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Cartella esattoriale inviata al tutore del disabile: è valida?

7 Gennaio 2020
Cartella esattoriale inviata al tutore del disabile: è valida?

Interdetto e inabilitato: le regole sulla notifica delle cartelle di pagamento e degli accertamenti fiscali. 

La violazione delle regole sulla notifica delle cartelle di pagamento comportano, il più delle volte, l’invalidità della cartella stessa e, quindi, l’inesistenza del debito. Un caso particolare riveste il problema della cartella esattoriale inviata al tutore del disabile: è valida? Sul punto, si registrano pochi precedenti, ma la disciplina può dirsi pacifica per via delle regole ricavabili dalle norme del Codice civile sulla rappresentanza dei soggetti incapaci, quali appunto minori, interdetti e inabilitati.

Vediamo, dunque, qual è l’orientamento sposato dai giudici in tema di notifica della cartella esattoriale al disabile. A chi va consegnata? L’indicazione del nome del tutore sulla busta è sufficiente per rendere l’atto valido? Procediamo con ordine.

Chi è il tutore?

Il tribunale ordinario, quando accerta in un soggetto un’infermità di mente abituale e tale da renderlo incapace di provvedere a se stesso, può dichiararne l’interdizione.

Per la pronuncia di interdizione è necessario accertare l’esistenza di una menomazione psichica di tale gravità da rappresentare una condizione normale del soggetto che necessiti, di conseguenza, di una persona appositamente incaricata a rappresentarlo nel compimento di tutti gli atti giuridici.

All’esito del procedimento, il giudice nomina un tutore. Il tutore ha cura della persona dell’interdetto: nello svolgimento di tale compito deve attenersi alle direttive impartite dal giudice tutelare vigilando sulla salute, sicurezza e pulizia dell’incapace.

Cosa fa il tutore?

Il tutore ha la rappresentanza legale dell’interdetto e ne amministra il patrimonio. In particolare, compie:

  • gli atti di ordinaria amministrazione autonomamente;
  • gli atti di straordinaria amministrazione previa autorizzazione del giudice tutelare e, per gli atti più importanti, del tribunale su parere del giudice tutelare.

Gli atti compiuti dall’interdetto, dopo la sentenza di interdizione o dopo la nomina del tutore provvisorio, possono essere annullati su istanza del tutore, dell’interdetto o dei suoi eredi o aventi causa.

La notifica della cartella al disabile è valida?

Il semplice stato di disabilità non implica alcuna conseguenza in merito alle notifiche di atti giudiziari, multe, sanzioni amministrative, accertamenti fiscali e cartelle esattoriali. Diverso è, invece, il discorso se il disabile è stato dichiarato anche interdetto o inabilitato. In tali casi, la cartella, infatti, va notificata rispettivamente al tutore o al curatore. “Notificata” non vuol dire semplicemente “consegnata”. In altri termini, non basta che il postino consegni l’atto al rappresentante dell’incapace, ma il suo nome deve figurare sulla busta dell’atto stesso. Come, infatti, chiarito dalla Cassazione [1], l’accertamento fiscale notificato all’interdetto e non al suo tutore è nullo. 

La legge, nell’escludere la capacità processuale delle persone che non hanno il libero esercizio dei propri diritti, si riferisce solo a quelle che siano state private della capacità di agire con una sentenza di interdizione o di inabilitazione, ovvero con provvedimento di nomina di un rappresentante (tutore o curatore) provvisorio, e non anche a quelle colpite da incapacità naturale, ma non interdette o inabilitate [2].

Di conseguenza, il tutore può far valere tale vizio di notifica impugnando la successiva cartella di pagamento; infatti, la nullità della notificazione di un atto “presupposto” costituisce vizio procedurale, che comporta la nullità degli atti successivi.

Allo stesso modo, la notifica della cartella esattoriale fatta all’interdetto e non al tutore è nulla.

Il tutore dell’interdetto, essendo tenuto a proteggere gli interessi della persona tutelata, non ha bisogno dell’autorizzazione del giudice tutelare per impugnare la cartella esattoriale.

