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Licenziamento illegittimo: ultime sentenze

23 Febbraio 2022
Licenziamento illegittimo: ultime sentenze

Diritto alla reintegrazione e criteri per la quantificazione del danno.

Indice

Licenziamento illegittimo, indennità risarcitoria e tetto massimo di dodici mensilità

In base all’art. 18, comma 4, l. n. 300 del 1970, come modificato dall’art. 1 comma 42, l. n. 92 del 2012, la determinazione dell’indennità risarcitoria deve avvenire attraverso il calcolo dell’ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione, dedotto quanto il lavoratore ha percepito, nel periodo di estromissione, a titolo di aliunde perceptum o percipiendum, e, comunque, entro la misura massima corrispondente a dodici mensilità della retribuzione globale di fatto, senza che possa attribuirsi rilievo alla collocazione temporale della o delle attività lavorative svolte dal dipendente licenziato nel corso del periodo di estromissione; se il risultato di questo calcolo è superiore o uguale all’importo corrispondente a dodici mensilità di retribuzione, l’indennità va riconosciuta in misura pari a tale tetto massimo.

Cassazione civile sez. lav., 07/02/2022, n.3824

Licenziamento disciplinare illegittimo: tutela

Nel giudizio di proporzionalità tra la sanzione disciplinare irrogata ed i comportamenti imputati al dipendente, se il giudice accerti un’evidente sproporzione tra sanzione e infrazione, va riconosciuta al lavoratore la tutela risarcitoria se la condotta non sia sussumibile, in base ai contratti collettivi o ai codici disciplinari, in una fattispecie sanzionata con una sanzione conservativa, ricadendo la proporzionalità tra le ‘altre ipotesi’ di cui all’art. 18, comma 5, dello St. Lavoratori per le quali è prevista la tutela indennitaria c.d. ‘forte’. Se, invece, il fatto contestato sia espressamente contemplato da una previsione che tipizzi la condotta del lavoratore come punibile con sanzione conservativa, il licenziamento illegittimo sarà meritevole della tutela reintegratoria. In altri termini, in presenza di un licenziamento disciplinare illegittimo, la tutela reintegratoria attenuata di cui all’art. 18, comma 4 è applicabile in presenza di una valutazione di non proporzionalità attraverso il parametro della riconducibilità della condotta accertata ad una ipotesi punita con sanzione conservativa dalla contrattazione collettiva.

Corte appello Genova sez. lav., 23/12/2021, n.308

Indennità risarcitoria per licenziamento illegittimo

La sentenza che, dichiarando l’illegittimità del licenziamento, condanni il datore di lavoro a corrispondere al lavoratore l’indennità risarcitoria di cui all’art. 18, comma 5, st.lav. riformulato, va parificata, quando non sia indicativa di un importo determinato o determinabile in base a semplice calcolo aritmetico, ad una pronuncia di condanna generica, con conseguente eventuale necessità di un ulteriore giudizio per la liquidazione del “quantum”, quando insorga successivamente controversia in ordine alla individuazione della retribuzione globale di fatto assunta dalla norma quale parametro del risarcimento.

Cassazione civile sez. lav., 12/11/2021, n.33807

Applicazione della tutela obbligatoria

In materia di licenziamento illegittimo, ove sia applicata la sola tutela obbligatoria, il diritto all’indennità sostitutiva del preavviso sorge per il fatto che il rapporto è risolto ed è diretto – a differenza dell’indennità prevista dall’art. 2 della l. n. 604 del 1966 che risarcisce i danni derivanti dalla mancanza di giusta causa o giustificato motivo – a compensare l’avvenuta intimazione in tronco del recesso.

Tribunale Venezia sez. lav., 03/11/2021, n.657

Chi deve provare la detraibilità dall’indennità risarcitoria dell’aliunde percipiendum?

