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Conviene passare al mercato libero?

8 Gennaio 2020 | Autore:
Conviene passare al mercato libero?

Che cosa cambierà dal 1° gennaio 2020 con l’addio alla maggior tutela per energia elettrica e gas? Che cosa bisogna fare per il passaggio?

Dal 1° gennaio 2022, gli utenti di luce e gas dicono addio al mercato tutelato per entrare obbligatoriamente nel mercato libero. Un processo iniziato in Italia nel 1999 con il cosiddetto decreto Bersani [1], che ha aperto le porte alla liberalizzazione di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia. E che adesso arriva al momento decisivo, con il passaggio obbligatorio ad un sistema che – almeno in teoria – garantirà una maggiore concorrenza e, di conseguenza, una potenziale diminuzione dei prezzi sulle bollette di luce e gas. Ma davvero conviene passare al mercato libero?

Il servizio di maggior tutela era nato in via provvisoria per aiutare le famiglie e le piccole imprese che non riuscivano a scegliere un operatore del mercato libero. Questa fase transitoria si conclude il 1° gennaio 2022, dopo un ulteriore slittamento della data in cui doveva avvenire il passaggio obbligatorio, ovvero il 1° luglio 2020. Con quali garanzie per i consumatori? Ci sarà da pagare qualcosa per passare al mercato libero? Si rischia di perdere l’attuale fornitore? Si dovrà cambiare il contatore della luce o del gas?

Tante le domande, dunque, alle quali diamo subito risposta per sapere quanto conviene passare al mercato libero.

Mercato libero: che cos’è?

Il mercato libero dell’energia, a cui sarà obbligatorio passare dal 1° gennaio 2022, è quello che consente ai consumatori di scegliere il fornitore con le tariffe di luce e gas più convenienti in base al servizio offerto. Una svolta, quindi, rispetto al vecchio mercato tutelato: in questo caso era l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (l’Arera) a stabilire le condizioni economiche del regime tariffario.

Mercato libero: quali vantaggi?

Il primo vantaggio che ci si attende dal passaggio al mercato libero dell’energia è quello che può derivare dalla concorrenza, ovvero che i fornitori, nel tentativo di attirare il maggior numero possibile di clienti, abbassino le tariffe e propongano delle offerte interessanti, arricchite di bonus o sconti sulla manutenzione. Insomma: come nel settore della telefonia, più è alta la concorrenza e, teoricamente, maggiori sono le offerte a beneficio dell’utente, con il conseguente risparmio.

Altro vantaggio del passaggio al mercato libero è quello di non vedersi cambiare le tariffe ogni tre mesi, come accadeva con il mercato tutelato. Quest’ultimo, come detto, era regolamentato dall’Arera che, ogni 90 giorni, modificava le condizioni economiche della fornitura di energia. Con il mercato libero questo non succede. Significa che l’utente, con i prezzi bloccati, più prevedere più facilmente l’importo della bolletta di luce o gas.

Infine, è interessante segnalare che con il mercato tutelato non era possibile avere lo stesso fornitore per energia elettrica e gas, mentre con il mercato libero sì. Questo vuol dire avere la possibilità di usufruire di qualche tariffa speciale per il fatto di attivare il doppio servizio con lo stesso operatore.

Va detto, inoltre, che il passaggio al mercato libero è gratuito e non prevede interruzioni di servizio o interventi tecnico ai contatori.

Mercato libero: cambia la bolletta?

Passare al mercato libero dell’energia comporta due cambiamenti in bolletta. Il primo, il più ovvio, il nome del fornitore. Il secondo, il più atteso da tutti i consumatori, il costo. Vengono modificate le tariffe del kWh e del Smc, ovvero della materia prima e della materia energia.

Quindi, quando riceverai, ad esempio, la bolletta della luce dopo essere passato al mercato libero troverai il nome del nuovo fornitore al posto di quello vecchio e le voci di spesa che trovavi prima, ovvero:

  • spesa materia energia, che rappresenta il 41,6% dell’importo totale;
  • commercializzazione al dettaglio (8,2% del totale);
  • spesa di trasporto e gestione del contatore (18% del totale);
  • oneri di sistema (19,4% del totale);
  • imposte e Iva (12,8% del totale).

Mercato libero: come passare

Per passare al mercato libero dell’energia e lasciare quello tutelato, occorre prima di tutto confrontare le tariffe dei vari fornitori. Sul web trovi diversi comparatori che ti mostrano le offerte, anche in base alle società che operano nella tua zona.

Una volta scelto il fornitore che ti interessa, dovrai sottoscrivere il nuovo contratto. A tale scopo, sarà necessario comunicare:

  • dati anagrafici della persona a cui sarà intestata l’utenza e la fattura;
  • il codice POD per l’energia elettrica e il codice PDR per il gas. Si tratta dei codici che identificano la tua utenza e che puoi trovare nelle bollette che hai ricevuto finora;
  • l’indirizzo presso il quale deve essere fatta la fornitura e quello di fatturazione nel caso sia diverso dal primo;
  • l’indirizzo di posta elettronica, nel caso tu voglia ricevere le bollette via e-mail;
  • l’Iban per l’accredito automatico della bolletta sul conto corrente, nel caso voglia fare la domiciliazione in banca.

Fatto questo, il nuovo fornitore penserà a tutto il resto per il passaggio al mercato libero, compresa la comunicazione al tuo attuale gestore dell’avvenuta disdetta del contratto. Il mese successivo ti arriverà la bolletta del nuovo gestore.

Mercato libero: le offerte Placet

Per agevolare ulteriormente i consumatori nel passaggio dal mercato tutelato al mercato libero, esistono le cosiddette offerte Placet, ovvero a prezzo libero a condizioni equiparate di tutela. Dal 2018 devono essere obbligatoriamente nei cataloghi di tutti i fornitori ed hanno delle caratteristiche, per così dire, ibride, nel senso che alcune rispecchiano le condizioni della maggiore tutela (è l’Autorità a definire le condizioni contrattuali) ed altre quelle del mercato libero (il prezzo viene stabilito dal fornitore).

Le offerte Placet sono riservate a clienti domestici o non, che hanno una connessione all’energia elettrica in bassa tensione o che hanno un consumo di gas inferiore a 200.000 Smc annui.

Il cliente può scegliere tra un prezzo fisso bloccato per un anno e deciso insieme al venditore oppure un prezzo variabile basato su un’indicizzazione decisa dall’Arera e sul valore all’ingrosso dell’energia elettrica o del gas.


note

[1] Dlgs. n. 79/1999 del 16.03.1999.


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