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Autoclave condominiale: ultime sentenze

19 Marzo 2021
Autoclave condominiale: ultime sentenze

Funzionamento di un’autoclave; ripartizione delle spese di manutenzione; immissioni provenienti dall’impianto termico condominiale.

Spostamento dell’ubicazione dell’autoclave in condominio

I condomini, seppur titolari di un fondo configurato come dominante nell’ambito di una servitù costituita per la fruizione di un servizio condominiale, possono decidere di modificare il servizio (nella specie, spostando l’ubicazione dell’autoclave, dell’elettropompa e della cisterna della riserva dell’impianto idrico) con le maggioranze richieste dall’art. 1136 c.c., non costituendo oggetto della delibera la rinunzia della servitù, la cui estinzione consegue eventualmente ad essa, piuttosto, quale effetto legale tipico della nuova situazione di fatto venutasi a creare tra i fondi per il venir meno dei requisiti oggettivi che caratterizzano la servitù, salvo che la trasformazione del servizio non richieda l’unanimità per altre ragioni, derivanti dalle regole che disciplinano l’estrinsecazione della volontà condominiale in materia di innovazioni vietate, determinando, in base ad apprezzamento di fatto riservato al giudice del merito, una sensibile menomazione dell’utilità ritraibile dalla parte comune (art. 1120, comma 2, c.c., nella formulazione “ratione temporis” applicabile, antecedente alle modifiche apportate dalla l. n. 220 del 2012).

Cassazione civile sez. II, 28/10/2020, n.23741

La deliberazione dell’assemblea condominiale

La deliberazione dell’assemblea condominiale su argomenti non posti all’ordine del giorno è annullabile. (Nel caso di specie, l’ordine del giorno non aveva previsto l’approvazione e ripartizione delle spese di messa a norma dell’impianto elettrico e di illuminazione del locale autoclave).

Corte appello Firenze sez. II, 12/02/2020, n.370

Impianti tecnici del fabbricato

Rientrano tra le parti comuni dell’edificio anche i cd. volumi tecnici, ossia quelli destinati a contenere gli impianti tecnici del fabbricato (quali i vani ascensore, caldaia, autoclave, contatori) o altri beli comuni (quale il vano scale) e quelli insuscettibili di separato o autonomo godimento, per essere vincolati all’uso comune, in virtù della loro naturale destinazione o della loro connessione materiale e strumentale rispetto alle singole parti dell’edificio.

Detta presunzione può essere superata solo dall’esistenza di un titolo contrario, non essendo sufficiente che tali beni, di fatto, siano destinati al servizio esclusivo di una o più unità immobiliari.

Tribunale Palmi, 19/11/2018, n.1121

Le spese di manutenzione dell’autoclave 

Dalla produzione documentale si evince chiaramente che le “spese autoclave” risultano essere quelle di manutenzione dell’impianto di autoclave per cui opportunamente è stata applicata la tabella 2/A (criterio fondato sull’uso del servizio), che prevede la ripartizione delle spese solo tra i condomini che ne fanno effettivamente uso.

L’autoclave, infatti, è destinata a servire solo parte dei condomini, in particolare è destinata a servire le unità immobiliari poste ai piani superiori del condominio, in quanto diretta a conservare ed incrementare la pressione dell’acqua nella rete idrica per garantire un flusso stabile e sufficiente nelle unità immobiliari poste ai piani superiori. Pertanto si ritiene corretta l’applicazione analogica dei criteri stabiliti in detta tabella e nell’art 1124, co. 1, c.c.

Corte appello Bari sez. III, 16/01/2018, n.54

Malfunzionamento dell’autoclave condominiale

Ai sensi dell’art. 2051 c.c., il condominio risponde dei danni comunque cagionati dai beni comuni sia a terzi che ad altri condomini e, a tal fine, è irrilevante che suddetti beni si trovino all’interno della proprietà esclusiva di uno dei condomini (nel caso di specie sussiste la responsabilità del condominio per l’allagamento provocato dal malfunzionamento dell’autoclave condominiale anche se la stessa è situata in locale accessibile soltanto attraverso il fondo di proprietà di un condomino).

Tribunale Arezzo, 27/07/2017, n.903

Immissioni acustiche prodotte dal funzionamento di un’autoclave

Il limite di tollerabilità delle immissioni non ha carattere assoluto ma é relativo alla situazione ambientale, variabile da luogo a luogo, secondo le caratteristiche della zona e le abitudini degli abitanti; spetta, pertanto, al giudice di merito accertare in concreto il superamento della normale tollerabilità e individuare gli accorgimenti idonei a ricondurre le immissioni nell’ambito della stessa.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza della Corte di merito che aveva ritenuto non tollerabili le immissioni acustiche prodotte dal funzionamento di un’autoclave e di un bruciatore, tenuto conto degli elevati livelli dei valori sonori, accertati strumentalmente, della situazione dei luoghi, trattandosi di edificio ubicato in comune montano, del funzionamento dei detti impianti per molti mesi dell’anno ed anche in ore notturne, della collocazione degli stessi in un locale a stretto contatto con la camera da letto degli attori e della necessità di questi, data la loro avanzata età, di godere di tranquillità e riposo ed aveva, altresì, disposto l’adozione degli accorgimenti suggeriti dal c.t.u.).

