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Modifica condizioni divorzio: ultime sentenze

9 Agosto 2022
Modifica condizioni divorzio: ultime sentenze

Divorzio pronunciato all’estero e modifica delle condizioni relative ai figli; ponderazione delle condizioni economiche delle parti.

Il divorzio

Ai sensi dell’articolo 9 della legge n. 898 del 1970 (così come modificato dall’art. 2 della legge n. 436 del 1978 e dall’articolo 13 della legge n. 74 del 1987), le sentenze di divorzio passano in cosa giudicata rebus sic stantibus, rimanendo cioè suscettibili di modifica quanto ai rapporti economici o all’affidamento dei figli in relazione alla sopravvenienza di fatti nuovi, mentre la rilevanza dei fatti pregressi e delle ragioni giuridiche non addotte nel giudizio che vi ha dato luogo rimane esclusa in base alla regola generale secondo cui il giudicato copre il dedotto ed il deducibile. Pertanto, nel caso di mancata attribuzione dell’assegno divorzile, in sede di giudizio di divorzio per rigetto o per mancanza della relativa domanda, la determinazione dello stesso può avvenire solo in caso di sopravvenienza di fatti nuovi concernenti le condizioni o il reddito di uno dei coniugi.

(Nella specie il ricorrente denunziava che il ricorso della controparte, per la modifica delle condizioni di divorzio era inammissibile, non essendo emersi fatti nuovi circa la situazione economica delle parti. In applicazione del principio che precede la Suprema Corte ha disatteso il motivo, evidenziando che la controparte, nel richiedere la modifica delle statuizioni concernenti l’ammontare dell’assegno divorzile aveva addotto fatti nuovi, consistiti nella insussistenza del rapporto di lavoro, menzionato nell’accordo tra le parti in sede di separazione).

Cassazione civile sez. I, 09/05/2022, n.14581

Giurisdizione internazionale e provvedimenti di modifica delle condizioni di divorzio

Alla modifica delle condizioni di cessazione degli effetti civili del matrimonio tra due cittadini italiani, sposati e divorziati in Italia ma residenti all’estero in due diversi Stati terzi al momento della domanda di modifica, non si applica la Convenzione di Lugano del 2007 ma la Legge 218/1995, venendo in rilievo tanto i criteri di rilevanza soggettiva che oggettiva idonei a radicare la giurisdizione del giudice italiano.

Corte appello Milano sez. V, 24/03/2022

Revisione dell’assegno divorzile

La revisione dell’assegno divorzile di cui all’articolo 9 della legge n. 898 del 1970 postula l’accertamento di una sopravvenuta modifica delle condizioni economiche degli ex coniugi idonea a mutare il pregresso assetto patrimoniale realizzato con il precedente provvedimento attributivo dell’assegno, secondo una valutazione comparativa delle condizioni suddette di entrambe le parti.

In particolare, in sede di revisione, il giudice non può procedere ad una nuova ed autonoma valutazione dei presupposti o della entità dell’assegno, sulla base di una diversa ponderazione delle condizioni economiche delle parti già compiuta in sede di sentenza divorzile, ma, nel pieno rispetto delle valutazioni espresse al momento della attribuzione dell’emolumento, deve limitarsi a verificare se, ed in che misura, le circostanze, sopravvenute e provate dalle parti, abbiano alterato l’equilibrio così raggiunto e ad adeguare l’importo o lo stesso obbligo della contribuzione alla nuova situazione patrimoniale-reddituale accertata.

In particolare, nel sopravvenuto mutamento delle condizioni patrimoniali delle parti, il giudice procederà al giudizio di revisione dell’assegno in applicazione dei principi attuali, nella funzione che una diversa interpretazione delle norme applicabili assolve, che è di mera ricognizione della esistente regula iuris e non di creazione della stessa.