Nel caso di accertamento della illegittimità di licenziamento, il datore di lavoro che affermi la detraibilità dall’indennità risarcitoria prevista dal nuovo testo dell’art. 18 dello St. lav. di quanto il lavoratore avrebbe potuto percepire dedicandosi alla ricerca di una nuova occupazione, deve provare le circostanze riguardanti la situazione del mercato del lavoro in relazione alla professionalità del lavoratore danneggiato, da cui desumere l’utilizzabilità di tale professionalità per il conseguimento di nuovi guadagni e la riduzione del danno.

Tribunale Taranto sez. lav., 27/10/2021, n.2448

Circostanze di fatto specifiche

In tema di licenziamento illegittimo, il datore di lavoro che contesti la richiesta risarcitoria pervenutagli dal lavoratore è onerato, pur con l’ausilio di presunzioni semplici, della prova dell’aliunde perceptum o dell’aliunde percipiendum, a nulla rilevando la difficoltà di tale tipo di prova o la mancata collaborazione del dipendente estromesso dall’azienda, dovendosi escludere che il lavoratore abbia l’onere di farsi carico di provare una circostanza, quale la nuova assunzione a seguito del licenziamento, riduttiva del danno patito.

Corte appello Bari sez. lav., 27/09/2021, n.1443

Il rilievo d’ufficio delle eccezioni in senso lato

Il rilievo d’ufficio delle eccezioni in senso lato non è subordinato alla specifica e tempestiva allegazione della parte ed è ammissibile anche in appello, dovendosi ritenere sufficiente che i fatti risultino documentati “ex actis”, in quanto il regime delle eccezioni si pone in funzione del valore primario del processo, costituito dalla giustizia della decisione, e ciò tanto più nel processo del lavoro, nel quale il sistema delle preclusioni trova un contemperamento, ispirato alla esigenza della ricerca della “verità materiale”, nei poteri officiosi del giudice in materia di ammissione di nuovi mezzi di prova, anche in appello, ove essi siano indispensabili ai fini della decisione. (Principio affermato con riguardo al rilievo d’ufficio, in grado d’appello, della mancanza di prova del requisito dimensionale, ai fini della reintegrazione del lavoratore a seguito di licenziamento illegittimo).

Cassazione civile sez. lav., 05/08/2021, n.22371

Amministrazione straordinaria e licenziamento illegittimo

Nell’ambito della procedura di amministrazione straordinaria che abbia coinvolto il datore di lavoro, in caso di licenziamento illegittimo cui abbia fatto seguito il riconoscimento dell’indennità risarcitoria ex art. 18 st.lav., spetta al giudice del lavoro la cognizione delle domande di impugnazione del licenziamento, di reintegrazione nel posto di lavoro e di accertamento dell’entità dell’indennità risarcitoria medesima.

Corte appello Roma sez. lav., 30/06/2021, n.2733

Contratti collettivi

La circostanza che alcune condotte non risultino tipizzate dai contratti collettivi come suscettibili di sanzioni conservative, specie in presenza di formule generali o aperte oppure di norme di chiusura, non può costituire un indice significativo e plausibile della volontà delle parti sociali di escludere tali condotte dal novero di quelle meritevoli delle sanzioni disciplinari più blande, più conservative.

In base a tali premesse, non appare rispondente ad un criterio di ragionevolezza attribuire alla tipizzazione, ad opera dei contratti collettivi, delle condotte punibili con sanzione conservativa il ruolo di discrimine per la selezione, in ipotesi di illegittimità del licenziamento, tra la tutela reintegratoria e quella indennitaria.

Nel momento in cui si valorizza, ai fini della tutela reintegratoria, la tipizzazione delle fattispecie disciplinari a scapito delle clausole generali, si rischia di provocare una sorta di eterogenesi dei fini.

Il Collegio, alla luce dei precedenti richiamati, evidenzia il rischio di una irrazionale disparità di trattamento, là dove reputano legittima una diversità di tutela, rispettivamente reintegratoria e indennitaria, tra comportamenti non gravi, tipizzati dal contratto collettivo e puniti con sanzioni conservative, e fatti di pari o minore rilevanza disciplinare solo perché non espressamente contemplati dalla disciplina contrattuale. Pertanto, ritenuto che la decisione della fattispecie oggetto di causa assume rilievo paradigmatico per una ulteriore riflessione sulla portata precettiva dell’art. 18, commi 4 e 5, l. n. 300/70, come modificato, e, quindi valore nomofilattico, il Collegio dispone la trasmissione del procedimento alla Sezione Quarta.

