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Violenza sulle donne: ultime sentenze

23 Gennaio 2020
Violenza sulle donne: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: atti di violenza contro il genere femminile; Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne; risarcimento di ogni danno patrimoniale, morale, biologico ed esistenziale; obbligo di comunicazione dell’istanza di revoca delle misure cautelari nei procedimenti per reati con violenza alla persona.

Violenza contro le donne: cosa comprende?

La locuzione “violenza contro le donne” comprende tutti gli atti di violenza contro il genere femminile che si traducano o possano tradursi in lesioni o sofferenze psicofisiche, sessuali, esistenziali, biologiche, nonché nella minaccia seria di danni siffatti, o, comunque, di coercizione e privazione arbitraria delle libertà. L’atto violento ai danni della donna, abbia o non abbia rilevanza anche penale, espone il soggetto attivo all’obbligo del risarcimento del danno arrecato ex art. 2043 e 2059 c.c., da valutare e personalizzare con particolare attenzione e con l’adozione di adeguati criteri.

La violenza degli uomini sulle donne non dà luogo ad un generico problema astratto di pubblica rilevanza, poiché la violenza consumata o tentata dà luogo: a non irrilevanti diseguaglianze tra uomo e donna, ambito in cui l’Unione europea dà mandato e mezzi per intervenire nei modi previsti; alla grave, palese violazione di diritti umani di rilevanza costituzionale, quali, segnatamente, il diritto alla vita, all’incolumità fisica, psichica e morale, alla sicurezza, alla dignità personale, alle opzioni sessuali e riproduttive, alle attività sociali e politiche, al libero accesso al mercato del lavoro, alla partecipazione alla vita economica, con l’effetto di poter portare le donne all’emarginazione e alla povertà; nonché ad un impatto negativo durevole, e sovente irreversibile, sulla salute e sul benessere dei figli, fonte assai spesso di violenze e di abusi che si perpetuano di generazione in generazione.

La donna ha, pertanto, diritto al risarcimento d’ogni pregiudizio subìto o subendo, senza alcuna attenuante o riduzione di pena e di sanzione per il soggetto attivo dell’illecito, alla luce della gravità dei danni personali e sociali provocati dalla violenza maschile, danni da accertare e quantificare con strumenti e criteri di non lieve rigore o, addirittura, di indulgenza.

Qualora, infine, il soggetto attivo dell’illecito chieda, malgrado la condanna inflittagli, che la controparte sia condannata per lite temeraria, la compensazione, anche parziale, delle spese di causa è chiaramente infondata ed inaccoglibile (art. 96 c.p.c.).

Tribunale Varese, 24/02/2010

Violenze domestiche sulle donne

Gli art. 2, comma 1 e 3 Cedu vanno letti ed interpretati unitamente all’art. 14 della Convenzione, che vieta ogni tipo di discriminazione, ed in particolare quella fondata sul sesso: un atteggiamento inerte, da parte della autorità nazionali, nei confronti delle violenze domestiche sulle donne, può costituire una forma di discriminazione sessuale.

Corte europea diritti dell’uomo sez. I, 02/03/2017, n.41237

Tutela delle donne contro la violenza domestica

La ricorrente che proviene dalla Nigeria ha diritto ad ottenere lo stato di rifugiata in Italia considerato che dai più autorevoli report emerge come in Edo State (da cui proviene la ricorrente) non vi sia un’adeguata tutela per le donne nei confronti di atti di violenza domestica che si configura come diffusa e generalizzata.

Tribunale Catania sez. I, 21/11/2017

Reato di atti persecutori: minacce reiterate e gravi

È irrevocabile la querela presentata per il reato di atti persecutori quando la condotta sia stata realizzata con minacce reiterate e gravi. Infatti, il richiamo contenuto nell’articolo 612-bis, comma 4, del codice penale all’articolo 612, comma 2, del codice penale, quanto ai “modi” di formulazione della minaccia (“la querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi cui all’articolo 612, comma 2, del Cp”) non può intendersi limitato a quelli considerati nell’articolo 339, comma 2 (commessa da più di cinque persone riunite, mediante uso di armi anche soltanto da parte di una di esse, ovvero da più di dieci persone pur senza uso di armi), cui ulteriormente rinvia l’articolo 612, comma 2, del codice penale, posto che non vi sono elementi, di natura letterale o sistematica, che consentano di escludere la gravità delle minacce dalle modalità esecutive richiamate dall’articolo 612-bis in tema di procedibilità del reato.

