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Conviene tenere sempre acceso lo scaldabagno?

8 Gennaio 2020 | Autore:
Conviene tenere sempre acceso lo scaldabagno?

Si consuma più corrente spegnendo quando non serve oppure lasciandolo in funzione per mantenere l’acqua calda?

Chi ha in casa uno scaldabagno elettrico spesso si pone la solita domanda: è meglio farlo partire solo quando si ha bisogno oppure conviene tenere sempre acceso lo scaldabagno? Un dubbio, ovviamente, che si basa sul consumo della corrente elettrica. Quale delle due soluzioni fa risparmiare di più?

La risposta la si trova nel funzionamento dell’apparecchio. Bisogna precisare che, diversamente da altri elettrodomestici, non c’è una catalogazione energetica per lo scaldabagno, ovvero non esistono delle classi a seconda delle quali uno scaldabagno è più o meno efficiente da un punto di vista delle prestazioni. C’è, invece, una indicazione sull’assorbimento di elettricità espresso in watt che dipende dalla capacità e dalla grandezza. Questa indicazione viete riportata sulla targhetta dove si trovano i dati tecnici.

Ecco, da quell’assorbimento e dal modo in cui l’apparecchio si comporta dal momento in cui lo si mette in funzione si può capire se conviene tenere sempre acceso lo scaldabagno oppure se è il caso di spegnerlo dopo aver utilizzato l’acqua calda che serve per poi riaccenderlo prima del successivo utilizzo. Vediamo che cosa può contenere meglio i consumi in modo da non far lievitare inutilmente la bolletta elettrica.

Scaldabagno: come funziona?

Come appena accennato, per sapere se conviene tenere sempre acceso lo scaldabagno o no bisogna partire dal funzionamento dell’apparecchio.

Il concetto è potenzialmente semplice, anche se la sua logica va comunque spiegata. Uno scaldabagno ha sostanzialmente tre parti:

  • il serbatoio in cui si accumula l’acqua;
  • la resistenza che scalda l’acqua;
  • il termostato che regola la temperatura dell’acqua.

Quando lo scaldabagno viene acceso, la resistenza elettrica entra in funzione ma ha bisogno di un determinato tempo per portare l’acqua alla temperatura impostata dal termostato. Tempo che può variare a seconda delle stagioni: l’acqua che entra nel serbatoio sarà più fredda d’inverno e più calda d’estate. Ciò significa che nei mesi invernali la resistenza dello scaldabagno avrà bisogno di più tempo per portare l’acqua alla temperatura desiderata. Viceversa, nei mesi estivi farà prima.

Che succede, però, quando si raggiunge la temperatura impostata? Succede che la resistenza dello scaldabagno si spegne. E questo è un dato che ci serve per dare una risposta alla domanda fatta in partenza, cioè se conviene tenere sempre acceso lo scaldabagno oppure no.

In entrambi i casi, cioè che si spenga lo scaldabagno o che lo si tenga sempre acceso, la resistenza si spegne nel momento in cui l’acqua arriva in temperatura. Il consumo di energia elettrica, quindi, è pari a zero a quel punto.

Scaldabagno: quando si consuma più energia?

Se lo scaldabagno non è dotato di un adeguato isolamento termico, la temperatura calerà più velocemente. Di conseguenza, la resistenza si rimetterà in funzione per riportare la temperatura a quella indicata dal termostato, ci metterà del tempo, poi si spegnerà a temperatura raggiunta. Ma poi ci sarà un calo successivo e, quindi, si ricomincerà da capo.

Per fare un esempio banale. È inverno e hai deciso di prenderti una tisana calda. Per fare prima, anziché scaldare l’acqua in un pentolino utilizzi il microonde. Passato il tempo necessario, tiri fuori dal forno la tazza con l’acqua calda, ci metti la bustina di tisana ed aspetti che l’infusione sia pronta. Se metti la tazza in un ambiente caldo, l’acqua si manterrà più a lungo in temperatura. Se, invece, la metti vicino ad una finestra semiaperta, è molto probabile che nel tempo dell’infusione l’acqua si sia raffreddata. Di conseguenza, dovrai tirar fuori la bustina, rimettere la tazza nel microonde e farlo andare di nuovo, con il conseguente doppio consumo di energia.

Che cosa ci dice tutto questo? Che chi decide di tenere sempre acceso lo scaldabagno rischia che la resistenza consumi energia per riportare l’acqua in temperatura anche quando non serve. In sostanza, l’apparecchio lavora sempre ed il contatore gira come una trottola aumentando i consumi e l’importo della bolletta della luce.

Viceversa, chi lo accende quando serve e lo spegne dopo l’utilizzo fa lavorare la resistenza solo nel momento in cui c’è bisogno di usare l’acqua calda. Quando sarà fuori casa per lavoro o per altri motivi, i consumi saranno azzerati.

Scaldabagno: ottimizzare i consumi grazie all’acqua

Altro fattore che influisce sul consumo di energia elettrica dallo scaldabagno è la quantità di acqua di cui si ha bisogno ed il tempo in cui viene utilizzata da quando l’hai fatta scaldare.

In pratica, se devi fare una doccia consumerai mediamente 50 litri di acqua. Per scaldarli ti ci vorrà circa un’ora e mezza. Con un assorbimento di 1.200 watt, vuol dire che in 90 minuti consumerai 1.800 watt. Una volta raggiunta la temperatura puoi spegnere lo scaldabagno ed utilizzare l’acqua per farti una doccia con comodo oppure per due docce più veloci.

Se, invece, lasci lo scaldabagno acceso, siamo al punto di prima: la temperatura dell’acqua cala, la resistenza si rimette in funzione e consumerà altri 1.800 watt per riportare lo scaldabagno ai gradi desiderati. Anche se la doccia è fatta e non hai più bisogno di acqua calda nell’immediato.

Va da sé, quindi, che è possibile risparmiare e contenere i costi della bolletta della luce evitando di sprecare acqua: meno se ne utilizza, meno ci metterà la resistenza a scaldarla.

note

Autore immagine: 123rf.com


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