Cassazione civile sez. VI, 27/05/2021, n.14777

Trasferimento di azienda ed effetto estintivo del licenziamento illegittimo

In tema di trasferimento di azienda, l’effetto estintivo del licenziamento illegittimo intimato in epoca anteriore al trasferimento medesimo, in quanto meramente precario e destinato ad essere travolto dalla sentenza di annullamento, comporta che il rapporto di lavoro ripristinato tra le parti originarie si trasferisce, ai sensi dell’art. 2112 c.c., in capo al cessionario.

Corte appello Roma sez. II, 17/05/2021, n.2029

Quantificazione del risarcimento del danno

La Corte territoriale, nell’affermare che il danno può essere ritenuto in re ipsa, si è conformata al principio di diritto secondo cui: in materia di pubblico impiego privatizzato, nel caso di abusiva reiterazione di contratti a termine, la quantificazione del risarcimento del danno prevista dall’art. 36, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2001, va interpretata in conformità al canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di Giustizia UE (ordinanza 12 dicembre 2013, in C -50/13), pertanto, mentre va escluso – in quanto incongruo – il ricorso ai criteri previsti per il licenziamento illegittimo, può farsi riferimento alla fattispecie omogenea di cui all’art. 32, comma 5, della I. n. 183 del 2010, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come ‘danno comunitario’, determinato tra un minimo ed un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto, senza che ciò comporti una posizione di favore del lavoratore privato rispetto al dipendente pubblico, considerato che, per il primo, l’indennità forfetizzata limita il danno risarcibile, per il secondo, invece, agevola l’onere probatorio del danno subito”; ove venga in rilievo la clausola 5 dell’accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, il diritto dell’Unione non impone la conversione del rapporto a termine in contratto a tempo indeterminato, giacché può costituire una misura adeguata anche il risarcimento del danno.

Cassazione civile sez. lav., 21/04/2021, n.10568

Licenziamento illegittimo: il diritto europeo

In caso di licenziamento illegittimo, il diritto europeo non vieta il doppio regime stabilito dal Jobs act tra lavoratori assunti a tempo indeterminato prima e dopo l’entrata in vigore della riforma. A dirlo è la Corte di giustizia dell’Unione europea affermando che le norme dell’Unione non ostano a che, in caso di licenziamento illegittimo, il Dlgs 23/2015 abbia escluso la reintegrazione del lavoratore assunto a tempo determinato prima del 7 marzo 2015 ma stabilizzato dopo tale data. A sollevare la questione pregiudiziale era il Tribunale di Milano alle prese con la vicenda di un licenziamento collettivo di 350 lavoratori, tutti reintegrati tranne uno, il cui contratto veniva convertito in tempo indeterminato dopo il 7 marzo 2015, data di entrata in vigore del Jobs act. Per i giudici di Lussemburgo la normativa europea non si oppone al fatto che vi siano due regimi di tutela dei lavoratori in caso di licenziamento collettivo illegittimo.

Corte giustizia UE sez. II, 17/03/2021, n.652

Licenziamento illegittimo e cessazione dell’attività per intervenuto fallimento

Qualora nel periodo intercorrente fra la data del licenziamento e l’emanazione della sentenza resa all’esito del giudizio di impugnazione di esso l’attività aziendale del datore di lavoro sia interamente cessata (nel caso di specie, per intervenuto fallimento senza esercizio provvisorio), è preclusa al giudice la possibilità di ordinare la reintegrazione del lavoratore illegittimamente licenziato.

Cassazione civile sez. lav., 16/03/2021, n.7363

Licenziamento illegittimo e applicazione del d.lgs. n. 23 del 2015

In tema di licenziamento illegittimo, la disciplina del D.Lgs. 23/2015, all’art. 3 prevede che nei casi in cui risulta accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di una indennità non assoggettata a contribuzione previdenziale di importo pari a due mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a sei e non superiore a trentasei mensilità .

