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Dopo la Cassazione si va in carcere?

8 Gennaio 2020 | Autore:
Dopo la Cassazione si va in carcere?

Giudizio in Corte di Cassazione: come funziona? Cosa significa che la Cassazione è giudice di legittimità? Condanna in Cassazione: quando non si va in prigione?

Anche le persone che non sono esperte di diritto sanno che in Italia esistono tre gradi di giudizio: se devi affrontare una causa, civile o penale che sia, sappi che potresti avventurarti in un percorso molto lungo e dall’esito incerto. I tre gradi di giudizio sono una garanzia per tutti coloro che sono coinvolti in una vicenda giudiziaria: attraverso questo sistema, viene data la possibilità a giudici diversi da quello del primo grado di poter riesaminare la vicenda. In ambito penale, cosa accade se anche l’ultimo grado dovesse confermare la condanna? Dopo la Cassazione si va in carcere?

In effetti, l’ultimo grado di giudizio è rappresentato da quello che si celebra in Cassazione: dopo la Suprema Corte non c’è più nessun giudice (almeno in Italia). Ciò significa che la Corte di Cassazione ha l’ultima parola in merito al caso sottopostole. Questo significa che, se la Cassazione dovesse confermare la condanna del grado precedente, si finirebbe inevitabilmente dietro le sbarre? In poche parole: dopo la Cassazione si va in carcere? Scopriamolo insieme.

Corte di Cassazione: come funziona?

Prima di vedere se dopo la Cassazione si va in carcere, spendiamo qualche parola in più in merito a questo particolare giudizio.

Come anticipato nell’introduzione, la Corte di Cassazione è giudice di ultimo grado, nel senso che contro una sua decisione non è possibile proporre ulteriore impugnazione. Per meglio farti comprendere il concetto, puoi immaginare che la giustizia italiana sia come una piramide al cui vertice si trova, per l’appunto, la Suprema Corte.

Generalmente, la Corte di Cassazione è anche giudice di terzo grado, nel senso che si giunge ad essa dopo un primo e un secondo grado di giudizio, rispettivamente tenutisi innanzi al tribunale (o al giudice di pace) e alla Corte di Appello (o al tribunale, se in primo grado la competenza era del giudice di pace).

Ho detto che la Corte di Cassazione è generalmente giudice di terzo grado perché la legge consente alle parti, qualora esse siano d’accordo, di “saltare” il secondo grado di giudizio e di andare direttamente in Cassazione (cosiddetto ricorso per saltum o ricorso immediato alla Cassazione): in questo caso, dunque, la Cassazione sarebbe giudice di secondo e ultimo grado.

Cassazione: perché è giudice di legittimità?

Mettiamo il caso che tu sia stato condannato alla reclusione in primo e in secondo grado; con il tuo avvocato concordi di proporre ulteriore impugnazione, questa volta in Cassazione. Come funziona il giudizio in Cassazione?

Devi sapere che il ricorso per Cassazione è un atto complesso e un po’ particolare: la Cassazione, infatti, non può rivedere totalmente la sentenza impugnata, ma può esaminarne solamente alcuni aspetti. Nello specifico, si dice che la Corte di Cassazione è giudice di legittimità. Cosa significa?

Vuol dire che la Suprema Corte non può entrare nel merito della vicenda, nel senso che, nel momento in cui verifica la regolarità della sentenza impugnata, non può mettere in discussione la ricostruzione storica dei fatti così come compiuta dal giudice precedente. L’unica cosa che può fare la Corte di Cassazione è verificare la conformità a legge della decisione contestata. Facciamo un esempio.

Mettiamo il caso che tu venga condannato per furto, sia in primo che in secondo grado, perché una persona ti ha visto entrare in casa di un estraneo e portare via alcuni oggetti. Tu asserisci che la testimonianza sia assolutamente falsa, ma né il giudice di primo grado né quello di appello ti hanno dato retta. Potrai chiedere alla Cassazione di non credere alla testimonianza? No: la Cassazione può solamente verificare che, ad esempio, la testimonianza sia stata assunta secondo le norme di legge, ma non può entrare nel merito del racconto.

Quando si può impugnare in Cassazione?

Alla luce di quanto detto nel paragrafo precedente, possiamo affermare che i motivi che legittimano un ricorso in Cassazione contro una sentenza di condanna sono sostanzialmente i seguenti:

  • motivi inerenti alla giurisdizione (cioè, i casi in cui il giudice non aveva il potere di decidere, in quanto la controversia spettava a un giudice di altra giurisdizione o, addirittura, a potere diverso da quello giurisdizionale);
  • inosservanza o l’erronea applicazione della legge, ivi comprese le norme processuali stabilite a pena di nullità, di inutilizzabilità, di inammissibilità o di decadenza;
  • mancata assunzione di una prova decisiva di cui era stata fatta richiesta;
  • mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione [1].

Condanna in Cassazione: si va in carcere?

Poiché, come detto più volte, il giudizio di Cassazione è l’ultimo, se vieni condannato anche in questo grado non hai purtroppo più speranze di impugnare la sentenza, la quale pertanto diventa definitiva.

Con una condanna in Cassazione, però, non si va sempre in carcere: tutto dipende dal tipo di condanna in cui sei incorso. In particolare, dopo la Cassazione non si va in carcere se:

  • la pena è diversa da quella detentiva (reclusione o arresto). In altre parole, si tratta di mera pena pecuniaria;
  • le pena è sospesa, nel senso che il giudice ti ha riconosciuto la sospensione condizionale della pena [2];
  • la pena detentiva è inferiore ai quattro anni. In questa ipotesi, il pubblico ministero emette l’ordine di esecuzione della condanna ma, contestualmente, la sospende per trenta giorni: durante questo lasso di tempo potrai chiedere al giudice di essere ammesso all’affidamento in prova ai servizi sociali, evitando il carcere.

note

[1] Art. 606 cod. proc. pen.

[2] Art. 163 cod. pen.

Autore immagine: 123rf.com


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