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Espropriazione per pubblica utilità: ultime sentenze

24 Gennaio 2020
Espropriazione per pubblica utilità: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: espropriazione per pubblica utilità; indennità di occupazione d’urgenza; deposito dell’indennità di esproprio; azione per la determinazione giudiziale del giusto indennizzo; accertamento dell’edificabilità delle aree; rapporto tra indennità di esproprio e risarcimento del danno; giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo nelle controversie in tema di procedimenti di espropriazione per pubblica utilità.

Espropriazione pubblica utilità

In materia di espropriazione per pubblica utilità, l’indennità di occupazione d’urgenza, essendo volta a compensare il proprietario per la mancata disponibilità del bene, in relazione a quanto avrebbe percepito periodicamente da esso, va calcolata sino alla data dell’effettivo deposito dell’indennità di esproprio, momento che conclude la fattispecie complessa da cui deriva l’effetto dell’acquisizione della proprietà del bene anzidetto da parte della Pubblica Amministrazione o dei soggetti ad essa equiparati.

Cassazione civile sez. I, 11/12/2019, n.32415

Azioni concesse all’espropriato

In tema di espropriazione per pubblica utilità, l’espropriato per ottenere la determinazione del giusto indennizzo ex art. 16 della l. n. 865 del 1971, deve proporre opposizione alla stima nel termine breve di decadenza previsto dall’art. 19 della citata legge, quando l’indennità definitiva sia stata già calcolata da parte della commissione provinciale, mentre qualora abbia ricevuto solo l’offerta di un’indennità provvisoria, può agire in giudizio nell’ordinario termine di prescrizione.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che l’espropriato avesse impugnato la liquidazione dell’indennità provvisoria, tenuto conto che nel decreto di esproprio non vi era alcun riferimento al procedimento di stima della commissione provinciale e che l’indennità era stata determinata dall’autorità espropriante).

Cassazione civile sez. I, 06/11/2019, n.28520

L’apertura di una formale procedura espropriativa

Presupposto indispensabile perché si possa configurare la cessione volontaria e perché si possano produrre i suoi effetti tipici è il collegamento tra il rapporto contrattuale e il procedimento amministrativo di espropriazione per pubblica utilità che vi ha dato origine, il quale funge da essenziale momento genetico e fondamentale presupposto del trasferimento immobiliare. Senza l’apertura di una formale procedura espropriativa non può esserci spazio per la cessione volontaria.

Consiglio di Stato sez. IV, 30/10/2019, n.7445

Espropriazione per pubblica utilità: il criterio dell’edificabilità legale

In tema di espropriazione per pubblica utilità e ai fini dell’accertamento dell’edificabilità delle aree, il criterio dell’edificabilità legale deve essere completato o integrato da quello nella logica della effettività, pure considerata dalla norma, in modo da prendere in considerazione le condizioni che, in concreto, inducono a conferire ai terreni la natura edificatoria e a determinarne il valore venale, dovendosi esemplificativamente tenere conto dell’esaurimento degli indici di fabbricabilità a causa delle costruzioni già realizzate in zona, delle eventuali cessioni di potenzialità volumetrica effettuate in favore di aree limitrofe, dell’ubicazione o, come nel caso di specie, dell’avvenuto esaurimento da parte del proprietario della volumetria disponibile ai fini edificatoli. Si deve, infatti, considerare ogni elemento che incida in misura determinante sulla edificabilità effettiva, quale attitudine del suolo a essere sfruttato e concretamente destinato a fini edificatori.

Cassazione civile sez. I, 05/08/2019, n.20899

Migliorie opportunistiche: sono escluse dal computo per l’indennità?

In tema di espropriazione per pubblica utilità, deve rilevarsi come le c.d. migliorie opportunistiche, essendo interventi realizzati al solo fine di conseguire un’indennità maggiore, siano state realizzate successivamente alla conoscenza del procedimento espropriativo, sono escluse dal computo relativo all’indennità.

Consiglio di Stato sez. IV, 09/04/2019, n.2303

Transazione conclusa tra il Comune e il privato illegittimamente espropriato

In tema di espropriazione per pubblica utilità, la transazione conclusa tra il Comune e il privato illegittimamente espropriato, in relazione ai danni cagionati dall’illegittima attività dell’impresa concessionaria del Comune, non elide la responsabilità solidale di quest’ultima verso il privato danneggiato, né implica un’assunzione di responsabilità esclusiva da parte del Comune, con la conseguenza che, in base alla clausola di manleva integrale contenuta nella convenzione tra il Comune e l’impresa concessionaria, essa è obbligata a tenere indenne l’ente locale da quanto dovuto al privato in relazione alla transazione.

Cassazione civile sez. I, 18/07/2019, n.19470

Controversia sul risarcimento del danno

Nella materia dei procedimenti di espropriazione per pubblica utilità, appartengono alla cognizione del giudice ordinario le ipotesi residuali in cui l’Amministrazione abbia agito nell’assoluto difetto di una potestà ablativa, ossia i casi di occupazione c.d. usurpativa (nei quali manca la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera in ragione della quale è stata disposta l’occupazione di un fondo) oppure i casi di c.d. sconfinamento (che ricorre qualora la realizzazione dell’opera pubblica abbia interessato un terreno diverso o più esteso rispetto a quello considerato dal presupposto provvedimento di approvazione del progetto), poiché tali fattispecie non sono in alcun modo riconducibili all’esercizio di una potestà amministrativa, trattandosi, in altre parole, di meri comportamenti materiali tenuti in carenza assoluta di potere.

