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Affido condiviso: ultime sentenze

23 Gennaio 2020
Affido condiviso: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: affidamento dei figli minori nella separazione; interesse del minore; affido condiviso; conservazione del rapporto dei minori con entrambi i genitori; incapacità o inadeguatezza genitoriale.

Quando è disposto l’affido condiviso?

L’affido condiviso è disposto per attuare al contempo il diritto di ogni genitore a mantenere, istruire ed educare i figli (art. 30 cost.) ed il diritto della prole (art. 315 bis primo comma c.c.) a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori nonché di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Ciò non di meno (per le ragioni meglio di seguito evidenziate) l’affido condiviso è (in applicazione stretta degli artt. 337 bis e ter c.c.) inequivocabilmente funzionalizzato alla realizzazione dell’interesse morale e materiale della prole e per questa ragione, dopo e nonostante la crisi della coppia, i provvedimenti giudiziari mirano (ovviamente ove possibile) alla conservazione (od al ripristino) del rapporto dei minori con entrambi i genitori il che comporta l’attribuzione a ciascuno di essi di pari opportunità quando abbiano capacità genitoriali omogenee e quando il minore abbia in concreto l’interesse ad una frequentazione paritaria.

Tribunale Salerno sez. I, 18/04/2017

Sfilata di moda del minorenne senza consenso di entrambi i genitori

La partecipazione di minore a sfilata in costume in un locale a scopo promozionale di un esercizio commerciale di abbigliamento in assenza di consenso espresso da entrambi i genitori, bensì soltanto dalla madre, costituisce un fatto illecito poiché la minore partecipava ad un evento e veniva pubblicata in fotografia sui profili Facebook, senza oscuramento del volto, in assenza del consenso espresso di uno dei genitori ed in violazione del regime giuridico dell’affido condiviso che prevede la compartecipazione dei genitori a tutte le scelte che quotidianamente riguardano i figli minori.

In tali ipotesi, dunque, si profila un comportamento illecito del negozio e del locale, responsabili in solido ex art. 2043 c.c. quali organizzatori della sfilata, ma non si ravvisa l’esistenza di un danno risarcibile perché se da un lato sarebbe stata doverosa l’acquisizione del consenso del padre, dall’altro, non si rinvengono danni suscettibili di risarcimento né in capo al genitore dissenziente né sofferti personalmente dalla figlia minore.

Tribunale Ravenna, 15/10/2019, n.1038

Divorzio e affido condiviso dei figli

L’affido condiviso risulta pregiudizievole per l’interesse del minore, nel caso in cui il genitore non affidatario si sia reso totalmente inadempiente all’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento in favore dei figli minori ed abbia esercitato in modo discontinuo il suo diritto di visita, in quanto tali comportamenti sono sintomatici della sua inidoneità ad affrontare quelle maggiori responsabilità che l’affido condiviso comporta anche a carico del genitore con il quale il figlio non coabiti stabilmente.

Tribunale Modena sez. I, 12/06/2019, n.931

Prevalenza dell’affido esclusivo su quello condiviso

In tema di famiglia, se il giudice vuole allontanarsi dal paradigma legale dell’affido condiviso, optando per quello esclusivo, deve sempre accertare, utilizzando i mezzi di prova del processo civile, l’importanza e il peso di ogni elemento che abbia caratterizzato la condotta genitoriale inadeguata, mentre non può limitarsi a recepire le conclusioni dei consulenti tecnici che abbiano accertato la Pas (sindrome di alienazione parentale). Ad affermarlo è la Cassazione che torna così a definire i criteri per far valere in giudizio la Pas.

Nel caso di specie, la Corte ha rinviato ai giudici d’appello la sentenza che aveva disposto l’affido esclusivo di un figlio minore al padre, stabilendo l’allontanamento dalla casa dove viveva con la madre e la collocazione per sei mesi presso una comunità dedicata alla cura e al sostegno dei minori e solo in seguito il collocamento presso l’altro genitore.

Tale decisione si era però fondata solo sul giudizio del Ctu, per il quale il comportamento della madre aveva inciso nella diagnosi di alienazione parentale del figlio nei confronti del padre. L’affido esclusivo, tuttavia, è sempre una extrema ratio e il giudice di merito è tenuto ad accertare la veridicità in fatto dei suddetti comportamenti, al fine di “preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore, a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità e alla crescita equilibrata e serena“.

Cassazione civile sez. I, 16/05/2019, n.13274

Affido condiviso: l’assegno per il nucleo familiare

In tema di assegno per il nucleo familiare nel caso di affido condiviso, la legge 8.2.2006, n.54,  nel rimandare a quanto indicato sull’argomento nella circolare 7 dicembre 1999, n.210, ribadisce che, nel caso in cui i figli restino affidati ad entrambi i genitori, essi hanno titolo entrambi a chiedere la prestazione.

