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Conto corrente del coniuge: che fine fa alla sua morte?

8 Gennaio 2020
Conto corrente del coniuge: che fine fa alla sua morte?

Come non fare avere i soldi in banca a fratelli e genitori del marito o della moglie defunta.

C’è ancora molta confusione quando si parla di conto corrente del coniuge e di divisione dei soldi alla morte di questi. In caso di coppia senza figli, il coniuge superstite potrebbe trovare un ostacolo nell’eventuale presenza di fratelli o genitori del defunto? Deve chiedere il consenso di questi ultimi per ritirare il denaro in banca? E se invece ci sono figli, come si divide la giacenza? 

Iniziamo col dire che la risposta dipende in parte da quali sono gli eredi che concorrono all’eredità, dalla presenza di un testamento e dalla circostanza che marito e moglie fossero o meno in comunione dei beni. 

Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire che fine fa il conto corrente del coniuge alla sua morte.

Se c’è un testamento, come si divide il conto corrente del coniuge defunto?

In presenza di un testamento, valgono le ultime volontà del testatore. Quindi se questi ha lasciato l’intera provvista al coniuge superstite, la banca non potrà impedirgli, una volta effettuata l’accettazione dell’eredità e la dichiarazione di successione, di prelevare il denaro depositato. 

È pur vero che il testamento potrebbe essere impugnato da uno degli eredi legittimari che si senta leso nei propri diritti. Come noto, infatti, la legge assegna al coniuge e ai figli (o, in loro mancanza, ai genitori) del defunto delle quote minime del suo patrimonio. Se tali quote risultano inferiori a quanto prescritto dal Codice civile, la divisione ereditaria può essere messa in discussione. Sarà il giudice allora, dopo aver accertato il valore complessivo del patrimonio lasciato in eredità e delle donazioni fatte in vita dal de cuius, a ristabilire le quote spettanti ai legittimari. 

Se non c’è un testamento e non ci sono altri eredi tranne il coniuge

Diverso è il caso in cui non vi sia un testamento. Qui, la prima questione da analizzare è se, oltre al coniuge superstite, ci sono o meno altri familiari. I familiari da prendere in considerazione sono i figli, i fratelli o le sorelle e i genitori del defunto. 

In mancanza di figli, di fratelli e/o sorelle e di genitori o altri ascendenti, il coniuge superstite eredita tutto il conto corrente (e il residuo patrimonio). Il che significa che la banca non potrà opporre restrizioni, una volta effettuata la dichiarazione di successione, al prelievo dei contanti o all’utilizzo delle giacenze depositate.

Se non c’è un testamento e, oltre al coniuge, ci sono altri eredi

In mancanza di figli, ma in presenza di genitori e/o fratelli e sorelle del defunto, l’eredità viene divisa per 1/3 a questi ultimi e 2/3 al coniuge superstite. Questo significa che la banca congelerà il conto corrente fino a quando gli eredi non avranno depositato all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione di successione. A quel punto, man mano che si presenteranno gli eredi allo sportello, l’istituto di credito liquiderà a ciascuno di essi la rispettiva quota.

In presenza di un solo figlio, l’eredità verrà divisa per metà tra quest’ultimo e il coniuge superstite. Se invece i figli sono più di uno, a questi vanno i due terzi dell’eredità, mentre al coniuge superstite solo un terzo. Anche in tale ipotesi, la banca consentirà lo sblocco delle rispettive quote all’esecuzione degli adempimenti relativi alla successione.

Se la coppia era in comunione dei beni

Ultimo passaggio da considerare in merito alla divisione del conto corrente del coniuge defunto è l’eventuale sussistenza di un regime di comunione dei beni. In questo caso, infatti, tutte le regole che abbiamo sinora visto vanno coordinate con la seguente: il 50% del conto corrente finisce sempre al coniuge superstite, non a titolo ereditario, ma in quanto di sua proprietà. Con la morte del coniuge infatti si scioglie la comunione dei beni e la metà di essi finisce sempre, di diritto, al superstite. Così, le regole che abbiamo appena detto sulle quote di successione si applicheranno solo al residuo 50% del conto.

Viceversa, se la coppia era sposata in regime di separazione dei beni, tutto il conto cade in successione e quindi andrà diviso per come anticipato nei paragrafi precedenti.

Come escludere i parenti dall’eredità del conto corrente del coniuge

Alla luce di quanto appena detto, possiamo trarre un insegnamento importante per marito e moglie. Se uno dei due volesse assicurare i soldi del proprio conto corrente all’altro, senza che i propri genitori o fratelli possano tenere per sé una percentuale, dovrà fare un testamento in cui riconosce la titolarità del deposito all’altro coniuge. Così, ad esempio, il marito farà testamento in favore della moglie dichiarando di lasciarle il proprio conto e viceversa. Difatti, in presenza di un testamento, la famiglia di origine del defunto non potrà vantare alcun diritto.

Quando i fratelli o i genitori del coniuge defunto non hanno diritti

Sintetizziamo in due parole quanto appena detto. Fratelli, sorelle e genitori del coniuge defunto non possono mettere le mani sul conto corrente di questi in due circostanze:

  • in presenza di un testamento;
  • in assenza di un testamento, se il defunto ha lasciato dei figli e il coniuge.


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