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Doping: ultime sentenze

24 Gennaio 2020
Doping: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: pratiche di doping nelle attività sportive; tutela sanitaria delle attività sportive; violazione del Codice deontologico medico; reato di assunzione di sostanze dopanti.

Squalifica per doping

L’art. 11 dell’accordo collettivo per la Serie A non prevede determinate sanzioni per determinate ipotesi di inadempimento, ma indica quali siano le sanzioni applicabili che devono essere individuate in proporzione alla gravità dell’inadempimento, e la previsione di cui al punto 4 non vuol dire che in caso di squalifica del calciatore la sanzione applicabile possa essere soltanto quella della riduzione della retribuzione, bensì che, ove la squalifica abbia luogo per doping o per violazione dei divieti in materia di scommesse o di illecito sportivo, la riduzione della retribuzione può essere pari all’intero importo della retribuzione fissa e variabile, fermo restando che, sempre in applicazione del generale principio di proporzionalità, non sia piuttosto da irrogare la sanzione della risoluzione del contratto di lavoro.

Tribunale Roma sez. II, 03/02/2015

Doping ciclistico

I ricorrenti, cinque giornalisti francesi, avevano lamentato la violazione dell’art. 10 Cedu per avere subito atti di indagine diretti a scoprire le loro fonti; in particolare erano state eseguite perquisizioni nelle sedi dei giornali, analizzati i loro computer e perquisiti due dei loro domicili.

La Corte ha richiamato i propri consolidati principi in materia, segnatamente con riferimento al fondamentale ruolo svolto dalla stampa in una società democratica. Nel caso di specie, tenuto conto che i fatti erano risalenti nel tempo e che l’interesse pubblico era evidente (trattandosi di inchieste relativi alla tematica del doping ciclistico, quindi attinente alla salute pubblica), la Corte ha ritenuto la violazione della norma convenzionale.

Corte europea diritti dell’uomo sez. V, 28/06/2012, n.15054

Ricettazione di farmaci dopanti

Relativamente al reato di ricettazione di farmaci dopanti, poi utilizzati abusivamente da ciclisti nell’attività agonistica, il Coni è legittimato a costituirsi parte civile, non perché parte offesa dal reato, ma perché parte danneggiata in quanto istituzionalmente portatore di un interesse pubblico al corretto e leale svolgimento delle gare sportive.

Parte civile, infatti, può essere non solo la parte offesa dal reato, ma anche chi subisca un danno, sia pure morale, dalla commissione del crimine e, in questa prospettiva, dal reato di ricettazione di farmaci dopanti ben possono derivare, in concreto, conseguenze sul corretto svolgimento delle gare sportive sotto il profilo della frode in competizioni sportive di cui all’art. 1 l. n. 401 del 1989 alla cui tutela era ed è deputato il Coni. (La Corte, al riguardo, ha ritenuto irrilevante che i fatti incriminati fossero antecedenti all’entrata in vigore della l. n. 376 del 2000, che ha sanzionato penalmente le pratiche di doping nelle attività sportive).

Cassazione penale sez. II, 08/03/2011, n.12750

Prescrizione di farmaci a un atleta sano

Anche se non porta a una condanna per doping, è illecita la prescrizione di farmaci a un atleta sano al solo fine di rimetterlo in forma e fargli ottenere un posto da titolare nella squadra di calcio in cui gioca: i farmaci vanno prescritti solo a tutela della salute, in caso contrario, il medico è a rischio sanzioni disciplinari, per violazione del Codice deontologico medico.

Cassazione civile sez. III, 23/08/2011, n.17496

Responsabilità oggettiva in capo all’allenatore

La responsabilità oggettiva può trovare una sua giustificazione solo con riferimento a una figura professionale responsabile quanto meno in vigilando sull’operato dei preposti. Tale figura è per il legislatore quella dell’allenatore non quella del guidatore, con la conseguenza che è illegittimo e va annullato il provvedimento di sospensione disposto per tutte le qualifiche possedute e non solo per l’allenatore, in caso di accertate violazioni in materia di doping.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. III, 01/02/2011, n.626

Somministrazione di sostanze dopanti

Il reato di somministrazione di pratiche dopanti è punito a titolo di dolo specifico in quanto oltre alla consapevolezza di procurare ad altri o somministrare, assumere o favorire l’uso di farmaci ricompresi nelle classi previste dalla legge, che non siano giustificati da condizioni patologiche, l’agente deve avere l’intenzione di alterare la prestazione agonistica dell’atleta ovvero di modificare l’esito dei controlli su tali pratiche .