Cartella al disabile: come deve essere intestata?

Se il disabile non è stato sottoposto a tutela del curatore o del tutore, la cartella deve riportare solo il suo nome e cognome; sicché, la notifica sarà valida anche se fatta nelle sue stesse mani, a meno che non si dimostri che, al momento del ricevimento dell’atto, era in condizioni di incapacità di intendere e volere.

Viceversa, se il disabile è sottoposto a tutela o a curatela, la cartella deve riportare il nome del disabile stesso “in persona del tutore o del curatore”. Né è valida la cartella che riporti solo il nome del tutore o del curatore. Come spiegato dal tribunale di Pavia [3], la cartella di pagamento che sia stata notificata senza la specificazione del ruolo del destinatario di tutore di altro soggetto tenuto al pagamento delle somme poste in riscossione è illegittima poiché non indirizzata al debitore.

Se, ad esempio, l’esattore dovesse notificare una cartella esattoriale a Tizio, tutore di Caio, omettendo di indicare tale funzione, sì da farlo apparire debitore diretto, commetterebbe un errore. E, difatti, anche se «l’interdetto non è capace di agire non significa che egli possa essere individuato nella persona del tutore» il quale è tenuto a rispondere delle obbligazioni dell’incapace soltanto in tale qualità e non personalmente.

Onde evitare che il debito si consolidi a suo carico, il tutore deve impugnare la cartella ricorrendo al tribunale; egli deve contestare il fatto che lui, in quanto tutore, è soggetto diverso dal disabile, cui deve essere notificata la cartella.  


note

[1] Cass. sent. n. 2749/2012.

[2] Cass. sent. n. 17912/2010.

[3] Trib. Pavia, sent. n. 377/2009.

Cassazione civile sez. VI, 23/02/2012, n.2749

La Corte:

costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., osserva quanto segue:

01. Con sentenza del 25 novembre 2009 la CTR-Lazio (sez. Latina) ha rigettato l’appello proposto dall’avv. B.P., quale tutore dell’interdetto L.R.A., nei confronti dell’Agenzia delle entrate, confermando la cartella esattoriale notificata al tutore il 5 marzo 2005 per Irpef 1994 dovuta dal contribuente.

02. Ha motivato la decisione ritenendo che il presupposto avviso di accertamento, notificato il 23 dicembre 2000 direttamente all’interdetto e non al suo tutore, fosse divenuto definitivo e legittimasse la successiva iscrizione a ruolo, atteso che nella dichiarazione presentata nel 2000 per l’anno 1999 non risultava la tutela, segnalata invece nella successiva dichiarazione per l’anno 2000.

03. Ha proposto ricorso per cassazione, affidato a unico motivo per violazione di legge (artt. 45, 357, 421, 423, 424 c.c.), il tutore del contribuente; l’Agenzia delle entrate resiste con controricorso, mentre il Ministero dell’economia e delle finanze non spiega attività difensiva.

04. Preliminarmente, si segnala la carenza di legittimazione processuale dell’altro soggetto evocato dinanzi a questa Corte, il Ministero dell’economia e delle finanze, che non è stato parte nel giudizio di secondo grado ed è oramai estraneo al contenzioso tributario dopo la creazione delle agenzie fiscali. La chiamata ministeriale in cassazione è dunque inammissibile e il ricorso della parte contribuente va esaminato unicamente riguardo all’Agenzia delle entrate, che è la sola a essere legittimamente intimata.

05. Passando all’esame del contenuto del ricorso, erra la CTR nell’enfatizzare l’inesatta indicazione contenuta nella dichiarazione per l’anno 1999, che non esonera affatto l’amministrazione dall’ordinario onere verificare lo status personale del contribuente, documentato dai pubblici registri delle tutele e anagrafici.

06. Si aggiunga che, ai sensi dell’art. 421 c.c., la sentenza d’interdizione ha efficacia sin dalla data della sua pubblicazione (Cass. Sez. 2, n. 1026 del 17/05/1967) e che persino l’omesso adempimento delle formalità pubblicitarie previste dall’art. 423 c.c. non è di ostacolo alla produzione degli effetti giuridici derivanti dalla interdizione stessa (Cass. Sez. 2, n. 666 del 16/03/1963).

