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Legge Sabatini

29 Gennaio 2020 | Autore:
Legge Sabatini

Cos’è e come funziona la legge Sabatini, quali opportunità offre e come è possibile accedere ai finanziamenti agevolati.

Se sei un imprenditore, anche piccolo, devi sapere che puoi ottenere dallo Stato contributi per acquistare macchinari, impianti e attrezzature ed anche per hardware, software e tecnologie digitali. E’ un importante incentivo che aiuta chi è disposto ad investire nella propria attività, venendogli incontro in maniera da restituirgli parte dell’onere degli interessi sul finanziamento necessario per comprare questi beni.

Lo prevede una legge chiamata legge Sabatini dal nome del deputato, il democristiano Armando Sabatini, che la propose per la prima volta nel lontano 1965, ma la norma ha avuto un grande successo, tant’è che è stata sempre periodicamente attualizzata fino alla versione “Sabatini ter” e adesso è stata confermata e rinnovata nell’ultima legge di Bilancio ed è così giunta alla versione 2020.

La procedura è gestita dal Mise, il ministero dello Sviluppo economico, che verifica i requisiti e concede i contributi; l’iter è abbastanza semplice, soprattutto se il finanziamento richiesto non supera i 100 mila euro, ed è possibile avviare la pratica direttamente presso la propria banca.

In questo articolo ti parleremo della legge Sabatini aggiornata alle modifiche apportate dalla legge di Bilancio 2020 e in vigore dal 1° gennaio 2020; scoprirai come funzionano gli incentivi e come è possibile ottenerli.

Legge Sabatini: cos’è

La legge Sabatini [1] consente alle imprese di acquistare macchinari, impianti e attrezzature ad un tasso di interesse agevolato. Così l’imprenditore può finanziarsi risparmiando sugli interessi da pagare periodicamente per il prestito ottenuto, che gli ha messo a disposizione la somma necessaria a pagare i beni produttivi che ha comprato per la sua attività.

Si tratta di un’agevolazione che può essere vista come un bonus perché sostanzialmente riduce il costo degli acquisti, o, più precisamente, del denaro che occorre per pagarli, quando lo si prende a prestito e bisogna pagare gli interessi, che sono spesso molto onerosi da sostenere nel lungo periodo.

L’obiettivo della legge è quello di incentivare le piccole e medie imprese, che non possono raccogliere grandi capitali dal pubblico degli azionisti e così non hanno altri modi per finanziarsi se non quello di rivolgersi alle banche, che offrono loro prestiti alle condizioni di mercato. É un incentivo all’espansione che, nel tempo, è diventato sempre più un incentivo all’innovazione tecnologica, acquistando macchinari nuovi ed altamente efficienti; se possibile automatizzati, in modo da ottenere, come vedremo ora, un bonus ancor più consistente.

Legge Sabatini: cosa finanzia

Per beneficiare della legge Sabatini devi essere un imprenditore munito di partita Iva, iscritto nel Registro delle imprese tenuto dalla Camera di Commercio, ed acquistare beni strumentali. Si tratta di quei macchinari, impianti e attrezzature destinati ad uso pluriennale; i beni di consumo, quand’anche necessari all’esercizio dell’attività, come le scorte di merci, sono quindi esclusi.

Avendo un utilizzo che va oltre il bilancio di esercizio annuale, questi beni sono sottoposti ad ammortamento; il loro costo d’acquisto verrà “spalmato” nell’intero periodo in cui essi saranno impiegati, anziché concentrato nell’anno in cui si è realizzata la spesa.

Così, considerato che il finanziamento sarà restituito in tempi lunghi e pluriennali, la legge Sabatini lega il loro utilizzo produttivo al periodo di tempo necessario per rimborsare il prestito ottenuto e necessario per acquistarli. I finanziamenti di questo genere hanno un periodo di restituzione variabile dai 18 mesi a 10 anni a seconda dei casi; con la Sabatini però di regola, la durata è di 5 anni perché in base alle disposizioni normative attuali (che potrebbero variare in futuro) non è possibile superare questo limite altrimenti si perderebbe l’agevolazione per il periodo eccedente.