Tale soluzione interpretativa, inoltre, è in linea con i principi di cui all’articolo 55 della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne, in attuazione della quale la legge 15 ottobre 2013 n. 119 ha Introdotto la disposizione in tema di irrevocabilità della querela.

Cassazione penale sez. V, 19/03/2019, n.15794

Chiusura indagini preliminari e avviso della richiesta di archiviazione alla persona offesa

La disposizione dell’art. 408, comma 3-bis, c.p.p., che stabilisce l’obbligo di dare avviso della richiesta di archiviazione alla persona offesa dei delitti commessi con “violenza alla persona”, è riferibile anche ai reati di atti persecutori e di maltrattamenti contro familiari e conviventi, previsti rispettivamente dagli artt. 612-bis e 572 c.p., in quanto l’espressione “violenza alla persona” deve essere intesa alla luce del concetto di “violenza di genere”, risultante dalle pertinenti disposizioni di diritto internazionale recepite e di diritto comunitario.

Cassazione penale sez. un., 29/01/2016, n.10959

Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere

Sono costituzionalmente illegittimi, per violazione dell’art. 3 Cost., l’art. 4, comma 1, lett. a), d.lg. 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell’articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), come modificato dall’art. 2, comma 4-bis, d.l. 14 agosto 2013, n. 93 (Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province), conv., con modif., nella l. 15 ottobre 2013, n. 119, nella parte in cui non esclude dai delitti, consumati o tentati, di competenza del giudice di pace anche quello di lesioni volontarie, previsto dall’art. 582, comma 2, c.p., per fatti commessi contro l’ascendente o il discendente di cui al n. 1) del comma 1 dell’art. 577 c.p., nonché, in via consequenziale, la medesima disposizione nella parte in cui non esclude dai delitti, consumati o tentati, di competenza del giudice di pace anche quello di lesioni volontarie, previsto dall’art. 582, comma 2, c.p., per fatti commessi contro gli altri soggetti elencati al n. 1) del comma 1 dell’art. 577 c.p., come modificato dall’art. 2 l. 11 gennaio 2018, n. 4.

Corte Costituzionale, 14/12/2018, n.236

Atti sessuali con minori

Il reato di atti sessuali con minorenne di cui all’articolo 609-quater del Cp rientra tra quelli commessi “con violenza alla persona”, per i quali, ai sensi del combinato disposto dei commi 2-bis e 3 dell’articolo 299 del Cpp, è posto, a pena di inammissibilità della richiesta, l’onere di colui che richieda la revoca o la sostituzione delle misure cautelari coercitive o interdittive di notificare la richiesta al difensore della persona offesa, o a quest’ultima direttamente se sprovvista di difensore.

Infatti, la nozione di “violenza” in ambito comunitario e internazionale (cfr. in particolare direttiva 2012/29/Ue, recante norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato) è più ampia di quella positivamente disciplinata nel nostro codice penale ed è sicuramente comprensiva di ogni forma di violenza di genere, contro le donne e nell’ambito di relazioni affettive, sia o meno attuata con violenza fisica o anche solo morale, tale cioè da cagionare una sofferenza anche solo psicologica alla vittima del reato. In tale nozione, quindi, rientrano anche le condotte contemplate dall’articolo 609-quater del Cp, che, sul presupposto dell’irrilevanza del consenso eventuale della vittima, comportano comunque una compromissione dell’integrità psicofisica riguardo alla sfera sessuale del minore che ne sia vittima.