07. Sulla nullità delle notificazioni di atti processuali fatte a soggetto incapace, perchè minorenne (Cass. Sez. 1, n. 7619 del 04/04/2011) o interdetto (Cass. Se%3, n. 13966 del 14/06/2007; v.

Corte Conti Sez. 1, n. 127 dell’11/07/1994), v’è sicuro riscontro giurisprudenziale. Inoltre, opera l’applicazione alle notifiche degli avvisi di accertamento delle norme del processo civile, in base al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60 (Cass. Sez. 5, n. 10445 del 12/05/2011), il che comporta che la nullità delle notifiche agli interdetti anche riguardo agli atti impositivi.

08. L’ultima parte del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 3 nel consentire l’impugnazione congiunta di atti presupposti d’imposizione tributaria e di atti ad essi conseguenti, attribuisce al contribuente un potere attinente ad una situazione soggettiva statica di vantaggio della specie della facoltà o del diritto potestativo. Sicchè, si è ritenuto che, nel caso in cui non sia stato o, come nella specie, sia stato irritualmente notificato l’avviso di accertamento, il contribuente, impugnando la successiva cartella di pagamento, può valutare, esercitando la sua autonomia, se ha interesse o meno ad aprire la discussione giurisdizionale anche sul merito della pretesa tributaria; diversamente opinando, si arriverebbe all’assurda conseguenza che l’Amministrazione potrebbe procedere sempre all’adozione di atti conseguenti, senza notificare quelli presupposti, perchè il contribuente sarebbe vincolato alla loro impugnazione congiunta (Cass. Sez. 5, n. 9873 del 05/05/2011).

09. E’ ciò che ha fatto, nell’interesse del contribuente dichiarato interdetto alcuni anni prima dell’avviso di accertamento, il suo tutore con il ricorso introduttivo e ha ribadito nel ricorso per cassazione; sicchè va data continuità al principio secondo cui la mancata o irrituale notificazione dell’atto tributario presupposto determina l’invalidità derivata dell’atto fiscale conseguente (cfr.

es. Cass., Sez. 5, n. 24975 del 24/11 /2006 e n. 7649 del 31/03/2006).

10. Da tutto ciò consegue la cassazione della sentenza d’appello senza rinvio, stante la manifesta infondatezza del ricorso introduttivo della parte contribuente che consente la pronuncia immediata nel merito ex art. 384 c.p.c..

11. Nell’evoluzione della vicenda processuale si ravvisano giusti motivi per compensare le spese delle fasi di merito, mentre quelle di legittimità seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso nei confronti dell’Agenzia delle entrate e lo dichiara inammissibile nei confronti del Ministero dell’economia e delle finanze; cassa senza rinvio la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo; condanna l’Agenzia delle entrate alle spese del giudizio di legittimità liquidate in Euro 4.000,00 per onorario, oltre al contributo unificato e agli altri oneri di legge; compensa le spese dei gradi di merito.

Così deciso in Roma, il 25 gennaio 2012.

