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Cosa conviene fare dopo la laurea in giurisprudenza?

30 Gennaio 2020 | Autore:
Cosa conviene fare dopo la laurea in giurisprudenza?

Sbocchi lavorativi dopo la laurea in giurisprudenza: professioni forensi tradizionali, concorsi pubblici, consulenti legali e previdenziali, dipendenti banche.

Un tempo la laurea in giurisprudenza era una delle più ambite in assoluto: chi si iscriveva all’università immaginava il proprio futuro nelle aule di tribunale a sostenere arringhe a difesa dei propri assistiti, oppure a giudicare persone imputate per reati gravissimi. Soprattutto a partire dai primi anni novanta del secolo scorso, le facoltà di giurisprudenza sono state prese d’assalto da giovani che aspiravano a divenire parte della giustizia italiana. La realtà, però, è molto meno entusiasmante: le università hanno sfornato così tanti giuristi da aver inflazionato il mercato, a discapito dell’intera categoria. Cosa conviene fare dopo la laurea in giurisprudenza?

Nonostante il lento declino delle professioni forensi, la laurea in giurisprudenza ancora oggi consente di poter accedere a molte opportunità di lavoro: grazie alla preparazione che fornisce, i laureati in tale disciplina possono accedere a quasi tutti i concorsi nella pubblica amministrazione, oltre che poter aspirare a lavorare come liberi professionisti. Prosegui nella lettura se vuoi sapere cosa conviene fare dopo la laurea in giurisprudenza.

Laurea in giurisprudenza e professioni forensi tradizionali

Diciamo sin da subito che la laurea in giurisprudenza consente di accedere (anche se non direttamente) all’esercizio di una delle tre classiche professioni forensi: avvocatura, magistratura e carriera notarile.

Come fare l’avvocato

Dopo la laurea in giurisprudenza, ci sono tre modi diversi per poter giungere a sostenere l’esame di Stato indispensabile per accedere all’avvocatura:

  • diciotto mesi di pratica presso uno studio legale o presso l’Avvocatura dello Stato (con la possibilità di anticipare sei mesi di pratica già durante l’ultimo anno di università);
  • frequentazione delle scuole di specializzazione per la professione forense e almeno sei mesi di pratica presso uno studio legale oppure presso l’Avvocatura dello Stato. La scuola di specializzazione, infatti, sostituisce un anno di pratica forense;
  • tirocinio formativo negli Uffici Giudiziari per diciotto mesi e almeno sei mesi di pratica presso uno studio legale o presso l’Avvocatura di Stato.

Come fare il magistrato

Per poter accedere al concorso pubblico per la magistratura ordinaria occorre aver conseguito la laurea in giurisprudenza e, successivamente:

  • fare una stage di diciotto mesi presso gli uffici giudiziari;
  • svolgere pratica di diciotto mesi presso l’Avvocatura dello Stato;
  • essere già in possesso dell’abilitazione alla professione forense (la quale presuppone il superamento dell’esame di Stato per divenire avvocato);
  • avere un dottorato di ricerca;
  • aver conseguito il diploma alla scuola di specializzazione per le professioni legali.

Come fare il notaio

Dopo la laurea in giurisprudenza è possibile intraprendere la carriera notarile. Per poter diventare notaio occorre svolgere una pratica notarile di diciotto mesi, di cui almeno un anno continuativo dopo la laurea, con la possibilità di anticipare sei mesi di pratica già durante l’ultimo anno di università. Ogni due mesi di pratica, l’aspirante notaio deve esibire al Consiglio Notarile un certificato di frequenza da parte del proprio Notaio.

Per coloro che sono già avvocati e che vogliono diventare notai, il periodo di pratica notarile è abbreviato a otto mesi.

Se si hanno questi requisiti, sarà possibile sostenere il concorso per accedere al notariato, che si svolge a Roma con cadenza (quasi) annuale.

Concorsi pubblici dopo la laurea in giurisprudenza

Come anticipato in apertura, dopo la laurea in giurisprudenza è possibile accedere a una molteplicità di concorsi pubblici: Agenzia delle Entrate, Inps, Prefettura, Banca d’Italia, forze dell’ordine e assistenti giudiziari sono solo alcune delle possibilità che si prospettano al laureato in giurisprudenza, al netto ovviamente dei già citati concorsi per magistrati e notai.

Conviene fare concorsi pubblici dopo la laurea in giurisprudenza? Sicuramente sì: se non si ambisce a divenire avvocati, la carriera come dipendenti della Pubblica Amministrazione è sicuramente una delle soluzioni migliori, soprattutto oggi che la libera professione è in caduta libera (soprattutto in termini di guadagni).

Superare un concorso pubblico consente di essere assunto a tempo indeterminato e percepire uno stipendio fisso, cosa che nessuna libera professione può assicurare.

Libera professione dopo laurea in giurisprudenza: conviene?

Dopo la laurea in giurisprudenza si può intraprendere la libera professione anche senza diventare avvocati: molti laureati in questa facoltà, infatti, mettono a disposizione le proprie conoscenze a favore di ditte, società, imprese oppure altri professionisti.

Un laureato in giurisprudenza può diventare un consulente legale oppure un consulente del lavoro o previdenziale: sono molte le persone che hanno bisogno di sapere come muoversi in determinate situazioni, soprattutto in ambito lavorativo.

Con le tante leggi che si susseguono nel settore contributivo e previdenziale, poi, persone esperte che sappiano correttamente informare i lavoratori che devono andare in pensione sono sempre più richieste.

Lavorare in banca dopo la laurea in giurisprudenza: conviene?

Non necessariamente un laureato in giurisprudenza deve ambire alla libera professione oppure ad essere dipendente pubblico: è possibile anche farsi assumere in qualche impresa o società, magari da una banca.

Le banche sono alla ricerca di consulenti e di dipendenti capaci di illustrare ai clienti i prodotti che l’istituto di credito offre loro.

In ambito assicurativo c’è posto per laureati in giurisprudenza: anche in questo caso, sono molto apprezzati consulenti legali o persone che siano in grado di spiegare al pubblico i vantaggi delle diverse polizze assicurative.


note

Autore immagine: 123rf.com


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