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Attraversamento imprudente del pedone e responsabilità

8 Gennaio 2020
Attraversamento imprudente del pedone e responsabilità

Pedone attraversa col rosso o fuori dalle strisce: quando è responsabile per l’investimento e quando può ottenere il risarcimento del danno?

Il pedone non ha sempre ragione. Non almeno quando la sua imprudenza è talmente palese e il comportamento così avventato da non consentire all’automobilista di evitare di investirlo, pur nel pieno rispetto delle regole del Codice della strada. 

Si moltiplicano le sentenze contrarie agli automobilisti (invero sempre più distratti dall’uso dei cellulari), ma anche quelle nei confronti dei pedoni che attraversano la strada frettolosamente, senza guardare a destra e sinistra. 

Alcune recenti sentenze hanno affrontato il tema dell’attraversamento imprudente del pedone e della responsabilità, a carico di questi, per il suo stesso investimento. 

Quando si può parlare di attraversamento pedonale imprudente? È tale, ad esempio, quello di chi attraversa col rosso o fuori dalle strisce? Quello di chi percorre a piedi la strada di notte o passa velocemente da un lato all’altro del marciapiedi senza guardare? Si può parlare di attraversamento pedonale imprudente nei confronti di chi scende dall’autobus e attraversa davanti al mezzo ingombrante senza prima sbirciare che non passino macchine o per chi ha gli occhi puntati sullo smartphone e non sulle strisce zebrate? O nei confronti di chi fa footing e, con la musica sparata nelle orecchie dagli auricolari, non si cura del traffico attorno? Per capirlo non possiamo fare altro che leggere le più recenti sentenze.

Pedone: quando è responsabile e quando non lo è

Prima di verificare in quali casi concreti si può parlare di attraversamento imprudente del pedone e responsabilità di quest’ultimo, dobbiamo però spiegare il principio generale che regola il concorso di colpa tra automobilista e chi cammina a piedi.

Il conducente è tenuto a prevedere anche le altrui condotte imprudenti e, nei limiti del possibile, evitare l’impatto. Tale regola, applicabile a tutti gli scontri tra veicoli, vale ancor di più quando si parla di investimento del pedone. In pratica, chi si mette al volante deve salvaguardare la vita di chi sta attorno, non solo rispettando i limiti di velocità, ma prefigurandosi la possibilità che qualcuno violi il Codice della strada e, quindi, mettendosi nella condizione di poter frenare per tempo. 

Tanto per fare un esempio, se si guida in prossimità di una scuola, di una palestra, di un centro commerciale o della fermata degli autobus, bisognerà moderare l’andatura in modo tale da evitare qualsiasi impatto con i pedoni che, imprudentemente, dovessero attraversare velocemente o senza guardare.

Solo quando l’attraversamento del passante si pone come un fatto imprevedibile e, per la sua repentinità, inevitabile allora l’esclusiva responsabilità è di quest’ultimo. Si pensi al passante che sbuca all’improvviso da un cespuglio alto e si fionda in mezzo alla strada con gli occhi puntati sul telefonino.

In buona sostanza, l’automobilista è responsabile anche del comportamento imprudente del pedone, purché quest’ultimo rientri però nel limite della prevedibilità. Dunque, ove il conducente noti la presenza di pedoni che tardano a scansarsi -spiega la Cassazione – questi deve rallentare la velocità e all’occorrenza anche fermarsi. 

Pedone attraversa la strada col semaforo rosso: di chi è la responsabilità?

Una recente sentenza della Cassazione [1] ha stabilito la responsabilità del pedone che attraversa la strada con il semaforo rosso. Non solo: se l’investitore è un motociclista che, proprio a causa del pedone, cade e riporta lesioni serie, il primo è responsabile penalmente. 

Nel caso di specie, è stata accertata la responsabilità di una ragazza, colpevole di un attraversamento pedonale imprudente che ha provocato l’impatto con un motociclo e la caduta del conducente. Le lesioni riportate dall’uomo in sella al mezzo sono state addebitate all’azzardo compiuto dalla ragazza. Tale azzardo è costato carissimo al pedone: non solo l’impatto con un motociclo – che ha provato inutilmente la frenata – ma anche una condanna penale per le “lesioni personali colpose” arrecate al conducente del mezzo che è finito rovinosamente a terra dopo lo scontro.

Decisive sono state non solo le parole delle due persone coinvolte nell’incidente, ma anche quelle di un testimone oculare; questi ha raccontato che «era in attesa della luce semaforica verde per attraversare la carreggiata» quando «aveva notato il motociclo che, trovatosi una ragazza in prossimità del passaggio pedonale, l’aveva urtata con la parte anteriore del mezzo». Ha poi aggiunto che «il pedone, prima dell’urto, si era bloccato sulla carreggiata indugiando» mentre «il motoveicolo aveva frenato bruscamente senza evitare l’urto» che aveva provocato la caduta di entrambi i soggetti coinvolti.

