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Contratto lavoro autonomo: ultime sentenze

20 Gennaio 2020
Contratto lavoro autonomo: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: contratto di lavoro autonomo; conversione di un contratto di lavoro autonomo a termine in contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato; assunzione con contratto di lavoro autonomo occasionale.

Volontaria pattuizione di un contratto di lavoro autonomo

In tema di differenza tra lavoro autonomo e subordinato, poiché ogni attività umana economicamente valutabile può costituire oggetto sia di un rapporto di lavoro subordinato che di un rapporto di lavoro autonomo, le parti possono esprimere la volontà di stipulare un contratto di lavoro autonomo, mediante pattuizioni che precisino le modalità di attuazione del rapporto in modo che siano giuridicamente compatibili con l’autonomia e, in questo caso, la qualificazione del rapporto in termini di subordinazione sarà consentito solo ove le pattuizioni iniziali non siano state rispettate in sede di esecuzione, esprimendo, quindi, le parti la volontà di modificarle.

Tribunale Velletri sez. lav., 26/02/2019, n.330

Recesso del medico dal contratto di lavoro autonomo professionale

La circostanza che il recesso dal contratto di lavoro autonomo professionale, da parte del medico, derivi dalla comprensibile opzione riguardo un’opportunità lavorativa oltremodo favorevole rispetto alla possibilità di lavoro offerta dall’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari non configura in ogni caso una ragione sufficiente per escludere o di cui tenere conto ai fini dell’imposizione della penale. Inoltre, la finalità della l. prov. Trentino-Alto Adige n. 4/1991 è quella di ottenere la collaborazione quantomeno per due anni di professionalità specialistiche rivelatesi carenti nell’ambito del Servizio Sanitario Provinciale e per le quali è stato speso denaro pubblico, con la conseguenza che il fatto che il medico abbia assunto un impiego presso una struttura sanitaria della Regione Veneto non risulta di alcuna rilevanza.

T.A.R. Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 11/02/2019, n.31

Lavoro autonomo a termine convertito in contratto a tempo indeterminato

L’indennità prevista dall’art. 32 della l. n. 183 del 2010, nel significato chiarito dall’art. 1, comma 13, della l. n.92 del 2012, si applica anche nel caso di condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore a causa dell’illegittimità di un contratto di lavoro autonomo a termine, convertito in contratto a tempo indeterminato, poiché la predetta indennità consegue a qualsiasi ipotesi di riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato in sostituzione di altra fattispecie contrattuale a tempo determinato.

Cassazione civile sez. lav., 03/08/2018, n.20500

Conferimento di incarichi di lavoro autonomo

Vale un’interpretazione estensiva della nozione di « assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni » fatta propria dall’art. 63 co. 4 del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, nella quale debbono ritenersi incluse non soltanto le procedure concorsuali volte all’assunzione di lavoratori subordinati, ma anche quelle aventi specificamente ad oggetto il conferimento di incarichi ex art. 7 co. 6 del medesimo d.lgs. n. 165/2001, assegnati a esperti mediante contratti di lavoro autonomo di natura occasionale, o coordinata e continuativa, per far fronte alle medesime esigenze cui ordinariamente sono preordinati i lavoratori subordinati della pubblica amministrazione.

La giurisdizione amministrativa va affermata, pertanto, ogniqualvolta la controversia riguardi una procedura concorsuale indetta da un’amministrazione pubblica, quale che sia la tipologia dell’instaurando rapporto lavorativo. Il requisito della concorsualità sussiste in forza della natura comparativa della selezione, ancorché l’avviso di indizione si limiti a rinviare ad un atto di scelta motivata.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. I, 20/04/2018, n.557

Contratto di lavoro autonomo di natura professionale

Il possesso del requisito tecnico della conoscenza della lingua italiana e di quella tedesca in capo al referente del servizio, imposto dal capitolato d’oneri, se vale a soddisfare anche l’omologo requisito prescritto dal disciplinare di gara per l’operatore partecipante alla procedura, laddove sussista tra i due soggetti, il referente e l’operatore, un vincolo giuridico che consenta di ricondurre il primo al corpo del secondo, non serve invece allo scopo, qualora detto vincolo non sussista e il referente individuato sia esterno ed estraneo al soggetto che concorre per l’appalto (nella specie, legato da contratto di lavoro autonomo di natura professionale), fatta salva l’ipotesi dell’avvalimento nel rispetto dei rigorosi presupposti per esso prescritti.

T.A.R. Bolzano, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 05/04/2018, n.107

Inquadramento professionale per la mansione di commesso

Un rapporto di lavoro all’interno di una società è da ritenersi come subordinato, in assenza di un diverso contratto di lavoro autonomo, quando la prestazione lavorativa è continua nel tempo, il lavoratore ha specifiche mansioni (nel caso di specie la mansione di commesso svolta dall’attore constava nel servire la clientela, occuparsi degli ordini, ritirare la merce nonché dall’attività di cassa), quando è imposto un tassativo orario di lavoro.

L’inquadramento professionale di un soggetto che all’interno di una società svolge la mansione di commesso, che si sostanzia nel servire i clienti, ordinare la merce e ritirarla, occuparsi della cassa, ai sensi dell’art. 36 Cost., è il livello B2 CCNL panifici.