Depositato in Cancelleria il 23 febbraio 2012


Tribunale Pavia sez. I, 06/04/2009, (ud. 20/03/2009, dep. 06/04/2009), n.377

Svolgimento del processo

Con atto di citazione notificato in data 7.9.2006, il signor A. F. ha proposto opposizione avverso la cartella esattoriale n. 07920060009332317000 emessa da Comune di Pavia per ottenere il pagamento di euro 2.664,00 contestando l’esistenza del credito. Egli espone di essere padre e tutore di A. F., nato a Pavia il 28.4.1982, affetto da grave handicap che determina l’invalidità al 100% e il conseguente diritto a percepire la pensione di inabilità (pari a euro 234,23 per 13 mensilità) e l’indennità di accompagnamento (euro 431,19 mensili). Il ragazzo frequenta il centro diurno CSE “Il Naviglio” gestito dal Comune di Pavia; la pretesa azionata dal convenuto ha ad oggetto il contributo alle spese di frequenza al suddetto centro. Il ricorrente lamenta il fatto che la cartella impugnata non contiene l’indicazione ruolo di tutore del figlio da lui stesso svolto e, pertanto, è nulla in quanto indirizzata a un soggetto differente dal debitore. Aggiunge, inoltre, che il costo individuale per la suddetta frequentazione varia da euro 14,60 a euro 144,00 mensili in base al reddito ISEE del nucleo familiare; il modello ISEE relativo al nucleo familiare, tuttavia, non è mai stato prodotto al Comune essendosi il signor A. F. limitato a inviare un atto notorio attestante la propria situazione patrimoniale. Per tale ragione risulta arbitraria la richiesta formulata nella misura massima per i mesi successivi al febbraio 2004. Il signor F. censura tale scelta asserendo che la stessa è contraria al combinato disposto dell’art. 25 della L. n. 328/2000 e dal D.Lgs. n. 109/1998 come modificato dal D.Lgs. n. 130/2000 che dispone che per le prestazioni socio-sanitarie rese a persona portatrice di handicap permanente e grave, l’entità del contributo deve essere stimata con riferimento alla situazione economica del solo assistito; tale normativa ha una valenza cogente immediata e, pertanto, a nulla rileva il fatto che la disposizione da ultimi citata rimandi per l’attuazione a un D.P.C.M. non ancora emanato. La difesa del ricorrente eccepisce, inoltre, il difetto di legittimazione del Comune di Pavia ad azionare la richiesta nei confronti del padre del debitore in quanto la legge prevede che gli enti pubblici non hanno facoltà di richiedere ed agire nei confronti dei componenti del nucleo familiare dell’assistito (art. 2 co. VI D.Lgs. n. 109/1998). Il Comune si è costituito ed ha eccepito il difetto di giurisdizione dell’a.g.o. richiamando a tal fine i principi esposti nella sentenza delle Sezioni Unite della S.C. n. 1373/2006 e il disposto dell’art. 33 co. 1 e 2 del D.Lgs. n. 80/1998, come riformulato dalla sentenza additiva del Giudice delle Leggi n. 204/2004.

In ordine alla nullità della pretesa avanzata nei confronti dell’attore in proprio, e non quale tutore del figlio interdetto, la difesa del convenuto sostiene che essendo il debitore incapace e privo di capacità di agire, è ovvio che al signor A. F. sia stato chiesto il pagamento in qualità di tutore del figlio.

Il Comune contesta che sia applicabile al caso di specie la normativa citata dalla controparte, che non ha valore cogente non essendo stato emanato il citato D.P.C.M., e sostiene che la quantificazione del dovuto è stata effettuata in base al disposto della deliberazione della Giunta Comunale n. 303/2003, finalizzata a dettare criteri e modalità di accesso alle prestazioni sociali agevolate ai sensi del D.Lgs. n. 109/1998, del D.P.C.M. 7.5.1999 a 221 e del D.Lgs. n. 130/2000, che ha ritenuto di valorizzare, ai fini di individuare la quota contributiva dovuta all’utente del servizio, la situazione reddituale della famiglia.

Il Giudice, su richiesta dei procuratori delle parti, ha assegnato i termini ex art. 183 co. VI c.p.c. e all’esito del deposito delle memorie ha ritenuto la causa matura per la decisione. All’udienza del 10.12.2008 i procuratori delle parti hanno precisato le conclusioni indicate in epigrafe e la causa era trattenuta in decisione.

Diritto

Motivi della decisione

Occorre preliminarmente esaminare l’eccezione di difetto di giurisdizione dell’a.g.o. sollevata dal Comune.

Al proposito si richiama l’art. 33 co. 1 e 2 lett. e) del D.Lgs. n. 80/1998 che nell’individuare le controversie devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo elenca quelle “riguardanti le attività e le prestazioni di ogni genere, anche di natura patrimoniale rese nell’espletamento di pubblici servizi, ivi comprese quelle rese nell’ambito del Servizio sanitario nazionale e della pubblica istruzione, con esclusione dei rapporti individuali di utenza con soggetti privati, delle controversie meramente risarcitorie che riguardano il danno alla persona o cose e delle controversie in materia di invalidità.