Cassazione civile sez. I, 09/03/2022, n.7731

Rapporti economici tra coniugi

Il reclamo avverso i provvedimenti di modifica delle condizioni del divorzio, resi dal tribunale ai sensi dell’art. 9, primo comma, legge 1 dicembre 1970, n. 898, costituisce un mezzo di impugnazione, ancorché devolutivo, e come tale ha per oggetto la revisione della decisione di primo grado nei limiti del devolutum e delle censure formulate ed in correlazione alle domande proposte in quella sede. Con la conseguenza che in sede di reclamo possono essere allegati, stante la libertà di forme proprie del procedimento, fatti nuovi, in quanto la natura e la funzione dei provvedimenti diretti a regolare i rapporti economici tra i coniugi in conseguenza del divorzio, così come quelli attinenti al regime della separazione, postulano la possibilità di modularne la misura al sopravvenire di nuovi elementi di fatto.

Cassazione civile sez. I, 09/03/2022, n.7733

Controversie relative alla modifica delle condizioni patrimoniali

Nelle controversie relative alla modifica delle condizioni patrimoniali stabilite con sentenza di divorzio per il mantenimento dei figli minori, rientranti tra quelle per le quali è previsto l’intervento obbligatorio del P.M., è sufficiente che l’ufficio del P.M. venga ufficialmente informato del procedimento, affinché il suo rappresentante sia posto in grado di intervenire e di esercitare i poteri attribuitigli dalla legge, restando irrilevante che in concreto egli non partecipi alle udienze e non formuli conclusioni.

Tribunale Rimini, 03/12/2021, n.1088

Esecuzione forzata per il versamento dell’obbligo

Con l’opposizione all’esecuzione, nell’ambito dell’obbligo di versamento dell’assegno di mantenimento dei figli, nei rapporti tra coniugi separati e/o divorziati, possono essere proposte soltanto questioni relative alla validità ed efficacia del titolo e non anche a fatti sopravvenuti. Quest’ultime infatti possono essere fatte valere in giudizio esclusivamente con il procedimento di modifica delle condizioni delia separazione di cui all’art. 710 c.p.c. o del divorzio di cui all’art. 9 della Legge n. 898 del 1970 .

Cassazione civile sez. VI, 29/11/2021, n.37244

Formazione di una nuova famiglia

La formazione di una nuova famiglia e la nascita di figli dal nuovo partner non determina automaticamente l’esclusione dell’obbligo di mantenimento a favore dell’ex coniuge, disposto in sede di separazione personale, ma tali circostanze sopraggiunte devono essere valutate dal giudice, unitamente ad ogni altro elemento rilevante, come circostanze sopravvenute che possono portare alla modifica delle condizioni originariamente stabilite, in quanto comporta il sorgere di nuovi obblighi di carattere economico.

Tribunale Tivoli, 10/11/2021, n.1580

Assegno divorzile: funzione

In considerazione della natura e della funzione dei provvedimenti concernenti i rapporti economici tra coniugi, va considerata legittima la modifica delle statuizioni precedentemente assunte al fine di adeguarle al sopraggiungere di variazioni nelle condizioni patrimoniali e reddituali delle parti, verificatesi nel corso del giudizio. Per tali ragioni, va disposta la revoca dell’obbligo di contribuzione inizialmente previsto, conseguente al collocamento in pensione dell’obbligato, tale da aver determinato una contrazione delle capacità economiche di quest’ultimo, rimanendo indifferente la permanenza di uno squilibrio tra le parti qualora sia garantita l’adeguatezza dei mezzi di sussistenza e l’indipendenza economica del beneficiario e sia stata accertata la presenza di un’adeguata capacità lavorativa.

Corte appello Milano sez. V, 27/10/2021

Omesso versamento del mantenimento prole

Con l’opposizione al precetto notificato per crediti derivanti dall’omesso pagamento dell’assegno di mantenimento stabilito, in sede di separazione o divorzio, in favore della prole, possono essere dedotte soltanto questioni relative alla validità ed efficacia del titolo che fonda il precetto e non anche fatti sopravvenuti, che invece devono farsi valere col procedimento di modifica delle condizioni della separazione (ex art. 710 c.p.c.) o del divorzio (art. 9 l. n. 898 del 1970).

Tribunale Bari sez. II, 07/10/2021, n.3506

Revisione delle condizioni di divorzio

Ai sensi dell’art. 9 comma 1 L 898/1970, l’ex coniuge interessato può chiedere una modifica delle condizioni economiche stabilite nella sentenza divorzile nel caso in cui ricorrono giustificati motivi, ovvero nel caso di mutamenti importanti e documentati della situazione personale e patrimoniale propria o di entrambi gli ex coniugi. L’esistenza di giustificati motivi va accertata alla luce del criterio assistenziale, avuto riguardo ai mutamenti delle condizioni dei redditi dell’obbligato e dell’avente diritto, da valutare bilateralmente e comparativamente per stabilire se esse impongano l’esigenza di un riequilibrio delle condizioni economiche in precedenza stabilite.

