L’esperto | Articoli

Licenziamento illegittimo: ultime sentenze

24 Gennaio 2020
Licenziamento illegittimo: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: diritto alla reintegrazione in caso di licenziamento illegittimo; somme percepite a titolo di risarcimento del danno; natura risarcitoria della sanzione e criteri per la quantificazione del danno.

Licenziamento illegittimo: diritto alla reintegrazione 

Ai fini della decorrenza della prescrizione in materia di crediti da lavoro subordinato, la distinzione tra rapporti soggetti a tutela reale e rapporti non soggetti a tutela reale, riveste un’importanza centrale. Infatti la decorrenza della prescrizione dal momento dell’insorgenza del diritto del lavoratore viene affermata con esclusivo riferimento ai rapporti assistiti dal diritto alla reintegrazione in caso di licenziamento illegittimo.

Ciò perché si ritiene che in tali rapporti non vi sia una condizione c.d. di metus del lavoratore nei confronti del datore di lavoro che lo induca, per timore di essere licenziato (senza possibilità di recuperare il posto di lavoro perduto), a non esercitare il proprio diritto.

Corte appello Milano sez. lav., 30/07/2019, n.522

Licenziamento illegittimo: retribuzione globale di fatto spettante al lavoratore

In tema di lavoro subordinato, la retribuzione globale di fatto spettante al lavoratore in caso di licenziamento dichiarato illegittimo L. n. 300 del 1970, ex art. 18, deve essere commisurata a quella che il lavoratore avrebbe percepito se avesse lavorato, ad eccezione di quei compensi solo eventuali e di cui non sia certa la percezione, nonchè di quelli legati a particolari modalità di svolgimento della prestazione ed aventi normalmente carattere eventuale, occasionale o eccezionale.

Tribunale Milano sez. lav., 14/05/2019

Calcolo dell’indennità risarcitoria

La misura risarcitoria prevista dall’art. 36, comma 5, D.Lgs. n. 165 del 2001, va interpretata in conformità al canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di Giustizia UE (ordinanza 12 dicembre 2013, in C-50/2013), sicché, mentre va escluso – siccome incongruo – il ricorso ai criteri previsti per il licenziamento illegittimo, può farsi riferimento alla fattispecie omogenea di cui all’art. 32, comma 5, L. n. 183/2010, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come “danno comunitario”, determinato tra un minimo ed un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto.

Corte appello Roma sez. lav., 03/05/2019, n.1836

Imposte sui redditi da lavoro dipendente

In tema di imposte sui redditi da lavoro dipendente, le somme percepite dal contribuente a titolo risarcitorio sono soggette a tassazione solo se, ed entro i limiti in cui, siano volte a reintegrare un danno concretatosi nella mancata percezione di redditi (cd. lucro cessante), mentre non sono assoggettabili a tassazione quelle intese a riparare un pregiudizio di natura diversa (cd. danno emergente).

(Nella specie, in applicazione del principio, la S.C., annullando la decisione impugnata, ha rigettato il ricorso del contribuente cui era stato riconosciuto un risarcimento, a seguito di licenziamento illegittimo, per mancato godimento della pensione di vecchiaia).

Cassazione civile sez. trib., 21/02/2019, n.5108

Licenziamento illegittimo e detraibilità dall’indennità risarcitoria

In tema di licenziamento illegittimo, il datore di lavoro che affermi la detraibilità dall’indennità risarcitoria prevista dal nuovo testo dell’art. 18, comma 4, st.lav., a titolo di “aliunde percipiendum”, di quanto il lavoratore avrebbe potuto percepire dedicandosi alla ricerca di una nuova occupazione, ha l’onere di allegare le circostanze specifiche riguardanti la situazione del mercato del lavoro in relazione alla professionalità del danneggiato, da cui desumere, anche con ragionamento presuntivo, l’utilizzabilità di tale professionalità per il conseguimento di nuovi guadagni e la riduzione del danno.