La fattispecie in esame riguardando un rapporto individuale di utenza con un soggetto privato, è espressamente devoluta dal legislatore al giudice ordinario. Al fine del decidere assume rilievo la giurisprudenza di legittimità citata nella comparsa di costituzione secondo la quale: “.. resta esclusa dalla giurisdizione del giudice ordinario l’azione risarcitoria avente ad oggetto il pregiudizio derivante da un atto amministrativo definitivo per difetto di tempestiva impugnazione essendogli precluso il sindacato in via principale sull’atto o sul provvedimento amministrativo” (Cass. sez. un. n. 1373/2006). Al proposito si osserva che il caso di specie non ha ad oggetto un’azione risarcitoria e che l’atto presupposto individuato nella deliberazione della G.C. n. 303/2003 ha portata generale e non doveva essere impugnato nei termini da tutti i possibili soggetti debitori, potendo gli stessi chiedere la disapplicazione dell’atto nel momento in cui veniva loro richiesto il pagamento, rivolgendosi a tal fine al giudice ordinario.

Per tutte le ragioni sopra esposte deve essere dichiarata la giurisdizione dell’a.g.o..

Stante il carattere assorbente ai fini della presente decisione, pare opportuno affrontare la questione di nullità della cartella esattoriale sollevata dalla difesa dell’attore in riferimento all’errata individuazione del soggetto debitore.

La documentazione prodotta in atti dimostra che la cartella impugnata (doc. n. 1 di parte attrice) è indirizzata al signor F. A. che, per tale ragione, risulta essere il debitore; non pare che vi sia dubbio in ordine al fatto che il figlio A. è un soggetto di diritto differente dal padre ed è titolare di un patrimonio autonomo. Il fatto che l’interdetto non sia capace di agire non significa che egli possa essere individuato nella persona del tutore; quest’ultimo, infatti, è tenuto a rispondere delle obbligazioni assunte dal debitore esclusivamente in qualità di rappresentante in tutti gli atti civili, ai sensi dell’art. 357 c.c., con il solo patrimonio dell’incapace e non anche con il proprio, come avverrebbe nel caso in cui divenisse definitiva la cartella impugnata.

Poiché il signor A. F. non è tenuto a rispondere dei debiti altrui, come puntualizzato in materia dall’art. 2 co. VI D.Lgs. n. 109/1998, la cartella impugnata è illegittima perché non è indirizzata al debitore.

La difesa del signor A. F. chiede che il Giudice accerti che nulla è da lui dovuto al Comune di Pavia né in proprio, né quale tutore di A. F..

Per quanto riguarda la prima domanda si osserva che, stante la genericità della formulazione della richiesta, la decisione della stessa si può ritenere assorbita nelle ragioni che hanno determinato la dichiarazione di illegittimità della cartella.

La richiesta formulata dall’attore in qualità di tutore di A. F. non può essere accolta perché egli non si è costituito in tale qualità, non ha conferito procura ai legali quale tutore ed ha impostato la difesa sul presupposto che si tratta di due soggetti di diritto differenti.

In considerazione delle difese svolte dalle parti sia in ordine al difetto di giurisdizione che in ordine all’individuazione del soggetto debitore, pare equo compensare per due terzi le spese di lite e condannare il Comune a rifondere all’attore il residuo terzo.

P.Q.M.

Il Giudice Istruttore, definendo il giudizio, ogni contraria domanda ed eccezione disattesa, così decide:

a) dichiara la giurisdizione dell’a.g.o.;

b) dichiara illegittima la cartella esattoriale n. 07920060009332317000 emessa da Comune di Pavia nei confronti di A. F.;

c) compensa per due terzi le spese di lite e dichiara tenuto e condanna il Comune a rifondere all’attore il residuo terzo che liquida in euro 615,50 di cui euro 277,00 per diritti, euro 250,00 per onorari, euro 88,50 per esborsi, oltre IVA, CPA e spese generali.

Pavia 20.3.2009


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