Tribunale Frosinone sez. lav., 24/02/2021, n.167

Sopraggiunta impossibilità totale della prestazione lavorativa

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, nel caso di sopravvenuto mutamento della situazione organizzativa e patrimoniale dell’azienda, tale da non consentire la prosecuzione dell’attività, il giudice che accerti l’illegittimità del recesso non può disporre la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, ma deve limitarsi ad accogliere la domanda di risarcimento del danno, con riguardo al periodo compreso tra la data del licenziamento e quella della sopravvenuta causa di risoluzione del rapporto, costituendo la sopraggiunta impossibilità totale della prestazione una vera e propria causa impeditiva dell’ordine di reintegrazione e della tutela ripristinatoria apprestata dall’art. 18 l. n. 300 del 1970, che preclude al lavoratore illegittimamente licenziato la possibilità di ottenere – sia pure per equivalente, con la corresponsione delle retribuzioni – il soddisfacimento del suo diritto alla continuazione del rapporto.

Tribunale Cosenza, 19/02/2021

Danni da licenziamento illegittimo risarcibili: quali sono?

In ipotesi di licenziamento illegittimo, va esclusa la risarcibilità di danni al lavoratore che siano conseguenza solo mediata e indiretta ovvero imprevedibile dell atto di recesso.

Tribunale Frosinone sez. lav., 02/02/2021, n.82

Ipotesi di licenziamento illegittimo e reintegra del lavoratore

Va accolta la domanda di reintegrazione avanzata dal lavoratore, qualora parte datoriale abbia dissimulato, sotto la formale motivazione della (asserita) sussistenza degli estremi del giustificato motivo oggettivo, la volontà di non dare esecuzione all’ordinanza di reintegrazione già adottata da nell’ambito di precedente procedimento di impugnativa di licenziamento; tale condotta, infatti, integra gli estremi della insussistenza del fatto contestato di cui all’art. 18 comma 4 L. n. 300/1970 (“il giudice, nelle ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro, per insussistenza del fatto contestato, annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione nel posto di lavoro di cui al primo comma e al pagamento di un’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione. In ogni caso la misura dell’indennità risarcitoria non può essere superiore a dodici mensilità della retribuzione globale di fatto. Il datore di lavoro è condannato, altresì, al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione, maggiorati degli interessi nella misura legale senza applicazione di sanzioni per omessa o ritardata contribuzione”). In conclusione, il licenziamento deve ritenersi illegittimamente comminato e va annullato.

Tribunale Bari sez. lav., 29/10/2020, n.3397

Scelta tra reintegrazione o indennità sostitutiva: è irreversibile?

In caso di illegittimità del licenziamento, il diritto riconosciuto al lavoratore dalla l. n. 300 del 1970, art. 18, comma 5 (nel testo novellato dalla l. 11 maggio 1990, n. 108 e antecedentemente alla riforma operata con la l. 28 giugno 2012, n. 92, applicabile ratione temporis), di optare fra la reintegrazione nel posto di lavoro e l’indennità sostitutiva prevista dell’art. 18, comma 5, cit., in quanto esercizio di un diritto potestativo che nasce dalla declaratoria dell’illegittimità del licenziamento ed ha natura di atto negoziale autonomo, non soggiace agli effetti espansi della sentenza di riforma previsti dall’art. 336 c.p.c.: ne consegue che, ove in esecuzione della sentenza di primo grado che abbia dichiarato l’illegittimità del licenziamento e disposto la reintegrazione nel posto di lavoro, il lavoratore rinunci all’indennità sostitutiva dal cit. art. 18, comma 5 e scelga di riprendere il lavoro, tale scelta, al pari di quella per l’indennità sostitutiva, è irreversibile e consuma in via definitiva il diritto di opzione.

