L’esperto | Articoli

Mantenimento figli maggiorenni: ultime sentenze

31 Maggio 2021
Mantenimento figli maggiorenni: ultime sentenze

Le ultime sentenze sull’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non ancora autosufficienti.

Mantenimento dei figli maggiorenni

L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli non cessa con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura finché il genitore interessato non dia prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero è stato posto nelle concrete condizioni per potere essere economicamente autosufficiente, senza averne però tratto utile profitto per sua colpa o per sua scelta.

Tribunale Nuoro sez. I, 05/03/2021, n.120

Figli maggiorenni: la perdita dell’occupazione

L’obbligo genitoriale di mantenimento del figlio maggiorenne cessa nel momento in cui quest’ultimo, terminato il ciclo di studi, reperisce un’attività lavorativa adeguata alla sua professionalità ed è in grado di sostenersi; tale obbligo non rivive nell’ipotesi in cui l’attività.

Tribunale Cuneo sez. I, 28/01/2021, n.74

Obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne: limiti

Permane l’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli maggiorenni, fino a che questi non abbiano raggiunto l’indipendenza economica, ovvero fino a che il mancato svolgimento di un’attività economica dipenda da un atteggiamento di inerzia o di rifiuto ingiustificato del figlio medesimo.

Tribunale Vasto sez. I, 18/01/2021, n.19

Raggiungimento dell’autosufficienza economico reddituale

In tema di dovere di mantenimento dei figli maggiorenni, che hanno raggiunto un’età nella quale il percorso formativo e di studi, nella normalità dei casi, è ampiamente concluso e la persona è da tempo inserita nella società, la condizione di persistente mancanza di autosufficienza economico reddituale, in mancanza di ragioni individuali specifiche (di salute, o dovute ad altre peculiari contingenze personali, od oggettive quali le difficoltà di reperimento o di conservazione di un’occupazione) costituisce un indicatore forte d’inerzia colpevole. La consequenzialità delle condotte perseguite dal raggiungimento della maggiore età costituiscono un altro elemento probatorio rilevante.

Ne consegue che gli ostacoli personali al raggiungimento dell’autosufficienza economico reddituale, in una fase di vita da qualificarsi pienamente adulta sotto il profilo anagrafico, devono venire puntualmente allegati e provati, se collocati all’interno di un percorso di vita caratterizzato da mancanza d’iniziativa e d’impegno verso un obiettivo prescelto.

Corte appello Roma sez. famiglia, 18/11/2020, n.5708

Mantenimento dei figli maggiorenni: l’onere della prova

Il diritto all’assegno di mantenimento del figlio maggiorenne cessa con la maggiore età, quando si presume raggiunta la capacità lavorativa e con essa l’idoneità al reddito. Tale presunzione può essere superata e il Giudice può riconoscere un contributo al mantenimento del figlio maggiorenne, se questi dimostra di essere in una condizione di non autosufficienza incolpevole, perché impegnato con diligenza in un percorso formativo o perché ancora privo di un’occupazione, nonostante un’attiva e ragionata ricerca. Ciò in ossequio alla funzione educativa del mantenimento e al principio di auto responsabilità.

In ogni caso, superato il lasso di tempo mediamente occorrente per inserirsi nel mercato del lavoro, il diritto al mantenimento viene meno, a meno che il figlio non provi non solo di non aver potuto trovare il lavoro desiderato per causa a sé non imputabile, ma anche che non fosse conseguibile nessun’altra occupazione idonea a renderlo autonomo. In ossequio al principio di prossimità della prova, l’onere della prova della sussistenza dei presupposti per il diritto al mantenimento è a carico del richiedente, ovvero del figlio o del genitore con lui convivente, che possono fornirla anche tramite il ricorso a presunzioni.

Tribunale Cosenza sez. II, 03/10/2020, n.1668

Riconoscimento dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni

Ai fini del riconoscimento dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente è onere del richiedente provare non solo la mancanza di indipendenza economica, ma di avere altresì curato, con impegno, la propria preparazione professionale o tecnica, e di essersi adoperato nella ricerca di un lavoro.