Tribunale Roma sez. lav., 18/04/2019, n.1813

Affidamento dei figli in caso di separazione dei coniugi

In tema di separazione dei coniugi, quanto all’affidamento del figlio, aderendo alla richiesta di entrambe le parti di assegnare il minore in via esclusiva alla madre, si procede ad una deroga al generale regime di affido condiviso qualora sussista lo stato di carcerazione del padre, verosimilmente di lunga durata, che rende di fatto impossibile al medesimo di svolgere compiutamente il proprio ruolo di padre.

Sino a tutta la durata della detenzione, il padre avrà facoltà di tenere contatti telefonici con il figlio (essendo escluso che sia nell’interesse di un ragazzo di nove anni fargli visita in carcere). Laddove il padre riacquisti la libertà, potrà poi avere con il medesimo incontri protetti, da concordarsi con il Servizio sociale territorialmente competente.

Tribunale Firenze sez. I, 10/01/2019, n.61

Affido condiviso e interesse del minore

Relativamente all’affidamento, la L. 56 del 2006 stabilisce che il giudice deve preferire l’affidamento condiviso, salvo che risulti contrario all’interesse del minore. L’affidamento condiviso presuppone un comune impegno progettuale in ordine alle scelte relative alla vita della prole nonché in ordine alla cura della prole medesima nell’ambito della gestione dei vari incombenti della vita quotidiana.

L’affido condiviso si pone come regola generale, rispetto alla quale la soluzione dell’affido esclusivo costituisce l’eccezione, derogabile solo laddove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l’interesse del minore (quali le ipotesi di manifesta carenza o inidoneità educativa di un genitore o di sua obiettiva lontananza o di un suo sostanziale disinteresse per il minore, con valutazione adeguatamente motivata dal Giudice, in positivo sull’idoneità del genitore affidatario e, in negativo, sulla idoneità educativa dell’altro genitore e sulla non rispondenza dell’affido condiviso all’interesse del minore.

Tribunale Monza sez. IV, 11/12/2018, n.3001

Il criterio dell’esclusivo interesse morale e materiale dei figli

Posto che il giudice, in tema di affidamento dei figli minori nella separazione, come nella specie, o nel divorzio, deve attenersi al criterio fondamentale dell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, riguardo al quale i genitori, sia l’affidatario/collocatario che l’altro, sono titolari non di diritti, ma di un mero munus, ne segue che il principio di bigenitorialità non postula una paritaria determinazione dei tempi di permanenza del figlio presso di essi, purché siano assicurate congrue modalità di incontro con i medesimi.

(Nella specie, la Suprema corte ha confermato la pronuncia di merito che aveva previsto, qualora la figlia minore si fosse opposta agli incontri con il padre, genitore non collocatario in regime di affido condiviso, che questi avessero luogo presso una struttura protetta).

Cassazione civile sez. I, 30/07/2018, n.20151

Incapacità genitoriale

Qualora non emergano elementi di incapacità o inadeguatezza genitoriale, deve essere disposto il regime dell’affidamento condiviso, la cui adozione è esclusa dal Legislatore nelle sole ipotesi in cui la condivisione della responsabilità genitoriale in capo ad entrambi i genitori determini un concreto e specifico pregiudizio per il minore; in assenza di elementi di incapacità genitoriale, deve prioritariamente disporsi l’affido condiviso anche quando uno dei due genitori risieda abitualmente all’estero.

Tribunale Rimini, 12/06/2018, n.2428

Affido condiviso di minore nato fuori dal matrimonio

In tema di affidamento dei figli minori, disposto l’affido condiviso di un minore di circa quattro anni di età, nato fuori dal matrimonio, con collocamento presso la madre, va rigettata la domanda di quest’ultima di autorizzazione al trasferimento del domicilio del figlio da Roma a Londra, atteso che: a) una tale misura osterebbe al consolidamento del rapporto del padre con il figlio, con assidue frequentazioni anche infrasettimanali, posto che il primo, in forza di provvedimento provvisorio, si era trasferito da Milano a Roma, esercitando regolarmente il diritto di visita; b) il minore è ben radicato nella capitale, dove risiede dalla nascita, e intrattiene una fitta rete di relazioni parentali, come emerso dalla espletata c.t.u.; c) la madre svolge a Roma idonea attività lavorativa, sicché non ha la necessità di trasferirsi all’estero.

Tribunale Roma, 08/09/2017

Il mancato versamento dell’assegno di mantenimento

L’omesso versamento dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice civile per il figlio di minore età non integra necessariamente quella mancanza di mezzi di sussistenza idonea per ritenere sussistente il reato.

(Nel caso di specie , si trattava di un programma di affido condiviso in cui entrambi i genitori avevano rinunciato a forme di mantenimento reciproco e seppure l’ex marito non aveva sempre versato l’assegno di mantenimento stabilito in euro 500,00, egli non aveva mai fatto mancare la vicinanza e l’affetto al figlio provvedendo al pagamento di somme inferiori soprattutto quando si ammalò e perse il lavoro).

Tribunale S.Maria Capua V. sez. III, 24/07/2017, n.2000



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