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Fornitura energia elettrica: ultime sentenze

22 Gennaio 2020
Fornitura energia elettrica: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: contratto di fornitura di fornitura di energia elettrica; riduzione e interruzione della fornitura di energia elettrica all’utente finale; danneggiamento di elettrodomestici per fornitura di energia elettrica con tensione diversa dal pattuito.

Riduzione della fornitura di energia elettrica

In tema di energia elettrica, la riduzione, dapprima, e poi l’interruzione della fornitura all’utente finale, non sono addebitabili a titolo di responsabilità contrattuale, alla società che solo inizialmente ha fornito energia, ma che poi risulta essere stata acquisita da altra società, non essendovi più un contratto in essere (e, nella fattispecie, la prova della cessazione del contratto tra la prima società e gli utenti, veniva dimostrato anche dalla circostanza della restituzione, agli stessi del deposito cauzionale con una fattura a conguaglio); né, tanto meno, può ipotizzarsi una forma di responsabilità extracontrattuale – o per altro titolo – per violazione dei principi di buona fede e correttezza, a carico della prima società, in quanto, cessato il regime di monopolio, alle società di vendita di energia elettrica è fatto obbligo di non frapporre ostacoli di sorta alla richiesta di passaggio ad altro fornitore.

Corte appello Bari sez. II, 11/04/2019, n.887

Il divieto di rinnovo tacito dei contratti pubblici

Il generale principio di divieto di rinnovo tacito dei contratti della p.a. aventi ad oggetto servizi, lavori e forniture, finalizzato ad evitare che l’affidamento di un dato contratto sia sottratto al confronto concorrenziale tra gli operatori economici, trova un contemperamento in quelle ipotesi in cui l’amministrazione, alla scadenza del contratto di fornitura di un servizio essenziale (nella specie, fornitura di energia elettrica) non si doti tempestivamente di un altro fornitore; in tali casi vige il principio della continuità dell’erogazione del servizio, con obbligo di relativa remunerazione sulla base delle originarie pattuizioni contrattuali.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. I, 22/05/2019, n.434

Addizionale provinciale dell’imposta erariale sul consumo dell’energia elettrica

L’addizionale provinciale dell’imposta erariale sul consumo dell’energia elettrica (art. 6 del d.l. n. 511 del 1988), dovuta per qualsiasi uso in locali e luoghi diversi dalle abitazioni, fino al limite massimo di 200.000 chilowattora di consumo al mese, si applica in relazione a ciascun distinto punto di acquisto dell’energia, anche se la pluralità di punti di presa facciano capo ad un medesimo soggetto giuridico esercente un’unitaria attività produttiva.

Ciò trova conferma nell’art. 54, comma 2, del d.lgs. n. 504 del 1995, che, relativamente al fabbricante, prevede la figura delle officine distinte perché esercitate in luoghi distinti, anche se messi in comunicazione attraverso un’unica linea di distribuzione, rendendo rilevante il luogo di fornitura dell’energia.

Tale disciplina, inoltre, non contrasta con gli artt. 3 e 53 Cost., nella parte in cui assoggetta a maggiore imposizione sui consumi di energia elettrica i contribuenti che prelevano energia da plurimi punti di consegna, rispetto a quelli che prelevano la stessa quantità di energia da un unico punto di consegna, precludendo ai primi l’applicazione regressiva del prelievo stabilita per i secondi. La più flessibile ed articolata organizzazione dell’attività produttiva, conseguente alla disponibilità di differenti punti di presa, legittima la diversificazione impositiva.

La natura dell’imposta di consumo non correlata con un indice di capacità impositiva, ma semplicemente connessa con la quantità delle merci immesse in commercio non suppone paragone tra posizioni soggettive in termini di soggezioni al prelievo. Il principio di progressività va riferito al sistema tributario nel suo complesso e non alle sue singole componenti e, comunque, non si riferisce alla tassazione indiretta .

Cassazione civile sez. trib., 12/02/2019, n.4037

Indebito pagamento imposte addizionali consumo energia elettrica

Le imposte addizionali sul consumo di energia elettrica di cui all’art. 6, comma 3, del d.l. n. 511 del 1988, conv. dalla l. n. 20 del 1989 (applicabile “ratione temporis”), alla medesima stregua delle accise, sono dovute, al momento della fornitura dell’energia elettrica al consumatore finale, dal fornitore, il quale, pertanto, in caso di pagamento indebito, è l’unico soggetto legittimato a presentare istanza di rimborso all’Amministrazione finanziaria, mentre il consumatore finale, al quale il fornitore abbia addebitato le suddette imposte, può esercitare nei confronti di quest’ultimo l’ordinaria azione di ripetizione dell’indebito e, soltanto nel caso in cui dimostri l’impossibilità o l’eccessiva difficoltà di tale azione – da riferire alla situazione in cui si trova il fornitore e non al fatto che il pagamento indebito dell’imposta derivi dalla contrarietà alla direttiva n. 2008/118/CE della norma interna in tema di accise -, può in via di eccezione chiedere direttamente il rimborso all’Amministrazione finanziaria, nel rispetto del principio unionale di effettività della tutela.