Cassazione penale sez. III, 04/04/2018, n.30889

Lotta contro il doping

Per la configurabilità del delitto di commercio di sostanze farmacologicamente o biologicamente attive (cosiddette “anabolizzanti”), previsto dall’art. 9, comma 7, l. 14 dicembre 2000, n. 376, in materia di lotta contro il “doping”, non è richiesto il dolo specifico, in quanto il commercio clandestino di tali sostanze viene punito indipendentemente dal fine perseguito dal soggetto agente e configura un reato di pericolo, diretto a prevenire il rischio derivante dalla messa in circolazione di tali farmaci, al di fuori delle prescrizioni imposte dalla legge, per la tutela sanitaria delle attività sportive.

Cassazione penale sez. II, 10/11/2016, n.2640

Commercio clandestino di anabolizzanti

In tema di tutela sanitaria delle attività sportive, integra il delitto di commercio clandestino di anabolizzanti di cui all’art. 9, comma 7, l. 14 dicembre 2000, n. 376, oggi previsto dal nuovo art. 586-bis, comma 7, c.p., lo svolgimento di qualsivoglia attività di intermediazione nella circolazione di sostanze dopanti che sia esercitata al di fuori delle farmacie aperte al pubblico e delle farmacie ospedaliere e risulti connotata dal carattere della continuità, oltre che da una sia pur elementare organizzazione.

(Fattispecie in cui l’imputato, oltre ad assumere personalmente sostanze dopanti, le cedeva agli sportivi che frequentavano la sua palestra per praticare il body building, atteso che in qualità di loro preparatore atletico predisponeva programmi di allenamento che contemplavano l’assunzione di sostanze dopanti, forniva consigli sulle modalità di utilizzo e di interazione degli anabolizzanti e disponeva stabilmente di sostanze da cedere a titolo oneroso agli atleti che non fossero riusciti a reperire altri canali di approvvigionamento)

Tribunale Brescia sez. I, 09/05/2018, n.1642

La competenza territoriale per il reato di assunzione di sostanze dopanti

Il reato di assunzione di sostanze dopanti, che ha natura istantanea con effetti permanenti, si perfeziona nel momento dell’assunzione della sostanza vietata, essendo irrilevante l’eventuale perdurante pericolo dell’alterazione delle prestazioni agonistiche, pertanto la competenza territoriale va individuata in relazione al luogo in cui la sostanza viene somministrata, assunta o favorita nell’assunzione.

(Fattispecie nella quale la Corte ha confermato la sentenza di condanna in grado d’appello, che aveva individuato il giudice territorialmente competente in quello del luogo d’assunzione della sostanza dopante) .

Cassazione penale sez. VI, 22/06/2017, n.39482

Acquisto di farmaci o sostanze dopanti provento di reato

Posto che il profitto, il cui conseguimento integra il dolo specifico del delitto di ricettazione, può avere anche natura non patrimoniale ed è configurabile quante volte, per effetto della condotta criminosa, il patrimonio dell’agente s’incrementa di un bene idoneo a soddisfare un bisogno umano, sia esso di natura economica o spirituale, risponde di tale delitto chi acquista o riceva farmaci e sostanze dopanti, provento del reato di cui all’art. 9, comma 7, l. 14 dicembre 2000 n. 376.

Cassazione penale sez. II, 22/03/2016, n.15680

Illecita assunzione di sostanze dopanti

L’illecita assunzione di sostanze dopanti è un reato di pura condotta, in quanto la legge non richiede che l’azione produca anche un determinato effetto esteriore, e di pericolo presunto, per la sua funzione anticipata dei beni protetti.

Cassazione penale sez. III, 03/07/2014, n.37316



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