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È obbligatorio portare il cane malato dal veterinario?

9 Gennaio 2020 | Autore:
È obbligatorio portare il cane malato dal veterinario?

Cosa si rischia se non si assiste a dovere il proprio animale domestico sofferente? Si può chiedere un permesso retribuito al lavoro?

Chi ha un animale domestico, per logica, è una persona che ha una particolare sensibilità verso di loro, che ama la loro compagnia e che vuole vederli sani. Questa logica, però, viene a mancare ogni tanto quando il padrone si stanca di avere un animale in casa oppure si rende conto che l’impegno che comporta va al di sopra delle sue aspettative. Succede, così, che si finisce per trascurarlo anche quando ha più bisogno di attenzioni. Probabilmente perché ignora che è obbligatorio portare il cane malato dal veterinario. In caso contrario, infatti, si commette reato.

Parliamo, ovviamente, di chi non solo non agisce con buon senso, ma lo fa addirittura con superficialità e indifferenza. Di chi vede il proprio cane sofferente ma guarda dall’altra parte oppure minimizza. O, peggio ancora, pensa che «tanto, è solo un animale». Atteggiamenti come questi equivalgono ad un reato di maltrattamenti, come precisato dalla Corte di Cassazione [1]. Ecco perché è obbligatorio portare il cane malato dal veterinario.

Tra l’altro, quello che forse non tutti sanno è che prendere un appuntamento per far visitare il proprio animale domestico può dare diritto al suo padrone a prendere una giornata di permesso retribuito al lavoro. Purché riesca a dimostrare che non c’è un’altra persona in grado di occuparsene al posto suo.

Vediamo che cosa dice la legge sull’obbligo di portare il cane malato dal veterinario e sulla possibilità di prendere un giorno di permesso al lavoro per far visitare l’animale.

Obbligo di far visitare il cane: cosa dice la legge?

Come appena accennato, chi non rispetta l’obbligo di portare il cane malato dal veterinario, ovvero non si interessa dello stato del proprio animale, e lascia che deperisca commette reato di maltrattamento di animali [2].

Secondo il Codice penale, il reato in questione si configura «quando qualcuno, con crudeltà o senza necessità, causa volontariamente una lesione ad un animale oppure lo sottopone a sevizie o comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche». Ma, come più volte sostenuto dai tribunali, il reato sussiste anche quando le citate sofferenze siano causate dall’omissione delle cure e dei provvedimenti che servono a garantire il benessere dell’animale.

Da tutto ciò se ne deduce che per rispondere del reato di maltrattamenti non è necessario per forza bastonare un cane o sottoporlo ad un lavoro troppo pesante per lui (farlo trainare dei carichi eccessivi, ad esempio). Basta vederlo soffrire e non fare alcunché per alleviare la sua sofferenza. Come, appunto, portarlo dal veterinario quando è malato.

Non a caso, nella citata sentenza della Cassazione si legge che un comportamento del genere «configura una lesione rilevante per il reato di maltrattamenti di animali». La Suprema Corte, inoltre, paragona il danno creato in questo modo ad un animale e all’uomo: ciò che vale per l’uno, sostengono i giudici, vale anche per l’altro.

Obbligo di far visitare il cane: il diritto alla malattia

Può capitare, però, che tu abbia le migliori intenzioni verso il tuo animale domestico e che voglia assolutamente farlo visitare da un veterinario perché avverti che nel tuo cane c’è qualcosa che non va. L’appuntamento che ti viene fissato, però, coincide con il tuo orario di lavoro e non puoi né delegare a qualcuno né spostare l’appuntamento. Sei costretto a prenderti un giorno di ferie o mezza giornata di permesso?

In realtà, no. A determinate condizioni, il lavoratore statale può usufruire di un permesso retribuito per portare il suo animale domestico a fare una visita veterinaria. Sui contratti nazionali non esiste una clausola che citi il «permesso per visita veterinaria» ma si parla di «permesso retribuito per gravi motivi personali e familiari». E che c’entra il cane?

C’entra eccome. Ma solo per i dipendenti pubblici, non per quelli privati. Hanno diritto ad un permesso retribuito per questi motivi, come stabilito sempre dalla Cassazione, nel caso in cui il lavoratore dimostri:

  • di aver effettivamente portato il suo animale dal veterinario consegnando al datore di lavoro l’apposito certificato in cui si attesta la visita;
  • di non avere la possibilità di delegare ad un’altra persona l’assistenza dell’animale.

Se sussistono queste condizioni, dunque, il datore di lavoro non può rifiutarsi di concedere il permesso retribuito al dipendente pubblico affinché questi si prenda cura del suo cane.

È possibile ottenere anche più di un giorno di permesso se il cane ha bisogno di assistenza, sempre certificata dal veterinario, ed il suo padrone non può chiedere a qualcuno di custodire l’animale.

Il caso che ha creato un precedente è quello di una dipendente dell’Università La Sapienza di Roma che viveva da sola, il cui cane doveva essere sottoposto ad un intervento urgente. Di fronte al rifiuto del suo datore a concedere il permesso retribuito, la donna aveva chiesto assistenza legale alla Lega Antivivisezione ed aveva ottenuto l’assenza di due giorni per assistere l’animale.


note

[1] Cass. pen. sent. n. 22579/2019.

[2] Art. 544-ter cod. pen.


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