Tribunale Rovigo, 30/01/2019, n.77

Diritto al pagamento di una indennità pecuniaria per le ferie maturate e non godute

Si sottopone alla Corte di giustizia dell’Unione Europea la seguente questione pregiudiziale ai sensi dell’art. 267 TFUE: Se l’art. 7 par. 2 della direttiva 2003/88 e l’art. 31 punto 2 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, anche separatamente considerati, debbano essere interpretati nel senso che ostino a disposizioni o prassi nazionali in base alle quali, cessato il rapporto di lavoro, il diritto al pagamento di una indennità pecuniaria per le ferie maturate e non godute (e per un istituto giuridico quale le cd. «Festività soppresse» equiparabile per natura e funzione al congedo annuale per ferie) non sia dovuto in un contesto in cui il lavoratore non abbia potuto farlo valere, prima della cessazione, per fatto illegittimo (licenziamento accertato in via definitiva dal giudice nazionale con pronuncia comportante il ripristino retroattivo del rapporto lavorativo) addebitabile al datore di lavoro, limitatamente al periodo intercorrente tra la condotta datoriale e la successiva reintegrazione.

Cassazione civile sez. lav., 10/01/2019, n.451

Licenziamento illegittimo: misura dell’indennità

È inammissibile, per inidoneità a fungere da parametro interposto dell’art. 10 della convenzione Oil n. 158 del 1982 in quanto non ratificata dall’Italia, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 1, d.lg. 4 marzo 2015 n. 23, nella parte in cui, in caso di licenziamento illegittimo, determina la misura della indennità, in, riferimento agli art. 76 e 117, comma 1, cost.

Corte Costituzionale, 08/11/2018, n.194

Risarcimento per licenziamento illegittimo

Il regime della responsabilità solidale del committente con l’appaltatore di servizi opera, ex art. 29, comma 2, del d.lgs. n. 276 del 2003, con riguardo agli emolumenti, al cui pagamento il datore di lavoro risulti tenuto in favore dei propri dipendenti, aventi natura strettamente retributiva e concernenti il periodo del rapporto lavorativo coinvolto dall’appalto; va pertanto esclusa l’applicabilità del predetto regime alle somme liquidate a titolo di risarcimento del danno da licenziamento illegittimo.

Cassazione civile sez. lav., 30/10/2018, n.27678

Risarcimento dei danni calibrato sulla retribuzione globale di fatto

Nell’ammissione al passivo di un fallimento per crediti da lavoro, ove il curatore intenda sciogliersi dal rapporto di lavoro, dovrà farlo nel rispetto delle norme limitative dei licenziamenti individuali e collettivi. La necessità di tutelare gli interessi della procedura fallimentare, infatti, non esclude l’obbligo del curatore di rispettare le norme per la risoluzione dei rapporti di lavoro.

Pertanto, in caso di licenziamento illegittimo scatta in risarcimento dei danni calibrato sulla retribuzione globale di fatto, dal giorno del licenziamento a quello della “reintegra”, anche se il rapporto era già sospeso come previsto dall’articolo 72 della legge fallimentare (articolo 72) e non era possibile effettuare la prestazione. Ad affermarlo è la Cassazione accogliendo il ricorso di una lavoratrice, in merito al diritto di entrare nel passivo.

Cassazione civile sez. lav., 22/10/2018, n.26671

Sentenza di condanna al risarcimento del danno

Se una sentenza di condanna al risarcimento del danno viene impugnata dal soccombente soltanto nella parte in cui se ne afferma sussistere la responsabilità, incorre nel vizio di ultrapetizione il giudice del gravame il quale, senza modificare le statuizioni sulla responsabilità, modifichi la quantificazione del danno.

(Nella specie la S.C. ha cassato senza rinvio la sentenza della corte d’appello che aveva riformato la statuizione avente ad oggetto l’entità del risarcimento del danno spettante al lavoratore per licenziamento illegittimo, nonostante il datore di lavoro non avesse, sul punto, formulato specifico motivo di gravame).

Cassazione civile sez. VI, 16/10/2018, n.25933



2 Commenti

  1. La perdita del lavoro è un evento che crea paure e preoccupazioni per il futuro. Lo Stato, tuttavia, protegge la sicurezza sociale dei lavoratori che perdono il lavoro con una apposita indennità mensile.

  2. Perdere il lavoro rappresenta uno sconvolgimento della propria esistenza. Ciò è vero soprattutto per tutte quelle famiglie, ossia la stragrande maggioranza, che vivono del loro lavoro e dello stipendio mensile che deriva dal lavoro. quando si perde un lavoro, si addensano nubi fitte e scure sulla propria esistenza e, soprattutto se si ha la responsabilità di una famiglia, sorgono preoccupazioni e paure.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube