Avvocati: più facile diventare specialisti

7 Gennaio 2020 | Autore:
Avvocati: più facile diventare specialisti

Il nuovo decreto ridisegna requisiti e condizioni per ottenere la specializzazione; saranno sufficienti 10 incarichi all’anno e gli indirizzi diventano molteplici.

Meno incarichi da svolgere, più materie selezionabili. Può essere riassunta così la modifica al regime delle specializzazioni forensi, che rende agli avvocati più facile diventare specialisti.

Il nuovo decreto andrà a modificare il precedente [1] del 2015 che non aveva passato il vaglio della giustizia amministrativa ed era stato bocciato sia dal Tar nel 2016 sia dal Consiglio di Stato nel 2017. Così nel 2018 il ministero della Giustizia aveva predisposto un nuovo schema per adeguarsi ai rilievi, che riguardavano l’elenco dei settori di specializzazione ed il colloquio per accertare la «comprovata esperienza» necessaria ad ottenere il titolo di specialista anche in assenza dei percorsi formativi.

Ora dunque la disciplina è stata ridisegnata: il nuovo schema di decreto approntato ha già ricevuto le osservazioni e proposte dei Coa e delle associazioni forensi ed ultimamente ha avuto il parere positivo del Consiglio di Stato [2]. Ora per entrare in vigore si attende solo la firma del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

La legge [3] prevede due modi per conseguire il titolo di avvocato specialista: il superamento positivo di un percorso formativo almeno biennale – dunque l’aver frequentato un apposito corso – oppure la «comprovata esperienza nel settore di specializzazione»; ma come si misura tale requisito, quali sono precisamente questi ambiti, e chi ne valuta e ne certifica il possesso? Proprio qui si erano concentrati i rilievi della giustizia amministrativa e il ministero ha dovuto modificare le norme.

Adesso il nuovo decreto in arrivo prevede che per certificare questa esperienza basterà un colloquio dove l’avvocato esibirà i titoli e la documentazione a sostegno e ne discuterà i contenuti; sarà sufficiente aver trattato dieci incarichi in un anno nelle materie inerenti la specializzazione richiesta, anziché quindici come era richiesto nella normativa precedente.

Per valutare adeguatamente  il possesso di questi requisiti? Anche la commissione è stata modificata nella sua composizione: dei cinque componenti, quattro saranno scelti dal ministero della Giustizia e solo il quinto dal Consiglio nazionale forense. Non si tratterà di un esame, ma solo di un colloquio finalizzato a verificare che i titoli prodotti dall’aspirante siano completi e congrui con i settori e gli indirizzi di specializzazione richiesti.

Infine, sono state ridefinite le materie e ridisegnati i loro gruppi di appartenenza (il Consiglio di Stato aveva stigmatizzato l’asimmetria tra le specializzazioni in diritto civile da una parte – l’unica area che era stata suddivisa in indirizzi – e quelle in diritto penale ed in diritto amministrativo dall’altra, ritenendola «irragionevole ed arbitraria nonché omissiva di determinate discipline»): adesso, si è arrivati a tre settori omogenei, ciascuno dei quali è diviso nei propri indirizzi di specializzazione che saranno la base per attribuire il relativo titolo all’avvocato specialista, specificandone l’oggetto.

Il settore del diritto civile comprende i seguenti indirizzi di specializzazione: diritto successorio, diritti reali, condominio e locazioni, diritto dei contratti, diritto della responsabilità civile, della responsabilità professionale e delle assicurazioni, diritto agrario, diritto commerciale e societario, diritto industriale, della proprietà intellettuale e dell’innovazione tecnologica, diritto delle crisi d’impresa e dell’insolvenza, diritto dell’esecuzione forzata, diritto bancario e dei mercati finanziari, diritto dei consumatori.

Nell’area del diritto penale gli indirizzi di specializzazione sono: diritto penale della persona, diritto penale della pubblica amministrazione, diritto penale dell’ambiente, dell’urbanistica e dell’edilizia, diritto penale dell’economia e dell’impresa, diritto penale della criminalità organizzata e delle misure di prevenzione, diritto dell’esecuzione penale, diritto penale dell’informazione, di internet e delle nuove tecnologie.

L’ambito del diritto amministrativo individua come indirizzi di specializzazione: diritto del pubblico impiego e della responsabilità amministrativa, diritto urbanistico, dell’edilizia e dei beni culturali, diritto dell’ambiente e dell’energia, diritto sanitario, diritto dell’istruzione, diritto dei contratti pubblici e dei servizi di interesse economico generale, diritto delle autonomie territoriali e del contenzioso elettorale, contabilità pubblica e contenzioso finanziario-statistico.

La specializzazione rimarrà una facoltà e non un obbligo per gli avvocati ma chi la conseguirà potrà fregiarsi di un titolo aggiuntivo e distintivo che, auspicabilmente, dovrebbe contraddistinguere una maggiore familiarità ed una più precisa competenza in tali specifici ambiti rispetto alla generalità degli abilitati in via generale all’esercizio della professione forense; un requisito, dunque, che sarà probabilmente privilegiato dai clienti, specie quelli di maggiori dimensioni, nella scelta del professionista al quale affidarsi.

note

[1] Decreto del ministro della Giustizia 12 agosto 2015, n.144, “Regolamento recante disposizioni per il conseguimento o il mantenimento del titolo di avvocato specialista a norma dell’art. 9 della legge 31 dicembre 2012, n.247“.

[2] Consiglio di Stato, sezione consultiva per gli atti normativi, parere n. 3185/19 del 19 dicembre 2019.

[3] Art. 9, comma 2, Legge 31 dicembre 2012 n.247.


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