno di tre anni di età possono fruire dei permessi 104 anche sotto la forma di un allungamento del congedo parentale.

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