Fotovoltaici: incentivi revocati, scatta la protesta

8 Gennaio 2020
Fotovoltaici: incentivi revocati, scatta la protesta

Molti imprenditori dopo aver installato impianti fotovoltaici hanno subito dal Gse la revoca retroattiva degli incentivi; reagisce l’associazione Aceper.

Solo nel 2018 più di 4.100 piccoli imprenditori si sono visti revocare gli incentivi del Gse per i loro impianti fotovoltaici, trovandosi obbligati a restituire decine o centinaia di migliaia di euro. E’ questa la denuncia che arriva da Aceper, l’Associazione consumatori e produttori energie rinnovabili, riportata dalla nostra agenzia stampa Adnkronos.

Negli ultimi anni, spiega l’associazione, il Gse è stato impegnato in una capillare opera di verifica, volta a stabilire se i singoli impianti avessero ancora diritto agli incentivi. ”Quando l’esito del sopralluogo è negativo, il proprietario è costretto a restituire retroattivamente la somma che ha già incassato, anche se all’epoca ne aveva diritto. Stiamo parlando di decine o centinaia di migliaia di euro; e se viene a mancare la liquidità, scattano i decreti ingiuntivi”, sottolinea Veronica Pitea, presidente di Aceper.

Secondo i numeri forniti dallo stesso Gse, nel 2016 sono state effettuate 4.240 verifiche, che per nel 35,4% dei casi si sono concluse con esito negativo, per un totale di 162 milioni di euro di incentivi revocati e declassati (in altre parole, l’autorità decide che non vanno applicate le tariffe di un determinato Conto Energia bensì quelle, meno favorevoli, del successivo).

Nell’arco di appena due anni, sottolinea Aceper, si è assistito a un vero e proprio boom, in cui i sopralluoghi che si sono conclusi a sfavore dell’imprenditore sono diventati l’assoluta maggioranza: 5.104 verifiche nel 2017, concluse per il 54,7% con esito negativo, che corrispondono a 358 milioni di euro di incentivi recuperati; e addirittura 7.073 nel 2018, concluse per il 58,9% con esito negativo, per 515 milioni di euro di incentivi recuperati. ”Se si prosegue su questo trend, è lecito aspettarsi che nel 2019 si sfondi il muro degli 800 milioni di euro tolti ai proprietari”, avverte Veronica Pitea.

Ma quali sono i motivi per cui si perde improvvisamente il diritto alle misure incentivanti? Nella stragrande maggioranza dei casi, sottolinea Aceper, non si tratta certo di carenze tecniche ma solo di puri e semplici vizi burocratici accertati con anni di ritardo. È il caso di un associato di Verona che, per motivi di sicurezza, ha coperto i cavi di collegamento dell’impianto con una canalina. Visto che quest’ultima non era presente nelle foto caricate anni prima sul portale del Gse, è scattato un provvedimento che ha declassato l’impianto dal II al III Conto Energia, cosa che comporta la restituzione di quasi 100.000 euro.

Un associato abruzzese invece si è visto richiedere un preciso documento (Allegato P) nel corso dell’ispezione; non sapendo della possibilità di richiederlo direttamente all’ente, ha tardato nei tempi di risposta e si è visto dare una valutazione negativa.

C’è poi il ”caso Zuccotti”, che prende il nome dall’azienda che ha messo sul mercato italiano centinaia di moduli di provenienza cinese con certificazioni contraffatte. I clienti truffati sono stati costretti a rimborsare di tasca propria gli incentivi ricevuti, senza nemmeno la possibilità di rivalersi sull’azienda, ormai fallita.

Controversa anche la questione del dm 23 giugno 2016 sull’artato frazionamento, che vieta a un solo soggetto responsabile di possedere più impianti contigui. A un associato sono stati revocati milioni di euro per un’installazione che risaliva addirittura al 2009.


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Autore immagine: 123rf.com


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