Cassazione civile sez. II, 12/02/2010, n.3438

Vano autoclave

Le sentenze del giudice di pace pronunciate in controversie di valore indeterminato o devolute alla sua competenza per materia ai sensi dell’art. 7, comma 3, c.p.c., devono essere impugnate con l’ordinario mezzo dell’appello ex art. 339 c.p.c., e non mediante ricorso per cassazione, e ciò anche nel caso in cui il medesimo giudice abbia ritenuto erroneamente di decidere la causa non secondo diritto ma secondo equità, estendendo il potere attribuitogli dall’art. 113 c.p.c. ad ipotesi estranee alla specifica previsione normativa.

(Nella specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione, proposto in luogo dell’appello, avverso la sentenza resa dal giudice di pace in giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo promosso dall’amministratore di un condominio, al quale era stato intimato di consegnare ai condomini ingiungenti copia della chiave del cancelletto di accesso al cortile condominiale, ove erano collocati la cisterna ed il vano autoclave).

Cassazione civile sez. II, 15/10/2009, n.21926

Installazione di un’autoclave nel cortile condominiale

L’installazione (utile a tutti i condomini tranne uno) di un’autoclave nel cortile condominiale, con minima occupazione di una parte di detto cortile, non può ritenersi innovazione vietata ai sensi dell’art. 1120, comma 2, c.c. (prevedente il divieto di innovazioni che rendano talune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino), atteso che il concetto di “inservibilità” espresso nel citato articolo va interpretato come sensibile menomazione dell’utilità che il condomino ritraeva secondo l’originaria costituzione della comunione, con la conseguenza che pertanto devono ritenersi consentite quelle innovazioni che, recando utilità a tutti i condomini tranne uno, comportino per quest’ultimo un pregiudizio limitato e che non sia tale da superare i limiti della tollerabilità.

Cassazione civile sez. II, 21/10/1998, n.10445

Autoclave autonoma

L’installazione, nel seminterrato di un fabbricato condominiale, di un’autoclave autonoma, da parte del singolo condomino, per il sollevamento dell’acqua in favore del suo appartamento, non costituisce – di per sè innovazione, ma semplice modificazione della cosa comune, in quanto tale, rientrante nel potere di modifica spettante ad ogni condomino, ove non precluda, agli altri condomini, la possibilità di utilizzare la cosa comune, e non alteri la destinazione della stessa, mentre le spese relative restano esclusivamente a carico del condomino procedente.

Cassazione civile sez. II, 11/02/1998, n.1389

Serbatoi d’acqua muniti di autoclave

L’occupazione di parte del cortile condominiale e la realizzazione di alcuni serbatoi d’acqua muniti di autoclave nell’esclusivo interesse di alcuni condomini non costituisce un’innovazione vietata ai sensi dell’art. 1120 comma 2 c.c., non determinando di per sè un’alterazione della entità sostanziale o della destinazione della cosa comune.

Tribunale Cagliari, 27/12/1993

Immissioni acustiche intollerabili

In un giudizio vertente su immissioni acustiche intollerabili (nella specie, provenienti dall’impianto termico condominiale), l’oggetto della causa non può estendersi fino a comprendere anche eventuali altre immissioni provenienti da diversa fonte (nella specie, l’impianto di autoclave).

Posto che l’azione tendente ad inibire la produzione di immissioni acustiche intollerabili ha natura (non reale ma) personale e rientra nello schema dell’art. 2058 c.c., essa può essere esercitata da chiunque deduca di aver subito immissioni moleste.

Ai fini della valutazione del limite di tollerabilità delle immissioni acustiche, deve applicarsi il c.d. criterio comparativo, consistente nel confrontare il livello medio del rumore di fondo con quello del rumore rilevato sul luogo che subisce le immissioni, e nel ritenere superato i limite della normale tollerabilità nel caso in cui i rumori abbiano un’intensità di oltre 3 decibel superiore al livello sonoro del fondo (nella specie, il tribunale ha ritenuto che tale disciplina non riceva deroga dal d.p.c.m. 1 marzo 1991, che regolerebbe solo i rapporti fra imprese ed enti locali per la bonifica del territorio dall’inquinamento acustico).

Tribunale Milano, 10/12/1992

Installazione di un’autoclave: costituisce un’innovazione?

L’installazione di un’autoclave non costituisce innovazione non importando alcuna modificazione materiale della forma o della sostanza di una parte comune dell’edificio.

Tribunale Napoli, 15/07/1992



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