Il giudice di merito è tenuto ad effettuare, caso per caso, una valutazione delle circostanze che giustificano il permanere del suddetto obbligo o l’assegnazione della casa familiare, mediante l’utilizzo di criteri il cui rigore è proporzionalmente crescente in relazione all’età dei beneficiari. Tale obbligo tuttavia non può essere protratto oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, ritenendosi giustificato il diritto del figlio nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione, nel rispetto delle sue capacità, inclinazioni e aspirazioni.

Cassazione civile sez. I, 14/08/2020, n.17183

Studente universitario con un lavoro part-time

Ai fini del riconoscimento dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente, ovvero del diritto all’assegnazione della casa coniugale, il giudice di merito è tenuto a valutare, con prudente apprezzamento, caso per caso e con criteri di rigore proporzionalmente crescenti in rapporto all’età dei beneficiari, le circostanze che giustificano il permanere del suddetto obbligo o l’assegnazione dell’immobile, fermo restando che tale obbligo non può essere protratto oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, poiché il diritto del figlio si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione, nel rispetto delle sue capacità, inclinazioni e (purché compatibili con le condizioni economiche dei genitori) aspirazioni (nella specie, la Corte ha ritenuto che l’iscrizione all’università non può bastare per sancire il diritto del figlio a percepire il contributo economico del padre. Rilevante il fatto che il ragazzo avesse allo stesso tempo un contratto di lavoro a tempo indeterminato, seppur part-time).

Cassazione civile sez. VI, 11/06/2020, n.11186

Obbligo dei genitori al mantenimento dei figli

L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli, secondo le regole degli artt. 147 e 148 cod. civ., non cessa, “ipso facto”, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività economica dipende da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato dello stesso.

In particolare, la cessazione dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti deve essere fondata su un accertamento di fatto che abbia riguardo all’età, all’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica, all’impegno rivolto verso la ricerca di un’occupazione lavorativa nonché alla complessiva condotta personale tenuta, da parte dell’avente diritto, dal momento del raggiungimento della maggiore età.

Tribunale Cosenza sez. I, 12/07/2019, n.1559

Mantenimento dei figli maggiorenni non ancora autosufficienti: quando l’obbligo viene meno?

La dichiarazione di cessazione dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non ancora autosufficienti deve essere sorretta da un accertamento di fatto del giudice che abbia riguardo a vari fattori, tra i quali l’acquisizione di una condizione di indipendenza economica, l’età, l’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica, oltre che l’impegno profuso verso la ricerca di un’occupazione lavorativa e, in particolare, la complessiva condotta personale e il raggiungimento della maggiore età dell’avente diritto.

Cassazione civile sez. I, 17/07/2019, n.19135

Revoca dell’assegno di mantenimento al figlio maggiorenne

La cessazione dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti deve essere fondata su un accertamento di fatto che abbia riguardo all’età, all’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica, all’impegno rivolto verso la ricerca di un’occupazione lavorativa nonché, in particolare, alla complessiva condotta personale tenuta, da parte dell’avente diritto, dal momento del raggiungimento della maggiore età (nel caso di specie il tribunale ha rigettato la domanda di assegno di mantenimento in favore del figlio, tenuto conto dell’età – 25 anni -, del fatto che il figlio non si sia posto nelle condizioni ed abbia posto in essere l’attività necessaria al fine di conseguire una adeguata indipendenza economica – studi universitari non terminati -, e ciò non sia avvenuto per cause a lui non imputabili).