Il limite massimo di finanziamento concedibile per ciascuna impresa è invece di 4 milioni di euro (era di 2 milioni fino a maggio 2019 ed è stato raddoppiato dal Decreto crescita).

C’è anche un limite minimo, che è di 20 mila euro; questo cerca di scoraggiare i programmi di investimento di importi minimi e che come tali non garantirebbero l’innovazione ed il rinnovo tecnologico.

Ecco come funziona il meccanismo: se richiederai un finanziamento di 100.000 euro per acquistare un macchinario (quelli ammissibili sono indicati nel paragrafo successivo), il contributo della legge Sabatini sarà pari all’ammontare degli interessi calcolati sul piano di ammortamento, cioè di rimborso del prestito che avrai ottenuto, al tasso del 2,75% annuo per cinque anni, che corrisponde ad un contributo complessivo di 7.717,40 euro, suddiviso su ciascuna delle rate di rimborso e che così andrà a diminuire la quota di interessi che dovrai pagare periodicamente.

Quali sono gli acquisti ed investimenti agevolati

Le spese ammissibili riguardano l’acquisto – diretto o anche in leasing – di macchinari, impianti ed attrezzature ad uso produttivo, purché siano comprati nuovi di fabbrica e siano classificati in precise voci di bilancio, nella sezione dell’attivo dello stato patrimoniale, secondo lo schema del Codice civile [2].

La legge Sabatini finanzia anche l’hardware, il software e le tecnologie digitali, purché siano destinati alle strutture produttive dell’impresa (e non ad esempio ad uffici o spese promozionali).

C’è poi un ovvio vincolo di destinazione – i beni oggetto di agevolazione devono essere ad uso
produttivo e quindi correlati all’attività svolta dall’impresa, secondo i codici Ateco – ed un vincolo territoriale: dovranno essere ubicati presso la sede produttiva o l’unità locale (indicata nel Registro imprese) in cui è realizzato l’investimento.

Inoltre, è possibile finanziare solo macchinariinteri“, ossia beni strumentali che abbiano una loro autonomia funzionale, e non “pezzi” di essi, come i componenti o le parti di macchinari (ad esempio i ricambi di alcune linee di produzione), a meno che gli impianti già esistenti non vengano rinnovati proprio attraverso l’introduzione di questi nuovi moduli, introducendo una nuova funzionalità nel processo produttivo (ad esempio, trasformando in digitale ed automatizzato un precedente macchinario a funzionamento manuale).

Più ampie e flessibili, invece, le possibilità di investimenti tecnologici ed informatici: sono compresi ad esempio i big data, i cloud computing, la banda ultralarga, la cybersecurity, la robotica avanzata e meccatronica, la realtà aumentata e la manifattura 4D, fino ai sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti.

In nessun caso, però, sono ammissibili a finanziamento singoli beni di importo inferiore a 516,46 euro (il vecchio milione di lire), al netto dell’Iva. Sembra difficile, infatti, conciliare queste piccole spese con i più robusti piani di investimenti aziendali che la legge Sabatini intende favorire.

Ci sono ancora altri limiti: non sono ammesse le spese che riguardano terreni e fabbricati (incluse le opere murarie su di essi) e neppure quelle che costituiscono una mera sostituzione di beni esistenti: si deve cioè innovare e non limitarsi a cambiare il parco mezzi con attrezzature analoghe ed equivalenti alle precedenti.

Anche per questo non è possibile acquistare, con il finanziamento agevolato che la legge Sabatini consente, nessun tipo di impianti e macchinari usati, neanche se rigenerati.

Infine c’è un vincolo temporale: i beni oggetto di agevolazione – che come abbiamo detto devono essere suscettibili di uso pluriennale – dovranno essere mantenuti nell’unità produttiva aziendale per almeno tre anni, ad eccezione di quelli acquistati in leasing finanziario.

Come ottenere il contributo

Come abbiamo anticipato, la legge Sabatini finanzia l’acquisto di beni strumentali nuovi, software e tecnologie digitali delle imprese. L’agevolazione funziona attraverso un finanziamento agevolato da parte della banca ed un contributo ministeriale del Mise che andrà a coprire le spese per rimborsare gli interessi sul prestito.

