Il fisco ora sa davvero tutto di te

7 Gennaio 2020 | Autore:
Il fisco ora sa davvero tutto di te

Le banche dati fiscali raccolgono una mole di elementi che i contribuenti neppure conoscono; uno squilibrio che si accentua con la nuova legge finanziaria.

C’è una disparità sempre più profonda tra i contribuenti e l’Amministrazione finanziaria: quest’ultima conosce ogni aspetto della vita dei cittadini – patrimoniale, finanziario, economico e non solo – mentre essi non sono in grado neppure di sapere esattamente quali dati il Fisco possiede e potrà utilizzare nei loro confronti, per un accertamento fiscale, per il controllo di determinate spese o per la rettifica di una dichiarazione.

Con i metodi di pagamento tracciati e con i nuovi sistemi di pagamenti digitali (o anche quelli effettuati per contanti, nel caso delle spese sanitarie) che tendono a incentivare il cashless e a disincentivare l’uso del denaro contante, il Fisco è ormai in grado di sapere praticamente tutto ed in tempo reale di ogni introito conseguito e di qualsiasi spesa effettuata: dove, per che cosa, con che metodo di pagamento (carta, bancomat, ecc.), oltre, ovviamente, agli importi.

Tutto questo si aggiunge agli altri sistemi già a disposizione dell’Amministrazione attraverso le potenti, e complete, banche dati che costituiscono il sistema informativo dell’Anagrafe tributaria: dai conti correnti ai rapporti finanziari (depositi, libretti di risparmio, titoli azionari e obbligazionari) agli immobili posseduti, ai movimenti effettuati in ogni settore e ambito della vita quotidiana, fino agli aspetti più minuti. Basta il codice fiscale per accedere automaticamente a una mole enorme di dati su ciascun soggetto.

Ora dunque il Fisco sa davvero tutto di te, mentre tu sai molto poco di come e quando esso utilizza questi dati per analizzare la tua posizione e ricostruire le tue finanze, i tuoi redditi e i tuoi comportamenti di spesa. Questo squilibrio è destinato ad accentuarsi nel 2020: la nuova legge di Bilancio [1], infatti, sembra distruggere anche l’ultimo baluardo di difesa, il diritto di riservatezza sui propri dati personali.

Con una modifica “silenziosa” e della quale finora si è poco parlato – nonostante il dibattito politico intenso che si è concentrato sui provvedimenti più appariscenti come le nuove tasse o i bonus – il legislatore ha previsto che i metodi di contrasto all’evasione siano d’ora in poi considerati «rilevanti obiettivi di interesse pubblico» che come tali legittimano in partenza il trattamento dei dati personali operato dal Fisco, tant’è che si è voluto limitare perfino il diritto di accesso dell’interessato a conoscere i dati che lo riguardano: ora la nuova norma lo esclude proprio quando si tratta degli «agli interessi tutelati in materia tributaria e allo svolgimento delle attività di prevenzione e contrasto all’evasione fiscale» [2].

Questa asimmetria informativa comporterà nel prossimo futuro una maggiore difficoltà a difendersi dalle pretese del Fisco, che potrà muoversi prima e meglio del contribuente, esaminando tutti i dati che lo riguardano, senza dover rivelare in anticipo le mosse che sta compiendo e senza che il cittadino possa sapere quali dati stanno consultando gli Uffici finanziari e come pensano di utilizzarli, fin quando l’esito dei controlli compiuti non sarà infine rivelato.

C’è però ancora un ultimo ostacolo da superare per arrivare a questo “Fisco senza barriere“: per entrare in vigore, le nuove norme contenute nella legge di Bilancio necessitano dei consueti decreti attuativi; ed anche questo step è stato previsto dalla legge finanziaria [3]. In particolare, per superare definitivamente la privacy occorrerà un apposito decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di Bilancio 2020 (dunque, entro il 31 marzo prossimo), sentiti il Garante per la protezione dei dati personali e l’Agenzia delle Entrate.

Qui si giocherà la partita definitiva per contemperare i sempre più flebili diritti dei cittadini con gli obiettivi di interesse pubblico e dunque di gettito fiscale nelle casse dello Stato. La legge finanziaria già prevede che l’esercizio dei diritti dei privati non dovrà pregiudicare questi interessi pubblici, e in linea generale stabilisce che dovrà essere un minimo incomprimibile per salvaguardare i diritti e le libertà degli interessati, stabilendo «misure adeguate a tutela». È prevedibile che su questi delicati aspetti il Garante privacy farà sentire la sua voce.


note

[1] Legge 27 dicembre 2019, n. 160, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n.304 (supplemento ordinario n.45) del 30 dicembre 2019.

[2] Art. 1, comma 681, Legge n.160/2019, che modifica le disposizioni del Codice di protezione dei dati personali di cui al D.Lgs. 30 giugno 2003, n.196.

[3] Art. 1, comma 683, Legge n.160/2019; i decreti dovranno conformarsi ai principi stabiliti dall’art. 23, par.1, del Regolamento (UE) 2016/679.


3 Commenti

  1. Pagando le tasse dovute non c’è alcun problema. O volete dire come testata giornalistica che stiamo bene con il tasso d’evasione attuale ?

  2. Ci dovrà essere un sistema per denunciare questo sistema incostituzionale. Il punto è che sono tutti d’accordo.

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