Cassazione civile sez. un., 08/07/2019, n.18272

Limiti della competenza legislativa delle Province autonome di Trento e di Bolzano

Nella Regione a statuto speciale del Trentino-Alto Adige, le Province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell’art. 8, n. 22, d.P.R. 31 agosto 1972 n. 670 (recante « approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige ») hanno competenza legislativa primaria in tema di espropriazione per pubblica utilità per tutte le materie di competenza provinciale entro i limiti indicati dall’art. 4 dello statuto, ossia in armonia con la Costituzione e con i principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica e con il rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica.

Quest’ultimo limite viene meno, in applicazione dell’art. 10 della l. cost. n. 3 del 2001, solo per le parti in cui le Regioni a statuto ordinario dispongano (sulla base del nuovo Titolo V della Costituzione) di maggiori poteri rispetto alle Regioni a statuto speciale, in quanto, altrimenti, in tali casi la potestà legislativa esclusiva delle Regioni (e delle Province) autonome sarebbe irragionevolmente ristretta entro confini più angusti di quelli che oggi incontra la potestà legislativa residuale delle Regioni ordinarie, onde devono escludersi ulteriori limiti derivanti da leggi statali già qualificabili come norme fondamentali di riforma economico-sociale.

Tale quadro legislativo è ribadito dall’art. 4 comma 2, d.P.R. n. 327 del 2001, secondo il quale le Province di Trento e di Bolzano esercitano la propria potestà legislativa in materia di espropriazione per pubblica utilità nel rispetto dei rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione, anche con riferimento alle disposizioni del titolo V, parte seconda, della Cost. per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite .

T.A.R. Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 17/06/2019, n.90

Espropriazione per pubblica utilità: controversie

In materia di espropriazione per pubblica utilità, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia relativa alla determinazione e corresponsione dell’indennizzo previsto in relazione alla fattispecie di “acquisizione sanante” ex art. 42-bis, d.P.R. n. 327 del 2001; appartiene al giudice ordinario anche la controversia avente ad oggetto l’interesse del cinque per cento del valore venale del bene, dovuto per il periodo di occupazione senza titolo, ai sensi del comma 3, ultima parte, di detto articolo, “a titolo di risarcimento del danno”, giacché esso, ad onta del tenore letterale della norma, costituisce solo una voce del complessivo “indennizzo per il pregiudizio patrimoniale” di cui al precedente comma 1, secondo un’interpretazione imposta dalla necessità di salvaguardare il principio costituzionale di concentrazione della tutela giurisdizionale avverso i provvedimenti ablatori; dette controversie sono devolute alla competenza, in unico grado, della Corte di appello.

Consiglio di Stato sez. IV, 03/09/2019, n.6074

Controversie espropriazione per pubblica utilità: competenza e giurisdizione

Nei procedimenti di espropriazione per pubblica utilità, sono devolute alla giurisdizione amministrativa esclusiva tutte le controversie nelle quali si faccia questione di attività di occupazione e trasformazione di un bene conseguenti ad una dichiarazione di pubblica utilità e con essa congruenti, anche se il procedimento all’interno del quale sono state espletate non sia sfociato in un tempestivo e formale atto traslativo della proprietà oppure, come nel caso di specie, anche se i provvedimenti con i quali è stata esercitata la potestà ablatoria siano stati annullati alla stregua dell’indirizzo giurisprudenziale consolidatosi al riguardo.

Restano invece attratte alla cognizione dell’AGO le ipotesi residuali in cui l’Amministrazione abbia agito nell’assoluto difetto di una potestà ablativa, ossia i casi di occupazione c.d. usurpativa (nei quali manca la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera in ragione della quale è stata disposta l’occupazione di un fondo) oppure i casi di c.d. sconfinamento (che ricorre qualora la realizzazione dell’opera pubblica abbia interessato un terreno diverso o più esteso rispetto a quello considerato dal presupposto provvedimento di approvazione del progetto), poiché tali fattispecie non sono in alcun modo riconducibili all’esercizio di una potestà amministrativa, trattandosi, in altre parole, di meri comportamenti materiali tenuti in carenza assoluta di potere.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 03/06/2019, n.2990

Giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo

Sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo tutte le controversie aventi ad oggetto questioni relative ad atti, provvedimenti, accordi e comportamenti riconducibili all’esercizio di un pubblico potere, da parte delle Amministrazioni Pubbliche, in materia di espropriazione per pubblica utilità.

Consiglio di Stato sez. IV, 01/04/2019, n.2114

Espropriazione per pubblica utilità: retrocessione parziale

Nell’ambito delle procedure di espropriazione per pubblica utilità, rileva come retrocessione parziale quella che sia stata caratterizzata (in un primo tempo) dall’emanazione di un atto amministrativo che ha dichiarato alcune particelle, in precedenza espropriate, inservibili ai fini dell’opera pubblica nel suo complesso considerata; qualora sia seguita l’emanazione di un secondo provvedimento capace di imprimere all’area interessata dalla complessa opera una destinazione compatibile con la originaria finalità sulla base del mutato assetto degli interessi pubblici coinvolti,ripristinata, quindi, con effetti “ex tunc” la situazione antecedente alla dichiarazione d’inservibilità, viene meno il diritto alla retrocessione insorto a seguito della dichiarazione stessa, con l’ulteriore conseguenza che le posizioni giuridiche del privato, degradando a mero interesse legittimo, restano esposte all’esercizio dei poteri amministrativi di annullamento in autotutela la cui tutela resta affidata alla giurisdizione del g.a.

Corte appello Reggio Calabria, 16/04/2019, n.339

Retrocessione parziale: cosa presuppone?

Nell’ambito dell’espropriazione per pubblica utilità, la retrocessione parziale presuppone un provvedimento dell’Amministrazione finalizzato a dichiarare l’inservibilità del bene per lo scopo che ne ha determinato l’espropriazione, o comunque la manifestazione di tale volontà, anche a mezzo di acta concludentia.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 01/08/2019, n.1812



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