Tribunale Catania sez. I, 15/01/2019, n.179

Inadempimento dell’obbligo di mantenimento in favore dei figli

In tema di reati contro la famiglia, la violazione degli obblighi di natura economica posti a carico del genitore separato, cui si applica la disposizione dell’art. 12-sexies legge 1 dicembre 1970, n. 898, stante il richiamo operato dalla previsione di cui all’art. 3 legge 8 febbraio 2006, n. 54, riguarda unicamente l’inadempimento dell’obbligo di mantenimento in favore dei figli (minorenni e maggiorenni), dovendosi escludere l’inadempimento di analogo obbligo posto nei confronti del coniuge separato, cui è applicabile la tutela già predisposta dall’art. 570 cod. pen..

Cassazione penale sez. VI, 12/04/2018, n.24947

Cessazione dell’obbligo di mantenimento dei figli non autosufficienti

La cessazione dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti deve essere fondata su un accertamento di fatto che abbia riguardo all’età, all’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica, all’impegno rivolto verso la ricerca di un’occupazione lavorativa nonché, in particolare, alla complessiva condotta personale tenuta, dal raggiungimento della maggiore età, da parte dell’avente diritto.

Cassazione civile sez. VI, 05/03/2018, n.5088

Variazione delle modalità di mantenimento del figlio maggiorenne

La controversia relativa alla variazione delle modalità di mantenimento del figlio maggiorenne esula dalle competenze collegiali, rientrando tra quelle del Tribunale in composizione monocratica.

Tuttavia, anche qualora essa sia stata introdotta nelle forme del rito camerale ai sensi dell’art. 38 disp. att. c.c., ma: a)non vi sia eccezione delle parti in relazione al procedimento instaurato; b) si sia realizzato il rispetto del principio del contraddittorio e delle garanzie difensive della parte resistente; c) il mutamento del rito rischierebbe, nel caso concreto, di ledere il principio costituzionale della ragionevole durata del processo; tutte le riferite circostanze inducono, comunque, ad emettere la decisione da parte del Collegio, dovendosi ritenere, ricorrendo i suddetti presupposti, ugualmente rispettati i principi del giusto processo nell’ambito del procedimento instaurato, posto anche il contenuto sostanzialmente decisorio che, per consolidata giurisprudenza, hanno i suddetti provvedimenti

Tribunale Roma sez. I, 16/06/2017

Assegno di mantenimento al maggiorenne non autosufficiente

Nel caso in cui con ordinanza presidenziale sia stata disposta la corresponsione dell’assegno di mantenimento direttamente in favore dei figli maggiorenni non economicamente autosufficienti, deve comunque riconoscersi in capo al genitore, ritenuto titolare di una legittimazione concorrente, il diritto a rivendicare e a ricevere l’assegno.

Deve, dunque, essere considerato valido l’atto di precetto che, come nel caso di specie, è stato intimato dal genitore in favore del quale era stata spedita, in forma esecutiva, la suindicata ordinanza, al fine di ottenere quanto dovuto a titolo di mantenimento in favore dei figli.

Tribunale Caltanissetta, 19/06/2017



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

9 Commenti

  1. L’obbligo di mantenere il figlio maggiorenne spetta solo se questi non è indipendente economicamente e non ha un reddito proprio, ma cessa se questi rifiuta un posto di lavoro.

  2. L’obbligo di mantenere il figlio maggiorenne spetta solo se questi non è indipendente economicamente e non ha un reddito proprio, ma cessa se questi rifiuta un posto di lavoro. Il genitore divorziato ha l’obbligo di continuare a mantenere il figlio maggiorenne, versandogli puntualmente l’assegno una volta al mese, solo se questi non ha un reddito stabile e, quindi, non è autosufficiente dal punto di vista economico. Tuttavia, l’obbligo cessa se il ragazzo ha volontariamente rifiutato possibili occasioni di lavoro.

  3. E’ giusto attendersi che un ventenne non lavori non per sua volontà o inerzia, ma perché non ha ancora trovato occasioni conformi alla sua formazione, non è più così se il «giovane» ha 40 anni, avendo già superato l’età della formazione scolastico-universitaria. Insomma, più è adulto il ragazzo da mantenere, più si presume che la sua inoccupazione deriva da volontà e inerzia, piuttosto che da mancanza di occasioni. Con la conseguenza che il genitore che gli versa il mantenimento si potrà liberare più facilmente di tale onere.