Tribunale Brindisi, 16/04/2020

Opposizione al precetto derivante dalla sentenza di divorzio

Il provvedimento di modifica delle condizioni di divorzio non fa venir meno il titolo esecutivo derivante dalla sentenza di divorzio. (Nel caso di specie era stata fatta opposizione al precetto derivante dalla sentenza di divorzio che poneva a carico dell’opponente il mantenimento dei figli e rigettato per questo motivo).

Tribunale Grosseto, 27/03/2020, n.278

Condizioni per la revisione dell’assegno di mantenimento per i figli

Premesso che in sede modifica delle condizioni di divorzio il giudice non può procedere a una nuova e autonoma valutazione dei presupposti o dell’entità dell’assegno, sulla base di una diversa ponderazione delle condizioni economiche delle parti già compiuta in sede di sentenza divorzile ma, nel pieno rispetto delle valutazioni espresse al momento dell’attribuzione dell’emolumento, deve limitarsi a verificare se e in che misura le circostanze sopravvenute e provate dalle parti, abbiano alterato l’equilibrio così raggiunto e ad adeguare l’importo o lo stesso obbligo della contribuzione alla nuova situazione patrimoniale-reddituale accertata, non va ignorato, da un lato, che l’aumento delle esigenze dei figli, essendo di per sé legato alla crescita, non necessita di una dimostrazione specifica, ma dall’altro lato le aumentate esigenze della prole che giustificano la revisione non possono attenere tutte a voci di spesa straordinarie, che come tali esulano dal mantenimento ordinario.

Tribunale Salerno sez. I, 03/01/2020

Modifica delle condizioni di divorzio proposta al giudice monocratico

Deve dichiararsi l’inammissibilità della domanda proposta nelle forme del rito ordinario davanti al Giudice monocratico, laddove per i procedimenti diretti alla modifica delle condizioni di divorzio è necessario attivare il procedimento di cui all’art. 9 della L. 898/1970 avanti al Tribunale in composizione collegiale, chiamato a decidere in camera di consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione necessaria del Pubblico Ministero, vertendosi in materia indisponibile dalle parti.

In tal senso dispone infatti il predetto art. 9, secondo cui qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, in camera di consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione del pubblico ministero, può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6.

Tribunale Roma sez. I, 01/08/2019, n.15953

Nullità della sentenza o del procedimento

I vizi dell’attività del giudice che possano comportare la nullità della sentenza o del procedimento, rilevanti ex art. 360, 1° comma, n. 4, c.p.c., non sono posti a tutela di un interesse all’astratta regolarità dell’attività giudiziaria, ma a garanzia dell’eliminazione del pregiudizio concretamente subìto dal diritto di difesa in dipendenza del denunciato error in procedendo, con conseguente onere dell’impugnante di indicare il danno concreto arrecatogli dall’invocata nullità processuale, altrimenti essendo il ricorso inammissibile (nella specie, il ricorrente aveva dedotto che vi sarebbe stato un difetto di legittimazione processuale riguardante la posizione della controparte, privo però di rilievo in una condizione nella quale il rigetto della sua domanda di modifica delle condizioni di divorzio era derivata dalla mancata dimostrazione del sopravvenuto mutamento delle condizioni di fatto).

Cassazione civile sez. I, 06/03/2019, n.6518

Assegno divorzile e spese di cura

Il criterio dell’autosufficienza economica necessaria per escludere il diritto alla percezione dell’assegno divorzile, introdotto da Cass. n. 11504/2017, è applicabile anche ai procedimenti per la modifica delle condizioni di divorzio sempre che si sia in presenza di “giustificati motivi” che innovino il quadro economico patrimoniale di riferimento, ossia solamente se vi sia “in concreto” una modificazione che giustifichi il ricorso all’autorità giudiziaria.

