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Attenzione alla data 2020 nei documenti: rischio truffe

8 Gennaio 2020 | Autore:
Attenzione alla data 2020 nei documenti: rischio truffe

Perché abbreviare l’anno 2020 nella data degli atti formali può essere pericoloso? È legale fare un’aggiunta a penna su un documento dattiloscritto?

Siamo da pochi giorni entrati nella seconda decade degli anni duemila e già siamo diventati tutti potenziali vittime di una nuova truffa: quella dell’abbreviazione della data all’interno di documenti e atti formali. In realtà, la truffa non consiste nell’abbreviazione dell’anno 2020 nella data (ad esempio, 01/01/20), ma nella possibilità che questa possa essere modificata a proprio vantaggio da qualche malintenzionato. Dunque: attenzione alla data 2020 nei documenti, perché il rischio truffe è potenzialmente alto.

Se non credi a quello che sto dicendo oppure ritieni che si tratti di un allarmismo inutile, ti invito a proseguire nella lettura: ti basteranno solamente cinque minuti di tempo per capire se l’abbreviazione della data 2020 negli atti possa essere una pratica che favorisce il rischio di truffe.

Abbreviazione data 2020: perché è pericolosa?

Perché può essere pericoloso abbreviare l’anno 2020 nella data che, normalmente, si appone in calce a un documento? La risposta è molto semplice: perché qualcuno potrebbe aggiungere altre due cifre e trasformarla in una data completamente diversa. Facciamo un esempio.

01/01/20   –   01/01/2010

Insomma, basta aggiungere solamente due numeretti per poter modificare la data in una completamente diversa, alterando così l’efficacia dell’intero atto.

Pensa, ad esempio, a un prestito erogato il due gennaio 20: aggiungendo due cifre (come nell’esempio, l’uno e lo zero, trasformando così la data in 2010), risulterà un prestito risalente a dieci anni prima, con conseguente prescrizione del diritto alla restituzione.

Truffa modifica data 2020: come si fa?

Penso di aver chiarito, nel paragrafo precedente, perché bisogna fare attenzione alla data 2020 nei documenti: basta aggiungere due cifre all’anno per modificare temporalmente l’atto.

La truffa della modifica della data può avvenire essenzialmente in due modi: imprimendo con la stampa le cifre da aggiungere alla data, oppure aggiungendo a penna i numeri.

Fondamentale è la natura del documento: se esso è manoscritto (cioè, scritto di pugno da una persona, a mano), allora sarà molto semplice aggiungere con due tratti di penna i numeri mancanti.

Al contrario, se il documento è dattiloscritto (ad esempio, stampato col computer), allora la truffa potrebbe avvenire in due modi:

  • cercando di effettuare una sovrastampa sul documento, in modo da far apparire i numeri in corrispondenza della data, come se fossero frutto della stampa originaria;
  • aggiungendo le cifre a penna.

In quest’ultimo caso, si pone il problema se sia valida un’aggiunta autografa (cioè, a mano) su un documento prestampato scritto a macchina (cioè, a computer). Te lo spiego nel prossimo paragrafo.

Documento dattiloscritto: si può fare un’aggiunta a penna?

La maggior parte dei documenti in circolazione sono modelli prestampati che vanno solamente sottoscritti; in casi del genere, sarebbe difficile modificare l’anno ’20 nella data senza dare nell’occhio: infatti, il truffatore dovrebbe cercare di stampare sopra il dattiloscritto già pronto.

In alternativa, il truffaldino potrebbe anche limitarsi ad aggiungere a penna le due cifre: si tratterebbe di quella che viene definita una correzione autografa. Spesso, accade che le parti, durante una contrattazione, vogliano modificare le clausole prestampate aggiungendone delle altre oppure modificandole.

In Italia, è legale fare un’aggiunta a penna su un documento dattiloscritto (cioè, stampato a macchina)? La risposta è affermativa, e vi sono diverse norme che testimoniano ciò. Ad esempio, secondo il codice civile [1], nei contratti conclusi mediante la sottoscrizione di moduli o formulari, le clausole aggiunte al modulo o al formulario prevalgono su quelle del modulo o del formulario qualora siano incompatibili con esse anche se queste ultime non sono state cancellate.

Nel caso appena richiamato, la legge accorda addirittura prevalenza alle aggiunte che le parti hanno fatto, anche in maniera autografa, al modulo prestampato.

Dunque, possiamo affermare che, in linea di massima, le modifiche autografe di un dattiloscritto sono lecite. Ciò significa che bisogna davvero fare attenzione all’abbreviazione della data 2020 nei documenti, perché il rischio di truffe è reale.

Va anche detto, però, che un’aggiunta a penna su un dattiloscritto potrebbe destare sospetti: pertanto, chi ritiene di essere stato truffato in questa maniera potrà adire il giudice affinché si inizi un procedimento in piena regola per attestare l’autenticità del documento.

Abbreviazione data 2020 nei documenti: come evitare truffe?

Come evitare le truffe di coloro che modificano l’anno 2020 abbreviato nella data dei documenti? Molto semplice: è sufficiente scrivere per intero l’anno. Se sottoscrivi un documento, apponi la data per esteso, scrivendo ad esempio “05/01/2020”, oppure “cinque gennaio 2020”.

Se il modulo o il documento che stai sottoscrivendo presenta già la data precompilata e l’anno 2020 è riportato in forma abbreviata, chiedi che venga ristampata e scritta per intero.

In alternativa, potresti anche abbreviare l’anno 2020, anteponendo però l’apostrofo, così: ’20. In questo modo, sarà più difficile per chi ha cattive intenzioni aggiungere le cifre alla fine, in quanto l’apostrofo indica l’elisione dei primi due numeri.

note

[1] Art. 1342 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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