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Si va in carcere per truffa?

29 Gennaio 2020 | Autore:
Si va in carcere per truffa?

Truffa semplice e truffa aggravata: differenze. Quando si finisce realmente in prigione per truffa? Truffatore: come può evitare il carcere?

In un’ipotetica top ten dei reati più commessi in Italia, tra le prime posizioni dovremmo sicuramente inserire la truffa. Purtroppo, gli imbrogli e i raggiri a danno di cittadini onesti sono all’ordine del giorno, e più la tecnologia avanza più i truffaldini alzano il tiro, dedicandosi ad attività di hackeraggio dei sistemi informatici o ad altre intrusioni illecite. Ma in Italia si va in carcere per truffa? Cosa rischia chi commette questo reato?

Come vedremo, il delitto di truffa è punito a seconda dell’effettiva gravità della condotta, tant’è vero che la legge distingue tra una truffa semplice e una truffa aggravata: nel primo caso, finire in carcere sarà davvero difficile, mentre nella seconda ipotesi le probabilità aumentano sensibilmente. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prenditi cinque minuti di tempo e prosegui nella lettura: vedremo se si va in carcere per truffa.

Il reato di truffa: cos’è?

Prima di vedere se si va in carcere per truffa, è bene che ti spieghi cosa prevede il codice penale a proposito di questo reato.

Secondo la legge, la truffa consiste nel porre in essere artifizi o raggiri che, inducendo taluno in errore, consentono di procurarsi  un ingiusto profitto con altrui danno; la punizione è la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa fino a 1.032 euro [1].

Il reato è procedibile a querela di parte, nel senso che solamente la vittima può segnalare alle autorità il crimine, salvo che la truffa abbia causato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di rilevante gravità: in tal caso, la truffa diventa procedibile d’ufficio.

I raggiri nel reato di truffa

Perché si possa commettere una truffa occorre necessariamente ingannare la vittima: in altre parole, la truffa presuppone un vero e proprio imbroglio, che abbia come fine quello di arricchire il truffatore.

Ciò significa che, per potersi parlare di truffa, non è sufficiente il semplice silenzio, oppure l’utilizzo di informazioni di cui si è in possesso, né l’approfittamento dell’ignoranza altrui. Nemmeno la semplice menzogna, nuda e cruda, è sufficiente a far sorgere la responsabilità penale.

Il codice, quando parla di artifici o raggiri, vuole intendere una vera e propria macchinazione nei confronti dalla vittima, una messa in scena preparata ad arte, fatta con l’unico scopo di trarre in inganno per arricchirsi. La bugia, di per sé, è troppo poco per poter integrare il reato di truffa.

Truffa: chi può commetterla?

Chiunque può diventare un truffatore; non occorre avere determinate qualità: basta semplicemente tentare di ingannare una persona a proprio vantaggio.

La truffa è pertanto un reato comune, che può essere commesso da tutti, senza la necessità di rivestire qualche particolare qualità (ad esempio, non sono reati comuni l’abuso d’ufficio e il peculato perché possono essere commessi soltanto da un pubblico ufficiale, quindi da un soggetto qualificato).

Truffa aggravata: cos’è?

Il Codice penale prevede anche delle ipotesi aggravate di truffa, al ricorrere delle quali la pena della reclusione sale da uno a cinque anni (e la multa arriva fino a 1549 euro); il reato diventa altresì procedibile d’ufficio. Si ha truffa aggravata quando:

  • il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare;
  • il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’Autorità;
  • il fatto è commesso approfittando di particolari circostanze di tempo (ad esempio, di notte), di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la difesa della vittima (pensa al truffa a una persona particolarmente malata oppure anziana).

Se ricorre anche solo una delle tre circostanze sopra viste, la truffa diventa aggravata, con la conseguenza che:

  • la pena è aumentata (non più da sei mesi a tre anni, ma da un anno a cinque anni);
  • il reato è procedibile d’ufficio, nel senso che chiunque può sporgere denuncia, non soltanto la persona offesa.

Truffa: si va in prigione?

Come detto nei paragrafi superiori, la truffa è punita con la reclusione, nei casi più gravi perfino fino a cinque anni. Possiamo dunque dire che, almeno in teoria, si va in carcere per truffa.

In concreto, invece, l’imputato per truffa può evitare la prigione approfittando di alcuni istituti giuridici che la legge predispone per impedire a coloro che non hanno commesso un delitto gravissimo di finire dietro le sbarre. Vediamo di cosa si tratta.

Come evitare il carcere per truffa?

Vediamo come il truffatore possa evitare il carcere. Va subito detto che, per pene fino a due anni, la legge prevede il beneficio della sospensione condizionale della pena: in buona sostanza, se il giudice ritiene che il fatto non sia poi così grave e che si tratti di una condotta tutto sommato occasionale può condannare l’imputato per truffa ma, allo stesso tempo, decretare la pena sospesa, di fatti evitando al condannato di andare in prigione o di dover pagare una sanzione pecuniaria.

Per condanne fino a quattro anni di reclusione è possibile accedere alle misure alternative alla detenzione (nello specifico, all’affidamento in prova ai servizi sociali), evitando allo stesso modo di finire dietro le sbarre.

La differenza con la sospensione condizionale sta nel fatto che, nel primo caso, il condannato non subirà alcun effetto negativo, mentre nell’ipotesi di affidamento in prova dovrà seguire un percorso di recupero sociale dando la disponibilità a svolgere lavori di pubblica utilità.

Se non ci sono particolari aggravanti o altre circostanze che lasciano presupporre la particolare serietà del reato, il giudice può concedere le attenuanti generiche, con conseguente sconto della pena pari a un terzo rispetto a quella che sarebbe stata normalmente inflitta.

Un altro sconto di pena, sempre pari a un terzo, può derivare dalla scelta di un rito premiale, come ad esempio il patteggiamento oppure il giudizio abbreviato.

Truffa: quando si va in carcere?

In conclusione, possiamo dire per truffa si va in carcere solamente se:

  • si tratti di truffa aggravata;
  • il truffatore abbia precedenti penali, per cui non può più chiedere la sospensione condizionale della pena, né l’affidamento ai servizi sociali;
  • il giudice, tenuto conto della gravità della condotta, non accorda alcuna attenuante;
  • il p.m. non accetta il patteggiamento.

note

[1] Art. 640 cod. pen.

Autore immagine: 123rf.com


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