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Esame avvocati: la bocciatura va motivata

3 Set 2013


Esame avvocati: la bocciatura va motivata

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Set 2013



La valutazione effettuata dalla commissione giudicatrice non può essere contestato dal giudice, ma essa deve agire sempre in modo ragionevole, giustificando il proprio operato.

La Commissione giudicatrice degli esami di avvocato deve sempre motivare le ragioni per cui ritiene “insufficiente” il compito di un candidato. Sebbene, infatti, il giudice non possa intromettersi nei criteri di valutazione delle prove d’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione (così come non può farlo nei confronti di qualsiasi amministrazione), tuttavia ove tali decisioni si manifestino illogiche, irragionevoli e irrazionali il giudice può intervenire e annullare la valutazione del compito. È quanto stabilito dal Tar Lazio in una recente sentenza [1].

In questo modo, i giudici amministrativi hanno accolto il ricorso di un aspirante avvocato che aveva ottenuto, in sede di correzione del suo elaborato, un punteggio di 84 su 90. Nel caso di specie, tale giudizio negativo non era stato in alcun modo motivato. Invece, secondo il Tribunale, l’attribuzione di un punteggio ai limiti della sufficienza impone sempre di esternare la pur minima giustificazione in merito al complessivo voto attribuito. Diversamente, non si consente al candidato di comprendere le ragioni che hanno portato i commissari ad una simile valutazione. E ciò, ovviamente, si pone contro il diritto di difesa, che spetta anche ai candidati di un concorso.

Tra gli altri motivi di censura, il ricorrente aveva lamentato anche il poco tempo impiegato dalla commissione per la lettura e correzione di tutti e tre i compiti, la qual cosa pareva indicare una scarsa attenzione prestata durante la correzione.

Il solo voto numerico, senza ulteriori specificazioni, si può ammettere solo quando siano stati previamente determinati adeguati criteri di valutazione, che consentano di ricostruire la motivazione di tale giudizio. Nei casi dubbi, invece, le commissioni sono sempre tenute a integrare il voto assegnato con espressioni o manifestazioni tali da renderne percepibile il significato.

note

[1] TAR Lazio, sent. n. 7289/2013.


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