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Ora di religione a scuola: il nuovo appello della Cei

8 Gennaio 2020
Ora di religione a scuola: il nuovo appello della Cei

La Conferenza Episcopale Italiana invita gli studenti ed i loro genitori a scegliere di avvalersi o meno dello studio della Bibbia.

La Conferenza Episcopale Italiana (Cei) lancia un messaggio rivolto agli studenti e ai loro genitori, invitandoli ad avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica.

Come riporta una nota stampa che la nostra redazione ha appena ricevuto dall’agenzia Adnkronos, la presidenza della Cei scrive: “Cari studenti e cari genitori, anche quest’anno entro il 31 gennaio siete chiamati a scegliere se avvalervi o non avvalervi dell’insegnamento della religione cattolica in occasione dell’iscrizione al primo anno dei diversi ordini e gradi di scuola. Le scelte compiute a larghissima maggioranza negli oltre trent’anni anni trascorsi dalla revisione del Concordato mostrano quanto questa disciplina scolastica si ponga come un servizio educativo molto apprezzato e inducono ad un sempre maggior impegno perla sua qualità”.

“Il tema del messaggio che vi indirizziamo – si legge ancora – riguarda la conoscenza e la valorizzazione dello studio della Bibbia da un punto di vista sia culturale sia storico e artistico. Da quest’anno, infatti, il periodo delle iscrizioni viene a comprendere anche la domenica che papa Francesco ha voluto dedicare alla Parola diDio, collocata nel mese di gennaio per assumere una valenza ecumenica nel periodo dell’anno dedicato a rafforzare i legami con gli ebrei e alla preghiera per l’unità dei cristiani. Sembra inutile ricordare come la Bibbia costituisca un patrimonio culturale per tutti gli uomini; essa è stata definita il Grande Codice in cui la cultura occidentale può trovare le proprie radici, ma il suo contenuto va oltre i confini dell’Occidente e intende parlare a tutta l’umanità per avviare un confronto sul significato ultimo della vita e del mondo”.

La Chiesa Italiana, “testimone e solidale con la preoccupazione e il disagio in cui versano tanti insegnanti di religione cattolica, esprime soddisfazione per l’autorizzazione a bandire, entro l’anno 2020, un concorso per la copertura dei posti per l’insegnamento della religione cattolica, prevista dall’art. 1 bis della Legge 159/2019 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 2019″. Lo scrive la presidenza della Cei in una nota.

“Dopo aver seguito con attenzione lo svolgimento del dibattito parlamentare, apprezzando lo sforzo per raggiungere un traguardo desiderato da più di 15 anni” la Conferenza Episcopale Italiana, come scrive, ” rinnova la propria disponibilità a collaborare all’elaborazione del Bando di concorso in dialogo con il Ministero dell’Istruzione e con i Sindacati, a sostegno degli insegnanti di religione cattolica italiani e per il bene della comunità scolastica. L’auspicio è che quello che si apre possa essere un percorso fruttuoso che, accanto all’ascolto delle diverse esigenze e al rispetto per le varie posizioni, trovi il modo di valorizzare la preparazione e le competenze degli insegnanti di religione, molti dei quali in servizio da tanti anni”.

“L’insegnamento della religione cattolica, infatti, – rileva la Cei dati alla mano – è una disciplina scolastica molto apprezzata: pur essendo facoltativa, se ne avvalgono più dell’86% degli studenti italiani per il suo carattere culturale ed educativo, capace di accompagnare il cammino di crescita delle ragazze e dei ragazzi di oggi. Proprio le peculiarità di questa disciplina saranno lo stimolo per costruire un itinerario concorsuale che sappia valorizzare gli insegnanti che, con passione e generosità, si impegnano a superare i problemi quotidiani, ma anche difficoltà dovuteai pregiudizi e a una normativa spesso poco conosciuta. Alcuni di loro saranno chiamati ora ad affrontare una prova per l’assunzione a tempo indeterminato da parte dello Stato”.

La Legge 159/2019, annotano ancora i Vescovi, ” prevede che una quota non superiore al 50% dei posti sia riservata ai docenti che abbiano svolto almeno tre annualità di servizio, oltre che lo scorrimento delle graduatorie per chi ha superato il concorso del 2004, ma non è ancora entrato in ruolo. Nel rispetto delle competenze pattizie e delle norme stabilite, i Vescovi ribadiscono il loro impegno e la curaper gli insegnanti di religione cattolica e per la loro serenità professionale e familiare”.


2 Commenti

  1. Che succede se un genitore cerca di indottrinare il figlio verso un credo diverso da quello professato dall’altro? Si può, ad esempio, convincere il figlio a frequentare i testimoni di Geova, a divenire musulmano, mormone o protestante? Si può addirittura convincerlo all’ateismo o, viceversa, battezzarlo in barba a quanto vorrebbe l’altro genitore che, invece, non aderisce alla dottrina cattolica? Vi soppongo un caso. Il padre cattolico e la madre testimone di Geova. Quest’ultima, affidataria del bambino, aveva provato ad avvicinarlo alle riunioni della congrega. Qual è la soluzione migliore per evitargli ripercussioni psico-fisiche negative?

    1. Ebbene, secondo la Corte Suprema, il giudice non può vietare al genitore di avviare il figlio a un’altra religione anche se non ha il consenso da parte dell’ex ed anche se il piccolo è stato già battezzato. se mamma e papà oramai separati litigano anche sull’educazione religiosa del figlio, allora è necessario che intervenga il giudice per fare chiarezza. Obiettivo principale, però, è evitare conseguenze pregiudizievoli per la salute psico-fisica del ragazzo e, per questo, è fondamentale un confronto diretto con lui.Illegittime, invece, le valutazioni – che sono strettamente personali e private – sulle religioni dei due genitori, e privo di significato è anche il richiamo al fatto che moglie o marito abbiano aderito successivamente a una fede diversa da quella precedentemente seguita in coppia e trasmessa alla prole.Ne deriva che la possibilità da parte del giudice di adottare provvedimenti contenitivi o restrittivi dei diritti individuali di libertà dei genitori in tema di libertà religiosa e di esercizio del ruolo educativo può dipendere solo dall’accertamento, caso per caso, di conseguenze pregiudizievoli per il figlio che ne compromettano la salute psico-fisica e lo sviluppo . Tale accertamento non può che basarsi sull’osservazione e sull’ascolto del minore, in quanto solo così tale accertamento può essere compiuto.

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