Tribunale Milano sez. IX, 31/05/2018, n.11830

Modifica condizioni di divorzio e mantenimento del maggiorenne divenuto disoccupato

È inammissibile la richiesta di contributo al mantenimento per il figlio maggiorenne divenuto disoccupato all’interno del procedimento di modifica delle condizioni di divorzio poiché, raggiunta l’indipendenza economica del figlio, non può rivivere l’obbligo di mantenimento potendo invece sorgere eventualmente obblighi alimentari accertabili con un autonomo procedimento.

Tribunale Roma sez. I, 21/07/2017

Procedimento per la modifica delle condizioni di divorzio

Nel procedimento per la modifica delle condizioni di divorzio, la richiesta dell’assegno divorzile, previsto dalla legge n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, è ammissibile anche ove esso non sia stato precedentemente chiesto, ma è pur sempre necessario che siano dedotte e dimostrate – evidentemente nel giudizio di merito – circostanze sopravvenute, rispetto alle statuizioni del divorzio operanti rebus sic stantibus, concernenti la indisponibilità di mezzi adeguati e la impossibilità oggettiva di procurarseli.

La rilevanza dei fatti pregressi e delle ragioni giuridiche non addotte nel giudizio di divorzio rimane esclusa in base alla regola generale secondo cui il giudicato copre il dedotto e il deducibile: tale principio trova applicazione anche nella ipotesi in cui il coniuge divorziato che chiede per la prima volta l’assegno sia rimasto contumace nel giudizio di divorzio, non potendo essere a lui riconosciuta una posizione diversa da quella del coniuge che, essendosi costituito, non abbia chiesto l’attribuzione di detto assegno.

Cassazione civile sez. VI, 12/01/2017, n.683

Sentenza straniera di divorzio

Con riferimento alla sentenza di divorzio pronunciata all’estero (nella specie, Ucraina) anche se non trascritta all’anagrafe in Italia, sussiste la giurisdizione italiana riguardo alle domande di modifica delle condizioni di divorzio relative all’affidamento dei figli e agli obblighi di mantenimento dei medesimi, allorché gli stessi siano cittadini italiani ovvero anche solo residenti abitualmente in Italia.

(Nel caso di specie la prole viveva in Italia da circa quattro anni).

Tribunale Modena sez. II, 07/02/2017, n.769

Modifica delle condizioni di divorzio pronunciato all’estero

Il Giudice italiano, successivamente investito della modifica delle condizioni di divorzio pronunciato all’estero (nella specie: Romania), può valutare, ai sensi degli art. 337 quinquies c.c., e artt. 5 e 6 l. n. 898/1970, il sopravvenuto mutamento delle circostanze, ai fini della richiesta revisione.

(Nel caso di specie, la prole, sia minorenne che maggiorenne non economicamente indipendente, si era trasferita a vivere presso la madre, diversamente da quanto inizialmente previsto nella sentenza straniera).

Tribunale Modena sez. II, 05/01/2017, n.66

Modifica delle condizioni di divorzio e responsabilità genitoriale

Nel caso in cui le parti, sposate all’estero, abbiano, sempre all’estero, ottenuto pronuncia di divorzio, il genitore interessato alla modifica delle condizioni che regolano la responsabilità genitoriale, deve promuovere l’azione di modifica delle condizioni di divorzio ai sensi e per gli effetti dell’art. 9, l. n. 898/1970.

Tribunale Milano sez. IX, 30/12/2016

Procedimenti di revisione delle condizioni di divorzio: competenza territoriale

Ritenuto che i procedimenti di modifica delle condizioni di separazione e dei procedimenti di modifica delle condizioni di divorzio presentano situazioni analoghe che postulano un’identica disciplina, la mancanza nella legge di divorzio di una normativa sulla competenza territoriale per la revisione dei provvedimenti sull’affidamento dei minori, in applicazione analogica della disciplina prevista ex art. 709 e 710 c.p.c., è competente il tribunale dal luogo di residenza dei figli minori, ai quali è dovuta una tutela assolutamente centrale e poziore; per ragioni identiche, a decidere sulla responsabilità genitoriale è il Tribunale più vicino alla sede degli interessi più rilevanti dei minori stessi, specie quando il loro ascolto appaia del tutto necessario per una loro più conducente tutela.

