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Partner: pene più severe in caso di maltrattamento e violenze familiari

3 settembre 2013


Partner: pene più severe in caso di maltrattamento e violenze familiari

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 settembre 2013



Querele irrevocabili e sanzioni più elevate: tutelati ora anche i minori dai 14 ai 18 anni con una specifica aggravante.

Con un recente intervento normativo [1] è stato ampliato il numero di aggravanti in materia di maltrattamenti contro familiari e conviventi, violenza sessuale e atti persecutori.

Da sempre, il codice penale [2] punisce il maltrattamento nei confronti di persone legate all’autore del reato da relazioni familiari o comunque da un particolare rapporto di soggezione (per esempio, l’affidamento per ragioni di educazione o istruzione). Si tratta di reato che – come affermato dalla Cassazione [3] – consiste nel sottoporre i familiari a continue sopraffazioni (molestie, ingiurie, minacce, danneggiamenti), tali da provocare sofferenze, privazioni e umiliazioni che determinano uno stato di disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di esistenza; ed è proprio l’abitualità del comportamento a rendere evidente l’esistenza di un programma criminoso e di una volontà unitaria di vessare il soggetto passivo.

La legge [4] prevedeva l’aumento di pena per fatti commessi in danno di un minore di 14 anni. La riforma di quest’estate ha invece riscritto questa aggravante: in virtù di ciò, da oggi l’aumento scatterà se il fatto è commesso in danno “o in presenza di minore degli anni 18”. È stata dunque ampliata la tutela anche a tutti i giovani dai 14 ai 18 anni, che prima non erano ricompresi nell’aggravante.

La presenza dovrebbe essere non solo fisica, ma anche cosciente: il maltrattamento, cioè, dovrebbe essere percepito e intuito nei suoi tratti essenziali.

La stessa riforma ha inoltre rivisto le aggravanti del reato di violenza sessuale [5]. Infatti, oltre alle precedenti aggravanti, verranno ora sanzionate con la reclusione da 6 a 12 anni anche i casi in cui la violenza sia commessa nei confronti di donna in stato di gravidanza oppure in cui il colpevole sia il coniuge, anche separato o divorziato, o chi sia o sia stato legato da relazione affettiva, anche senza convivenza.

È stato poi disposto l’aumento di pena per il reato di stalking [6], se il fatto sia commesso dal coniuge “anche separato o divorziato”; l’aggravante, cioè, si applica anche nei casi in cui lo stalker sia uno dei coniugi di una coppia ancora legalmente tale all’anagrafe.

Costituisce aggravante, inoltre, la commissione del fatto “attraverso strumenti informatici o telematici”. L’esperienza ha infatti dimostrato che sempre più spesso gli atti persecutori vengono realizzati – oltre che nelle forme classiche di appostamenti, pedinamenti e telefonate – anche attraverso i nuovi strumenti di comunicazione, come sms o e-mail. Ma anche perché la Cassazione [7] aveva escluso che il reato di molestia o disturbo alle persone [8] fosse integrato dal l’invio di un messaggio di posta elettronica, anche se idoneo a provocare turbamento o fastidio nel destinatario.

Infine, la riforma prevede che la querela proposta per il reato di stalking sia irrevocabile. In altre parole, la parte lesa non potrà più ritirarla e, una volta denunciato l’aggressore, la Procura della Repubblica procederà autonomamente nel giudizio.

note

[1] Art. 1 del Dl 93/2013.

[2] Art. 572 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 3570/99 e n. 7192/2003.

[4] Art. 572, comma 2, cod. pen.

[5] Art. 609-ter, comma 1, cod. pen.

[6] Art. 612-bis cod. pen.

[7] Cass. sent. n. 24510/2010.

[8] Art. 660 cod. pen.

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