I nuovi poteri del Fisco dal 2020

8 Gennaio 2020 | Autore:
I nuovi poteri del Fisco dal 2020

Poteri più incisivi per Agenzia Entrate e Guardia di Finanza: la legge di Bilancio 2020 e il Decreto fiscale estendono notevolmente i loro ambiti di azione.

La nuova legge di Bilancio ed il collegato decreto fiscale rafforzano notevolmente i poteri del Fisco dal 2020: controlli sui rapporti finanziari a partire dai conti correnti, esame delle fatture facilitato dalla compilazione in formato elettronico, selezione dei contribuenti da controllare potenziata, Guardia di Finanza che scende in campo attingendo già in fase preliminare alle stesse informazioni finora disponibili solo all’Agenzia delle Entrate. Sono nuove possibilità che rendono più facile, d’ora in poi, scovare gli evasori, individuandoli in partenza come tali e poi beccandoli con le mani nel sacco.

Vediamo quindi in cosa consistono queste nuove armi del Fisco per contrastare l’evasione fiscale in modo più efficace rispetto al passato e così raggiungere gli obiettivi che il Governo si è prefisso quando ha varato la manovra finanziaria 2020.

Controlli sui conti correnti

Con le nuove linee guida per i controlli programmati dall’Agenzia delle Entrate per il 2020 si può ben dire che sono stati presi di mira i conti correnti. Già dal 2019 il Fisco aveva accesso diretto ai dati di tutti i rapporti finanziari e quindi anche alle movimentazioni operate sui conti correnti, in entrata ed in uscita. Analizzando i prelievi e i versamenti, diventa facile collegare queste operazioni con i redditi dichiarati o con gli importi fatturati come ricavi o compensi. Se alcuni importi non troveranno riscontro o giustificazione, sarà il contribuente a dover superare la presunzione di evasione, ad esempio provando che quelle somme confluite sul suo conto erano esenti da imposta oppure erano già state tassate all’origine, come ad esempio le vincite al gioco.

Controlli sui risparmi

Nemmeno le giacenze ferme saranno salve: con il risparmiometro chi non preleva mai soldi dal conto o dai libretti di deposito, sui quali invece continua abitualmente a versare, dovrà spiegare al Fisco come fronteggia le spese di vita quotidiana, altrimenti si presumerà fondatamente che abbia percepito redditi in nero, sfuggiti a tassazione.

La superanagrafe dei conti correnti e dei depositi finanziari consente all’Agenzia delle Entrate di verificare facilmente tutto questo, semplicemente partendo dal codice fiscale del contribuente che verrà confrontato con il tipo di attività svolta, con i redditi dichiarati e con l’ammontare delle somme depositate e intestate a suo nome.

Ormai, il Fisco non ha più bisogno di andare in banca o di richiedere agli istituti di credito i dati dei rapporti finanziari intrattenuti dal soggetto, può farlo subito dai propri uffici, e in modo molto più veloce, completo ed efficace. Leggi anche controlli fiscali sul conto corrente: come funzionano.

Compensazioni indebite

Stretta sulle compensazioni tra crediti e debiti fiscali: per evitare quelle indebite si è deciso di differire quelle superiori a 5 mila euro a partire dal decimo giorno successivo a quello della presentazione della dichiarazione o istanza da cui emerge il credito. In questo modo, il Fisco, attraverso l’Agenzia delle Entrate, potrà controllare se il credito richiesto spetta effettivamente oppure no. In precedenza la norma valeva solo per l’Iva, ora è stata estesa anche a tutte le imposte sui redditi. Inutile dire che, al momento dell’esame, il Fisco rettificherà la dichiarazione se troverà irregolarità; la richiesta di compensazione costituirà un’occasione per effettuare appositi controlli.

La nuova procedura comprenderà anche l’Inps e l’Inail per quanto riguarda i contributi: d’ora in poi questi istituti coopereranno con l’Agenzia delle Entrate scambiandosi i dati per far emergere profili di rischio, come quando si tenta di chiedere una compensazione di contributi previdenziali con crediti di natura fiscale. I «profili di rischio» emergeranno immediatamente e balzeranno agli occhi dei funzionari che, oltre al blocco preliminare della compensazione richiesta, procederanno senza indugio al recupero del loro credito.