Qui le percentuali riconosciute in favore dell’impresa cambiano a seconda della tipologia di investimento: il 2,75% per gli investimenti ordinari, che sale al 3,575% per quelli nelle tecnologie digitali, nei sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti e nei piani di Industria 4.0, ora chiamato Piano nazionale impresa 4.0 per le automazioni tecnologiche rientranti in quella che è stata definita “la quarta rivoluzione industriale”, che va verso una fabbrica il più possibile digitale, automatizzata ed interconnessa.

La domanda per ottenere le agevolazioni della legge Sabatini si presenta direttamente alla banca alla quale viene richiesto il finanziamento per l’acquisto dei beni strumentali ammissibili (non tutti gli istituti di credito, però, aderiscono alla convenzione con il Mise, l’Abi e la Cassa Depositi e Prestiti: sul sito del ministero c’è l’elenco degli operatori abilitati). Andrà utilizzato l’apposito modulo pubblicato sul sito del Mise, che dovrà essere firmato digitalmente dall’imprenditore richiedente e trasmesso via Pec.

Il modello da compilare comprende una parte generale con i dati dell’impresa ed una specifica, con la richiesta di finanziamento, la descrizione dell’investimento e le caratteristiche del prestito richiesto. Il legale rappresentante dell’impresa, che lo sottoscriverà, dovrà poi rilasciare una serie di dichiarazioni, in forma di autocertificazione e, dunque, sotto la sua responsabilità anche penale in caso di attestazioni mendaci, circa il rispetto dei vari requisiti previsti dalla legge Sabatini, ed anche le informazioni antimafia nei casi previsti dalla normativa [3].

A questo punto la domanda può partire e viene inoltrata al Mise, che – se tutti i requisiti sono in regola – emanerà il provvedimento formale per poter erogare il contributo attingendo alle risorse messe a disposizione dalla Cassa Depositi e Prestiti; nel frattempo la banca avrà già concesso il finanziamento all’impresa, basandosi sull’attestazione dello stesso Mise della disponibilità di risorse (la misura è stata rifinanziata dalla legge di Bilancio anche per il 2020).

La procedura non è ancora completa, perché occorre che la banca stipuli con l’impresa il contratto di finanziamento agevolato, impegnandosi a versare la somma all’impresa (oppure, in caso di leasing finanziario, al fornitore, entro 30 giorni dalla consegna del bene).

Si tratterà in questo caso della prima quota di pagamenti; quando poi l’impresa avrà completato l’iter di investimenti, dovrà presentare una nuova dichiarazione, questa volta finale e riepilogativa e finale, attestante l’ultimazione del piano, in modo da attivare il versamento in suo favore delle quote successive, secondo il piano di ammortamento concordato con la banca.

Questa dichiarazione dovrà essere presentata entro 60 giorni dalla data di effettiva ultimazione o comunque entro 60 giorni dalla data stabilita per l’ultimazione del piano, a pena di revoca del contributo concesso.

Infatti l’erogazione del contributo parte con il completamento del piano di investimenti ed acquisti programmato dall’impresa, e viene effettuata in quote annuali secondo il piano di erogazioni riportato nel provvedimento di concessione, che andranno a coprire la rispettiva parte di interessi.

Non è ancora finita, perché per ottenere materialmente i versamenti in suo favore l’impresa dovrà anche compilare la richiesta unica di erogazione (modello RU) da presentare entro il termine massimo di 120 giorni dalla data di conclusione dell’investimento, anche qui a pena di revoca.

C’è però una procedura semplificata per le imprese che richiedono finanziamenti non superiori a 100 mila euro (al netto di Iva): l’erogazione avviene in un’unica soluzione anzichè in quote annuali.


note

[1] L. n. 1329 del 28.11.1965.

[2] Art. 2424 cod. civ, voci B.II.2, B.II.3 e B.II.4.

[3] Art. 85 D.Lgs. n.159 del 6.09.2011.


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