Tribunale Roma sez. lav., 03/05/2017, n.4117

La qualificazione del rapporto tra società e amministratore

Il rapporto tra una società di capitali ed il suo amministratore viene qualificato dalla giurisprudenza, con orientamenti contrastanti: in termini di parasubordinazione, sul presupposto del carattere continuativo, coordinato e personale della prestazione; in termini di contratto di lavoro autonomo o di opera professionale, in relazione al concreto atteggiarsi del rapporto e del tenore del potere gestorio; quale appartenente al genus dei rapporti societari, presi in considerazione dalla legge istitutiva del tribunale delle imprese. Suddetto contrasto, anche ai fini del riflesso di tale qualificazione sui limiti alla pignorabilità dei compensi dell’amministratore, costituisce questione di massima importanza da rimettere alla soluzione delle Sezione Unite.

Cassazione civile sez. III, 25/02/2016, n.3738

Contratto di lavoro autonomo e rapporto di lavoro di natura subordinata

In presenza di un contratto di lavoro autonomo in cui si esclude tassativamente di voler instaurare un rapporto di lavoro di natura subordinata, la parte ricorrente che intenda contestare la corrispondenza di tale schema tipologico e che voglia, dunque, dimostrare l’effettiva eterodirezione, deve dedurre il tipo di ordini ricevuti, il loro contenuto, le modalità del loro adempimento, del loro controllo e dell’eventuale sanzione.

Tribunale Milano sez. lav., 30/12/2015

Inserimento nell’assetto organizzativo dell’azienda

In tema di dipendenti postali, il rapporto di lavoro va qualificato come subordinato, per l’avvenuto inserimento nell’organizzazione aziendale per esigenze non temporanee ma stabili, ove il lavoratore, pur avendo sottoscritto un contratto di lavoro autonomo ai sensi del d.p.r. n. 1816 del 1960, non si sia limitato, nell’arco di durata della prestazione, protrattasi per più di cinque anni in un ambiente lavorativo di piccole dimensioni, alla mera consegna di telegrammi ed espressi, ma abbia posto le proprie energie lavorative a disposizione del datore di lavoro per l’intero orario di apertura dell’ufficio sotto la vigilanza dei superiori.

Cassazione civile sez. lav., 22/09/2015, n.18670

Conferimento di un incarico di consulenza

Quando un’amministrazione pubblica affida un incarico di consulenza esterna non deve necessariamente affidarsi ad un professionista stipulando un contratto di lavoro autonomo, ma ha un’ampia facoltà di scelta del contraente anche al di fuori di persone fisiche, in quanto il principio di concorrenza di natura comunitaria e l’abolizione del divieto di esercitare la professione di architetto o di ingegnere in forma societaria consente di escludere che un monopolio delle persone fisiche circa il conferimento di incarichi di natura professionali affidati sulla base di un contratto d’opera sia praticabile.

T.A.R. Pescara, (Abruzzo) sez. I, 18/10/2012, n.432

Contratto di lavoro autonomo e danno erariale

Il ricorso, da parte del dirigente di un ente pubblico, a personale con contratto di lavoro autonomo è illegittimo e fonte di danno erariale ove non costituisca il mezzo indispensabile per far fronte ad esigenze eccezionali ed impreviste di natura transitoria e non sia inteso ad attuare obiettivi e progetti specifici, determinati e temporanei, impossibili da realizzare con i dipendenti in servizio presso l’amministrazione.

(Nella specie, è stato ritenuto fonte di danno il rinnovo, protrattosi per anni, dell’incarico di direzione di un ufficio amministrativo, conferito dal direttore generale dell’azienda sanitaria Policlinico Umberto 1 di Roma ad un soggetto esterno a tale struttura).

Corte Conti sez. III, 04/05/2012, n.339

Contratto di lavoro autonomo e svolgimento di attività estranee all’insegnamento

Non è conforme a legge il contratto di lavoro autonomo per lo svolgimento di attività estranee all’insegnamento (nella specie, per attività di ricerca occasionale), stipulato da una università statale con un soggetto ad essa estraneo, in assenza di procedura comparativa per la scelta del contraente.

Corte Conti sez. contr., 01/08/2011, n.12

Contratto di lavoro autonomo e contratto d’opera intellettuale

In tema di prestazione d’opera intellettuale, l’art. 2227 e l’art. 2237, comma 1, c.c., concernenti rispettivamente il contratto di lavoro autonomo e quello d’opera intellettuale, attribuiscono – rispettivamente – al committente ed al cliente il diritto di recesso e, per il caso in cui questo diritto venga esercitato, concedono al prestatore d’opera ed al professionista, a scopo compensativo, un indennizzo (non un risarcimento) diversamente commisurato.

In particolare l’art. 2237 c.c. – nel consentire al cliente di recedere dal contratto di prestazione d’opera intellettuale – ammette, in senso solo parzialmente analogo a quanto stabilito dall’art. 2227 c.c. per il contratto d’opera, la facoltà di recesso “ad nutum”, indipendentemente cioè da quello che è stato il comportamento del prestatore d’opera intellettuale, ossia prescindendo dalla presenza o meno di giusti motivi a carico di quest’ultimo.

Corte appello Milano sez. I, 29/04/2009


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