Poteri della Guardia di Finanza

I finanzieri potranno accedere a tutti i dati delle fatture elettroniche per svolgere le loro funzioni di polizia economica e finanziaria ed anche, insieme all’Agenzia delle Entrate, per le attività di analisi del rischio e di controllo a fini fiscali. Si tratta di una mole di informazioni imponente e che potrà essere consultata direttamente dai rispettivi uffici, senza più la necessità di dover accedere presso la sede del contribuente o del suo commercialista depositario delle scritture contabili. Così a tavolino i finanzieri potranno intraprendere delle vere e proprie indagini tributarie e scoprire una serie di elementi utili che li indirizzeranno verso i soggetti ritenuti “meritevoli” di un controllo più approfondito; a quel punto scatteranno le verifiche e gli accertamenti, ma da una posizione di notevole vantaggio per il Fisco che saprà cosa andare a cercare e dove probabilmente si annidano le violazioni.

Così la Guardia di Finanza, d’ora in poi, parteciperà direttamente al processo di “analisi del rischio” di evasione che sinora era programmato e svolto dall’Agenzia delle Entrate e potrà svolgerlo in maniera autonoma rispetto ai funzionari degli uffici finanziari, attingendo al patrimonio informativo di tutte le banche dati di cui già dispone e che sicuramente i finanzieri sapranno utilizzare e valorizzare grazie alla loro esperienza di polizia tributaria ed economica. Con l’ulteriore vantaggio che i militari della Finanza sono anche, a seconda del grado e delle qualifiche, Ufficiali o Agenti di Polizia Giudiziaria e dunque in grado di utilizzare anche i rispettivi poteri previsti per la prevenzione e la repressione dei reati. Così quando interverranno, ad esempio, per operare una perquisizione o un sequestro potranno constatare ed acquisire sul posto una serie di elementi da valorizzare per svolgere indagini tributarie.

Selezione contribuenti da controllare

Con la mole di informazioni disponibili, adesso diventa molto più facile per il Fisco individuare in partenza quali soggetti controllare e sottoporre a verifica. Non sarà più, come nel passato, un lavoro prevalentemente statistico e di scostamento da determinati parametri prefissati, ma diventerà un’attività sempre più analitica e mirata.

Nel mirino dei controlli che saranno svolti quest’anno potranno finire i contribuenti sottoposti agli Isa (gli indici sintetici di affidabilità fiscale che hanno sostituito i vecchi studi di settore) per i quali i dati concreti si discostano dalle medie di categoria e area geografica, oppure anche i forfettari in regime di flat tax per i quali c’è il sospetto, basato sul tipo di operazioni svolte e sulla fisionomia del soggetto, che l’accesso alla tassazione agevolata al 15% (o al 5% per le nuove imprese) mascheri un’attività che avrebbe dovuto svolgersi in regime ordinario, con una tassazione ben maggiore.

Leggi anche l’articolo sui controlli del Fisco non più a caso: ecco i criteri di scelta.

Evasori totali nel mirino

Nessuno scampo, poi, ci sarà per quelli che una volta venivano definiti “evasori totali“: adesso i contribuenti che non hanno presentato le dichiarazioni prescritte, dei redditi o Iva – ma anche dell’Imu o delle accise e altri tributi, fino ai pagamenti del bollo auto – saranno pizzicati molto più facilmente, grazie alle banche dati disponibili ed agli incroci di dati che diventa possibile compiere anche in maniera automatizzata; basterà ad esempio verificare le intestazioni di immobili ed automezzi oppure constatare una sproporzione rispetto ai movimenti bancari realizzati o all’ammontare dei depositi, che farà desumere che costoro abbiano realizzato operazioni economiche imponibili senza dichiararle.

Non sfuggiranno neppure gli enti non commerciali e le Onlus: qui i poteri dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza rivelano il massimo campo di espansione della loro “potenza di fuoco”, perché, oltre alle indagini a tavolino sui dati del soggetto, i funzionari e i finanzieri potranno andare a cercare, con accessi sul posto dove viene svolta l’attività, appostamenti nei paraggi o controlli incrociati, tutti gli elementi utili a ricostruire l’attività svolta per verificare se si tratti di una vera e propria attività d’impresa, come ad esempio le prestazioni di servizi offerte da centri benessere e palestre esercitati in forma “no profit” nella speranza di avere un “ombrello” alla tassazione secondo il regime corretto; dunque questo fragile riparo non funzionerà più.



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