Cassazione civile sez. trib., 19/11/2019, n.29980

Furto di energia elettrica

Il solo fatto di figurare quale formale rappresentante legale di un esercizio commerciale, cui è intestata la fornitura di energia elettrica, non costituisce di per sé prova sufficiente a sancire la penale responsabilità per furto aggravato ex art. 624 e 625 n. 2 c.p.

È dato di comune esperienza, di fatti, la ricorrente circostanza in base alla quale vi è una scissione tra chi rappresenta legalmente le strutture societarie e chi, di contro, ne ha la loro gestione di fatto; per tale ragione, in assenza di altri elementi concreti, non può ritenersi a priori penalmente responsabile di furto colui che figura come l’amministratore legale di un esercizio commerciale.

Tribunale Napoli sez. I, 16/10/2018, n.10335

Quando non si configura il reato di furto di energia elettrica?

Non commette il fatto integrante il delitto di furto di energia elettrica aggravato dall’utilizzo di violenza sulle cose o di mezzi fraudolenti, ex artt. 624 e 625 n. 2, c.p., colui il quale manomettendo il contatore volto a misurare il flusso di energia elettrica utilizzata effettivamente dal cliente finale, mediante alterazione della registrazione, non risulti essere l’intestatario e, dunque, il fruitore della fornitura stessa.

Tribunale Napoli sez. I, 01/10/2018, n.10770

Contratti per la fornitura di energia elettrica e gas

In materia di contratti per la fornitura di energia elettrica e gas, il prezzo della somministrazione di gas da parte di un ente fornitore di tale servizio, che venga pagato annualmente o a scadenze inferiori all’anno, in relazione ai consumi verificatisi per ciascun periodo, configura una prestazione periodica assoggettata al termine breve di prescrizione quinquennale di cui all’art. 2948, n. 4 c.c. Il suddetto termine prescrizionale decorre, ai sensi dell’art. 2935 c.c., dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere e quindi, nello specifico, dal giorno in cui l’ente fornitore avrebbe dovuto conoscere la lettura effettiva del contatore.

Tribunale Latina sez. I, 11/10/2018, n.2472

Danneggiamento di elettrodomestici

Il contratto di fornitura di energia elettrica configura un contratto di somministrazione in forza del quale una parte (ente elettrico) si impegna verso il pagamento nei confronti di un altro (consumatore, a fornire continuamente una certa quantità di energia elettrica ad una determinata potenza, prevista espressamente per contratto.

Pertanto è obbligo dell’ente erogatore dell’energia elettrica, non soltanto la fornitura dell’energia, ma anche quello di rispettare la potenza elettrica prevista contrattualmente con l’utente. Il fornitore, quindi è responsabile nel caso di fornitura energia elettrica con una tensione diversa, con conseguente danneggiamento di elettrodomestici.

Tribunale L’Aquila, 08/08/2016, n.698

Oneri tributari accollati dal fornitore al consumatore finale

In virtù del principio del corrispettivo previsto all’art. 13 del D.P.R. n. 633/1972, concorrono a formare la base imponibile I.V.A. solo gli oneri tributari che siano stati accollati al consumatore finale dal fornitore, come nel caso delle imposte erariali sul consumo di energia elettrica. In assenza di traslazione dell’accisa sul cessionario, la base imponibile I.V.A. è data unicamente dal corrispettivo ricevuto dal cedente per la fornitura di energia elettrica erogata.

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. XXII, 27/04/2018, n.1960

Uso di documenti altrui per stipulare fraudolentemente contratti di fornitura elettrica

L’elemento oggettivo del reato di sostituzione di persona consiste nell’indurre taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome o un falso stato, ovvero una qualità cui la legge attribuisce effetti giuridici.

Pertanto, è condotta idonea a integrare il delitto di cui all’articolo 494 del Cp l’essersi attribuito una qualità da cui discendono specifici effetti giuridici. Nel caso di specie l’imputato è stato condannato per aver utilizzando i documenti di altre persone per stipulare fraudolentemente contratti di fornitura di energia elettrica e di utenze telefoniche, inducendo in errore i gestori sulla genuinità delle sottoscrizioni e sulla identità dello stipulante.

Corte appello Lecce, 19/03/2018, n.91

Erogazione di energia elettrica adottata dall’Enel

È legittima la sospensione dell’erogazione di energia elettrica adottata dall’Enel nei confronti di un comune resosi inadempiente all’obbligo di pagare i corrispettivi dovuti (nella specie, è stata ritenuta conforme a buona fede la condotta dell’Enel che, in presenza di un notevole ritardo nel pagamento di un’ingente somma, aveva comunque invitato l’amministrazione comunale ad adempiere, preannunziando la sospensione della fornitura).

Corte appello Roma, 10/12/1984



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