Cassazione civile sez. lav., 13/10/2020, n.22063

Licenziamento illegittimo: diritto alla reintegrazione 

Ai fini della decorrenza della prescrizione in materia di crediti da lavoro subordinato, la distinzione tra rapporti soggetti a tutela reale e rapporti non soggetti a tutela reale, riveste un’importanza centrale. Infatti la decorrenza della prescrizione dal momento dell’insorgenza del diritto del lavoratore viene affermata con esclusivo riferimento ai rapporti assistiti dal diritto alla reintegrazione in caso di licenziamento illegittimo.

Ciò perché si ritiene che in tali rapporti non vi sia una condizione c.d. di metus del lavoratore nei confronti del datore di lavoro che lo induca, per timore di essere licenziato (senza possibilità di recuperare il posto di lavoro perduto), a non esercitare il proprio diritto.

Corte appello Milano sez. lav., 30/07/2019, n.522

Licenziamento illegittimo: retribuzione globale di fatto spettante al lavoratore

In tema di lavoro subordinato, la retribuzione globale di fatto spettante al lavoratore in caso di licenziamento dichiarato illegittimo L. n. 300 del 1970, ex art. 18, deve essere commisurata a quella che il lavoratore avrebbe percepito se avesse lavorato, ad eccezione di quei compensi solo eventuali e di cui non sia certa la percezione, nonchè di quelli legati a particolari modalità di svolgimento della prestazione ed aventi normalmente carattere eventuale, occasionale o eccezionale.

Tribunale Milano sez. lav., 14/05/2019

Calcolo dell’indennità risarcitoria

La misura risarcitoria prevista dall’art. 36, comma 5, D.Lgs. n. 165 del 2001, va interpretata in conformità al canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di Giustizia UE (ordinanza 12 dicembre 2013, in C-50/2013), sicché, mentre va escluso – siccome incongruo – il ricorso ai criteri previsti per il licenziamento illegittimo, può farsi riferimento alla fattispecie omogenea di cui all’art. 32, comma 5, L. n. 183/2010, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come “danno comunitario”, determinato tra un minimo ed un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto.

Corte appello Roma sez. lav., 03/05/2019, n.1836

Imposte sui redditi da lavoro dipendente

In tema di imposte sui redditi da lavoro dipendente, le somme percepite dal contribuente a titolo risarcitorio sono soggette a tassazione solo se, ed entro i limiti in cui, siano volte a reintegrare un danno concretatosi nella mancata percezione di redditi (cd. lucro cessante), mentre non sono assoggettabili a tassazione quelle intese a riparare un pregiudizio di natura diversa (cd. danno emergente).

(Nella specie, in applicazione del principio, la S.C., annullando la decisione impugnata, ha rigettato il ricorso del contribuente cui era stato riconosciuto un risarcimento, a seguito di licenziamento illegittimo, per mancato godimento della pensione di vecchiaia).

Cassazione civile sez. trib., 21/02/2019, n.5108

Licenziamento illegittimo e detraibilità dall’indennità risarcitoria

In tema di licenziamento illegittimo, il datore di lavoro che affermi la detraibilità dall’indennità risarcitoria prevista dal nuovo testo dell’art. 18, comma 4, st.lav., a titolo di “aliunde percipiendum”, di quanto il lavoratore avrebbe potuto percepire dedicandosi alla ricerca di una nuova occupazione, ha l’onere di allegare le circostanze specifiche riguardanti la situazione del mercato del lavoro in relazione alla professionalità del danneggiato, da cui desumere, anche con ragionamento presuntivo, l’utilizzabilità di tale professionalità per il conseguimento di nuovi guadagni e la riduzione del danno.

Tribunale Rovigo, 30/01/2019, n.77

Diritto al pagamento di una indennità pecuniaria per le ferie maturate e non godute

Si sottopone alla Corte di giustizia dell’Unione Europea la seguente questione pregiudiziale ai sensi dell’art. 267 TFUE: Se l’art. 7 par. 2 della direttiva 2003/88 e l’art. 31 punto 2 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, anche separatamente considerati, debbano essere interpretati nel senso che ostino a disposizioni o prassi nazionali in base alle quali, cessato il rapporto di lavoro, il diritto al pagamento di una indennità pecuniaria per le ferie maturate e non godute (e per un istituto giuridico quale le cd. «Festività soppresse» equiparabile per natura e funzione al congedo annuale per ferie) non sia dovuto in un contesto in cui il lavoratore non abbia potuto farlo valere, prima della cessazione, per fatto illegittimo (licenziamento accertato in via definitiva dal giudice nazionale con pronuncia comportante il ripristino retroattivo del rapporto lavorativo) addebitabile al datore di lavoro, limitatamente al periodo intercorrente tra la condotta datoriale e la successiva reintegrazione.