Cassazione penale sez. III, 18/10/2017, n.5832

Violenza commessa dall’attuale o precedente coniuge o partner della vittima

L’obbligo di comunicazione dell’istanza di revoca o di sostituzione delle misure cautelari coercitive applicate nei procedimenti per reati commessi con violenza alla persona, previsto dall’articolo 299, commi 2 bis e 3 del Cpp, non è da intendere esteso onnicomprensivamente a tutti i delitti commessi con violenza alla persona, ma, onde contemperare razionalmente le esigenze di tutela della persona offesa con quelle dell’imputato a non vedere ingiustificatamente negato o sospeso l’esame della propria istanza de libertate, riguarda solo quelli rispetto ai quali sia apprezzabile una tutela qualificata della persona offesa.

Al riguardo, dovendosi tenere conto che la disciplina di garanzia si pone nell’alveo dei principi e delle scelte di politica legislativa espresse dalla Direttiva del Parlamento e del Consiglio 2012/29/Ue del 25 ottobre 2012 (norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato) e dalla Convenzione di Istanbul, sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (ratificata dall’Italia con legge n. 77 del 2013), per determinare i casi cui è applicabile la disciplina dell’obbligo di comunicazione il giudice dovrà tenere conto della “tipologia di parte offesa” (potendosi considerare il fatto che si tratti di parte offesa di delitti connessi alla tratta di esseri umani, al terrorismo, alla criminalità organizzata, alla violenza o sfruttamento sessuale, o di delitti basati sull’odio, ovvero il fatto che si tratti di parte offesa minorenne) o del “movente del reato” (potendosi considerare che si sia trattato di cosiddetta violenza di genere) ovvero del “contesto” in cui il reato è stato commesso (potendosi considerare rilevante il fatto che si sia trattato di vittima di violenza in “relazioni strette”, come dettagliato nel par. 18 delle premesse della direttiva 2012/29/Ue, ossia avendo riguardo al fatto che la violenza sia stata commessa dall’attuale o precedente coniuge o partner della vittima o da un altro membro della sua famiglia, a prescindere dalla circostanza che l’autore del reato conviva o abbia convissuto con la vittima, anche in relazione alla sfera economica della vittima medesima) (da queste premesse, in una fattispecie de libertate in cui la contestazione riguardava il reato di rapina, la Corte ha annullato con rinvio l’ordinanza che, invece, aveva ritenuto necessaria la previa comunicazione dell’istanza di revoca della misura cautelare).

Cassazione penale sez. II, 08/06/2017, n.46996

Reato di maltrattamenti in famiglia

La disposizione dell’art. 408, comma 3-bis, c.p.p., che stabilisce l’obbligo di dare avviso della richiesta di archiviazione alla persona offesa dei delitti commessi con “violenza alla persona”, è riferibile anche ai reati di atti persecutori e di maltrattamenti contro familiari e conviventi, previsti rispettivamente dagli artt. 612-bis e 572 c.p., in quanto l’espressione “violenza alla persona” deve essere intesa alla luce del concetto di “violenza di genere”, risultante dalle pertinenti disposizioni di diritto internazionale recepite e di diritto comunitario.

Cassazione penale sez. un., 29/01/2016, n.10959

Ginecologo e atti sessuali contro la volontà delle donne

Il ginecologo che – approfittando della situazione di vulnerabilità fisica e psicologica delle pazienti, nonché delle condizioni di luogo e di tempo – compie atti inequivocabilmente sessuali contro la volontà delle donne, non può invocare l’attenuante del fatto di lieve gravità.

Cassazione penale sez. III, 05/11/2013, n.46184

Servizi rivolti alle donne vittime di violenza

In tema di reati sessuali, il Comune nel cui territorio il reato è stato commesso è legittimato a costituirsi parte civile onde ottenere il risarcimento dei danni morali e materiali derivati dall’offesa, diretta ed immediata, dello scopo statutario.

(Nella specie è stata ritenuta legittima la costituzione del Comune di Torino in quanto finanziatore e diretto erogatore di servizi specificamente rivolti alle vittime di violenza sessuale, e statutariamente e concretamente impegnato contro la violenza alle donne).

Cassazione penale sez. III, 27/06/2017, n.45963



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1 Commento

  1. Bisogna lavorare nelle scuole. Non si tratta solo di educazione civica ma diffondere una cultura del rispetto dell’altro in modo pervasivo. Rispetto che passa anche dall’uso delle parole, dal linguaggio.

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