Nessun dubbio, quindi, sul fatto che «la ragazza aveva attraversato con la luce semaforica rossa», e certe anche «le condizioni della strada erano normali, con illuminazione sufficiente nonostante l’orario notturno».

Leggi anche Multa ai pedoni che passano col roso. 

Pedone attraversa la strada senza guardare: di chi è la responsabilità?

Secondo il tribunale di Trieste [2], il pedone che attraversa la strada mentre ha gli occhi sullo smartphone e, perciò, viene investito è responsabile e non può chiedere il risarcimento all’assicurazione o, tutt’al più, ha diritto a un concorso di colpa. 

Leggi Attraversare la strada con il cellulare: conseguenze legali.

Pedone attraversa fuori dalle strisce pedonali: è responsabile?

Non perché il pedone attraversa fuori dalle strisce, in violazione del Codice della strada, può essere ritenuto responsabile per il suo investimento qualora la sua presenza era prevedibile ed evitabile da parte del conducente. Il fatto che questi, infatti, abbia violato il Codice della strada non esonera l’automobilista dal comportarsi in modo prudente ed evitare i possibili impatti con i passanti. 

Quando il pedone è responsabile per l’investimento

Secondo la giurisprudenza consolidata, la responsabilità per l’investimento è del pedone – e quest’ultimo non può chiedere i danni – nei seguenti casi:

  • se il conducente, per motivi estranei ad ogni diligenza, sia venuto a trovarsi nella condizione obiettiva di non poter avvistare il pedone ed osservarne con tempestività i movimenti;
  • se i movimenti del pedone siano stati così rapidi ed inaspettati da convergere all’improvviso in direzione della linea percorsa dal veicolo, in modo che il pedone venga a trovarsi a distanza così breve dal veicolo, da rendere inevitabile l’urto;
  • se nessuna infrazione, benché minima, sia addebitabile al conducente, avendosi, in caso contrario, soltanto una colpa concorrente del pedone.

note

[1] Cass. sent. n. 140/2020 del 7.01.2020.

Autore immagine https://it.depositphotos.com investimento pedone

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 18 dicembre 2019 – 7 gennaio 2020, n. 140

Presidente Bricchetti – Relatore Cappello

Ritenuto in fatto

1. Il Giudice di pace di Firenze ha condannato l’imputata FA. Da. per il reato di cui all’art. 590 comma 3, cod. pen. perché, per colpa generica e specifica, consistita quest’ultima nella violazione delle norme sulla circolazione stradale e, in particolare, dell’art. 146 codice strada, aveva effettuato un attraversamento pedonale in presenza di lanterna semaforica a luce rossa, andando a urtare con il motoveicolo condotto da PA. Lo. che, avvedutosi del pedone, nel tentativo di evitarne l’investimento, urtava lo stesso con la parte anteriore del mezzo e, a seguito dell’urto, cadeva a terra riportando lesioni personali (fatto accertato in Firenze il 09/06/2012).

2. Il sinistro è stato ricostruito dal giudice del merito sulla scorta delle testimonianze acquisite, valorizzato l’apporto dichiarativo della persona offesa e del testimone oculare, Lu. GI., ritenuta la rimproverabilità della condotta ascritta a titolo di colpa specifica e riconosciuto il concorso della persona offesa in misura paritaria.

3. Avverso la sentenza d’appello, ha proposto ricorso l’imputata con difensore, il quale ha formulato un motivo unico con il quale ha dedotto vizio motivazionale in relazione alla ricostruzione degli elementi oggettivi del reato.

In particolare, parte ricorrente ha rilevato che il giudice di merito non avrebbe argomentato in maniera congrua e approfondita tale aspetto della valutazione, addivenendo addirittura alla conclusione che la condotta dell’imputata sarebbe stata una concausa dello scontro tra il pedone e il motoveicolo e della conseguente caduta a terra del conducente di esso, pur avendo riconosciuto un concorso di colpa della persona offesa nella misura del 50%. Inoltre, la difesa ha osservato che il giudice si sarebbe soffermato brevemente sui profili di responsabilità dell’imputata, i fatti di causa mettendo in evidenza la totale disattenzione del PA..

Quanto, poi, alla violazione della regola cautelare, il deducente ha contestato l’attendibilità del testimone oculare GI., il quale si sarebbe trovato, nell’occorso, a distanza dal luogo in cui è avvenuto l’attraversamento, altresì rilevando che lo stesso giudice, nel sottolineare la colpa della persona offesa, avrebbe introdotto un argomento che ne mina la stessa attendibilità, avendo costui parlato di una seconda persona, al fine di giustificare la posizione della moto che si era trovata in fase frenante a cavallo della riga di mezzeria, contravvenendo così all’obbligo di circolare a destra della carreggiata.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è inammissibile.

2. Il giudice di merito ha ricostruito la dinamica del sinistro attingendo alle acquisite evidenze probatorie. Sulla scorta di esse, ha ritenuto accertato che, al momento dell’arrivo della polizia municipale, sul luogo erano presenti l’imputata, la persona offesa e il teste oculare, sebbene uno dei due verbalizzanti avesse confermato l’assunto riferito dal PA., secondo cui la FA. sarebbe stata in compagnia di un’altra ragazza, poi allontanatasi.