Cassazione civile sez. lav., 10/01/2019, n.451

Licenziamento illegittimo: misura dell’indennità

È inammissibile, per inidoneità a fungere da parametro interposto dell’art. 10 della convenzione Oil n. 158 del 1982 in quanto non ratificata dall’Italia, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 1, d.lg. 4 marzo 2015 n. 23, nella parte in cui, in caso di licenziamento illegittimo, determina la misura della indennità, in, riferimento agli art. 76 e 117, comma 1, cost.

Corte Costituzionale, 08/11/2018, n.194

Risarcimento per licenziamento illegittimo

Il regime della responsabilità solidale del committente con l’appaltatore di servizi opera, ex art. 29, comma 2, del d.lgs. n. 276 del 2003, con riguardo agli emolumenti, al cui pagamento il datore di lavoro risulti tenuto in favore dei propri dipendenti, aventi natura strettamente retributiva e concernenti il periodo del rapporto lavorativo coinvolto dall’appalto; va pertanto esclusa l’applicabilità del predetto regime alle somme liquidate a titolo di risarcimento del danno da licenziamento illegittimo.

Cassazione civile sez. lav., 30/10/2018, n.27678

Risarcimento dei danni calibrato sulla retribuzione globale di fatto

Nell’ammissione al passivo di un fallimento per crediti da lavoro, ove il curatore intenda sciogliersi dal rapporto di lavoro, dovrà farlo nel rispetto delle norme limitative dei licenziamenti individuali e collettivi. La necessità di tutelare gli interessi della procedura fallimentare, infatti, non esclude l’obbligo del curatore di rispettare le norme per la risoluzione dei rapporti di lavoro.

Pertanto, in caso di licenziamento illegittimo scatta in risarcimento dei danni calibrato sulla retribuzione globale di fatto, dal giorno del licenziamento a quello della “reintegra”, anche se il rapporto era già sospeso come previsto dall’articolo 72 della legge fallimentare (articolo 72) e non era possibile effettuare la prestazione. Ad affermarlo è la Cassazione accogliendo il ricorso di una lavoratrice, in merito al diritto di entrare nel passivo.

Cassazione civile sez. lav., 22/10/2018, n.26671

Sentenza di condanna al risarcimento del danno

Se una sentenza di condanna al risarcimento del danno viene impugnata dal soccombente soltanto nella parte in cui se ne afferma sussistere la responsabilità, incorre nel vizio di ultrapetizione il giudice del gravame il quale, senza modificare le statuizioni sulla responsabilità, modifichi la quantificazione del danno.

(Nella specie la S.C. ha cassato senza rinvio la sentenza della corte d’appello che aveva riformato la statuizione avente ad oggetto l’entità del risarcimento del danno spettante al lavoratore per licenziamento illegittimo, nonostante il datore di lavoro non avesse, sul punto, formulato specifico motivo di gravame).

Cassazione civile sez. VI, 16/10/2018, n.25933



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2 Commenti

  1. La perdita del lavoro è un evento che crea paure e preoccupazioni per il futuro. Lo Stato, tuttavia, protegge la sicurezza sociale dei lavoratori che perdono il lavoro con una apposita indennità mensile.

  2. Perdere il lavoro rappresenta uno sconvolgimento della propria esistenza. Ciò è vero soprattutto per tutte quelle famiglie, ossia la stragrande maggioranza, che vivono del loro lavoro e dello stipendio mensile che deriva dal lavoro. quando si perde un lavoro, si addensano nubi fitte e scure sulla propria esistenza e, soprattutto se si ha la responsabilità di una famiglia, sorgono preoccupazioni e paure.

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