Tribunale Pavia, 07/03/2016

Domanda di modifica delle condizioni di divorzio

In materia di revisione dell’assegno divorzile, il giudice non può procedere ad una nuova ed autonoma valutazione dei presupposti o della entità dell’assegno, sulla base di una diversa ponderazione delle condizioni economiche delle parti, ma, nel pieno rispetto delle valutazioni espresse al momento dell’attribuzione dell’emolumento, deve limitarsi a verificare se, ed in che misura, le circostanze sopravvenute abbiano alterato l’equilibrio così raggiunto e ad adeguare l’importo o lo stesso obbligo della contribuzione alla nuova situazione patrimoniale.

(Nelle specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva respinto la domanda di modifica delle condizioni di divorzio, assumendo che il marito non poteva eludere il suo obbligo di mantenimento della moglie creando una esposizione debitoria dovuta ad un acquisto immobiliare, e che l’accertamento, a carico del primo, di un’evasione fiscale rendeva incerto l’ammontare dei suoi redditi attuali, comunque evidentemente superiori a quanto dichiarato).

Cassazione civile sez. VI, 20/06/2014, n.14143

Domanda di modifica delle condizioni del divorzio: quando è proponibile?

La domanda di modifica delle condizioni di divorzio presentata ai sensi dell’art. 9 della legge 1° dicembre 1970, n. 898 (come l’analoga domanda ex art. 710 cod. proc. civ. in relazione alle statuizioni contenute nella sentenza di separazione personale dei coniugi), é proponibile soltanto dopo il passaggio in giudicato della decisione che ha pronunciato il divorzio, senza che ciò determini alcuna lesione di tutela della parte, che, ove intenda far valere fatti nuovi sopravvenuti durante la pendenza del giudizio di legittimità, può avvalersi del rimedio di cui all’art. 373 cod. proc. civ.

Cassazione civile sez. VI, 15/10/2014, n.21874

Modifica delle condizioni di divorzio pronunciato all’estero: presupposti

Il Giudice italiano, successivamente investito della modifica delle condizioni di divorzio pronunciato all’estero (nella specie: Marocco), può valutare, ai sensi degli art. 155 e 156 c.c., 5 e art. 6 l. n. 898/1970, presupposti e circostanze, già esistenti al momento di quella decisione che non siano state considerate secondo la legislazione estera, ovvero il sopravvenuto mutamento delle circostanze, ai fini della richiesta revisione.

(Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il giudice ha provveduto ad aumentare l’importo dell’assegno di mantenimento nonché a stabilire “ex novo” l’obbligo di contribuzione al pagamento delle spese straordinarie siccome non previsto dalla sentenza straniera).

Tribunale Modena sez. II, 18/04/2012

Revisione statuizioni: assegno all’ex coniuge

Proposto reclamo avverso il decreto di modifica delle condizioni di divorzio, la domanda intesa ad ottenere la dichiarazione di immediata efficacia del decreto emesso dal tribunale va proposta dinanzi alla corte d’appello.

Corte appello Brescia, 18/08/2011

Modifica delle condizioni di divorzio e affidamento della prole

Ogni valutazione del g.o. in merito all’affidamento dei figli minori, sia in termini di idoneità genitoriale sia di eventuale utilità di un affido a terzi, presuppone che non vi sia tra i genitori stessi una conflittualità tale da risultare addirittura pregiudizievole per gli interessi della prole, poiché in tal caso deve anzitutto disporsi la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni per l’eventuale pronuncia di decadenza dalla potestà.

(Nel caso di specie, durante il procedimento instaurato dal genitore non affidatario per la modifica delle condizioni di divorzio relative proprio all’affidamento della prole, il g.o. accertava, anche grazie all’intervento dei servizi sociali, una “conflittualità accesa e totale” tra i genitori, nonostante fossero già trascorsi 5 anni dal divorzio. Rilevato altresì che tale persistente condizione esponeva a concreto pericolo l’equilibrio psicologico del minore, il giudice, in applicazione del principio di cui in massima, ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica, ravvisando la necessità di un intervento sulla potestà, e rigettando la domanda relativa all’affidamento, anche a terzi, della prole).

Tribunale Modena sez. II, 16/03/2011



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