Le condizioni della strada erano normali (illuminazione sufficiente, nonostante l’orario notturno) e il motociclo aveva lasciato sull’asfalto tracce di frenata per dodici metri. Il teste oculare GI. aveva descritto la dinamica, riferendo che, mentre era in attesa della luce semaforica verde, per attraversare la carreggiata, aveva notato il motociclo che, trovatosi una ragazza in prossimità del passaggio pedonale, la urtava con la parte anteriore del mezzo; il pedone, prima dell’urto, si era bloccato sulla carreggiata indugiando, il motoveicolo aveva frenato bruscamente senza evitare l’urto, a seguito del quale entrambi i soggetti coinvolti erano caduti a terra. La ragazza aveva attraversato con la luce semaforica rossa.

Dalla planimetria era poi emerso che il pedone, prima dell’urto, aveva già impegnato due corsie della carreggiata pari a metri 7,30 e si accingeva a superare l’ultima, laddove il motoveicolo aveva iniziato la frenata sulla linea di sorpasso della prima corsia, alcuni metri prima del passaggio pedonale, terminandolo poco dopo.

Da tale ricostruzione, il giudice del merito ha tratto la conclusione che l’imputata avesse concorso, in misura paritetica rispetto alla vittima, a determinare l’urto dal quale erano derivate le lesioni riportate dal PA., procedendo alla verifica controfattuale in virtù della quale ha ritenuto che l’attraversamento con la luce semaforica verde avrebbe certamente scongiurato l’evento.

3. Il motivo è manifestamente infondato.

3.1. Premesso che la ricorrente ha censurato la motivazione del provvedimento impugnato, denunciandone la mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità, quanto alla ricostruzione degli elementi oggettivi del reato, va rilevato come, attraverso la enunciazione di tali vizi, essa si sia comunque limitata a contestare la valutazione del materiale probatorio di natura dichiarativa, condotta dal giudice di merito in maniera osservante del disposto di cui all’art. 192 co. 2, cod. proc. pen. La parte deducente ha proposto una lettura diversa delle evidenze, introducendo una ricostruzione alternativa dei fatti, che fa leva su una presunta inattendibilità del testimone oculare e della persona offesa.

Quanto al primo, in particolare, la parte ricorrente si è limitata ad affermare che il punto in cui si trovava il GI. era distante da quello in cui era avvenuto l’attraversamento della FA., senza tener conto della descrizione dell’accaduto rinvenibile anche nel racconto della persona offesa, pienamente coerente con i dati riferiti dal GI.. La parte civile, infatti, come afferma il giudice di merito, aveva riferito di essersi trovato a transitare in piazza Beccaria di Firenze, allorché due ragazze avevano impegnato la carreggiata da sinistra verso destra sulle strisce pedonali, ma con la luce semaforica rossa; il GI. era prontamente intervenuto. Costui, dal canto suo, aveva riferito di avere visto, mentre si trovava sotto la Porta di Piazza Beccaria, in attesa del verde pedonale, il motociclo del PA. giungere proprio a Piazza Beccaria e, in quel momento, aveva constatato che il mezzo si era trovato davanti il pedone.

La versione alternativa proposta a difesa non costituisce perciò critica argomentata al ragionamento svolto dal giudice, ma si pone con esso in rapporto dialettico, mediante la prospettazione di una diversa ricostruzione, estranea al sindacato proprio di legittimità. Sono, infatti, precluse al giudice di legittimità la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, indicati dal ricorrente come maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa rispetto a quelli adottati dal giudice del merito (cfr. sez. 6 n. 47204 del 07/10/2015, Musso, Rv. 265482; sez. 1 n. 42369 del 16/11/2006, De Vita, Rv. 235507).

4. Alla declaratoria di inammissibilità segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro. 2.000,00 alla Cassa delle ammende, non ravvisandosi assenza di colpa in ordine alla determinazione della causa di inammissibilità (cfr. C. Cost. n. 186/2000).

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila alla Cassa delle ammende.

 


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2 Commenti

  1. L’attraversamento improvviso del pedone, anche al di fuori dalle strisce pedonali, è un rischio tipico e prevedibile della circolazione stradale, e l’abbagliamento improvviso da sole non esclude automaticamente la responsabilità del conducente, non costituendo caso fortuito, ma impone di adottare tutte le cautele al fine di non creare ostacolo alla circolazione o l’insorgere di altri pericoli, in attesa di superare gli effetti del fenomeno impeditivo della visibilità.

  2. In caso di investimento di pedone che effettui l’attraversamento della sede stradale al di fuori delle strisce pedonali, ai fini dell’eventuale riparto delle responsabilità tra il pedone ed il conducente del veicolo investitore, deve aversi riguardo ad una valutazione concreta delle rispettive condotte che tenga conto della eventuale colpa in concreto del pedone.

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