  4. L’obbligo di mantenere i figli prescinde dall’esercizio della potestà genitoriale, potestà che si perde quando la prole diventa maggiorenne. Invece l’obbligo di mantenimento non ha un termine finale fissato per legge e pertanto la sua sussistenza resta affidata al buon senso dei genitori o alla decisione del giudice nel caso in cui vi sia una separazione o un divorzio. I genitori quindi restano tenuti a mantenere il figlio e a provvedere ai suo bisogni, ma nello stesso tempo non possono intervenire sulle sue scelte dopo i 18 anni compiuti.

  5. Grazie a chi mi risponderà.
    Figlia quasi 30enne che per sua scelta da più di 15 anni non intrattiene alcun rapporto col padre che le versa l’assegno. Il padre quindi non ha la possibilità di provare che la figlia cerchi attivamente un lavoro (onere della prova) non trovandolo,nè può dimostrare il fatto che la ragazza lavori in nero,pur avendone la certezza. La ragazza è propietaria del 25% di una casa, ha lavorato a tempo determinato per una ditta, ora risulta disoccupata.

    1. Leggi i nostri articoli sull’argomento:
      -Mantenimento: devo provare che i figli sono indipendenti economicamente? https://www.laleggepertutti.it/155913_mantenimento-devo-provare-che-i-figli-sono-indipendenti-economicamente
      -Mio figlio guadagna: devo versargli il mantenimento? https://www.laleggepertutti.it/145070_mio-figlio-guadagna-devo-versargli-il-mantenimento
      -Obbligo dei genitori di mantenimento del figlio https://www.laleggepertutti.it/112576_obbligo-dei-genitori-di-mantenimento-del-figlio
      -Figlio lavoratore: diritto al mantenimento https://www.laleggepertutti.it/407631_figlio-lavoratore-diritto-al-mantenimento
      -Cosa accade alla casa familiare quando il figlio diventa maggiorenne? https://www.laleggepertutti.it/411825_cosa-accade-alla-casa-familiare-quando-il-figlio-diventa-maggiorenne
      -Mantenimento al figlio: quando c’è indipendenza economica https://www.laleggepertutti.it/163240_mantenimento-al-figlio-quando-ce-indipendenza-economica

  6. Ultimamente, ho sentito talmente tanti ragazzi scansafatiche lamentarsi di non aver un lavoro che quando gli proponi di mettersi all’opera, si rifiutano perché il lavoro è troppo stressante, non hanno tempo libero, non vogliono sporcarsi le mani, ecc. Ma allora di cosa stiamo parlando? Ditelo che volete la poltrona e pretendete di guadagnare senza fare il minimo sforzo. Ma qui nessuno vi regala niente. Bisogna rimboccarsi le maniche e fare sacrifici se si vuole migliorare e si vuole vivere una vita dignitosa e onesta.

  7. Alla fermata dell’autobus, sentivo dire che alcuni non avendo lavoro si prendono il Reddito di cittadinanza. Però poi hanno avuto delle proposte ma non le hanno accettate perché guadagnavano molti più con il reddito di cittadinanza senza far niente. E quindi, non è il sistema che fa cullare questi fannulloni che campano di rendita sulle nostre spalle e su quelle dei familiari

  8. Pur di farlo alzare dal divano e di non farlo più poltrire, ho “minacciato” a mio figlio di non dargli più un euro per le sue spese e che si sarebbe dovuto arrangiare e responsabilizzare. Quando ha detto che non aveva trovato un lavoro conforme ai suoi studi e alle aspirazioni, gli ho detto chiaramente di iniziare a fare un lavoretto per mettere qualche soldino in tasca e poi iniziare a darsi da fare per raggiungere i suoi obiettivi. Non è che si può prendere di stare fermi a non fare nulla e ciondolare in casa dalla mattina alla sera

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube